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Guida per pesci rossi a crisi economiche, souvlaki assassini, e bianchi culoni imperiali

elepesce 650PR: “Blub blub blub blub!”
VE: “Eh? Cosa diavolo dici? Non si capisce niente!”
PR: “Blub blub blub BLUB!!”
VE: “Senti, stupido pesce rosso, tira il muso fuori dalla superficie e sputa fuori quella dannata acqua. POI mettiti a blaterare.”

PR: “Blub blub SPUUUT …pato, molto, molto preoccupato.”
VE: “Preoccupato di che, stupido pesce rosso? I tuoi stronzini sono più arricciolati del solito?”
PR: “La Grecia, Vecchio Elefante, la Grecia. E’ la Grecia che mi preoccupa.”
VE: “Oh, un tempo la Grecia preoccupava anche me.
Poi ho capito che per mangiare il souvlaki bisogna prima tirare via il bastoncino, et voilà, tutto risolto.”

PR: “Oh, Vecchio Elefante, ma cosa dici? Non li leggi i giornali? Non ce l’hai la TV? Non sai che la Grecia rischia il default?”
VE: “Il default? E a me cosa me ne dovrebbe fregare, del default?”
PR: “Ma… Vecchio Elefante, non è che magari sei davvero un po’ troppo vecchio? Sul crinale del rinco? Non capisci che se la Grecia fallisce, tutto il sistema Euro è in pericolo?”

VE: “Da non dormirci la notte, pesce.
Sè, il sistema Euro. Vent’anni fa nessuno ne aveva nemmeno mai sentito parlare, dell’Euro, e adesso se viene giù sembra che sia la fine del mondo.”
PR: “No che non è la fine del mondo, vecchio. E’ la fine del nostro mondo. Le banche vedranno all’improvviso andare in fumo obbligazioni, pensioni, fondi comuni e altri titoli di credito per miliardi. Gli stati sovrani non saranno in grado di pagare i loro debiti. La Sacra Troika sarà constretta ad aprire innumerevoli procedure di infrazione, e interi paesi cominceranno a fallire uno dopo l’altro.
Viene giù tutto, Vecchio, altro che balle.”

 
L’elefante sghignazzò.
(Non so se avete mai sentito un elefante sghignazzare. E’ un suono a metà tra quello di un Caterpillar stritolato tra le spire di un’anaconda gigante e l’urlo che fa il possente Thor quando sbaglia la martellata e si sfrittella un piede.)
Poi disse:

VE: “Pesce Rosso, Pesce Rosso. Invidio la tua memoria anoressica ogni volta che sento un Discorso di Fine Anno o una tornata di promesse elettorali. Ma a volte esageri.”
PR: “Esagero? Io? In che senso?”
VE: “Prova a riflettere. Tu eri già bello e spinneggiante tre anni fa, non è vero?
Non eri un cucciolo, un puledro, un vitello, un pulcino, un girino, o comunque si dica per voi pesci.”
PR: “Si dice ‘uovo’.”
VE: “Esatto, non eri un uovo. E probabilmente non eri neanche in cura per amnesie selettive.”

PR: “Infatti io…”
VE: “E allora ti dovresti ricordare che TRE anni fa (e te lo ripeto: TRE, non trecento) c’era un’altra nazione sull’orlo del fallimento.”
PR: “Ah sì? E chi era? La Spagna? L’Irlanda? L’Argentina? Cipro? Non dirmi l’Italia.”
VE: “Macché, macché. Tutt’altro genere. Molto più su.”
PR: “La suspense mi uccide.”

VE: “Era la fine di ottobre, ricordo, e l’organo supremo del governo di quella nazione si riunì più e più volte per decidere se dichiarare ufficialmente il fallimento, o se concedersi invece (pensa che buffo) qualche settimana di proroga.”

PR: “Sul serio? Se lo decidevano soli?”
VE: “A quanto pare. Ricordo le interminabili dirette e gli speciali dei vari TG. Ricordo le interviste agli economisti, ai politici e alle tettorute. Ricordo le maratone televisive e gli approfondimenti flash.
Ricordo di aver immaginato le mogli dei leader di quel paese occupate a svuotare nottetempo ville e caveau per nascondere le loro ricchezze in fienili improvvisati.”
PR: “E dai, Vecchio Elefante, non tenermi sulle spine. Qual era questa nazione?”
VE: “Era l’America, caro mio. Gli Stati Uniti d’America”.

PR: “…”
VE: “Lo so che non mi credi. So che non ricordi.
Ma avete Google anche voi, là sotto. Vai a farti un giro, fruga tra le prime pagine, e vediamo se dico la verità o se mi sto inventando delle frottole.”

 
Il Pesce Rosso fece un “blub” poco convinto, e con una capriola sparì sott’acqua.
Il Vecchio Elefante tirò fuori il gomitolo e l’uncinetto e si mise a sferruzzare su un bel copriproboscide a strisce su cui lavorava da anni.

 
VE: “Dubito che riuscirò a finire questo coso prima che quello sciocchino sia tornato,” borbottò fra sé e sé, “ma da quando il medico mi ha proibito quella buona erbetta questa è la maniera migliore che mi è rimasta per rilassarmi, e ricordare.”

Crisis relay

“In effetti ricordo molto bene i fatti di quei giorni,” rimuginò.
“E, per Dumbo, vorrei pure vedere: dopotutto sono passati meno di tre anni.

Ricordo come fosse ieri i titoli sconvolti dei quotidiani e le espressioni smarrite dei commentatori: ma come, l’America fallisce? Proprio l’America, il motore del mondo, il tempio delle banche, la patria del capitalismo?
Inconcepibile. Come se Nonna Papera si mettesse a sparare agli orsi. Come se scomunicassero il Vaticano.

Il Congresso degli Stati Uniti d’America (o forse era il Senato) fu chiamato a stabilire se i grandi e potenti U.S.A. avessero effettivamente finito i quattrini e rischiassero dunque la bancarotta come l’ultimo dei vendipentole puffaroli.

Un’ipotesi talmente paradossale che, si dice, nel cimitero nazionale di Mosca la tomba di Lenin si sia scoperchiata e ne sia uscita una risata epocale.

Per settimane, le prefiche dei mass media si stracciarono le vesti lamentando l’arrivo della fine dei tempi, mentre i politici si trinceravano dietro allarmanti “no comment”.

 
E anch’io cercavo di immaginarmela in qualche modo, questa catastrofe. Perché gli Stati Uniti che fanno bancarotta, ragazzi, non è mica facile.

Se è un poveraccio qualsiasi a fallire, è tutto molto più semplice.
C’è un tribunale che gli congela i conti correnti, c’è la sua attività commerciale che viene chiusa con i sigilli dello Stato, e c’è un ufficiale giudiziario che gli va a casa a pignorare automobili, quadri e suppellettili. Ci sono parenti che fanno finta di non averlo mai conosciuto, ce ne sono altri che vanno in rovina anche loro cercando di aiutarlo a sanare i debiti, e cose del genere.
Il fallito magari finisce a dormire in un cartone fuori dal ristorante che i suoi ex-amici continuano a frequentare, e tutti fingono di non riconoscersi nell’imbarazzo generale.

Ma l’America, eh, cosa sarebbe successo?
Avrebbero svenduto la Statua della Libertà, magari a tranci, per pagarsi qualche panino?
Avrebbero messo all’asta le letterone della scritta “HOLLYWOOD” sulle colline di Los Angeles?
Avrebbero ceduto il Texas ai messicani, in cambio di qualche burrito?
Sarebbe stato possibile aggirarsi tra le lussuose vetrine della Quinta Avenue di New York e accaparrarsi qualsiasi cosa, al prezzo di qualche scatoletta di fiammiferi o di un sacchettino di duracell neanche troppo usate?
Ci avrebbero venduto il Grand Canyon per buttarci la nostra spazzatura?
Avremmo magari avuto la possibilità di portarci a letto qualsiasi viziata star del cinema a stelle e strisce, in cambio di un tetto sulla testa e tre pasti caldi?

Qualcuno addirittura teneva gli occhi fissi al cielo, quasi dovesse sbucare da un momento all’altro Dio, l’Anticristo, o uno squadrone di Enola Gay a far piazza pulita del creato.

 
E invece, non successe assolutamente nulla.
Proprio mentre i quattro cavalieri dell’Apocalisse stavano sellando i loro destrieri, arrivò la notizia.

Naah, tutto a posto ragazzi, si scherzava, non falliamo più.
I parrucconi del Congresso (o Senato che fosse), misero un paio di firmette su un documento attestante che il buco era da considerarsi sanato, per cui tutto a posto, grazie a tutti, ed evviva la bandiera.
Chi era povero rimase povero, chi era ricco rimase ricco (con magari un ritocchino in più) e tanti saluti al resto della compagnia.

Chi si era sognato di passeggiare per le strade della California distribuendo specchietti e perline in cambio di ogni genere di delizie, rimase deluso.
L’America era di nuovo in sella.”

elepesce old
 
Mentre il Vecchio Elefante rimuginava, l’acqua di fronte a lui ribollì e ne emerse il Pesce Rosso. Sputò un fiotto, e sbuffò:

PR: “Nettuno che sgobbata!
VE: “E allora, cos’hai trovato?”

PR: “Avevi ragione tu, Vecchio Elefante. Nell’autunno del 2003 gli Stati Uniti d’America rischiarono davvero il default, che all’ultimo istante venne scongiurato da una legge speciale emanata proprio la notte prima della scadenza dell’ultimatum.”
VE: “Quindi capisci perché se fossi in te non mi preoccuperei tanto della Grecia?”

PR: “No che non capisco. La Grecia non è l’America.
La Grecia non ha a due isolati dal palazzo del governo le sedi di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. La Grecia non è la patria di moltre delle banche di affari più importanti al mondo, né ospita l’Organizzazione delle Nazioni Unite.
La Grecia non può farsi leggi internazionali ad hoc e dichiararsi solvibile.”

 
Il Vecchio Elefante ripose con un sospiro la sua calzetta copriproboscide.
Niente da fare, pensò, anche oggi meno di venti centimetri. Di questo passo ci vorrà una vita.

VE: “Pesce Rosso, non hai mai pensato che il fallimento di un paese non interessi davvero a nessuno, perché tanto gli scenari più divertenti di un fallimento non ci sarebbero davvero?”
PR: “Eh? Quali scenari divertenti?”
VE: “La gente che esce dal paese in fila indiana con le scatole di cartone in mano, per esempio. I beni del paese all’asta su eBay. Ville e giardini in vendita per quattro banane. La Casa Bianca trasformata in un ritrovo di rastamanni. Gli eredi degli indiani americani accampati in Campidoglio. La moglie di Bill Gates che ti viene a casa a passare l’aspirapolvere.”
PR: “Che assurdità. E con questo?”

 
Rispose il Vecchio Elefante:

Il fallimento non serve. Quello che serve è la paura del fallimento. Quella paura che porta i governi a varare delle leggi che, diversamente, nessun popolo sano di mente potrebbe mai accettare.

Se non ci fosse la paura del default, i governanti non avrebbero appigli per parlare alla gente comune di ‘rigore’ mentre loro per primi danno prova di eccessi e di sperpero. Non oserebbero alzare (ancora) le tasse, mettere le mani nei conti correnti dei cittadini, alzare continuamente l’età pensionabile, tagliare i fondi a scuola, sanità, pensioni, assistenza e mille altri servizi.
E non si sognerebbero mai di svendere il patrimonio pubblico in quelle che con coraggioso eufemismo sono chiamate “privatizzazioni”.

PR: “Blub.”
VE: “Al default non vuole arrivarci nessuno, perché non serve a niente.
(A proposito, ci sarà un motivo se nel mondo dell’informatica la parola “default” significa ‘normale’?)

Lo strozzino furbo sa bene che una vittima spaventata è una vittima preziosa, pronta a qualunque sacrificio. Una vittima morta, invece, non serve a niente. Non la puoi più spremere. E’ morta e basta.”
PR: “Blub blub.”

VE: “E allora nel 2013 forse le cose sono scappate un po’ di mano. Per incuria, per distrazione, o più probabilmente per semplice avidità il giochetto del bastone e della carota è stato tentato non ai danni del solito staterello periferico, ma addirittura dei padroni di casa. Anche lì, con eccellenti risultati.

Solo che a quel punto ci si è accorti dell’errore: per mantenere la credibilità del sistema, l’America avrebbe dovuto fallire. Ma se l’America fosse fallita senza che il mondo finisse stravolto dagli sconquassi dell’Apocalisse, nessuno si sarebbe mai più preoccupato all’idea di fallire. Per cui l’America andava salvata.”

 
PR: “…blub blub fermati, Vecchio Elefante, non ti seguo più.”
VE: “Come sarebbe, non mi segui più?”
PR: “Non ricordo più di cosa stavamo parlando. Boh.
Senti qua, invece. Girovagando su Google ho trovato una favola bellissima. C’è un paese lontano in cui vivono un imperatore molto vanitoso, un ragazzino molto sincero e un sarto molto furbo.”

VE: “Pesce Rosso? Sei impazzito? Non puoi avere una memoria così a corto raggio. Ti stavo spiegando perché un paese non può veramente fallire…”

 
Ma il Pesce Rosso non lo stava più ascoltando. Tutto rapito, in uno sfontanellio di sputazzi e bollicine raccontò ad alta voce la sua storia. E quando il Vecchio Elefante finalmente tacque, sorrise e concluse:

PR: “…e allora il ragazzo si rivolse al popolo e allargando le braccia disse:

‘Ma non vedete? Il Re è nudo.”

 


(Ed è a questo punto che il Vecchio Elefante scuote la testa, si gira verso la telecamera, e guarda dritto di fronte a sè.
Gente, sembra proprio che stia fissando direttamente voi.)

“Il Re è nudo.
Che, tradotto, significa: signori, ci stanno prendendo in giro.
Sapete che vi dico? Chissenefrega del default.
Non c’è da aver paura: non moriremo se resteremo per qualche mese senza governo, o se sforeremo i parametri OCSE, o se ci perderemo per strada qualche virgola di qualche statistica.

Cercano solo un sistema per mettere a casa un altro po’ di gente, ridurre qualche esenzione, tagliare qualche tutela, chiudere qualche scuola, e alzare ancora un po’ il prelievo fiscale.
Il fallimento?
Il fallimento c’è già stato, molto tempo fa, e lo stiamo già pagando. Mance incluse.

Quello che abbiamo di fronte è già il culone bianco di sua maestà.
Smettiamola di avere paura.”
 

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Discussione

22 pensieri su “Guida per pesci rossi a crisi economiche, souvlaki assassini, e bianchi culoni imperiali

  1. gli americani sono maestri in questo con la loro “shock doctrine” hanno fatto danni un pò in tutto il pianeta, dall’america latina al sud est asiatico. La paura e la speranza, creare un’economia di emergenza ed andare sopra le normali leggi che uno stato adotta. bel post.

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    Pubblicato da amilcaxas | 3 maggio 2015, 8:41 pm
    • E’ proprio così. Personalmente amo l’America (nel senso geografico del termine) e gli americani (nel senso di quelli che ho conosciuto), ma che i loro governanti, economisti e industriali siano i responsabili di buona parte delle sozzerie dalla seconda età del XX secolo ad oggi, è bene che lo si tenga tutti ben presente.

      E ogni tanto, in effetti, mi capita di tornarci sopra. O è Alzheimer, o l’orribile morbo dell’autocitazione.
      In ogni caso, si abbia pietà di me.

      L’economia delle catastrofi
      Svelato il mistero: ecco chi gode quando in tanti, invece, piangono
      Cari extraterrestri (ovvero: Come costruire un impero in 7 semplici mosse)

      Grazie del commento!

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      Pubblicato da niarb | 3 maggio 2015, 9:31 pm
      • leggerò l’articolo, sono pienamente d’accordo con te, bisogna tenerlo presente che la loro teoria economica della crescita perenne ci ha portanto in questa situazione. Poi l’autocitazione è un morbo grave, ma simpatico. ciao

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        Pubblicato da amilcaxas | 4 maggio 2015, 12:46 am
      • Ho letto i tuoi vecchi post, era proprio di questo che stavo parlando, del libro della Klein, di Friedman e dei chicago boys. Anche Tremonti, se ricordi, a suo tempo aveva scritto un libro, nemmeno tanti anni fa, chiamato proprio “la paura e la speranza” dove in sostanza lui stesso creava la paura, il nemico, la minaccia e poi sempre lui dava la soluzione al problema. infatti la sua politica economica era basata sul liberismo o neoliberismo, deregolamentazione e privatizzazione.

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        Pubblicato da amilcaxas | 4 maggio 2015, 12:59 am
        • Tremonti è un personaggio leggendario. A sentire le sue uscite televisive sembra quasi un no global, tutto contro le multinazionali e il liberismo sfrenato. A meno di non essere Pesci Rossi, sarebbe un attimo dimenticare che è stato ripetutamente Ministro dell’Economia e delle Finanze del governo Berlusconi… 😉

          Ma su di lui non voglio infierire. L’ho infatti molto rivalutato a causa della bellissima battuta con cui apre il libro “Exit – Uscita di sicurezza”:

          “L’Arca di Noè fu costruita da dilettanti. Il Titanic è stato costruito da professionisti.

          😀

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          Pubblicato da niarb | 4 maggio 2015, 4:55 pm
          • In ogni caso il Matteopardo fiorentino ha già superato livelli di leggendaria spudoratezza tremontiana.
            Un Cetto Laqualunque con un eloquio da Oxfordiano post-Millenium Dome.
            E l’aspetto del droghiere da spot Barilla.
            E’ dunque difficile capire per certe persone perchè comunque emani un irresistibile fascino .
            Ma v’è un retroaroma di liquame intestinale che firma tutti i suoi concioni.
            Inconfondibile.

            Marco Sclarandis

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            Pubblicato da marco | 4 maggio 2015, 5:20 pm
          • Difficile capire quando si è toccato il fondo. Come diceva il compianto Freak Antoni, si può sempre scavare.

            All’epoca del Cavaliere Mascarato, che pure i libri di storia internazionali ricorderanno come la barzelletta più lunga della storia, il mio sesto senso di pinguino mi avvertiva che si stava solo scherzando. Che la Repubblica del Cabaret era solo l’anticamera della vera distopia. In fondo, Burlesqueoni cercava solo palcoscenici di prestigio su cui fare il brillante, sgnacchera fresca, e soprattutto alternative alla galera. Nessuna  pretesa di cambiare il Paese.

            Ora invece è tutta un’altra storia. Ora abbiamo il Re Demagogo, l’Enorme Fratello, lo Stratega Stregone che ha frullato insieme tutto il peggio delle prime due repubbliche, lo ha innaffiato con dell’Orwell d’annata, e pretende di servircelo su un vassoio che ha fregato dalla nostra credenza, e che vuol pure farci pagare.

            Cosa si salva, in tutto questo?

            Possiamo certamente parlarne, ma dopo la pubblicità. 😉

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            Pubblicato da niarb | 9 maggio 2015, 10:21 pm
          • ma personaggio leggendario tipo: corpo d’uomo e testa di cazzo? (cit.)

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            Pubblicato da amilcaxas | 5 maggio 2015, 12:29 am
          • ah mi scuso per il francesismo, ovviamente.

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            Pubblicato da amilcaxas | 5 maggio 2015, 12:30 am
          • Eh eh eh che minchiata di centauro! 

            O anche: che Minotauro siffredico. Che glande economista. Che uomo penoso.

            (Mi sa che io e te, amilcaxas, andavamo a lezione di francese dalle stesse suorine…) 😉

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            Pubblicato da niarb | 9 maggio 2015, 10:24 pm
          • può essere! 😉

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            Pubblicato da amilcaxas | 10 maggio 2015, 11:15 am
  2. Sei riuscito a creare una sconcertante dissonanza cognitiva.
    L’Elefante per la sua grandezza dovrebbe essere gli Stati uniti, ma per l’età è la Grecia.
    E viceversa il pesciolino, per grandezza la Grecia e per l’età gli Stati Uniti.
    Oltretutto un simpolo politico americano è proprio l’elefante.
    Meglio così, costringe a pensare più attentamente.
    E’ come quando in ascensore si trovano una aristocratica con il ventaglio, ed un cagnetto in braccio, e altra gente varia tra i quali un fattorino scarmigliato sudato e dimesso.
    Quando, improvvisamente l’aria si fa mefitica, gli sguardi imbarazzati, e i raschii di gola in apnea copiosi, a chi credete si pensi per trovarne l ‘origine ?
    Chi penserebbe immediatamente alla impettita e altera dama?
    Chi?
    Semmai, se qualche olfatto più esercitato arrivasse alla soluzione,e la comunicasse con furiose occhiate, sarebbe il quadrupede a fare da capro espiatorio.
    Tanto, il rossore sarebbe nascosto dalla cipria.

    Marco Sclarandis

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    Pubblicato da marco | 4 maggio 2015, 11:39 am
    • Adoro quando lettori brillanti e raffinati colgono simbologie sofisticate in situazioni e personaggi che io invece ho buttato lì un po’ alla cavolo. Non che mi succeda spesso (meno di due volte al secolo, a occhio e croce), ma quando capita, mi piace proprio.

      Usare un elefante e un pesce rosso in un dialogo sulla memoria è effettivamente un segno di creatività davvero rivoluzionaria. Per mantenere il livello, in un eventuale prossimo dialogo sulla furbizia potrei usare, che so, una volpe e una quaglia; in uno sul coraggio un leone e un coniglio, e in uno sulla bellezza una principessa e un ranocchio.

      Perché nel supermercato dietro casa, questa settimana, danno via i luoghi comuni con i punti delle merendine… 😉

      In ogni caso, grazie Marco per la tua lectio difficilior !!

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      Pubblicato da niarb | 9 maggio 2015, 10:22 pm
      • Pare, purtroppo, che la cronaca e la Storia raccontino sempre la stessa nenia.
        Che a quanto pare è sempre efficace. Ad incantare le folle.

        Mia madre quando mi annoiavo e diventavo insopportabile, pretendendo che fosse lei a togliermela di dosso,
        mi diceva:
        C’era una volta un Re che disse alla sua serva:Raccontami una storia.E la serva incominciò: C’era una volta un Re che disse alla sua serva:Raccontami una storia.E la serva incominciò…………

        Questo mi portava istantaneamente ad una rabbia furiosa, ma capivo che l’unica soluzione era d’inventarmi qualcosa per distrarmi o concentrarmi su qualcos’altro che mi riportasse all’interesse.
        Purtroppo ancora, ho imparato tardivamente che la noia e l’entusiamo sono quasi sempre come l’energia elettrica in un circuito oscillante e che lo sfasamento fra tensione e corrente è inevitabile, ed anzi necessario.

        Il nesso fra questa mia digressione e il tema del post è presto fatto.

        L’ultima parata in terra sibero-slava mi ha convinto ancora di più, di quanto sia vicina la dipartita dell’Homo Insipiens.
        Nei paesi del Sol Levante mettono i maxischermi con l’immagine dell’astro, ormai annebbiato dallo smog.

        Qui, in mono-Stivalia abbiamo un principe della Riesumazione, convinto d’aver riacceso le braci del Rinascimento.
        Possiamo quindi immaginare dialoghi fra mammuth e storioni, fra panda giganti e carpe, ma l’epilogo mi pare inevitabile.

        Mi distraggo con scoperte di questo genere:

        http://it.wikipedia.org/wiki/Partizione_di_un_intero
        http://www.numericana.com/data/partition.htm

        Come puoi scoprire anche tu con un minimo di indagine il Numero 10 è direttamente collegato al numero 42

        E il numero 42 è diventato celeberrimo con la famosa
        “Guida Galattica per autostoppisti “……………

        Un caro saluto,

        Marco Sclarandis

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        Pubblicato da marco | 10 maggio 2015, 12:15 pm
        • L’epilogo inevitabile… A pensarci bene pubblicando soltanto queste due parole si potrebbe risparmiare all’Universo l’esistenza stessa di questo blog. Che altro non è se non una lunga e involuta variazione sul tema.
          (Come del resto siamo tutti noi esseri umani.
          E di fronte a questa verità, anche le balle svergognate del Novello Maneggione sfumano come fumo di Marlboro in un bagno turco.
          E mizziga se era peso il polpettone ripieno che mi sono spazzolato ‘stasera.)

          Volendoci distrarre con la numerologia, l’unico legame tra il 10 e il 42 che riesco a immaginare è di natura del tutto autobiografica.
          Anche per me, naturalmente, il 42 non può essere altro che la risposta di Deep Thought alla Domanda Finale sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto. Il 10 invece è Bo Derek che corre sulla spiaggia nell’omonimo film con Dudley Moore.
          Entrambi i numeri, insomma, classici mozzafiato. 🙂

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          Pubblicato da niarb | 10 maggio 2015, 11:04 pm
          • Io avevo pensato il 10 come la somma di 1+2+3+4, ovvero la tetraktys.Splendida pur non essendo una femmina umana.
            Ma Bo Derek e Dudley Moore nel film omonumerico, va altrettanto bene.
            Anzi, considerata la trama benissimo.
            E per sgangherarti il niarb dimmi che numero è questo:

            0,11000100000000000000000100000000000000000000000………………….

            Senza ricorrere a motori di ricerca, ovviamente.
            Un altro caro saluto.(riceverai il conto corrente postale con gli importi da onorare entro il 19-09-2015)

            Ciao! Marco Sclarandis

            Liked by 1 persona

            Pubblicato da marco | 11 maggio 2015, 9:54 am
          • Io alla tetraktys preferisco non pensare, dopo una brutta faccenda che mi è capitata molti anni fa in un losco mobilificio di Hanoi. Chissà, magari un giorno o l’altro (meglio l’altro) potrei pure raccontarla. Anche se il ricordo mi tormenta ancora tanto.

            Il numerone, invece, tutt’altra musica. Privato della sua parte intera, infatti (come era solita fare Santa Mantissa da Volpedo) non può che essere la versione binaria del numero di telefono di Dio, anche se onestamente il prefisso me lo ricordavo diverso.

            Un saluto economico. 🙂

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            Pubblicato da niarb | 16 maggio 2015, 9:17 pm
  3. Ormai hai gettato il sasso nello stagno.Sù, racconta-ci 🙂

    Ciao! Marco Sclarandis

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    Pubblicato da marco | 16 maggio 2015, 10:08 pm
    • No, non sono ancora pronto. Troppa gente ancora in giro, troppi equilibri in gioco, troppe vite sospese.
      Poi dovrei uccidervi tutti, e questo non farebbe bene alle statistiche del sito.

      Atteniamoci ad altri racconti. 😉

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      Pubblicato da niarb | 16 maggio 2015, 10:11 pm
  4. Allora ho toccato un pulsante da Boombaa di fine di Mondo! 😉

    Marco Sclarandis

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    Pubblicato da marco | 16 maggio 2015, 10:21 pm

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