Italia bella

L’estinzione degli Italiani – Cosa farei se fossi il capo dell’ISIS (e altre elucubrazioni demografiche)

Cari italiani di inizio millennio, ho due notizie per voi. Una buona, e una cattiva.

Seguendo la tradizione, comincerò con la cattiva, nella speranza che quella buona possa almeno contribuire a levarvi quel saporaccio dalla bocca.

 

Dunque, la notizia cattiva è: vi siete comportati molto, molto male.
I vostri avi non sarebbero affatto contenti di voi.

Avete ridotto il paese uno schifo: l’economia è allo sfascio, la disoccupazione alle stelle, l’illegalità regna sovrana, la criminalità impazza, ambiente e patrimonio artistico cadono a pezzi, le tensioni sociali crescono ogni giorno, i cervelli migliori scappano all’estero, la classe politica è incapace e corrotta, la libertà di stampa è un antico ricordo, gli ospedali fanno più vittime delle epidemie, c’è un sacco di gente che muore sul lavoro, o in autostrada, o ammazzata dal proprio partner, e pare addirittura che anche nel 2016 ci toccherà assistere a una nuova edizione dell’Isola dei famosi in prima serata.

Per farla breve: avete ricevuto in eredità un paese meraviglioso, e l’avete ridotto a un cencio. Bravi.

 
E ora, la buona notizia.
Che è: state tranquilli, con tutta probabilità non toccherà a voi rimettere a posto tutto ’sto macello.

 
Le cose stanno così. I dati ISTAT dicono che a fine 2013 vivevano in Italia 61 milioni di persone: 56 milioni con cittadinanza italiana, e poco meno di 5 milioni di immigrati. (Immigrati regolari, state tranquilli.)

Ora, prendete la calcolatirce: 5 diviso 61 fa 0,08. Il che significa che a inizio 2014 appena l’otto per cento dei residenti in Italia erano stranieri. Un’inezia.

Gli stessi dati ISTAT del 2013, però, dicono anche che il tasso di fecondità delle donne italiane era di 1,29, mentre quello delle immigrate era di 2,37.

Il tasso di fecondità, prima che a qualcuno venga in mente di andarselo a cercare, è il numero medio di figli sfornato da ogni donna – perché è noto, nel dorato mondo della statistica ogni donna è sistematicamente fertile, monogama, e per bene.

Il tasso di fecondità quindi indica se una società cresce, cala, o è demograficamente stabile. Ad esempio, in una società con tasso di fecondità pari esattamente a 2 ciascuna coppia produce 2 figli. E quindi ogni generazione è numericamente identica alla precedente: 1 padre + 1 madre = 2 figli, e se avete problemi a digerire questo popò di equazione abbandonate immediatamente la lettura di questo articolo e andate a costituirvi presso la più vicina scuola elementare.

(In realtà, il tasso di fecondità di una società perfettamente stabile dev’essere un po’ più alto di 2, per compensare mortalità precoci, infertilità, vocazioni religiose, evirazioni rituali, militanze in Comunione e Liberazione, colpi di luna tipo Lorena Bobbit e altre amenità del genere. Ma non stiamo a incarognirci su questi dettagli o non ne veniamo più fuori.)

 
Quello che conta, insomma, è che in una popolazione con tasso di fecondità superiore a 2 i figli sono numericamente più dei genitori, e quindi la società aumenta di numero di generazione in generazione, mentre in una popolazione con tasso di fecondità inferiore a 2 i figli sono meno dei genitori, per cui ad ogni giro di ruota c’è in giro sempre meno gente.

E allora torniamo ai dati ISTAT. Ora che sappiamo cosa significano, quei due numeretti lassù assumono tutt’altro rilievo.
Il tasso di fecondità di 1,29 degli italiani significa infatti che la nostra è una razza avviata all’estinzione, mentre il 2,37 degli stranieri residenti significa che il loro numero è in costante aumento.

 
Facciamo due conti. Se nel 2014 gli italiani erano 55,8 milioni, alla generazione successiva saranno (55,8 : 2) x 1,29 = 36 milioni (ho diviso a metà la popolazione per trovare il numero di coppie, e ho moltiplicato per il tasso di fecondità. Sono davvero un fenomeno).
36 milioni: questa sarà quindi la situazione nell’Italia dei nostri figli.

Ripetendo pari pari il calcolo, la generazione dei nostri nipoti conterà (36 : 2) x 1,29 = 23,2 milioni di italiani.
Quella dei nostri bisnipoti invece avrà (23,2 : 2) x 1,29 = 15 milioni di italiani.
Ehi, notato niente? Da 56 milioni a 15 in appena tre generazioni: un crollo da fare invidia ai panda.

Cosa succederà invece alla popolazione straniera?
Se in questa generazione gli immigrati sono 4,9 milioni, alla prossima saranno (4,9 : 2) x 2,37 = 5,8 milioni.
E nell’Italia dei nostri nipoti saranno (5,8 : 2) x 2,37 = 6,9 milioni.

 
Lo so, lo so. Questi raffinatissimi calcoli sono divertenti come un gattone sovrappeso agganciato con le unghie alle pendaglie riproduttive.
Per cui la smetto subito, e la butto in grafica.

Ecco qua: in azzurro la popolazione italiana, e in verde gli stranieri residenti.
Sotto, scorrono gli anni.

IMG_1451

Così è decisamente più emozionante, vero?

Prima della fine del secolo (di questo secolo), il numero dei discendenti degli attuali stranieri sarà pari al numero dei discendenti degli attuali italiani.
Dal giorno successivo (quattro generazioni da oggi), ci sarà il sorpasso.
Uh-Oh

 
Ora, spero che tutto questo non vi abbia precipitato nel panico.

Perché, in realtà, è molto peggio di così.

 
I miei calcoli sono infatti vergognosamente approssimati, e per difetto.
Per diverse ragioni.

 
1) Tanto per cominciare, il calcolo tiene conto degli immigrati regolari. Bella asinata.
Non so se lo sapete, ma in giro per l’Italia c’è un mucchio di gente priva di permesso di soggiorno.
Che non figura nelle liste della Polizia e nei registri dell’Anagrafe ma che però, come è facile immaginare, si riproduce lo stesso.

 
2) In secondo luogo, il mio bel calcolino non fa altro che estrapolare il numero dei figli, nipoti e pronipoti dei residenti in Italia nel 2013.

Ma l’Italia del 2013 non è mica un acquario sigillato.
Credeteci o no, ogni anno (ogni giorno, per la precisione) arrivano in Italia valanghe di nuovi immigrati.
E ciascun nuovo arrivato (pigiato su un barcone, inscatolato nel doppio fondo di un container, nascosto su un treno, appeso sotto a un TIR, o magari regolarmente dotato di passaporto e visto d’ambasciata) deve essere aggiunto alle barrette verdi del grafico là sopra. Che quindi crescono molto, molto più in fretta.

 
3) E se le barrette verdi crescono oltre le previsioni, le barrette azzurre si abbassano assai più velocemente di quanto rappresentato in figura.

L’Italia si svuota di italiani infatti non solo per opera della Triste Mietitrice. C’è un sacco di gente che, per un motivo o per l’altro, abbandona il cosiddetto Belpaese per andare a far belli i paesi altrui: i famosi cervelli in fuga; i tecnici specializzati assunti da società straniere; gli imprenditori che chiudono la fabbrichetta per riaprirla oltre confine; i cuochi, gli architetti e gli artisti che all’estero sono osannati e ricoperti d’oro; e ultimamente anche migliaia di pensionati, che in cerca di un vero “buen retiro” salutano la combriccola e traghettano in lidi più accoglienti le loro membra mature – insieme agli ultimi rimasugli delle casse dell’INPS.

 
Non basta? Ne volete ancora? Ochei, ecco qua.

 
4) I più svegli avranno notato che, sul mio grafico, tra una generazione e l’altra ci sono 20 anni.
E’ un numero del tutto arbitrario, e (diciamocelo pure) anche piuttosto insensato. La classica media del pollo.
Non serve essere guru delle statistiche per sapere che le donne immigrate, specie dai paesi in via di sviluppo, tendono ad avere il primo figlio molto giovani. Molto prima dei vent’anni. (E se non ci credete, ho le statistiche anche per questo.)

Le italiane? HA!
Dite la verità: conoscete davvero molte neomamme ventenni? Ma andiamo. Venticinquenni, forse. O trentenni. Forse anche qualche quarantenne.
E guardate che non è un dettaglio. Se per le ragazze immigrate l’età del primo parto è 20 anni mentre per le italiane è sui 30, significa che nello spazio di quattro generazioni di italiani ci stanno comodamente SEI generazioni di stranieri.
La differenza tra le due popolazioni, insomma, si colma MOLTO più velocemente.

 
5) Infine, non è nemmeno del momento del sorpasso che dovremmo preoccuparci. Le cose potrebbero cominciare a farsi pelose molto prima.Immaginate un partito di ex-immigrati (cioè: di cittadini italiani figli di immigrati) stufi di sentirsi continuamente emarginati, ghettizzati, leghizzati.
Un partito di gente stanca di sentirsi chiamare “quelli là” e di doversi vergognare per la nuance della propria epidermide.
Un partito di gente magari infastidita dai crocefissi, dalle pubblicità con le tettone, dall’umorismo anticlericale, e dagli aromi delle rosticcerie. E favorevoli invece alla barba lunga per gli uomini, il velo per le donne, e il canto del muezzin per tutti, cinque volte al giorno.

Un partito così, non avrebbe nessun bisogno di attendere il giorno del sorpasso demografico per vincere le elezioni.

Perché (c’è poco da fare) noi italiani siamo sistematicamente divisi, campanilisti, faziosi e litigiosi.
Attaccati con le unghie alla nostra parrocchia, al nostro partito, alla squadra del cuore.
Esaltati dalla furbizia e dall’individualità, alieni ai concetti di “bene comune”, “spirito di squadra”, “rispetto degli altri”.
Incapaci di unirsi e far gruppo di fronte a eventi memorabili come a tragedie devastanti.

Gente che, con un 25-30% di consensi, te la spazzi via. Altro che sorpasso.

E per avere un 25-30% di ex-immigrati, cari italiani, non dovrete aspettare il fine secolo, o settanta o cinquant’anni.
Accadrà dopodomani.

 
Ecco perché, se fossi l’amministratore delegato dell’ISIS e volessi davvero piantare la mia bandierona nera sul Campidoglio e imporre le mie idee balzane agli infedeli italiani, non perderei tempo in guerre ed attentati. Roba che costa, e ci si fa anche male.
Mi siederei, tranquillamente, a leggere il giornale.
E aspetterei.

Dopotutto, neanche tanto.
 

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Discussione

17 pensieri su “L’estinzione degli Italiani – Cosa farei se fossi il capo dell’ISIS (e altre elucubrazioni demografiche)

  1. Ma tu conosci il numero di Italiani che se vivessero in un altro paese starebbero come sorci nel Parmigiano?
    (il formaggio ma anche il territorio)
    O di Svizzeri o di Uruguaiani o di qualunque dei duecento paesi del mondo?
    Senza questi segretissimi numeri tutto l’argomentare in proposito è scorreggia sfiatata in uragano.
    Non le conosco nemmeno io queste cifre, purtroppo.
    E se le conoscessi le divulgherei a caro prezzo.
    Per ora so per certo che basta un imbecille in un condominio, per scatenare una guerra.
    Ma due persone di buon senso per viverci con una lunga tregua seppure armata.
    Per ora mi accontento.

    Un saluto, Marco Sclarandis.

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    Pubblicato da marco | 16 aprile 2015, 2:01 pm
    • Non solo conosco i numeri, conosco anche nomi e indirizzi di casa.

      Ovviamente il Ministero degli Esteri e quello degli Interni non hanno piacere che io divulghi informazioni del genere, e posso capirli.
      Tra qualche anno saranno costretti a scambiarsi tutti gli incartamenti, o addirittura gli uffici. Pensa che macello…

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      Pubblicato da niarb | 19 aprile 2015, 4:00 pm
  2. chissà cosa risulterà peggio per loro: risanare questo paese o affrontare le prossime edizioni dell’isola dei famosi?

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    Pubblicato da lacantatricecalva | 16 aprile 2015, 9:17 pm
    • Mah, guarda, quanto a risanare penso si faranno venire un sacco di idee (e saranno cavoli per i macellai, le vallette e i campanari…).
      Sull’isola invece ci spediranno noi, o magari saremo noi stessi ad autoconfinarci, finalmente “turisti per sempre” come abbiamo sempre sognato.

      E dal divano di casa nostra, strana gente con strani abbigli seguirà le nostre gesta per qualche ora, piluccando crackers con l’hummus. Fino a quando, annoiati, non decideranno di cambiare canale… 🙂

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      Pubblicato da niarb | 19 aprile 2015, 4:11 pm
  3. Ma non ti preoccupare di fare quati grafici … la vuoi sapere la bella notizia tra 100 anni la TErra non esisterà urrà!!!

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    Pubblicato da Anifares | 17 aprile 2015, 6:28 pm
    • Oh cavoli, allora tu hai notizie che io non ho!

      Tutta la Terra, però, dai…
      Immagino solo alcune zone, quelle già adesso più a rischio: le calotte polari, i Paesi Bassi, le risaie del Bangladesh, le paludi amazzoniche, le periferie delle metropoli americane, le banche greche, i negozi di Benetton, i padiglioni dell’Expo, le zone archeologiche dei paesi in mano al Califfato dell’Isis e al governo italiano…
      Insomma, le zone già spacciate.

      Oppure vorresti stupirmi con qualche nuova rivelazione?
      Sono qui… 😉

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      Pubblicato da niarb | 19 aprile 2015, 4:37 pm
  4. mi dispiace ti ho taggato https://lacantatricecalva.wordpress.com/2015/04/28/mood-music-tag/ spero ti vada di giocare 😉

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    Pubblicato da lacantatricecalva | 28 aprile 2015, 9:34 pm
    • Guarda, sono un essere spregevole. Non ti ho neanche ringraziato per la citazione per il Liebster Award, e tu mi tagghi anche. Prometto che mi metterò in pari – sono tempi trituranti, ma ne verrò a capo. 😉
      Grazie ancora carissima!!

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 3 maggio 2015, 3:13 pm
  5. Il terrorismo (quello degli attentati e delle cellule dormienti) non serve a vincere guerre di civiltà, ma a tenere la base mobilitata. Senza atti eclatanti o senza un nemico, quelli dell’asciugamanone in testa potrebbero preferire la vagina di questa terra a quella del regno dei cieli.

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    Pubblicato da Theodore | 13 aprile 2016, 4:18 pm
    • Il terrorismo serve sicuramente a mobilitare la base, ossia la plebe. Il dubbio che mi tormenta, onestamente, è quale base voglia mobilitare.

      Può essere che sia come dici tu, cioè che l’obiettivo di chi orchestra il terrorismo sia tenere all’erta e ben incazzati i Nuovi Arrivati, in modo da poterli poi mobilitare con facilità all’occorrenza.
      Oppure potrebbe essere che l’obiettivo sia scuotere dal torpore Quelli Che C’Erano Prima, o spaventarli, o farli arrabbiare, provocando prima o poi la loro reazione violenta contro i Nuovi Arrivati.

      Sia come sia, lo scopo finale del terrorismo è indiscutibilmente evitare l’integrazione e la ricerca di qualsiasi possibile armonia tra Quelli Che C’Erano Prima, e i Nuovi Arrivati. Dalla calma piatta non ci ha mai guadagnato nessuno; sono i conflitti a essere una pacchia.

      In ogni caso, Theodore, ti meriti una standing ovation per la tua splendida sintesi del dilemma del militante fanatico: passera di terra vs. passera celeste. Gira e rigira, si va sempre a finir lì. 🙂

      Grazie per avercelo ricordato! 😉

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      Pubblicato da niarb | 15 aprile 2016, 1:09 am
  6. Il tuo ragionamento è teoricamente e matematicamente giusto, ma si basa su un concetto/errore di base, ovvero la dicotomia “perenne” tra italiani-italiani e stranieri-stranieri. Il fatto è che già dalla seconda generazione, ovvero quella degli stranieri nati in Italia da genitori stranieri, lo straniero-straniero si inquina e diventa straniero-italiano. E nel giro di un’altra generazione diventa italiano-italiano a tutti gli effetti, con tutti i nostri difetti e i nostri pregi. Solo con un cognome o magari una pelle leggermente diversa.

    Questo senza considerare le coppie miste, che andranno inevitabilmente ad aumentare. Il figlio di un italiano e una straniera è più, meno o ugualmente italiano di un figlio di uno straniero e una italiana? Cosa lo rende diverso, la cultura, il cognome o la pelle?

    Bada che non sto facendo discorsi buonisti e antirazzisti (di cui non mi frega un benemerito cazzo), ma sto solo cercando di comprendere quale sarà la differenza tra un italiano-italiano e uno straniero-straniero nel giro di 50 anni. E conoscendo l’Italia, gli italiani e la nostra società, anche il figlio del Mullah Omar che è nato in Italia diverrà un coglione che si fa i selfie dopo essere andato in palestra e il sabato sera si smafra di canne e gin-tonic in discoteca…

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    Pubblicato da irregolare | 20 aprile 2016, 6:58 pm
    • Naturalmente hai ragione. Il mio è un ragionamento da omino in piedi sulla cassetta di frutta, non uno studio con qualche pretesa di scientificità.

      E per dimostrarti la mia natura subdola e malvagia, vado addirittura oltre al tuo commento 😉 e ammetto che fare statistiche basate su un dualismo “italiani vs. stranieri” sia decisamente pretestuoso. Perché (me ne rendo conto) richiama inevitabilmente alla mente un’assurda contrapposizione tra un’enclave di personaggi simpatici, eleganti, intelligenti e creativi (Leonardi da Vinci, Marcelli Mastroianni, Margherite Hack e Luise Spagnoli) e un branco di cenciosi, ignoranti, fanatici, disonesti toccaculi (si ringrazia l’archivio della Lega Nord per il prestito di immaginario collettivo).
      E invece tra gli italiani ci sono anche i Totò Riina, i Pietri Maso, le maestre menabambini, i politici corrotti. Mentre tra gli stranieri che decidono di trasferirsi nelle nostre lande ci sono esemplari assolutamente non disprezzabili come Belen Rodriguez, Filippa Lagerbäck e decine di altre showgirls; innumerevoli campioni dello sport; artisti e attori; e addirittura una caterva di supermanager a cui affidiamo con gioia la cura delle nostre (ex) grandi aziende: Alitalia, Edison, Parmalat, Loro Piana, Safilo, Lamborghini…

      Quindi, sia chiaro, non intendo inveire in stile Oriana Fallaci sui pericoli dell’invasione.

       
      Però non sposo nemmeno la teoria del “tanto non cambia niente”.
      Sono d’accordo con te che, tra 50 anni, questa penisola sarà calpestata da gente che mangerà roba comprata negli stessi supermercati, indosserà vestiti disegnati dagli stessi stilisti, ballerà la stessa musica e guarderà gli stessi programmi televisivi. Il che non significa che non sarà cambiato nulla.

      C’è una bella differenza tra una cultura basata sul prolungamento di una tradizione, e una cultura forgiata dall’incontro di mille tradizioni diverse.
      C’è una bella differenza tra l’essere cresciuti in contatto con il proprio territorio, conoscendone le usanze, le tradizioni, i volti, le storie, e magari parlandone pure il dialetto, e ed esserci arrivati come sonde su Marte.
      E’ meglio? E’ peggio?
      Sinceramente penso che la domanda non abbia senso. L’amore dei newyorchesi per la loro città non ha sicuramente niente da invidiare a quello che possono avere romani, parigini o londinesi nei confronti delle città in cui hanno abitato per secoli i loro antenati.

      Quello che è certo è che gli Stati Uniti oggi sarebbero diversi se i cowboy non avessero sterminato gli indiani. E Messico e Perù sarebbero diversi se i maya e gli inca non fossero stati spazzati via dagli spagnoli. E anche l’Italia sarebbe diversa se, nei secoli passati, non avessero piantato le tende da queste parti normanni, spagnoli, francesi, austriaci, rastafariani, e basilarmente qualsiasi etnia che la Storia abbia abuto voglia di sballottare in giro per il Mediterraneo.

       
      Insomma, sono d’accordo sul fatto che il mio calcolo sia approssimativo.
      Ma sono ugualmente convinto che la società italiana muterà radicalmente, e che quelli che oggi sono maggioranza (gli “italiani-italiani”) finiranno inesorabilmente per essere una minoranza.
      E che quindi cambieranno moltissimi di quei parametri che oggi rendono “Italia” l’Italia, trasformandola ai nostri occhi in qualcosa di diverso.

      Ribadisco: non dico che questo sia un male. Dico solo che è inevitabile.
      E che tutto questo sta avvenendo a una velocità che non si misura in generazioni, in secoli, ma in anni.
      L’importante è che ce ne rendiamo conto.

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 24 aprile 2016, 4:14 pm
  7. Sono d’accordo con te, chapeau!
    Che l’Italia stia cambiando, come sta cambiando in varia misura molta della società occidentale a causa delle migrazioni attuali, è fuori di dubbio. Che avverrà più velocemente del normale, anche.

    Una cosa però mi lascia dubbioso. Come tu stesso dici, l’Italia ha attraversato mille dominazioni (svevi, normanni, arabi, francesi, spagnoli…) e ognuna di quelle ci ha lasciato qualcosa della loro cultura e tradizione che adesso è però diventata parte integrante della cultura “italiana”. Per farti un esempio stupido, quasi idiota: nessuno si ricorda che la parola “ciao” deriva da un modo di dire veneto; al contrario, è diventata una delle parole “italiane” più famose del mondo!

    Per questo, magari (o magari no, lo scopriremo solo vivendo!), queste nuove culture che adesso ci stanno influenzando e ci influenzeranno sempre di più, fra 100 o 200 anni saranno percepite dai futuri italiani come perfettamente locali, “tradizioni italiane”. Proprio perché frutto di un incontro tra una tradizione prettamente italiana e una straniera, da cui ne nascerà un nuovo e unico connubio originale, diverso da quello precedente e diverso da quello che magari è nato in Francia e in Spagna per gli stessi motivi.

    Chiaro, son tutte teorie che lasciano il tempo che trovano…. Buona domenica!

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    Pubblicato da irregolare | 1 maggio 2016, 9:22 am
    • E’ proprio così. E’ questo che intendevo con la frase “L’amore dei newyorchesi per la loro città non ha sicuramente niente da invidiare a quello che possono avere romani, parigini o londinesi nei confronti delle città in cui hanno abitato per secoli i loro antenati.” Non c’è niente di male nel “melting pot”. Basta essere pronti ad accettarlo.

      Il mix etnico-culturale che popola queste lande è destinato a cambiare. E molto, molto più velocemente di quanto il sentire comune possa portare a credere.
      Ecco quindi il motivo di questo articolo:
      1) buttar lì un calcolo spannometrico di quanto sia vicina questa svolta
      2) avanzare timidamente l’ipotesi che, quando si associa il terrorismo a qualche oscuro complotto egemonico, si stia prendendo una cantonata epocale.

      Ma, giustamente, sono tutte teorie che purtroppo lasciano il tempo che trovano. Dico purtroppo perché oggi hanno trovato piogge a sprazzi, ed è andata avanti così tutto il giorno. Nessun cambiamento. 😉

      Grazie della chiacchierata, e… ciao schiavo! 😀

      Liked by 1 persona

      Pubblicato da niarb | 1 maggio 2016, 7:59 pm

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