Umanamente

La fine dell’evoluzione e l’inizio dello “Spegni e riavvia”

Nelle chiaccherate del dopo-post saltano spesso fuori gustosi dessert.
L’indomito Viman, ad esempio, in un commento a questo articolo spezza un’arancia a favore della bistrattata Micr*s*ft, perché, dice, con tutto il male che se ne può dire, senza di lei cose bellissime come il blogging non sarebbero state possibili.

Ora, nessuno è più convinto di me che il blogging rappresenti l’attuale gradino evolutivo della specie umana.

Il fatto, però, è che bistrattare la bistrattata aziendolona di Redmond mi provoca personalmente languidi brividi di piacere.

Questo è in parte dovuto alla mia natura criptoribelle (cripto, certo, cripto), che ci sguazza come pochi a schizzare di fango gli speroni delle megacorporations.
Ma, soprattutto, è perché imputo principalmente al windowspensiero l’aver instillato nella specie umana la devastante abitudine allo “spegni e riavvia“.

 
Perchè se c’è una cosa, una sola cosa, che ha permesso ai primi ominidi di sfangarsela in un mondo pieno di bestiacce feroci, bacche velenose e intemperie micidiali, cosa credete che sia stato? I pollici opponibili?

Vaccate. I pollici opponibili sono buoni per fare l’autostop e per scrivere rapidamente i messaggini SMS.
Ma qui si parla d’altro. Gli albori della civiltà.
Era preistoria, ragazzi, e a quei tempi nessuna di queste due abilità era di particolare interesse per la conservazione della specie.

VACCATE (antico rebus sumero)

VACCATE (antico rebus sumero)

 
No, quello che ha fatto davvero la differenza e ha innalzato gli esseri umani sul seggiolone di comando della Storia è stata la capacità di risolvere problemi.

Che è poi quello che chi ha fatto i corsi De Agostini chiama “problem solving“, e i nonni come dio comanda chiamano “usare la testa”. Analizzare il problema, formulare delle ipotesi, sperimentare delle soluzioni.

Ridi e scherza, stiamo parlando dell’attitudine mentale che ha reso possibile la scienza, la medicina, l’architettura, la tecnologia e insomma tutto quello che si bignamizza comunemente nel termine “progresso”.

 
Da quando siamo entrati nell’epoca di Windows, invece, è diventato normale reagire ad un problema imprevisto alzando gli occhi al cielo, tirando un porcolà, e poi spegnere e riavviare il sistema, sperando nel miracolo che il problema scompaia da solo e tutto torni a posto per i fatti suoi.

Non molto diverso da quello che fa un moscone, capace di sbattere contro un vetro fino a rimbambirsi, perché incapace di rassegnarsi che di lì, semplicemente, non si passa.
O da quello che fanno le vespe terraiole a casa mia, che si intestardiscono a costruire i loro porci alveari tra i miei infissi, anche se sono anni che io e la mia scopa, regolarmente, glieli spazziamo via.

Eppure, l’uomo windowizzato ormai tende a comportarsi così.

 

Ho visto gente, ai bordi dell’autostrada, salire e risalire in macchina cento volte, e ogni volta accendere il motore e innestare la marcia, per poi tornare a fermar tutto, scendere sbattendo la portiera e ri-constatare che (porcolà) la gomma è ancora a terra.

Ho visto cittadini pieni di buone intenzioni dare il loro voto a personaggi che sistematicamente si rivelano (porcolà) incapaci, disonesti e bugiardi, e nonostante tutto alle elezioni successive tornare a rivotarli, perché chissà, magari, questa volta…

Ho visto eserciti spodestare dittatori cattivissimi a suon di cannonate, per poi accorgersi, molti mesi e molte macerie dopo, che (porcolà) i milioni di abitanti di quelle terre continuano imperterrite a condurre esistenze miserabili e a morir di fame.

 
Capire la causa dei nostri guai non è ormai più alla nostra portata, men che mai pensare di ripararli.
(Ehi, amico elettrauto qui sotto, mi senti? Questa era per te.)

 
E invece una volta l’essere umano non era così. Era sveglio, attento, curioso. Studiava i problemi via via che gli si presentavano, elaborava possibili soluzioni, le applicava. Poi ne valutava gli effetti e, se il caso, le migliorava.

Rassegnatevi, genti dell’era digitale. Sono finiti i tempi del problem solving. È l’alba di un’epoca in cui o qualche elfo benefico mette in rete un “aggiornamento”, o non c’è speranza di salvezza.

Brainspotting
 
Ma torniamo alla questione posta da Viman (che, ricordo, in originale trovate qui).

[…] un’attenuante si potrebbe concederla. Senza i suoi programmi incasinati, i blogger dovrebbero bloggare a colpi di Olivetti Lettera 22 e carta carbone. Come chiedere all’imbianchino sotto casa di affrescare il muro del suono con lo spazzolino dei denti. […]

 
A parte che trovo assolutamente soave l’idea di affrescare il muro del suono, indipendentemente dallo strumento utilizzato (e anzi qui solleciterei la Bose o la Marantz a voler provvedere), a parte questo, caro Viman, permettimi di re-inquadrare la faccenda.

Come già discusso nel corso di precedenti chiacchierate, tu sai quanto io creda nel caso, e nella necessità.
E credo quindi che, agli albori del terzo millennio, fosse ormai maturo e imprescindibile il tempo in cui qualsiasi individuo si sarebbe sentito in diritto di sottoporre le sue imprescindibili ponzate all’attenzione dell’intera umanità.

Come è noto, BLOG significa proprio “Bubbligare Liberamende Ogni Gavolada” (da pronunciarsi prudenzialmente con il naso turato, da cui la grafía).

Se non ci avesse pensato Guglielmo Cancelli ci avrebbe pensato quella sagoma di Stefano Lavori, o magari Nicola Blackbridge, o Lorenzo Pagina, o Marco Montedizucchero.

 
Fosse stato per me, avrei fatto inventare la blogosfera a quel grand’uomo di Adriano Olivetti, possibilmente su piattaforma Commodore Amiga. Ma purtroppo sono scomparsi entrambi, e il vuoto che hanno lasciato non sarà facile da colmare.

Ma il blog sarebbe nato comunque.

 
Magari sotto forma di bacheche di sughero piene di foto e di post-it: fotografate, imbustate e spedite col francobollo.
(Molto steampunk, eh?)

O forse sotto forma di schiavi tatuati con il testo dei post, e costretti a correre come matti da un blogger all’altro.
(Molto Basso Impero, me ne rendo conto, ma eccellente per l’industria del fitness.)

O eventualmente come traffico micidiale di piccioni con biglietto attaccato alla zampa (i più sfortunati con allegato). Un traffico che, nei giorni di massima creatività, nelle principali aree urbane sarebbe arrivato a oscurare la luce del sole.

 
In ogni caso, non so se grazie a una Microsoft o a una Megahard o a una Mediumbarzot, ma sono convinto che sarebbe comunque successo. I tempi erano ormai maturi perché chiunque si sentisse in diritto di spettegolare in faccia al mondo, e di salire sulla propria cassetta di frutta nel cuore di una Hyde Park virtuale ma grande come il mondo (world wide hydepark).

Come germogli da sotto alla neve,
come diamanti tra la polvere,
come pepite in mezzo alla corrente,
come ruggine sotto la carrozzeria,
anche i nostri piccoli e pietoserrimi post avrebbero comunque trovato un modo per sfuggire ai nostri polverosi cassetti,
e ascendere a vedere la luce del giorno.

Per cui non ringraziate nessuno, menti inquiete di tutto il web, ma andate.
E scrivete.

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Discussione

10 pensieri su “La fine dell’evoluzione e l’inizio dello “Spegni e riavvia”

  1. Sublime e perfido niarb, la pace sia con té ed il tacchino ripieno nel tuo piatto.
    Sono ancora gravido dei settemila fusi orari che mi hanno infilato nel groppone e tu mi fai un commento del genere?
    Il tempo di rimettere al loro posto le verdure bollite che mi frullano in testa e riprenderemo la discussione, anche se credo che ci sia poco da discutere. Mi sà che hai ragione.
    Però, l’argomento della carta stampata, merita approfondimento. Altroché se lo merita.
    Hasta la vista

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    Pubblicato da viman | 8 settembre 2013, 8:49 pm
  2. Per non parlare di Android…

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    Pubblicato da icalamari | 9 settembre 2013, 5:28 am
    • Esatto, meglio non parlarne proprio. 😉
      Perlomeno, nel caso di Android (nomen omen) il perfido disegno di disumanizzazione degli utenti è assolutamente esplicito…

      (Ehi, dico, chiamare un’interfaccia utente “android”: possibile che a nessuno sia mai venuto in mente di fare l’antidoping a questi genii del marketing??)

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 9 settembre 2013, 10:45 pm
  3. Senza contare che leggendo i blog si imparano un sacco di cose.

    (Per esempio, ignoravo che il termine “blog” fosse un acronimo creato da Lucia Annunziata).

    Mi piace

    Pubblicato da locullo | 17 settembre 2013, 10:16 am
  4. Certo che la faccenda dello”spegni/riaccendi” fù una trovata da lasciare il segno negli annali, pero’, anche “Ctrl & Alt & Del” non era mica da ridere, magica composizione che permetteva di scaricare in un baleno la voglia di prendere a mattonate il computer. Pensa un po’ a quanti p.c. devono la loro sopravvivenza a questi semplici tasti.

    Giustappunto, a proposito di tasti,suppongo che la maggioranza della popolazione, per addormentarsi, guardi la televisione. Beati loro, io non possiedo quello strano aggeggio, quindi devo scegliere trà fare “n’golo’-n’golo'” e contare le pecore.

    Orbene, l’altra sera mi erano finiti gli ovini ed ho cominciato a contare i tasti del mio computer. Non mi crederai mai, sai quanti ce ne sono ? 110, più i due del sorcetto fanno 112! Tanti, nevvero ? Bé, stai tranquillo, più della metà sono perfettamente inutili.

    Quando mi sono addormentato, ho avuto una serie di incubi pazzeschi, poi mi é apparso l’arcangelo Gabriele, travestito da vigile urbano che, con una sciabolata, ha decapitato: Steve Jobs e Bill Gates.

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    Pubblicato da viman | 3 ottobre 2013, 10:08 am
    • Guarda te il caso. Proprio ieri ho letto uno sproloquio sulla faccenda del Ctrl-Alt-Canc.
      Pare che Bill Gates (mi pare fosse lui) abbia recentemente ammesso che, all’alba dei tempi che furono, un suo dipendente si rifiutò di obbedire all’ordine di mettere sulla tastiera un tasto per il reset del computer.
      Questo saggio e oscuro signore era infatti preoccupato che gli utenti potessero resettare la macchina per errore, e disubbidì a Gates che invece voleva il pulsante.

      Trent’anni e trecentomila miliardi di dollari dopo, il vecchio Bill ammette l’errore e dice che quell’insubordinazione gli evitò, negli anni a venire, il linciaggio da parte di milioni di utenti infuriati.

      Sarà vero?
      Non so rintracciare l’articolo perché era sulla homepage di Google News e non l’ho salvato, ma in ogni caso cercherò di ricordarlo come aneddoto zen la prossima volta che il mio capo nella vita reale criticherà una delle mie geniali iniziative – capita quelle sei-sette volte al giorno, quindi non c’è problema.

      A proposito, fai “n’golo-n’golo” al posto di contare le pecore, eh?
      Non ho trovato “n’golo-n’golo” sul Devoto Oli, ma immagino sia una sorta di stima statistica delle dimensioni del gregge basata su parametri empirici. Interessante.

      Se avrai voglia di approfondire, sono tutt’orecchi. 😉

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      Pubblicato da Niarb | 6 ottobre 2013, 6:28 pm
      • ComeTuttorecchi?
        Pensavo fossi il leggendario signor Niarb,

        n’golò-n’golò, con l’accento sull’ultima ò, é la traduzione in Tutsi Kignaruwanda della mitica espressione Swahili “t’chuku-t’chuku’ che in italiano significherebbe: ‘fare le capriole nella prateria con un’avvenente e consenziente pulzella’
        Siccome non sono puntigliosi, si può sostituire la prateria con un materasso o’ un tavolo da cucina, sempre con il consenso della gentildonna.

        Poi, ognuno approfondisce come può.

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        Pubblicato da viman | 6 ottobre 2013, 7:15 pm
  5. Microsoft ha preso il sapere informatico, l’ha svilito, ridotto, degradato, inscatolato e ce lo ha venduto a peso d’oro in pratiche porzioni Findus (per rimanere in tema con blog). Crimini intellettuali contro un’umanità che ignara e festante spegne il cervello, sborsa e dice grazie.

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    Pubblicato da Marcella Nesset | 15 ottobre 2013, 11:03 pm
    • Messa così, verrebbe quasi da ringraziare Guglielmo Cancelli per averci fornito questa agghiacciante dimostrazione della nostra pochezza.
      Ma come, ci facciamo mettere nel sacco così?

      Poi mi guardo intorno, faccio un rapido calcolo di quanti usano M*cr*s*ft Office e quanti, per dire, Libre Office (o Linux o Gimp o Blender ecc.) e mi rispondo da solo: omaigod, è proprio così!

      Ci siamo abituati a usare uno strumento potenzialmente straordinario, tipo, che so, un manufatto etrusco, alla stregua di un martello da carpentiere. Picchia picchia, smadonna smadonna, e spera che fili tutto liscio. (E, nel frattempo, paga).

      Grazie del commento Marcella, spero di rivederti presto in zona! 😉

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 16 ottobre 2013, 1:56 pm

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