Mappamondo

“Je suis Charlie Hebdo” “Et moi, Alain Delon”

In un qualche momento dei ruggenti anni Ottanta imperversò in televisione una pubblicità divenuta leggenda.
Una Lancia Delta si ferma di fronte a un hotel di lusso. Dall’auto sbuca una bionda vaporosa inguainata in un abitino Chanel rosso fuoco.

La somiglianza con una nota attrice francese è notevole, ma l’inquadratura è ambigua: si tratta davvero di lei?
Meno di tre secondi di suspence, poi zoom della telecamera, la bionda si gira verso l’obiettivo, nota con un sorriso compiaciuto che il mondo la osserva col fiato sospeso, e finalmente conferma: “Oui, je suis Catherine Deneuve“.

 
Una discreta cacata. Oltretutto lei aveva l’aria di una di quelle abituate a tirarsela a balestra.
Eppure, “Oui, je suis Catherine Deneuve” divenne un tormentone.
Ogni volta che qualcuno ti guardava con aria appena un po’ interrogativa, diventò un classico rivolgerglisi facendo (con la “r” raschiagola): “Oui, je suis Catherine Deneuve”.

 
Quell’inverno andai con un gruppo di amici a sciare in Francia.
Un giorno, sulla seggiovia, l’indomabile Mirko si ritrovò seduto accanto a una bellissima ragazza francese.
Ora, Mirko era uno per cui attaccar discorso con una donna non era frutto di una decisione, ma un riflesso condizionato – del tipo hai prurito → ti gratti, mica stai lì a pensarci su. Oltretutto, Mirko parlava un ottimo francese, e aveva preinstallato nel cervello tutto un archivio di frasi spiritose per rompere il ghiaccio in qualsiasi occasione.
Ma preso così, ingabbiato dalla barra di protezione della seggiovia, con lo zaino di traverso, gli sci a penzoloni, le labbra semicongelate e il naso con la gocciolona, non gli venne fuori niente di meglio che: “Oui, je suis Catherine Deneuve”.

La francese ovviamente non colse la battuta. Squadrò freddamente Mirko da capo a piedi, e poi scandì lentamente: “Et moi, Alain Delon”.
Una risposta mitica.
Per me, da allora, “Et moi, Alain Delon” è una maniera educata, tagliente, ironica e strepitosa di ricacciare al mittente qualsiasi sfoggio vanaglorioso di figaggine.
Stile francese purissimo. Vetriolo. Superba.

 


L’altro giorno è tornato improvvisamente di moda dire “Je suis Catherine Deneuve”.
Che però, essendo passati trent’anni, nel frattempo si è leggermente trasformato: “Je suis Charlie.
E si sono messi a scandirlo addirittura a milioni.

Vedete, io ho un problema personale con le adesioni spontanee a grandi movimenti di massa. Ho la fobia delle etichette.
Il mio psichiatra lo chiama “Panico Manzoniano“.
Il fatto è che sono frenato dal timore di sposare la causa sbagliata per leggerezza, fretta, superficialità o disinformazione.

Per cui ho cercato di comprendere cosa possa realmente significare autoproclamarsi Charlie, per capire se devo cominciare a chiamarmi Charlie anch’io.

jesuisalaindelon
Ovviamente, se “Je suis Charlie” significa esprimere simpatia, solidarietà e sostegno ai familiari delle vittime, non si può non charlizzarsi.
Il dolore, la paura, lo smarrimento e la rabbia di familiari, amici, colleghi (e mettiamoci pure anche concittadini e compatrioti) di persone trucidate in modo così barbaro è un’onda di piena che non ammette argini.
Però, perché fermarsi ai 20 francesi vigliaccamente uccisi a Parigi?

La follia fondamentalista colpisce quotidianamente anche altrove.
In Nigeria, per esempio, soltanto nell’ultimo giro di attentati sono stati massacrati da Boko Haram oltre 2.000 innocenti.

Se poi vogliamo estendere il concetto anche a quei paesi dove gli stranieri che vanno in giro armati fino ai denti sono i NOSTRI soldati, allora giova ricordare che nell’anno appena concluso sono stati uccisi altrettanto vigliaccamente 10.000 civili in Afghanistan e 12.000 civili in Iraq.

Per civili, ça va sans dire, si intendono sostanzialmente donne, bambini e anziani.

 
Ah, ma “Je suis Charlie” non significa soltanto “Sono contrario al barbaro omicidio di innocenti”, mi direte.
Significa anche “Sono a favore della più assoluta libertà di espressione”.

E questa è una cosa molto bella. Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo, n’est-ce pas?
Davvero un bellissimo concetto.

Talmente bello che non si spiega come mai l’europarlamentare Marine Le Pen e i suoi colleghi di partito siano stati esclusi dalla grande marcia liberale. Sono fascisti, d’accordo, ma rientrano anche loro tra gli aventi diritto ad esprimersi.
Nè si capisce perché tra i grandi statisti che hanno marciato in testa al corteo ci fossero i rappresentanti di paesi in cui la censura fiorisce rigogliosa (vedi Russia, Turchia, Germania, Italia…).
Per non parlare dei leader di paesi che si scambiano quotidianamente accuse reciproche di terrorismo (Israele e Palestina).

 
Quisquilie, direte voi. La libertà di espressione per noi occidentali resta comunque una cosa sacra.

Come no. Infatti si fatica a capire come mai quel demente di calciatore marocchino che il 10 gennaio ha pubblicato sulla sua pagina Facebook l’infelice frase “12 [morti] non sono abbastanza” sia stato espulso dalla sua squadra.
E non si comprende come ieri il tribunale di Tolone abbia potuto condannare a 3 mesi di carcere (senza la condizionale) un altro fesso che ha pubblicato su Facebook immagini di Jahidisti e messaggi di lode agli attacchi contro la Francia.
Per non parlare dei 6 mesi di carcere inflitti a un ventenne decerebrato di Orléans che ha urlato “Viva il kalashnikov” a una pattuglia di agenti.
Tutti e tre dei supremi esempi di coglionaggine, non c’è alcun dubbio. Che però nel paradiso della libertà di espressione in cui viviamo non dovrebbero essere sanzionati. O no?
E allora, cosa significa davvero “Je suis Charlie”?

Beh, se significa essere contro ogni forma di violenza, di sopraffazione, di prepotenza e di prevaricazione, allora, certamente, sono Charlie anch’io.
Purché questo si applichi per i morti delle metropoli occidentali come per quelli dei villaggi sgangherati in culo al mondo.
Per i personaggi glamour e famosi come per quelli poveri e sconosciuti.
Per quelli di cui condividiamo le idee come per quelli che invece credono in cose che ci stanno sullo stomaco.
Altrimenti non funziona.

E se essere Charlie significa essere a favore della libertà più assoluta, allora oh sì, sono Charlie eccome.
Però “Libertà” nel senso che mi hanno insegnato da piccolo, e cioè che “la tua libertà finisce dove comincia quella degli altri”, non nel senso di “sipuòdireefaretuttoquelcazzochesivuole” e “chinonèdaccordosifotta”. Libertà, mica brodo primordiale.

 
Ecco, a queste condizioni posso dire di essere Charlie anch’io.
Perché se invece “Je suis Charlie” è soltanto una scusa per passare una domenica in compagnia, all’aria aperta, magari finendo pure in televisione,
un modo indolore per scaricarsi la coscienza a costo zero,
una scusa per sentirsi buoni, senza rinunce, senza in realtà modificare nessuna delle nostre abitudini,
un modo per mascherare la nostra indifferenza e il nostro egoismo dietro all’ennesimo brand très chic…

…Allora, miei cari
ve lo dico chiaro e tondo:

Moi, je suis Alain Delon.

 


Qualche riferimento:
I seguenti dati di cronaca sono ritrovabili in qualsiasi quotidiano on-line o cartaceo del 13 gennaio 2015.
Io li ho letti su “La Stampa”, ma solo perché al bar era quello meno unto.

  • Inflitti 6 mesi di carcere a un ventenne di Orléans che ha urlato “Viva il kalashnikov” a una pattuglia di agenti.
  • Il tribunale di Tolone ha condannato a 3 mesi di carcere senza la condizionale un uomo che ha pubblicato su Facebook immagini di Jahidisti e messaggi che lodavano gli attacchi contro la Francia.
  • In Nigeria una strage al giorno. L’arcivescovo Kaigama: “Ci sentiamo vittime di serie B”. L’ultima offensiva di Boko Haram ha fatto 2000 morti.

Per i dati sulle gloriose missioni internazionali:

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Discussione

20 pensieri su ““Je suis Charlie Hebdo” “Et moi, Alain Delon”

  1. Ce la siamo telefonata, anche se il tuo stile è un’altra cosa….
    http://haldeyde.blogspot.it/2015/01/satira-e-anche-non-prendersi-troppo-sul.html

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da Haldeyde | 14 gennaio 2015, 10:49 pm
  2. Ok, lascio un commento.
    Intanto ciao, Cervellone afflitto da panico manzoniano. Io mi ritrovo con la stessa afflizione in un ascensore con un altro antropo…ti capisco, dunque.

    SINTETIZZO IL MIO PENSIERO

    L’ATTACCO A CHARLIE HEBDO
    E’ STATO
    UN
    ATTACCO ALLA
    LAICITA’ DELLO STATO.
    PUNTO.

    Le religioni fanno tutte male, soprattutto se a interpretarle ci sono i fondamentalisti.
    Perchè i quattro francesi di religione ebraica, morti nell’attacco al supermercato kosher, li hanno tumulati in Israele?
    Si, lo so, che è propaganda, ma sempre quella, quella degli anni settanta, quella della strategia della tensione.

    FALSE FLAG ( Something disguised to seem affiliated with a group OTHER THAN the one it really is affiliated with. For example, a “false flag operation” is a terrorist act committed by one group for the express purpose of discrediting another group, which is framed for it).

    Poi, siccome ho da fare mentre mi piacerebbe un casino stare qui a chiacchierare con te, ti lascio TRE link al GRANDE DANIELE LUTTAZZI

    https://danieleluttazzi.wordpress.com/2015/01/07/87/
    Lungo, ma interessantissimo.
    Fa capire anche le radici del negazionismo, se uno legge a orecchie aperte.
    Fa aprire i pori occlusi del cervello che tendono a chiudersi con sorprendente facilità nella specie homo sapiens sapiens.

    https://luttazzifans.wordpress.com/2015/01/14/chi-si-offende-per-la-satira-religiosa-fa-il-gioco-dei-terroristi/

    https://luttazzifans.wordpress.com/2015/01/14/libera-satira-in-libero-stato/

    Ciao CERVELLONE.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da dani2005dani | 15 gennaio 2015, 10:56 am
    • Ciao carissima, che enorme piacere risentirti!
      La tua lettura dell’attentato (“attacco alla laicità dello Stato”) è assolutamente legittima, e guarda caso è anche quella che propugna con convinzione e ampia competenza contestuale anche la mia dolce metà. Per cui sull’argomento sono piuttosto preparato. 😉

      Lungi da me volerla contestare. E lungi da me voler entrare in polemica con il sommo Luttazzi, di cui mi sono piaciuti molto i post che mi hai consigliato e che comunque stimo (e cito) da sempre.

      Il mio orientamento religioso è quello di un Richard Dawkins incrociato con Margherita Hack – non esattamente mistico insomma.
      E sono oltretutto convinto che una società laica sia intrinsecamente migliore di una a trazione religiosa.

      Eppure non posso fare a meno di pensare che i grandi eventi storici scatenino un tale putiferio di emozioni che va a finire che si ritrova accorpata sotto la stessa bandiera tutta una macedonia di pensieri, ideologie e convinzioni che, normalmente, sarebbero in totale contrasto tra loro. E quindi alla fine si rischia di fare un tutt’uno del bambino, dell’acqua sporca, e anche della lavandaia.
      Marciare insieme a Netanyahu, Giletti, Salvini, la Conferenza Episcopale Italiana e Sallusti? E che vuol dire?
      Piuttosto, me ne sto a casa.

      Se siamo davvero migliori, dovremmo essere abbastanza saggi da non gettare benzina sul fuoco.
      Ero a Parigi sotto Natale, e ho visto più militari con la mitragliatrice che omini con la baguette sotto all’ascella. La tensione era già alle stelle: sarebbe servita distensione e non provocazione.
      Io chiamo intelligente la persona che accarezza sulla pancia il gattino e si tiene alla larga dalla tigre. Chi invece pretende di relazionarsi allo stesso modo con entrambi, non si sorprenda poi se il felino rigato gli stacca via qualche propaggine.

      Infne, sottoscrivo (quasi) tutto quello che scrive Luttazzi.
      Ma resto convinto che buona parte della gente che ieri mattina alle 6 ha fatto la fila davanti alle edicole per accaparrarsi una copia di Charlie Hebdo non abbia nemmeno idea di cosa significhi “laicità”.

      Chissà, magari pensano che sia quella particolare caratteristica che hanno i cani russi che vengono lanciati nello spazio…

      A presto!!

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      Pubblicato da niarb | 16 gennaio 2015, 1:12 pm
      • Concordo su tutto, vengo qui per questo, un’oasi di sano buonsenso, perchè tutto ciò che dici è BUONSENSO.
        Io sono agnostica, non mi pongo il problema di credere o meno, me ne frego.
        Credo invece a una società veramente democratica, dove sia possibile fare satira e la satira (se hai letto bene Luttazzi) è aggressiva perchè altrimenti non farebbe ridere. E chi se non uno che crede a una entità invisibile ha veramente bisogno di qualcuno che lo faccia cadere, pesantemente, sul suolo del Pianeta?

        Eccerto che questi eventi fanno putiferio, non a caso spesso sono provocati (FALSE FLAG), e servono a rimbambire un popolo viziato e a accettare ulteriori riduzioni di libertà.

        Eccerto che marciare con Netanhyau fa schifo (anche con Poroshenko), ma pare che nessuno l’abbia invitato, che si sia autoinvitato in prima fila e, già che c’era, si sono messi tutti a braccetto, facendo finta di niente. Alla prossima manifestazione antimafia si potrebbe imbucare anche Riina…Qualcuno parla GIA’ di una FALSE FLAG OPERATION del Mossad. E non mi hai detto che ne pensi di quei cittadini francesi di religione ebraica che li hanno sepolti in Israele, pensa che casino se tutti i cattolici del mondo volessere essere sepolti in Vaticano…

        Parigi l’ho vista anche io qualche Natale fa, pare sia sempre un po’ troppo vigilata…mah…Anche Roma qualche anno fa, sempre con la stessa scusa…per proteggerci…

        Io guardo con enorme piacere una tigre felice nel suo habitat, sono gelosa di chi riesce (dopo anni e anni e anni) a avere con questi spettacolari felini selvatici un rapporto di quasi amicizia e rispetto (sempre nel loro habitat), vorrei avere 1000 macchine fotografiche per prendere la luce che le attornia, sono strepitosi animali (come tutti i felini), MA
        ASSOLUTAMENTE
        mi accontento di fare piripiri sulla ballybally della mia adorabile micettina (quella della foto), dietro suo consenso (sennò si incazzano anche le micettine).

        Mi pare sia stato Oscar Wilde a dire che i gatti esistono per consentire agli uomini di accarezzare le tigri…(piccole però).

        Charlie Hebdo di ieri diventerà (anzi è già diventato) un oggetto il cui costo valore diminuisce con l’allontanamento temporale del giorno dell’attacco (utilità marginale decrescente), quindi perlopiù gli acquirenti sono di due tipologie:
        1) i fighetti
        2) i venditori ai 1) che non sono riusciti a trovarlo.

        Inoltre a essere particolarmente stro**a, vorrei dirti che LAICITA’ mi da anche un po’ di fastidio perchè sottende all’esistenza della Chiesa…ma dire Stato Democratico non basta a quanto pare, quando invece dovrebbe bastare.

        Pensa che negli USA puoi iscriverti al Ku Klux Klan ma non puoi fare critiche religiose…e in Francia cominciano a arrestare i comici…la Francie, il Paes epiù laico che c’era in Europa.

        Adesso credo sia il Principato del Liechtenstein…

        Ciao, saluta la tua metà che mi piace proprio.

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        Pubblicato da dani2005dani | 16 gennaio 2015, 1:48 pm
        • Wow, quando il faro del mondo civile diventa il Liechtenstein, bisogna che un paio di domande ce le poniamo…

          E allora, come disse un agente della CIA molto cattivo al furbissimo Robert Redford (il film è “Spy Game”):

          “Charlie, balliamo tutta la sera con la mano sul culo o ci provi subito?”

          Cosa c’entra? Non lo so. Più o meno come Poroshenko. Però è un pezzo che la volevo citare. 😉
          Saluti dalla metà.

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          Pubblicato da niarb | 17 gennaio 2015, 9:00 pm
  3. Un piccolo addendum sulla libertà di espressione in Occidente.
    Da Il Fatto Quotidiano del 15 gennaio 2015: “Disposti gli arresti domiciliari per apologia di terrorismo per il comico Dieudonné M’bala M’bal […]. Il suo crimine: nei giorni successivi all’attacco terrorista alla sede di Charlie Hebdo ha scritto su Facebook: “Je suis Charlie Coulibaly“, mischiando lo slogan universale di solidarietà ai vignettisti uccisi e in difesa della libertà di espressione e il cognome del terrorista […] che ha ucciso cinque persone prima di essere freddato dalla polizia nel supermercato kosher.”

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    Pubblicato da niarb | 16 gennaio 2015, 11:50 am
  4. Sei uno dei pochi, assieme a me, che se ne è accorto…

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    Pubblicato da dani2005dani | 16 gennaio 2015, 12:54 pm
  5. “Non potrei mai far parte di un club che accettasse uno come me fra i suoi soci”

    Groucho Marx

    Se solo un po’ di individui si fermassero ad assaporare la sottile ironia di questa affermazione, molte anticamere dell’inferno si trasformerebbero nella sala d’attesa del Paradiso (terrestre)

    Marco Sclarandis.

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    Pubblicato da sclarandis | 18 gennaio 2015, 10:32 am
  6. Vorrei dire tante cose intelligenti ma in questo momento non ne sono capace. Beh, in questo momento e anche in tutti gli altri a dire il vero. Allora dico solo una cosa (intelligente? sììììì): grande Niarb! O perlomeno, hai espresso benissimo quello che anche a me passava per la testa.

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    Pubblicato da elisabetta | 30 gennaio 2015, 10:53 pm
  7. Porca miseria se scrivi bene, porca miseria se sei pungente e pungoli con le tue analisi puntigliose (sempre nel senso che pungono) dettagliate e diciamolo un po’ fuori dal coro, ma proprio per questo irresistibilmente interessanti. Ma insomma mi ero iscritta al tuo blog e improvvisamente stasera mi sono resa conto che mi sono persa un sacco di cose o semplicemente mi ero persa… complimenti ti seguo davvero con molto interesse e piacere

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da lacantatricecalva | 9 aprile 2015, 11:14 pm
    • Carissima Cantatrice, tu mi lusinghi!
      E non è mica una bella cosa, sai, perché in casi del genere tendo a svolazzare e finisce che sbatto la zucca (calva, naturalmente) contro il soffitto.

      Anche se, visto quanto pungolo, probabilmente ho nel DNA qualcosa dell’Ape Maia e quindi svolazzare non dovrebbe essere un problema… bah! 😉

      In realtà sono soltanto un bieco adescatore. Mi diverto a scrivere (con una frequenza sempre più imbarazzante, mi rendo conto) non solo per il piacere di farlo, ma anche per coinvolgere persone interessanti, creative, curiose, polemiche, piantagrane, surreali, ragionanti, informate, o che hanno semplicemente qualcosa da dire. E che hanno voglia di venire QUI a dirlo.

      Ed è per questo che mi fa un immenso piacere quando qualcuno come te capita a leggere i miei nuovi o antichi deliri. E poi, se ne ha voglia, lascia un segno.
      Comunque tu la pensi, sei più che mai la benvenuta su Afterfindus.
      E verrò presto a trovarti sul tuo blog… 🙂

      Liked by 1 persona

      Pubblicato da niarb | 10 aprile 2015, 5:16 pm
  8. Ciao, mi è piaciuto ciò che ho letto e come scrivi quindi volevo scrivere due parole. 🙂
    Sono piuttosto d’accordo con la tua visione, è molto facile scrivere “Je suis Charlie” ma capire dove finisce la voglia di solidarietà da quella di non sentirsi esclusi (“se lo fanno tutti, lo faccio anch’io” è più complicato.
    Uno dei giornalisti sopravvissuti, Patrick Pelloux, in uno speciale andato in onda su France 24, parla di quanto sia un paradosso diventare un simbolo. Infatti, Charlie Hebdo è sempre stato contro i simboli e contro i fanatismi.
    Tutto questo show, diventa un’ennesima buona occasione sprecata, perchè ci si ferma purtroppo alla superficialità.
    Io non ho niente contro le religioni, ma ce l’ho con l’ignoranza e la mancanza di ironia.
    Secondo il mio modesto punto di vista, manca la messa in discussione che quindi comporta e accetta l’ironia.
    C’è troppa malsana serietà da un lato, e follia pura dall’altro.
    E’ diventata, nuovamente, un’occasione per odiare qualcuno, di trovare un nemico da combattere, sempre all’esterno, che non si voglia per sbaglio, guardarsi allo specchio.
    Trovo imbarazzante anche che la libertà personale sia diventata improvvisamente privacy e che invece la censura sia solo una questione di “buon gusto”.
    Non c’è pluralismo di informazione nel mainstream, ma in internet si. Però internet viene fatta apparire come un covo di sfigati, questa è la realtà.
    E il Corriere, con la sua fantastica trovata di “Je suis Charlie. Matite in difesa della libertà” ti fa capire come siamo messi. Oltre ad aver rubato le vignette (pubblicate senza consenso), scaricato le immagini da internet e pubblicate in bassa definizione, ha avuto il coraggio di fare un taglio redazionale censurando le vignette ritenute offensive per la religione.
    Questo è il panorama, un gozzoviglio di ipocrisia.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da Ciana | 15 maggio 2015, 6:31 pm
    • Ciao Ciana. Sono certa che il gran cervellone all’incontrario, capo di questo manipolo di buonsenso, ti farà doverosi saluti di benvenuto.
      Dico questo perché ti rispondo per prima.
      Sono indaffaratissima e ultimamente GCN (gran capo Niarb) ha emanato molti bei post. E io posso solo a malapena leggerli. Figurati rispondere con altrettanta arguzia e intelligenza.
      Ma questa tua risposta al post del GCN è……così condivisibile, mi è piaciuta così tanto….che dovevo dirtelo.
      Sulla privacy io trovo molto imbarazzante la pronuncia sguaiata americana che tutti i media ripetono a pappagallo. Io la pronuncio all’inglese, poi guardo attorno i visi pronti a correggermi…ee sento la mia voce in modalità professorale che suggerisce a loro la migliore pronuncia, in onore alla discendenza latina dell’etimo.

      Liked by 1 persona

      Pubblicato da dani2005dani | 16 maggio 2015, 11:40 am
      • Ciao Ciana, grazie del commento e benvenuta su Afterfindus!
        Ciao Dani, con te ormai i “grazie” si sprecano, ma soprattutto bentornata! Meno male che ci sei tu a fare gli onori di casa. Io come ospite sono un disastro… In questi giorni poi ho anche sei ore di fuso orario che mi scombicchierano ulteriormente.

        Anche a me piace molto il tuo intervento, Ciana. Senz’altro più conciso dei miei deliri.
        Ipocrisia, voglia di essere lì dove sono tutti gli altri, ignoranza ovina, e soprattutto una gran voglia di ammantare il proprio razzismo di un’apparenza di nobiltà. Ecco la nostra civiltà superiore.

        Sai cosa non riesco a digerire? Tutti pronti a sfilare con le candeline in mano per protestare contro l’atto criminale di un paio di malati di mente, tutti stretti mano nella mano in una stravagante catena di solidarietà che ha unito gente che in comune aveva solo la voglia di farsi vedere in TV.

        Ma quando le montagne dell’Himalaya hanno tremato e oltre ottomila (8.000) poveretti ci hanno lasciato la pelle, non è scattato a livello globale lo stesso impeto di orgoglio di appartenere alla razza umana.
        Nessun “Je suis Kathmandu”, nessuna mobilitazione di intellettuali d’avanspettacolo, nemmeno uno straccio di numero di cellulare per devolvere un paio di euro.

        Come ha detto il famoso centravanti Bertrand Russell, «Gli uomini nascono ignoranti, non stupidi. E’ l’educazione [io avrei detto “la civiltà”, N.d.N.] che li rende stupidi.»

        Torna a trovarci, Ciana!

        Mi piace

        Pubblicato da niarb | 16 maggio 2015, 10:02 pm

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