EgoNomia

Lo spread: consigli alle maestre

“Oh povera me, che disastro, che ansia, che angoscia. Non ce la faccio più!”

“Maestrina Adalgisa, che le succede?”

“Oh, maestrina Christine, sono disperata, non so più dove sbattere la testa!”

“Si calmi, maestrina Adalgisa. Cosa mai può turbarla tanto?”

“E’ la mia classe, maestrina Christine. I miei ragazzi. Mi stanno facendo impazzire. Non so più come tenerli.”

 
La maestrina Christine si lasciò sfuggire un sospiro. Ci risiamo, pensò, eccone un’altra.
Si passò una mano nella raffinata acconciatura a forma di cacciatorpediniere, e studiò la donna di fronte a sè.

Non era una brutta donna, la maestrina Adalgisa. Anzi.
Solo, era terribilmente sciupata.
Sembrava una cheerleader rimasta bloccata nello spogliatoio dei Detroit Pistons per tutto il campionato.
E i Detroit Pistons, quando vincono, si sa: festeggiano un bel po’.

Elio 1946

“La fanno impazzire, dice,” scandì la mestrina Christine. “Beh, lei è un’insegnante. Faccia quello che hanno sempre fatto gli insegnanti, fin dall’alba dei tempi.”

“E cioè?”

“Ma è ovvio. Gli abbassi il rating.”

 
La mascella della maestrina Adalgisa mollò gli ormeggi in direzione del pavimento. Lo sguardo si velò di una nube di macchecàz.

“Il che…? Cos’è che dovrei abbassare?”

“Il rating. Come dite voi… i voti. Gli tiri giù i voti, e vedrà come si metteranno in riga.”

“Oh, maestrina Christine,” disse la giovane, cominciando a recuperare battiti “crede che non ci abbia già provato? Ma oggi non serve più a niente. Una volta, quando c’erano ancora i più bravi della classe, quelli che avevano sempre ottimi voti e non davano mai problemi, era facile. Usavo loro come esempio, e stangavo tutti gli altri.”

“Bei tempi,” disse la maestrina Christine, con un lampo di nostalgia negli occhi.

“Bei tempi, sì.” rispose la maestrina Adalgisa. “Bastava minacciare un’insufficienza, e di colpo tutti si davano una calmata.”

“Ma oggi non funziona più così, vero?”

“No che non funziona. Oggi non ci sono più i più bravi di una volta. Fanno tutti più o meno schifo, navigano tutti nell’ignoranza più bieca.”

“E questo è un guaio.”

“Ma naturalmente! Lo sanno benissimo, i maledetti, che non posso bocciarli tutti. Per cui si sentono tranquilli, e fanno gli strafottenti.”

 
La maestrina Christine cercò di atteggiare il suo volto aristocratico e austero a un’espressione di bonomia. Ne venne fuori qualcosa a metà tra un sergente dei marines alla vista di Hanoi, e Jack Nicholson in “Shining“.

“Mia cara maestrina Adalgisa, mi pare che lei sia rimasta un po’ all’antica, quanto a metodi didattici.”

“Davvero? Oh, cara maestrina Christine, può aiutarmi?”

“Posso provarci. Ma lei mi segua con attenzione.

Dunque, il punto di partenza del suo ragionamento è corretto. Bisogna spaventarli, i piccoli bastardi. Perché, come è noto, sono tre e solo tre i metodi di controllo delle masse:

1. Convincere con le buone
2. Usare la forza
3. Spaventare

Ci sarebbe anche il

4. Ipnotizzare

ma francamente lo ritengo una vaccata. Se lo immagina, far dondolare un gingillo sbarluccichino davanti agli occhi di intere masse scalmanate? Assurdo.

In ogni caso, anche i primi due sistemi sono piuttosto utopistici.

Convincere un’intera massa umana, per quanto si possa disporre di argomenti convincenti, è assolutamente impossibile. Non ci sono riusciti Gandhi, Buddha, Gesù Cristo, Maometto, Galilei, Bersani: si figuri cosa può fare lei.
C’è sempre qualcuno più originale degli altri, più strambo, più acuto, più furbo, o semplicemente più matto.

Cercare di convincere tutti, insomma, è quantisticamente impossibile. Fatica sprecata, mettiamoci il cuore in pace.

 
Minacciare è un metodo già migliore, ma ha i suoi rischi. Occorre saper impugnare la paura dalla parte del manico, ed essere sempre dal lato giusto della carabina. Mica facile.
Mica facile essere sempre più forti degli altri.

Prima o poi, salta sempre fuori uno più grosso, o più cattivo, o più disperato di te. E allora sono guai. La paura cambia padrone, le masse si svegliano, le teste rotolano.
Se posso permettermi un consiglio: alla larga, mia cara.

 
Non resta che il metodo più semplice e antico del mondo. Spaventare.
Lei sa bene che per controllare un’intera mandria bastano un cowbuttero col frustino e un paio di cani. Mentre invece una mandria tranquilla non la sposta nemmeno il claxon di mille corriere.

E quindi, eccoci a noi.
Lei per anni ha saputo mantenere il controllo dei suoi allievi con la tecnica di additare quelli virtuosi come esempio, e minacciando gli altri di default.”

Default?”

“Bocciatura, volevo dire. Oggi però sono tutti più o meno somari uguale. Per cui è inutile cercare buoni esempi. Come va di moda dire oggi, hanno tutti il rapporto debito/PIL in deficit.”

“In deficit? Il rapporto?”

“In deficit, esatto. Insufficiente. Il rapporto tra debiti (scolastici) e Promozione Immediata con Lode, o PIL.”

“Ah, quello.”

“Proprio quello. Tutti in deficit, tutti somari. Ed è proprio in casi come questi che il Ministero consiglia l’adozione del nuovo metodo didattico SPREAD.”

“Meraviglia! E in cosa consiste?”

“E’ un sistema molto avanzato, sviluppato dal Provveditorato degli Studi di Chicago. La sigla significa Se Proprio Resistono, Elargite Addebiti Differenziali“.

“Addebiti differenziali?”

“Sì, maestrina Adalgisa. Basta con i voti assoluti, piatti e monotoni. Lei battezzi il suo cocco, e dia a tutti gli altri un voto pari alla differenza tra il voto che meriterebbero e il voto del suo cocco.”

“Temo di essermi persa.”

No problem. Facciamo un esempio. Lei fa un compito in classe, e per primo corregge il compito del suo cocco. Diciamo che merita un 8. Si annota mentalmente il voto, ma non lo registra. Non serve.

A questo punto comincia a esaminare gli altri elaborati. L’alunno Tal dei Tali, mettiamo, meriterebbe un 6, ma lei non gli dà 6: gli dà 8-6=2.”

“Gli dò 2???”

“Certo. 2 è la differenza tra il suo voto e quello del cocco. E’ lo spread. Anzi, gli dia 200, che fa più scena e si fa meno confusione. L’alunno Tal dei Tai ha uno spread di 200.”

“Oh.”

“Poi corregge il compito dello scolaro Talaltro. Talaltro meriterebbe, diciamo, 5. Lei quindi gli dà 8-5=3, per cui Talaltro avrà uno spread di 300.”

“Ah.”

“Togo, no? In questo modo, tutti gli scolari potranno essere classificati in base al loro spread: più è alto, più sono somari. Più è basso, più sono bravi.”

“Uh. ”

“E con quel trucchetto di aggiungere due zeri, presto tutti smetteranno di pensare ai voti e si concentreranno su chi ha lo spread più lungo.”

“Comincio a capire. Ma cosa succede se il mio cocco, alla verifica successiva, dovesse andare peggio?”

“Nessuno potrà accorgersene, mia cara maestrina Adalgisa. Il suo cocco resta il punto di riferimento. Tutti gli altri saranno sempre giudicati in base alla differenza tra la sua performance e la loro. Non esistono più valori assoluti.”

“Ma allora lo spread nel primo quadrimestre potrebbe non c’entrare niente con quello del secondo quadrimestre. Tutto dipende da come si è comportato il mio cocco.”

“Maestrina Adalgisa, forse non ci siamo capite: il suo obiettivo è escogitare un nuovo metodo di valutazione basato sull’equità e sul profitto, o piuttosto tenere sulla corda quei piccoli delinquenti?
Mi sembrava di aver capito che fosse questo, il suo problema.”

“Sì, maestrina Christine, ha ragione. Mi chiedevo soltanto come fare per garantire che il mio cocco abbia sempre i voti migliori. Perché se qualcuno dovesse andare meglio di lui, poi ci sarebbero degli spread negativi.”

“Maestrina Adalgisa, non ho usato il termine ‘cocco’ a caso. Lei non deve scegliere il suo punto di riferimento tirando i dadi. Lei dovrà scegliere come suo cocco uno che sarà sempre il migliore. Non per merito. Per definizione.”

“Quindi… quindi lei mi sta dicendo che… non so, magari mio figlio, o…”

“Io non sto dicendo niente. Sto solo cercando di farle capire come funziona questo metodo geniale. Le assicuro che quando comincerà a far fioccare gli spread, la classe andrà in confusione. E lei potrà controllarli con un mignolo.”

 
Spread-Queen

Una pausa. Rumore di rotelle che ingranano. Poi:

“Scusi se mi permetto di insistere, maestrina Christine. Ma cosa succede se a un certo punto mio fig… il mio cocco dovesse mai avere una crisi adolescenziale, e la sua performance dovesse crollare?”

“Uffa, maestrina Adalgisa, ma non ha proprio nessuna immaginazione? In un caso del genere non dovrebbe fare altro che andare di fronte alla classe con aria seria, e comunicare l’insorgere di una grave emergenza.
A causa della gravità di questo evento eccezionale, di questa crisi, spiegherà, si rende necessario attuare una politica di austerità e rigore. I rendimenti di tutti gli allievi verranno quindi decurtati di una certa percentuale, fino alla soluzione della crisi.
Et voilà, ecco riaffiorare i suoi amati spread, ed ecco riaffiorare il panico.
Tra parentesi, al mio paese si dice “spread the panic“, non lo trova buffo?”

“Ma… e il cocco? A lui non dovrò abbassare i voti?”

“Allora non ci siamo capite. A nessuno frega niente dei voti di suo figlio. Anzi, basta con questa terminologia arcaica. Usi quella che le ho insegnato.
A nessuno frega niente del rapporto debito / PIL di suo figlio, maestrina Adalgisa.
A noi interessa lo spread.
E lo spread di suo fig… del suo cocco non si può abbassare, semplicemente perché lui ha per definizione spread zero. Fine della storia.”

 
spread-eagle

La maestrina Adalgisa fissava nel vuoto, con un’aria a metà tra la confusione più avvilente e l’estasi.
Non era certa di aver compreso completamente i consigli della saggia maestrina Christine, ma intravedeva all’orizzonte un futuro di panico e disorientamento, grazie al quale avrebbe potuto con facilità tornare a ricoprire il suo ruolo istituzionale. Con tutti gli onori.
Ogni istante che passava, la maestrina Adalgisa sembrava ringiovanire. Non dimostrava davvero più quei 150 anni che qualche maligno le attribuiva.

 
“Un’ultima domanda, maestrina Christine,” disse poi. “Supponiamo che il mio cocco decida di aiutare i suoi compagni di classe. Cosa potrebbe fare?”

“Dovrebbe pensarci bene, tanto per cominciare. In una classe in difficoltà, con gli altri studenti gravati da uno spread capriccioso e imprevedibile, lui avrebbe uno status particolare, da superstar. Al contrario, in una classe più equilibrata, con spread bassi, sarebbe solo uno dei tanti.
E, tra l’altro, ad ogni verifica, ad ogni interrogazione, ad ogni compituzzo rischierebbe di perdere la sua condizione privilegiata.”

“Una pessima idea, insomma.”

“Pessimissima. Piuttosto, se vuole un mio parere, ci sono cose più furbe che il suo cocco potrebbe fare.
Per esempio, potrebbe proporre ai suoi compagni di accollarsi parte del loro spread, in cambio di figurine di calciatori, merendine, bibite, o magari bacetti nello stanzino delle scope. In questo modo, uno che ha per esempio 600 di spread potrebbe cedere parte del suo debito formativo al cocco, e scendere a un più dignitoso 300-400.”

“Ma… questo peggiorerebbe la pagella del mio bimbo.”

“Niente affatto, benedetta ragazza. Tutto quello che lui acquista, verrebbe fatto pagare agli altri. Aumentando il loro spread.”

“Accipicchia.”

“C’è di meglio. Quando il compagno indebitato non ha più di che pagare, sarebbe costretto a cartolarizzare. Cioè a cedere al suo cocco tutte quelle cosine che la mamma gli ha comprato in cartoleria: penne, gomme, temperini…”

“Ma è geniale!”

“…e naturalmente più uno cartolarizza, meno avrà materiale per studiare e fare i compiti. Quindi il suo debito (formativo) peggiorerà sempre.
In tali condizioni, presto in quello stanzino delle scope… altro che bacetti!”

 
Spread-Ashton

Le scie delle lacrime sulle gote della maestrina Adalgisa erano ormai completamente sparite. Come avrebbe detto George Lucas, il suo volto rifulgeva di una nuova speranza.

“Wow, maestrina Christine, è davvero un’idea grandiosa. Penso proprio che questa sera a cena parlerò con il mio cocco e gli spiegherò il meccanismo di questo fantastico spread.”

“Ecco, brava, faccia così. Nella mia classe lo uso da tempo, ed è un successone.”

 


Un attimo prima di congedarsi, la maestrina Adalgisa sembrò colta da un’intuizione improvvisa.

“Ma, mi dica maestrina Christine, questa cosa dello spread non potrebbe essere usata su più vasta scala? Per esempio, c’è una tale confusione a livello internazionale. Non lo si potrebbe adoperare per gestire in modo più proficuo i rapporti tra i vari paesi?”

“Del tipo?”

“Che ne so: rafforzare i più forti, mettere all’angolo i più deboli. Costringere a dismissioni di beni pubblici, creare povertà, invertire l’entropia dei mercati. Insomma: creare panico. Per poi governare.”

La maestrina Christine le restituì un’occhiata indecifrabile.

“Ah, di questo non ho proprio idea, maestrina Adalgisa,” disse. “Non capisco niente di economia.”

 


 
Ovviamente, la finanza è una cosa seria. Ma seria seria.
Talmente seria, in effetti, da non potercisi credere.
Per maggiori dettagli, clicca qui.

 

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Discussione

14 pensieri su “Lo spread: consigli alle maestre

  1. una meraviglia. Forse ho persino capito io… ed è ben dura. Ma… non essendo titolato , come faccio a sapere se la tua SPLENDIDA metafora/allegoria/pinzimonio è realistica? Se fosse vera, mi avrebbe spiegato tutto alla perfezione… ma io proprio non so niente… che so… sei almeno ragioniere? 🙂 :-)))

    Mi piace

    Pubblicato da cavallogolooso | 8 maggio 2013, 11:40 pm
  2. Secondo me da tempo fanno così a scuola senno non ci sarebbe la profezia di Einstein avverata…

    http://www.contropiano.org/archivio-news/archivio-vignette/item/16391-profezia-apocalittica

    E geniale l’idea della metafora scolastica.

    Bravo. Molto. Come sempre.

    Mi piace

    Pubblicato da dani2005dani | 9 maggio 2013, 7:55 am
  3. L’ha ribloggato su Depresso Gioiosoe ha commentato:
    Imparate da Afterfindus cosa sia lo spread… o perché esista, secondo lui. ASSAI CONDIVISIBILE

    Mi piace

    Pubblicato da cavallogolooso | 10 maggio 2013, 5:57 pm
  4. sei fantastico

    Mi piace

    Pubblicato da elisabettapendola | 13 maggio 2013, 6:45 pm
  5. idea fantastica!! e tutto vero!!

    Mi piace

    Pubblicato da mari | 15 maggio 2013, 3:59 pm

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  1. Pingback: Lo spread: consigli alle maestre | Depresso Gioioso - 8 maggio 2013

  2. Pingback: Minchia, ciè anni | afterfindus - 9 aprile 2014

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