Umanamente

Cover Me

“Morrison, bastardo scansafatiche, muovi il culo o ti ci stampo sopra la suola dei miei scarponi.”

Morrison fece un grugnito, si rimise l’immenso sacco sulla schiena, e riprese a incedere faticosamente nella neve.

“E anche voi, branco di mammolette, piantatela di fare le belle statuine e rimettete in moto le chiappe! Si sta facendo buio, e ho una pallottola pronta per ogni bastardo che proverà a rallentare il gruppo! Tirate fuori le palle! Salite!”

Il sergente Blutowskij era famoso per mantenere le sue promesse. Ci rimettemmo silenziosamente in marcia, la testa bassa per proteggerci dalla tormenta, lo sguardo fisso sugli scarponi gelati che cercavamo faticosamente di infilare nelle possenti impronte di Morrison.

Io ero il primo dietro a Morrison, e a un certo punto lo vidi perdere l’equilibrio. Non cadde, ma dalla sua sacca finirono a terra alcuni Reperti. Li raccolsi e mi li infilai rapidamente in tasca, non per nasconderli a Blutowskij ma per evitare un’altra sosta.

Il sergente però non pensava più a Morrison, adesso. Aveva preso per il collo l’Interprete, e lo stava scuotendo come un fantoccio di pezza.

“Allora, meticcio, manca molto?”
“L’entrata della caverna è subito dietro quello sperone, signore.”
“Spero per te che questa non sia una delle tue storie,” latrò Blutowskij “ne ho le tasche piene di te, della neve, e di questa fottuta montagna.”
“Glielo giuro, signore,” rispose il meticcio “L’Antro della Veggente è davvero a un passo, ormai.”
“Fottuta stregona,” disse il sergente. “Non poteva fare il suo dannato nido a fondovalle?”

CoverMe

 
Mezz’ora più tardi eravamo davvero nell’Antro della Veggente.

Un posto incredibile, uguale a quello delle leggende che mi raccontava il nonno.
Un’immensa caverna nel cuore della montagna, raggiungibile soltanto attraverso una fenditura nella roccia praticamente invisibile a occhi non iniziati. La caverna era illuminata da decine di torce fiammeggianti, che gettavano ombre inquietanti sugli stranissimi oggetti ammucchiati un po’ dovunque.

In mezzo alla caverna, su una poltrona di vimini mezza sghangherata sedeva la Veggente.
Me l’ero aspettata diversa. Una figura imponente, una specie di regina. E invece era una donnetta rinsecchita abbigliata in modo strano, che tuttavia non aveva l’aria di essere intimidita dai modi del sergente Blutowskij e dalle nostre divise.

Blutowskij indicò a Morrison di rovesciare il sacco di fronte alla vecchia. I Reperti si ammonticchiarono di fronte a lei, coloratissimi, sgargianti, multiformi, tremendamente alieni. I due che avevo in tasca all’improvviso mi parvero pesare un quintale.

“Okay, meticcio, chiedile cosa sono questi affari.” disse Blutowskij.
L’Interprete si rivolse con deferenza alla Veggente. Un inchino, poi indicò i Reperti, noi, e bofonchiò qualche parola nella loro strana lingua.

La vecchia ci guardò con aria di sfida, e rispose con un monosillabo.
“Chiede dove li avete trovati,” disse l’Interprete.
“Li abbiamo trovati dove si trovano tutte le stronzate congelate del passato,” abbaiò il sergente Blutowskij. “Sottoterra. Il ghiaccio si scioglie, e la spazzatura dei secoli passati torna alla luce.”

L’Interprete tradusse. La vecchia fece un cenno col capo, prese in mano con delicatezza un Reperto, e lo fissò a lungo, annuendo.
Se lo rigirò tra le dita. Aveva le orecchie da Topolino, e un paio di buffe scarpe gialle. Ne prese un altro, e accennò a un sorriso. C’era una corona, sopra, e una frase in una lingua sconosciuta. Ne sfiorò uno che sembrava di pelle, con un monogramma ripetuto in righe ordinate. Ne accarezzò uno ornato semplicemente con tre fasce di colore diverso, uno con borchie di metallo, e uno traslucido con una scritta, ancora, incomprensibile.

L’Interprete mormorò qualcosa, e la Veggente bisbigliò qualcosa di rimando. Pareva trasognata.
La fiamma delle torce colorava il suo viso con quella che a me parve eccitazione, rispetto, o forse soltanto il ricordo di qualcosa di molto lontano.

Ma il sergente Blutowskij non pareva apprezzare la sacralità della scena.
Al contrario, sembrava a un passo dall’esplodere.
All’ennesimo scambio di sussurri tra i due nativi, artigliò l’Interprete per la gola e lo sollevò da terra.
“Adesso mi dici cosa sono,” scandì con ferocia “o muori.”

Il poveretto scalciò nel vuoto.
“Cover, sono cover!”

Cover. E che cosa dovrebbe significare?”

 
Noi del plotone ci guardammo l’un l’altro. Cover. Mai sentito niente del genere.
Nel frattempo il sergente aveva scagliato a terra l’Interprete, che ora si massaggiava la gola e lo fissava con espressione terrorizzata.
La vecchia parlava, e il meticcio prese a tradurre senza bisogno di solleciti, e senza staccare gli occhi di dosso dal fucile di Blutowskij.

“In quei tempi remoti, prima della glaciazione, le persone erano ossessionate da certi dispositivi tecnologici. Per loro era importantissimo possederli, era una questione di prestigio personale, di potere, di appartenenza alla comunità.”
“E cosa facevano di tanto speciale questi dispositivi?” chiese Blutowskij.
La vecchia agitò le braccia in modo convulso sopra la testa, poi si indicò le orecchie, la bocca, portò le mani sul petto e berciò qualcosa di incomprensibile.
“Dice che non può dirlo con esattezza,” tradusse l’Interprete “ma aveva a che fare con il poter essere contattati in qualsiasi momento, e in qualsiasi luogo.”

“Non capisco,” disse il sergente. “Contattati da chi? Amici? Amanti?”

“Anche,” tradusse l’Interprete. “Ma anche dai propri capi, dai propri coniugi, dai propri genitori. Da creditori, nemici e rompiscatole. Da tutti.”

Blutowskij parve riflettere. “Ma pensa. E questi dispositivi erano.. come dire.. imposti dallo Stato, dal Governo, dai preti, o da qualcun altro?”

La Veggente scosse vigorosamente la testa.
“Neanche per idea,” disse l’Interprete. “La gente se li comprava di propria volontà. E costavano anche molto.”

Moltissimo, confermò a smorfie la vecchia.

“Ma andiamo,” disse Blutowskij. “Mi state dicendo che per farsi rompere le palle senza via di scampo questi addirittura pagavano? Per chi mi avete preso?

L’espressione della Veggente, però, escludeva qualsiasi intendimento scherzoso. Blutowskij non potè dubitarne.

“E tutta questa storia cosa c’entra con i Reperti?” disse poi.

La donna parve riscuotersi da una trance. Fece un lungo sospiro, e poi parlò.
“Quegli oggetti perduti, come ti ha detto, erano molto costosi,” tradusse l’Interprete. “E anche molto fragili. Anzi, più erano costosi e più erano leggeri e sottili. Queste,” disse indicando i Reperti “erano cover. Servivano a proteggerli.”

Nella caverna scese il silenzio. Le ombre indistinte del passato ci danzavano nella testa.

“A proteggerli,” disse poi Blutowskij. “A ricoprirli, vorrai dire.”

“A ricoprirli per proteggerli,” confermò l’Interprete, dopo una breve consultazione con la vecchia.

“E dimmi,” proseguì Blutowskij, “questi… queste cover erano gratuite? Le regalava lo Stato, o qualche altro ente? Oppure erano obbligatorie?”

L’Interprete assunse uno sguardo stupefatto. “Ma no… Si acquistavano. Normalmente. In negozi specializzati, in grandi magazzini, su siti internet, da venditori ambulanti sulla spiaggia… dappertutto.”

 
Blutowskij increspò la faccia nella sua personale versione di un sorriso. Fece scattare rumorosamente la sicura del fucile.
“Senti senti,” disse. “Siamo sicuri che nessuno cerca di prendere in giro qualcuno, qui?”

L’Interprete era di nuovo terrorizzato. Si buttò in ginocchio, le mani avanti al capo: “Signore… ma perché… Ti abbiamo detto tutta la verità, tutto quello che sappiamo… Perché dubiti di noi?”

“Dubito sempre degli indigeni che cercano di fregarmi,” sibilò il sergente, imbracciando il fucile. “Dubito di chi cerca di raccontarmi balle. Sento puzza di tradimento, capisci, sento la fottuta puzza tua e di quella fottuta vecchia che ha stampato in faccia tutto il suo disprezzo per chi ha vinto la guerra. Per i dominatori. Per noi.”

“Ma, signore…”
“Silenzio!” sbraitò Blutowskij, puntandogli addosso il fucile. “Basta con le vostre stronzate. Adesso ricominciamo da capo, e vi avverto – vi avverto una volta sola – se cercherete ancora di fregarmi, per voi sarà l’ultima fottuta stronzata della vostra fottuta miserabile esistenza. Tutto chiaro?”

“Sì, signore…”
“Bene! Allora, punto 1. Secondo voi questi strambi del passato amavano spendere i propri soldi per certi aggeggi elettronici, giusto?”
“Sì…”
“Aggeggi che, punto 2, permettevano a chiunque di venirti a rompere le balle a qualsiasi ora del giorno e della notte, ovunque tu ti trovassi, e in compagnia di chiunque tu fossi, corretto?”
“Sì…”
“Benone! E allora punto 3: per il privilegio di farsi fottere spietatamente la privacy, questi astutissimi antenati pagavano pure un mucchio di soldi. Vero?”
“Vero.”
“Evviva. E allora punto 4. Questi aggeggi, oltre che costosi, erano anche fragili. Sottili. Leggeri. Delicati.”
“Esatto…”
“E magari, punto 5, avevano anche un design, che Dio mi perdoni, ‘figo’. Più era costoso l’aggeggio, più era sottile e figo, vero?”
“Vero…”
“E cazzo, questo no!” esplose Blutowskij. “Mi avete proprio preso per un idiota, tu e la vecchia strega!”
“Ma signore… ma signore…”

Noi tutti eravamo ammutoliti. Morrison, nonostante i suoi muscoli, stava tremando.
L’Inteprete cominciò a retrocedere verso l’interno della caverna, strisciando. Blutowskij lo seguiva lentamente a grandi passi, tenendogli il fucile puntato in mezzo agli occhi. La Veggente si strinse nel suo mantello, e chiuse gli occhi.

“Punto 6.” disse il sergente Blutowskij. “Voglio che me lo ripeti ancora, stupido meticcio. Voglio sentirlo dalla tua bocca che quelle cover non erano obbligatorie, e andavano addirittura acquistate. Voglio che tu me lo dica, adesso.”
“Signore, disse l’uomo, nascondendosi la testa tra le braccia “vi giuro sui miei figli che era così!”

 
Ci fu un attimo di pausa. Poi Blutowskij parlò.
Anzi, tuonò.
Tuonò con tutta l’enfasi del mondo, con la rabbia del soldato che si sente tradito, con la furia implacabile del segugio che viene spinto su una falsa pista, con l’astio del trionfatore che si vede sbeffeggiato da due miserabili sconfitti, con l’odio dell’uomo che vede allontanarsi forse per sempre la Verità.

Per cui quando parlò, tra le pareti della caverna ci fu spazio solo per il suo urlo.
Scandito.
Una concetto alla volta.
Avanzando di un passo ad ogni concetto.

 
“E quindi.
Quello che mi state dicendo.
E’ che questa gente.
Si faceva un mazzo così.
Per procurarsi degli aggeggi.
Costosi.
Sottili.
Leggeri.
E dal design unico.

Dopodichè.
Pagavano altro denaro.
Per renderli più ingombranti.
Più pesanti.
E più pacchiani.”

 
Una cosa non vi ho detto del sergente Blutowskij.
Era rozzo, scorbutico, prepotente, violento e sleale.
Ma non si può dire che fosse incoerente.

 
Mi dispiace per l’Interprete, e mi spiace anche per la vecchia.

L’eco dei due spari risuonò a lungo nella valle.
 

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Discussione

10 pensieri su “Cover Me

  1. Poffarbacco.
    Congratulazioni.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da viman | 30 novembre 2014, 7:35 pm
  2. Bene, ho un cellulare antidiluviano, ho cercato una cover per proteggerlo nei suoi vagabondaggi dentro la borsa. La commessa ha sorriso e ha commentato: “Per questo modello non esistono cover in commercio.” Tra l’altro è stato lì che ho imparato il termine cover (credevo che fossero canzoni), perché a dire il vero avevo chiesto un fodero protettivo.
    Va bene, va bene, ho capito, mi avvio verso l’ospizio.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da elisabetta | 30 novembre 2014, 9:11 pm
    • C’è in effetti una ricerca poco nota del Massachusetts Institute of Technology in collaborazione con lo Smithsonian Institute, la Commissione Scientifica del Consiglio d’Europa e il CERN di Ginevra, che dimostra come il tempo necessario per ricoprire in modo significativo di graffi e bozze un cellulare, o per farlo cadere nel water o nel caffelatte, sia in ogni caso superiore al tempo intercorso tra il rilascio di due generazioni successive dello stesso modello di cellulare.

      Tradotto, significa che ora che lo hai sbatacchiato abbastanza da dovertene vergognare, è già ora di cambiarlo… 😉

      P.S. Ha ha ha, le cover musicali! Che sagoma!

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 1 dicembre 2014, 12:07 pm
  3. Mi conosci e sai che fino all’altro ieri andavo in giro con un vecchio Nokia. Figurati la cover….
    Comunque bel pezzo.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da Haldeyde | 30 novembre 2014, 10:58 pm
    • Mio carissimo, il tuo Nokia non è vecchio ma vintage, oppure (per gradi di raffinatezza crescente) steampunk. Ma il vero problema è un altro: sarà antigraffio?

      Io di recente ho adottato una coppia di piccioni che custodisco al sicuro sotto le ascelle.
      Non si graffiano, non si ammaccano, anche se purtroppo se passano parecchie ore tra l’invio di un SMS e l’altro, tendono a volare un po’ di sbieco..

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 1 dicembre 2014, 12:08 pm
  4. Mitico Niarb,

    mi sia concesso ignorare il tuo possente scritto e limitarmi ad augurare:

    -alla tua augusta persona
    -ai tuoi fedeli discepoli
    -ed a tutti coloro che non possiedono un iPad o’ un iPod,

    i più sentiti auguri di buone feste.

    Trasmetti inoltre, a coloro che non ti amano, una gigantesca pernacchia in stereo Dolby Surround, da parte di Orsù e Viman.

    Mi piace

    Pubblicato da viman | 20 dicembre 2014, 10:26 am
    • Carissimo Viman, gli auguri tuoi e di Orsù giungono come insperate saette di luce in una notte neropeciosa nel corso di una delicata sessione di cieco ravanamento in uno zaino ruvido pieno di rocce aguzze alla ricerca del cellulare smarrito (chissà come) senza cover protettiva.

      (Immagine bizzarra, ne convengo, ma spero ragionevolmente evocativa.)

      Ricambio di quore, e la “q” non è lì a caso ma come consapevole forma di ribellione contro questo maledetto correttore ortografico che mi sta tarmando oltre ogni decenza.

      Per un “Buon Natale” più circostanziato, rimando all’antico post Buon Natale.

      Grazie ancora illustrissimo, e a presto!!!
      😉

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 20 dicembre 2014, 10:08 pm
  5. Ci penso solo adesso.
    Immaginati il sergente Blutowskij che scopre i blue-jeans sdruciti che costano il doppio di quelli nuovi.
    Come minimo: risale sulla montagna, scoperchia le tombe dei guru della moda, cava un occhio dai teschi e piscia in quello che resta del cervello.
    Buone feste comunque

    Mi piace

    Pubblicato da viman | 20 dicembre 2014, 6:13 pm
    • Orpo. Questa era un’idea potente.
      Solo che ormai l’abbiamo svelata all’umanità, non ci si può più far su un raccontino.

      (“Può più” però è un accostamento che mi piace parecchio, e credo lo userò ancora)

      Per lo stesso motivo, evitiamo di parlare in pubblico della macchina levatatuaggi e della Lega delle Unghie Monocromatiche.

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 20 dicembre 2014, 10:14 pm

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