Mappamondo

Come ti costruisco un terrorista

Nel primo articolo di questa serie abbiamo parlato di quello che distingue il terrorismo di matrice islamica dagli innumerevoli altri tipi di terrorismo che hanno tormentato da sempre la razza umana.

Nel secondo articolo abbiamo cercato di ricostruire i motivi alla base del fondamentalismo, e per farlo ci siamo spatozzati a velocità warp una quindicina di secoli, dal Medioevo alle soglie del terzo millennio.

In questo articolo, ultimo della serie (tranquilli), completeremo il racconto.

3D islam vs west

 
Tanto per metterla giù semplice, diciamo che i popoli musulmani sono stati tutto sommato trattati in modo abbastanza beffardo dalla Storia. Tutto un su e giù, che verrebbe da pensare che tra “ottovolante” e “ottomano” un nesso ci sia, e non solo fonetico.

Lo splendore dei secoli antichi, il risveglio dell’Occidente, il fallimento degli occidentalizzatori, il flop del panarabismo, la Paperopoli del petrolio, l’instaurazione di regimi dittatoriali e corrotti, il tradimento dei dettami del Corano, il tradimento delle costituzioni nazionali, e naturalmente la beffa crudele di essere letteralmente seduti sulla più formidabile fonte di ricchezza del XX e XXI secolo, ed essere condannati a vivere nella miseria più nera. Per miliardi di persone che sopportano stringendo i denti, qualcuno che sbrocca e diventa terrorista non può sorprendere più di tanto.

 
Ma torniamo agli ultimi colpi di scena delle vicende del Medio Oriente.

Per tenere buone le persone e cercare di far digerire disuguaglianze e dittatura, i governi degli stati del Golfo si inventarono una strategia dal nostro punto di vista assolutamente impensabile: si comprarono l’intera popolazione.

Oh yes, proprio così: nel periodo d’oro dei petrodollari, i governi di Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman, Abu Dhabi, Dubai e dintorni non esigevano tasse dai loro cittadini, ma anzi soddisfacevano gratuitamente tutti i loro bisogni. Abitazione, alimenti, sanità, istruzione, trasporti, acqua, elettricità, telefoni, assistenza agli anziani: tutto garantito, tutto praticamente gratis. In Arabia Saudita, tanto per fare un esempio, oltre la metà della popolazione era tecnicamente assunta dallo Stato, e praticamente qualsiasi associazione (comprese quelle religiose, in modo da tenerle buone) riceveva sussidi assai generosi. L’assistenza statale, citando gli U2, andava “from the cradle to the grave” [dalla culla alla tomba]. In cambio, naturalmente, di zero opposizione, e pronta e salda lealtà allo Stato.

 
Ma nella metà degli anni ’80 il prezzo del petrolio subì un crollo. Fu uno di quelli scherzetti a cui il mercato ormai ci ha abituati, anche se in questo caso una bella botta gliela diedero la Russia e altri paesi non OPEC, che cominciarono a inondare il mondo di greggio a basso costo. Le entrate complessive dei paesi dell’OPEC crollarono dai 484 miliardi di dollari del 1980 agli 83 miliardi del 1986. Fine della pacchia.

Per sopravvivere, i governi del Golfo dovettero metter mano alla folle spesa pubblica, tagliando alla disperata. Il risultato fu la povertà assoluta, e improvvisa, per una quantità inconcepibile di persone – dall’oggi al domani senza più casa, lavoro, e alcun tipo di assistenza. La battuta del giorno era: “Mio padre viaggiava a dorso di cammello, io in automobile, mio figlio su un jet privato… e suo figlio tornerà al cammello”, ma non faceva ridere nessuno.

 
L’intera regione si risvegliò sull’orlo del baratro: regimi dispotici, crisi economica, disuguaglianze pazzesche, disoccupazione alle stelle, povertà in costante aumento, e pressione demografica fuori controllo. Come si è detto, moschee e madrase [scuole islamiche] erano spesso l’unico luogo in cui gli individui potevano incontrarsi liberamente ed esprimere opinioni, ed è quindi ovvio che gran parte della rabbia e della disperazione, soprattutto tra i giovani, si esprimesse mediante la partecipazione a manifestazioni ed eventi di carattere religioso. Per i reclutatori delle sette islamiche miltanti, una possibilità di far shopping fin troppo facile.

Dall’altra parte, ancora una volta i governi non seppero offrire alternative. Forse perché alle corde sul piano economico, forse perché troppo rimbecilliti dai bagni caldi nelle jacuzzi, o forse perché semplicemente incapaci di offrire visioni politiche alternative per il futuro. Sia come sia, non fecero altro che cercare di mantenere lo status quo, e lasciar correre.

burn you that burn io

 
E allora adesso proviamo a infilarci nei panni di un giovane musulmano.

Prima ti fanno abbandonare la tua vita e la tua famiglia perché devi andare nelle città, con la promessa di prender parte a un rinascimento economico senza eguali.

Poi ti mandano a studiare in Occidente, ma dicendoti di non lasciarti tentare dal demone capitalista.

Torni a casa, e scopri all’improvviso che abbiamo scherzato, di lavoro non ce n’è.

E mentre tu devi osservare i rigidi precetti della tradizione, i tuoi governanti se la spassano in ville mozzafiato, tra pollastre astronomiche e gadget tecnologici che tu non ti puoi permettere neanche di sognare.

Poi, un bel giorno, ti dicono che sfortunatamente non è più possibile pagarti l’assegno di disoccupazione, e anzi non è più possibile erogarti nessuno di quei servizi che, fin dalla nascita, avevi considerato un tuo diritto.

Vuoi protestare? Non puoi, perché nel frattempo la terra dei tuoi avi è diventata una dittatura.

Dici “pazienza”, e provi comunque a inventarti un lavoro? Auguri. C’è una nuova moda in giro. Si chiama “corruzione”, e significa che sei vuoi far soldi devi averne già parecchi, per ungere le ruote di una burocrazia fantasmagorica.

Allora ti verrebbe da incavolarti un po’, vero? Purtroppo non puoi votare, non puoi manifestare il tuo dissenso, non puoi andare via, e non puoi nemmeno sperare di risalire (almeno un po’) la scala sociale.

E non sperare nella solidarietà internazionale. Ai grandi leader internazionali di te non importa un fico secco. A loro interessa che i tuoi capi continuino a vendergli il petrolio, e quando passano dalle tue parti vengono ospitati nelle loro ville lussuose, non a casa tua.

E poi, per qualche motivo, le opinioni pubbliche occidentali sono pronte a stracciarsi le vesti e a scendere in piazza per una varietà di giuste cause, ma curiosamente non per la tua.

C’è di che sentirsi leggermente frustrati, non è vero?

 
In tutto questo bailamme, solo ai fondamentalisti sembra importare qualcosa di te. Parlano della tua condizione, e sembrano prendersi a cuore i tuoi problemi. Allora tu li vai a sentire. E loro ti leggono il Corano, e ti parlano di una società giusta, equa e solidale. Cavoli ragazzi, questo sì che è un bel messaggio.

 
Fino a che, un bel giorno, non ti capita di sentir parlare la rockstar delle rockstar: nientemento che il leggendario Osama bin Laden in persona. Uno che, come San Francesco, ha rinunciato alle sue immense ricchezze per vivere una vita di jihad [guerra santa] contro i tuoi governanti corrotti. Uno che, come Che Guevara, vive alla macchia e difende gli oppressi. Uno che, come Zorro, si sposta a cavallo, si fa beffe dei potenti e ripara le ingistizie. Uno che, come Rambo, colleziona trionfi militari che restituiscono la speranza di una vittoria finale sui prepotenti stranieri che hanno creato tutti i problemi del mondo.

Un grande riformatore, il bin, uno che non ha paura di scontrarsi tanto con gli ipocriti in casa propria quanto con gli infedeli nel resto del mondo, pur di far prevalere la vera fede. Una figura maledettamente affascinante.

 
Osama bin Laden, bisogna ammetterlo, era un comunicatore geniale. Quando, durante la prima guerra del Golfo, il governo saudita permise alle truppe americane e occidentali di far base sul proprio territorio, bin Laden tuonò che “Aprendo la penisola araba ai crociati, il regime ha disobbedito a Dio e ha agito in contrasto con quello che hanno stabilito i suoi profeti.” Così dicendo, il bin legò indissolubilmente nell’immaginario collettivo la corrotta monarchia saudita alle odiose macchinazioni dell’America e delle altre potenze occidentali, spaccando di fatto in due la società araba: riccastri infedeli, corrotti e amici degli americani da una parte, e bravi musulmani, gente onesta, poveri e incazzati con me.

 
Noi occidentali non abbiamo fatto un gran che per smentire questa visione. L’atteggiamento di Stati Uniti & Alleati è sempre stato improntato al timore che permettendo il fiorire della democrazia nella regione del Golfo possano verificarsi vittorie massicce dei partiti oltranzisti. La nostra politica estera tira quindi ad appoggiare i regimi dittatoriali, perché tutto sommato consideriamo preferibile la calma relativa all’instabilità. La storia recente della “primavera araba” ne è un esempio perfetto.

E poi, non dimentichiamolo, è notoriamente più facile fare affari con dittatori (che decidono tutto da soli) piuttosto che con rognosi parlamenti democratici. Meglio doverne corrompere uno che mille.

 
“Per i giovani musulmani, poveri e in balìa di un mondo che sembra indifferente al loro destino, il messaggio del fondamentalismo, nella sua semplicità, suona veritiero. Scegliere la strada dell’Islam e partecipare a una jihad per cambiare il destino dell’uomo significa seguire le orme di Maometto e avere un ruolo nella redenzione del mondo. Un’idea elettrizzante. Abbracciando la causa fondamentalista, le nuove generazioni pensano di guadagnarsi l’accesso a un mondo in cui la loro dignità personale è ripristinata, la vita torna ad avere un significato e la posta in palio è la salvezza dell’anima. In un momento così pieno di incertezze, il fondamentalismo offre un contatto con la tradizione che diminuisce perplessità e confusione,” dice Rifkin.
L’Occidente, invece, offre solo calci nel coccige. Dico io.

 
Ma ora il problema non è più solo di questo oceano di diseredati.

Perché nei prossimi anni si arriverà al picco mondiale del petrolio. Il picco è il momento in cui verrà pompato fuori dal sottosuolo quel fatidico barile che rappresenta la metà esatta di tutto il petrolio disponibile a livello mondiale. Quel barile, cioè, che sommato a tutti quelli estratti negli anni precedenti uguaglierà il totale del petrolio ancora da estrarre. Il picco, insomma, rappresenta il momento in cui metà del petrolio che la Terra poteva regalarci se ne sarà andata.

Da quel giorno, ovviamente, la produzione globale di greggio non potrà che diminuire. E il prezzo del petrolio, salire. Continuamente, inesorabilmente, e catastroficamente.

I geologi stanno ancora litigando su quando arriverà il picco. Gli ottimisti dicono il 2030, i pessimisti il 2015. Qualcuno dice addirittura che il picco c’è già stato, intorno al 2010, e anche se non ce lo dicono ogni giorno viene prodotto qualche migliaio di barili in meno. Quello su cui sono invece tutti concordi è il fatto che, al momento del picco, la quasi totalità del petrolio rimasto sarà, guarda un po’, quello mediorientale. E quindi il mondo arabo avrà di nuovo il pallino in mano.

 
In quel momento sarà interessante vedere chi comanda, laggiù: i magnati puttanieri amici dell’Occidente, o qualcuno di quei milioni di fondamentalisti incavolati e pieni di astio verso di noi?
Chi deciderà come usare l’oro nero rimasto? Docili sceicchi pronti a pompare fuori gli ultimi barili per permetterci di mantenere il nostro stile di vita, o irriducibili guerrieri di Allah, che ci considerano la causa di tutti i loro mali?

 
Forse non è così astuto abbandonare le nuove generazioni musulmane al loro destino.

Forse non è una mossa vincente bollare tutti come “terroristi”, e far finta che con qualche bomba sganciata qua e là e delle patetiche perquisizioni ai gate degli scali aerei si possa risolvere il problema.Forse converrebbe cominciare a ragionare in modo un po’ più globale. Umma o non umma, siamo tutti, più che mai, sulla stessa barca.
E il carburante sta finendo.

In attesa del picco, e di quello che seguirà, non portate liquidi in aeroporto, compratevi molte pile, e una bicicletta.

 

Ispirato da Jeremy Rifkin, “Economia all’idrogeno”, 2002.

Fonti delle immagini: Afterfindus per il ping pong (che è diverso da quello del primo articolo: questo è 3D), e Associated Press + BDNews24.com + Reuters + anonimo internettiano per il collage “Brucia tu che brucio anch’io”.

 

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Discussione

13 pensieri su “Come ti costruisco un terrorista

  1. Ciao, il saggio di Rifkin me lo sono letto anche io.
    Più che altro per la questione energetica, delle reti e della distribuzione delle risorse (è un libro multitasking ci trovi tutto quello che vuoi, anche la ricetta della torta di mele).
    Scherzo, è un libro eccellente, un po’ troppo filo prodiano (Rifkin era un suo consulente ai tempi europei), molto amante dell’Europa come PENSIERO.

    Un pensiero che piacerebbe a tutti se mai si fosse deciso di incarnarsi nel reale.
    Inclusiva, democratica e laica, una Europa moderna e intelligente, fatta di reti e di hub, materiale e immateriale.
    Insomma una eccellente analisi, ma risposte inconsistenti.

    Il picco di hubbard c’è già stato.
    Ovvero ci sono molti report delle grandi multinazionali del fossile che se lo sono detto già nel 2005.
    Ho scritto un post che si chiama LE COMPAGNIE PETROLIFERE.

    Lo trovi qui
    http://blog-condiviso.blogspot.it/2011/09/le-compagnie-petrolifere.html

    Il picco insomma c’è stato, o meglio siamo sul famoso PLATEAU…poi c’è il CLIFF… aiuto…
    Ma è il picco del PETROLIO FACILE.
    Se 150 anni fa per estrarre un barile di petrolio te ne serviva uno, adesso siamo 1 a 5/7/10.
    un bel casino.
    DIFFICILE, OCCORRE SPRECARE TANTA ACQUA POTABILE E INQUINARE E IL MONDO E PROVOCARE PICCOLI SISMA PER L’HYDRAULIC FRACTURING…
    Insomma un casino di fatica…oppure andiamo nell’ARTICO, il nostro termostato planetario e vediamo di scavare buchi nel ghiaccio che si scioglie rischiando disastri inimmaginabili a livello ecosistemico….
    Tanto, l’importante è avere l’aifon.
    AH, en passant, molti pensavano che IL PROBLEMA sarebbe stato appunto il PICCO DEL PETROLIO.

    NO NO NONONONONO….

    I FOSSILI EMETTONO I MEFITICI GAS SERRA CHE PROVOCANO L’EFFETTO SERRA, che provoca i cambiamenti climatici, tipo si rompe il termostato dell’ARTICO e farà sempre più caldo…

    IL PROBLEMA E’ L’EFFETTO SERRA
    IL PROBLEMA è IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

    Stiamo consumando (noi riccastri ovvero 2/7 dei 7 miliardi di umanoidi della Terra) risorse non rinnovabili (ARIA SUOLO ACQUA) e le stiamo fregando non solo ai 5/7 povericristi che vivono con mezza patata ammuffita e un bicchierino da grappa di kerosene, ma anche alle future generazioni.

    Cosa vuoi che sia il picco del petrolio…a breve avremo aria inquinata, poca acqua e poco cibo…e chi se ne frega dall’auto…andrò in bicicletta…

    Scusa la fretta ma devo scappare….

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    Pubblicato da dani2005dani | 20 dicembre 2012, 4:25 pm
    • Mi è piaciuto moltissimo il tuo post, e soprattutto i commenti. E te ne ho lasciato uno anch’io che, mi rendevo conto mentre lo scrivevo, esprime con sconcertante chiarezza quello che non mi ero mi accorto di pensare, ma che in effetti penso, eccome. In fondo, è il motivo per cui non perdo il buonumore e la gioia di vivere, anche se il barcone è inclinato e la terza classe è già invasa dall’acqua.

      Anch’io finora ho citato Rifkin per questioni energetiche, specie la smart grid, e in futuro penso di parlare anche degli altri suoi lavori. Ma la sua visione della questione islamica mi ha colpito: è lucida, chiara, sintetica. Non è facile trovare qualcuno che ti parli in modo così analitico di una faccenda che scalda tanto gli animi. A quanto pare non c’è in giro molta gente capace di parlare di Islam (ma anche di altre importanti questioni tipo Israele vs. Palestina, destra vs. sinistra, o Inter vs. Juventus) senza essere ferocemente partigiana di una fazione o dell’altra. Quindi, grazie Jeremy.

       
      Piuttosto, leggendo il libro mi ha lasciato particolarmente di sale quel particolare che citi anche tu: il buon Rifkin racconta di essere stato consulente di Romano Prodi nel 2002, quando questi era Presidente della Commissione Europea.

      Ci sono rimasto perché, fino ad allora, vivevo nell’illusione che i politici fossero semplicemente degli avidi ignorantoni, e che prima o poi avrebbero capito l’importanza di certi argomenti, e l’urgenza di certe decisioni.
      E invece, pensa te, hanno a disposizione come consulenti personali gente del calibro di Rifkin, e nonostante questo si permettono di prendere le loro indicazioni, farci su un bel sospirone, piegarle e infilarle sotto alla gamba corta del tavolo.

      Ecco, questo mi sconvolge. Se esiste una speranza, non è lì. Forse, è dove ti ho scritto.

       
      Un ultimo commento. E’ vero, la definizione di picco del petrolio che ho dato è un po’ vaga. C’è il petrolio facilmente accessibile (quello più o meno usato finora) e ce n’è dell’altro, ricavabile da sabbie bituminose, scisti e giacimenti a profondità imbarazzanti. Questo tipo di petrolio, sfortunatamente, non è lì che aspetta di essere trivellato fuori. Bisogna tirar su tonnellate di sedimenti, strizzarle, sgocciolarle, purificarle… un macello. Alla fine il petrolio esce, ma costa più che pagare David Beckam per venire a casa tua a pedalare su una cyclette collegata al generatore condominale. O pagare Uma Thurman perché ti accompagni a far shopping portandoti in braccio.

      A meno che, naturalmente, qualche cervellone non inventi (e alla svelta) un motore a Dom Perignon.
      Fai il pieno, metti in moto… e cin cin!

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      Pubblicato da Niarb | 22 dicembre 2012, 12:42 pm
      • Ciao. Ti ho risposto, ma più che una speranza sembra l’unica strada e non mi piace molto…Un Mondo popolato da gente sen’anima e senz’animo è un Mondo in picchiata verso la fine…perchè le cose su un Pianeta FINITO…finiscono inesorabilmente soprattutto se qualcuno ha troppo e qualcun’altro TROPPO POCO…

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        Pubblicato da dani2005dani | 26 dicembre 2012, 1:04 pm
  2. Non ho capito il senso dell’articolo. Allora hanno ragione bin Laden e i terroristi? Visto che secondo lei è colpa nostra se sono poveri e schiavi, fanno bene a metterci le bombe??

    Non crede che questo sia quel tipo di qualunquismo che porta a giustificare tutto e tutti? Ci sono, come dice lei, miliardi di musulmani. Quelli che mettono le bombe sono terroristi e vanno combattuti. Non per la loro fede, è chiaro, ma per le loro azioni. E questo vale per tutti i terroristi e i crimiali del mondo. Gli altri, che preghino pure chi gli pare.

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    Pubblicato da Luca | 21 dicembre 2012, 9:25 pm
    • Buongiorno Luca. No, non ho mai detto che i terroristi islamici facciano bene a fare quello che fanno – anzi, ero convinto di aver detto esattamente il contrario.

      Il motivo per cui ho voluto parlare di questo argomento è un altro. Sono profondamente convinto che sia necessario conoscere le cose, prima di commentarle, o di illudersi di poterle risolvere.
      Altrimenti poi vengono fuori le idiozie tipo che è il Corano che prescrive la jihad, che “musulmano uguale terrorista”, che di quelli con la pelle olivastra non ci si potrà mai fidare, e simili.
      Paura, violenza e ignoranza sono, secondo me, tre facce dello stesso mostro.

      Il terrorismo mediorientale, come immagino nel 2012 (quasi 2013) avremo capito tutti, non si risolverà mai e poi mai con una guerra tradizionale – aerei, carri armati, e pim pum pam. Non ci credevano neanche i Bush e la loro cricca, ma ovviamente a loro faceva comodo mascherare con questa panzana la loro strategia geopolitica. La “guerra al terrore” e “l’asse del male” sono baggianate buone per eccitare solo le menti dei più semplici, e in effetti sembrano prese di peso da una favola dei fratelli Grimm. E sulle perquisizioni in aeroporto… andiamo, siamo gente adulta.

      C’è un motivo dietro all’odio di certa parte del mondo islamico verso l’Occidente. Se vogliamo evitare che questo sentimento diventi quello predominante da parte di TUTTA la popolazione di quei paesi, o anche solo di una maggioranza, dobbiamo capirle da dove viene, e decidere come metterci una pezza. Se lei ha la polmonite e quindi la febbre a 40, credo abbia ben chiaro che la febbre debba essere abbassata, certamente, ma non basterà questo a curare i suoi bronchi.

       
      I miei tre articoli non hanno la pretesa di spiegare tutto, o di essere perfetti. Come tutto quello che trova su questo sito, servono semplicemente a innescare un dibattito. Perché la questione dei rapporti con il resto del mondo è seria, urgente, e potenzialmente catastrofica. E di certo non si risolverà con metodi di polizia.
      Con buona pace dei RIS di Parma, che saluto. 😉

      Continui a seguirci, Luca. Qui non troverà risposte pronte all’uso. Solo dubbi, da consumare in compagnia.

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      Pubblicato da Niarb | 22 dicembre 2012, 1:03 pm
  3. Posso consigliare un libro, che parla anche di questa tematica? E’ “Palazzo yacubian”, un romanzo di uno scrittore egiziano che si chiama Al Aswani se non sbaglio.
    E’ davvero bello. Parla di storie intrecciate di persone che abitano uno storico palazzo nel centro del Cairo. La tipologia dei condomini è legata al piano in cui abitano, per esempio sul tetto assolato ci sono appartamentini miseri abitati da poveracci; al piano nobile, mi sembra, c’è un anziano nostalgico del vecchio Egitto dei re, etc. Interagiscono e, a parte gli intrecci sentimentali etc., mostrano interessanti dinamiche sociali.
    Tra questi personaggi c’è anche il giovane figlio del portinaio che…. ma non voglio rovinare la sorpresa di chi vorrà leggere il romanzo.
    E non è vero, Niarb, che prendo la percentuale dall’editore ! 🙂

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    Pubblicato da elisabetta | 24 dicembre 2012, 12:49 am
    • Fantastico! Suona interessantissimo!
      Grazie davvero per questa dritta. E per non aver rivelato il finale…

      Comunque, cara Elisabetta, se dovessi mai trovare un editore che ti passa una percentuale per le recensioni, fai un fischio: mi sa che da queste parti siamo in diversi pronti ad approfittarne!
      (Guadagnare leggendo: un vecchio sogno. Da piccolo volevo fare l’edicolante, pensa te…) 🙂

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      Pubblicato da Niarb | 25 dicembre 2012, 11:47 pm
  4. Perfettamente scritto e correttamente documentato. Il genio Niarb non si smentisce. Congratulationi e che il Profeta ti sia vicino. Per le vergini, ne parleremo dopo (o’ le vuoi subito?).

    Questo detto e senza alcuna velleità polemica bisonga ammettere che, pur con percorsi storici differenti, la situazione dei giovani occidentali é sostanzialmente identica: hanno abbandonato l’avita magione, si sono fatti ‘nu mazzo tanto a studiare, non trovano lavoro neppure come netturbini e un ministro cretino li tratta pure da mammoni !

    Parafrasando il sommo Niarb, potrebbero dire: “i nostri nonni sono andati in pensione con un milione, i nostri padri con mille euro e noi moriremo di fame prima di arrivarci”.

    A questo punto, seguendo il tuo ragionamento, potrebbero incominciare a far saltare gli aerei dei vigliacconi che non mollano il petrolio. Te lo vedi il putiferio negli aeroporti? Tenuto conto del “gap” tecnologico, altro che la cintura, ci fanno togliere anche l’elastico delle mutande e le otturazioni dei molari.

    Quindi la questione é: perché se lui si sente frustrato può far saltare il mio aereo ed io, altrettanto frustrato, invece di dinamitare il suo cerco di giustificarlo ?

    Non sarà mai che lui ‘deve’ farlo, mentre io non posso?

    Un piccolo aneddoto che ciascuno interpreterà come meglio crede.

    Inizio anni novanta, siccome a Riyadh, capitale dell’Arabia Saudita non esistono cinema, ristoranti ed altri loughi di ritrovo (*), durante il w.e. si prende il gippone e ci si fà un barbecue nel deserto, passando il pomeriggio a cercare cocomeri. Siccome di cocomeri non se ne trovano, i più si accontantano delle ‘rose del deserto’ o’ di una puntura di scorpione.
    Passando un giorno sulla superstrada che conduce a Dhahran, potemmo ammirare une magnifica griglia metallica che: costeggiando il lato destro della carreggiata per circa dieci kilometri, si perdeva all’orizzonte del deserto. Curioso come sempre, interpellai il mio autista “Senti un po’ Jussuf, cosa c’é di tanto importante lì dentro, una base militare?- No, sahib Viman, di più. – Quanto di più? – Molto, sassi. – Spiegati, non capisco, come sassi? – Emiro molto furbo detto: stranieri raccogliere sassi, non dire noi perché. – D’accordo Jussuf, ma son sempre sassi, al massimo rose del deserto, ne avete a tonnellate.- Emiro detto stranieri fregati noi con petrolio, una volta. Sassi non sapere, buoni per sahib buoni per noi !”

    Surreale? Nò, andate a verificare sul posto.

    (*) A Riyadh non ci sono fognature. L’emiro si pulisce le chiappe con biglietti da 1000 $, ma la cacca la portano via gli schiavi in un sacchetto del supermercato. Colpa nostra ?

    Date retta a mé, sono messi male.

    Grazie per l’ospitalità e che il Profeta abbia cura di voi.

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    Pubblicato da viman | 28 luglio 2013, 9:01 am
    • La storia dei depositi di sassi è talmente bella che, se anche dovesse risultare una leggenda metropolitana (o metrobeduina che dir si voglia), epistemologicamente parlando la assumo come vera. Come tale, entrerà a pieno titolo nella mia personale antologia degli aneddoti con cui stupire le masse e risolvere le serate fiappe. Grazie Viman!

      Tra l’altro, assomiglia un po’ a quella storia per cui se a Mosca o nella Jugoslavia degli anni ’80 ci si metteva in due-tre a far la coda davanti a una vetrina qualunque, in pochi minuti si sarebbe creata una coda pazzesca di gente bramosa di acquistare, pur non sapendo esattamente cosa.

      Per quanto riguarda la frase “i nostri nonni sono andati in pensione con un milione, i nostri padri con mille euro e noi moriremo di fame prima di arrivarci” temo purtroppo sia proprio così, caro Viman.

      Ma come non giustifico quelli in Medio Oriente che si fanno saltare in aria perché presi in giro dalla Storia, non giustificherò quelli qui da noi che incendieranno automobili e rovesceranno cassonetti quando si accorgeranno, per l’appunto, che anche il loro futuro – come il petrolio – è stato pompato via, prosciugato, sprecato, e svenduto a pochi eletti. E tutto a norma di legge.

      Non mi interessa capire cosa motiva i terroristi per avere un motivo per giustificarli.
      Mi interessa capire dove hanno sbagliato gli altri (vedi ad esempio gli articoli sull’isola di Pasqua) per far tesoro della loro esperienza ed evitare, se possibile, di commettere gli stessi errori.

      Anche se, devo ammettere, nella trionfalmente miope Italia di inizio XXI secolo, immaginare un’analisi del genere a livello pubblico è più fantascientifico di un’invasione di ciambelle balbuzienti da una galassia a forma di benna sbucciaolive, dotate di raggio della morte e di un pessimo senso dell’umorismo.

      Chi non conosce (e non capisce) la Storia, diceva l’uomo del Similaun, è condannato a ripeterla.
      Per cui, ci rivediamo a settembre.

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      Pubblicato da Niarb | 3 settembre 2013, 11:08 pm
  5. Perdirindindina, ce n’é voluta per scongelare la tastiera !
    Ma che cavolo di scherzi sono? Dopo una settimana, mi viene l’angoscia.

    Grande niarb, ti giuro, la storia dei sassi nel deserto é vera. Ho visto con i miei occhi la pazzesca struttura. Purtroppo, in Arabia, le foto erano (e sono ancora) proibite, pena il taglio della mano e magari una notte con l’emiro locale, quindi: o’ credere sulla parola, oppure andare sul posto.

    Io non giustifico: terrorismo, tortura e violenza gratuita, quali che siano le motivazioni. Troppo facile. Trovi sempre qualcuno che per: convenienza, timore o’ ignoranza ti darà ragione. Comunque se é la tua opinione.

    Per chi vuole conoscere la Storia, consiglierei buone enciclopedie e carta stampata, il web (si scrive così ?) é troppo volatile.

    Come “ci rivediamo a settembre”? Siamo in settembre ! ….O’ no….?

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    Pubblicato da viman | 4 settembre 2013, 1:38 pm
    • Lo so.
      Per chi non si è mai cimentato nel cronoblogging, non è facile capire.
      Io macino articoli con un livello di produttività che metterebbe in imbarazzo una linea di montaggio giapponese. Rispondo ai commenti così velocemente da non lasciar tempo al vostro tasto “Invia” di raffreddarsi.
      Il problema è sincronizzarsi con i vostri server, lontani così tanti secoli.

      Metti questa risposta, ad esempio. Sul mio iGloo il tuo commento è appena comparso. Ora rispondo, premo “pubblica”, e a te magari apparirà con una data assurda, tipo (dico per assurdo) un mese dopo il tuo messaggio originale.
      A un occhio poco esperto potrebbe apparire come un mio vergognoso ritardo, e invece è colpa di una cronotecnologia ancora troppo piena di bug.

      Come si dice in questi casi, speriamo che con i prossimi aggiornamenti risolvano il problema…

      (P.S.: Per completezza, “ci rivediamo a settembre” non aveva valenza di appuntamento. Trattasi di antichissima espressione gergale – perdonami, sono archeologo – che si usava ai tempi in cui a settembre si svolgevano gli esami di riparazione. E visto che a chi non conosce la Storia tocca ripeterla…)

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      Pubblicato da Niarb | 3 ottobre 2013, 3:01 pm
  6. L’é minga vera, appena scritto e già ce l’ho sotto il naso, ancora caldo caldo. Misteri del web.!
    Quella del settembre non la sapevo, ai miei tempi chi perdeva l’anno veniva crocefisso nel cortile del collegio.

    Mi piace

    Pubblicato da viman | 3 ottobre 2013, 6:03 pm

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