Mappamondo

Ma sul terrorismo islamico abbiamo davvero le idee chiare?

Per noi archeologi, i misteri del lontano XXI secolo sono ancora tanti.
Ad esempio, studiando la storia di quegli anni, è impossibile non imbattersi nel fenomeno del fondamentalismo islamico.

Il XXI secolo, lo sappiamo, di fondamentalismi ne ha visti parecchi: quello cattolico, quello liberista, quello democratico, quello petrolifero, quello bancario, quello europeista, quello antitabacco, quello anticanna, addirittura le mamme antirock.

 
Eppure, da quando il famoso intrattenitore Giorgetto Evviva il Cespuglio dichiarò draconianamente che il mondo è diviso in buoni da una parte e musulmani dall’altra, la faccenda del fondamentalismo di matrice islamica non si può più prendere sottogamba.

islam vs west
 
Naturalmente, il terrorismo non è nato con Al Qaeda. Anzi, probabilmente è sempre esistito: difficile immaginare un’epoca storica in cui non ci fosse qualcuno pronto a imporre le proprie idee con la violenza, anche a costo di bagni di sangue e di vittime innocenti.

E poi, non dimentichiamolo, chi è “terrorista” per qualcuno, di solito è “eroe” per qualcun altro. E visto che non esiste popolo che non abbia i suoi eroi, pacchi di eroi, ecco allora che il fenomeno non può sorprendere più di tanto.

 
In ogni caso, tra tutti i terrorismi, quello di matrice islamica ha effettivamente una caratteristica peculiare.

Fateci caso: i terroristi classici sono in genere individui piuttosto vigliacchi, che tirano a commettere le loro nefandezze in modo da riportare sempre a casa la pellaccia. Difficile trovare sotto le macerie di una stazione, un treno, una banca o un supermercato, brandelli dei responsabili. Terrore sì, purché non sia il mio.

I cosiddetti jihadisti, invece, non si mettono questo tipo di problemi. Sempre più spesso, infatti, sono dei kamikaze: gente che non ci pensa due volte a immolare la vita in nome della propria missione.

E questo, permettetemi di dirlo, fa un bel cavolo di differenza.

 
 
Is LamCapire le ragioni che stanno dietro al fondamentalismo islamico non è una semplice questione di curiosità. Volenti o nolenti, di terrorismo ne sentiremo parlare ancora per un pezzo. E se non capiamo da dove viene, se non riusciamo a comprendere cosa anima queste persone, difficilmente potremo mai metterci una pezza.

(In caso intendeste candidarvi alla presidenza degli Stati Uniti vi dò una dritta: bombardare l’Afghanistan non serve.)

Ma è indispensabile ficcarsi bene in testa che tra Islam e terrorismo c’è la stessa distanza che c’è tra Cattolicesimo e Inquisizione. Se siete cattolici e vi disturba l’idea di infilare arnesi di ferro rovente nelle viscere di monacelli indifesi, allora potete rilassarvi quando sale sul vostro stesso autobus qualcuno con tratti mediorientali.

 

Beh, allora, qualche idea?

Dite che è una questione di lavaggio del cervello? Indottrinamento sistematico, spersonalizzazione orwelliana, condizionamento a martello fin dalla più tenera età? Ma per favore. Preti, politici ed esperti di marketing hanno cercato per secoli di plagiare anche noi, con risultati evidentemente ben più scarsi. Saranno anche riusciti a farci mettere in fila per comprare l’ultimo Aifon o una felpona Ah,Beh,Crombi, non dico di no, o magari per andare ad ascoltare una volta ogni tanto qualcuno che blatera da un balcone. Ma non molto di più. Dì che a qualcuno venga in mente di chiederci di rinunciare a qualcosa, e poi ridiamo.

 
Forse allora che i musulmani siano motivati dalla promessa di ricompense particolarmente mirabolanti? Neanche questo regge. A noi occidentali, in cambio del rispetto di una decina di regolette, ci promettono niente meno che la beatitudine eterna. Ohè: la beatitudine eterna, mica una friggitrice. Eppure, a quanto pare, anche un incentivo del genere non basta: di fronte a qualche soldo, o a un bel paio di chiappe, tanti saluti alle regolette. Va bene l’altro mondo, ma non dimentichiamo che, intanto, dobbiamo vivere in questo.

 
E poi la faccenda delle settantasette vergini, onestamente, non mi ha mai convinto.

Voi vi fareste ammazzare per settantasette vergini? Io no. Neanche per settantotto. Per almeno due ordini di motivi.

Innanzitutto, “vergine” non significa assolutamente “bella gnocca”. Metti che mi faccio saltar per aria, e poi mi trovo intrappolato per l’eternità in un harem con settantasette cozze, magari sosia della Sora Lella. Non se ne parla proprio.

E poi, parafrasando Daniele Luttazzi: con un’eternità di fronte, dopo un po’ uno si stufa delle vergini, e comincia a desiderare una professionista.

 
La storia delle settantasette vergini mi puzza tanto di una di quelle frescacce che si mettono in giro per far fare la figura dei polli agli avversari. Propaganda di serie C.

E invece il fatto che là fuori ci sia una miliardata di persone virtualmente pronte a sacrificare la propria vita pur di recar danno a noialtri dovrebbe innescare una riflessione molto più seria. Buttare tutta la faccenda in vacca parlando di “asse del male”, “guerra al terrore” e “giustizia imperitura” è uno spreco di tempo. Questo è il mondo reale, gente, mica “Il Signore degli Anelli”.

 
Dunque: queste ipotesi non reggono. Ma voi avete per caso qualche idea migliore?

Io, lo ammetto, brancolavo nel buio. Sono dovuto andare a informarmi da uno che ne sa a pacchi.
Cosa ho scoperto, ve lo racconto qua.

 

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Discussione

6 pensieri su “Ma sul terrorismo islamico abbiamo davvero le idee chiare?

  1. Ciao Niarb! Sull’argomento, proprio per capire di più, lessi tempo fa un libro dal titolo esplicito “Perché ci odiano”. In questo momento non mi ricordo l’autore, un giornalista inglese o americano, e il libro dev’essere sepolto da qualche parte. Devo prendere una ruspa e spalare un po’ in giro per casa per ritrovarlo. Comunque qualche idea te la dava…

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    Pubblicato da elisabetta | 14 dicembre 2012, 1:19 am
    • Ciao Elisabetta! Ho sentito parlare di quel libro, ma (incredibile dictu) non ce l’ho. Neanche nella pila di quelli ancora da leggere. E quest’anno è troppo tardi per aggiungerlo alla lista di Natale, che tra l’altro ha già raggiunto la lunghezza di una pista da fondo austriaca. Quindi bisogna che troviamo una ruspa per darti una mano… 🙂
      Quindi, se ti torna in mente qualcosa, anche di frammentario e confuso, fatti avanti.
      Anzi, più frammentario e confuso è, più sarai in linea con lo stile afterfindusiano!
      Distinti caterpillar a te e famiglia. 😉

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      Pubblicato da Niarb | 14 dicembre 2012, 6:51 pm
      • Dunque, trovata la ruspa e iniziato a spalare qualche strato di libri. Sono sulle tracce di quello cercato. Mi è venuto in mente comunque l’autore: Barnard e anche l’assunto fondamentale. Parte dalla constatazione che la storia la fanno i vincitori, l’opinione pubblica la formano i padroni dell’informazione ossia sempre i vincitori.
        Ed ancora: per essere appunto i vincitori le grandi potenze, occidentali e non, non hanno esitato ad usare sistemi terroristici su larga scala, non solo al tempo del colonialismo classico ma anche in tempi recenti. Si pensi alla ‘politica’ (eufemismo) statunitense degli anni ’60, ’70 e oltre del Novecento nell’America centromeridionale. Nel libro tra l’altro sono documentati, ricordo, stermini di centinaia e centinaia di contadini da parte di sicari armati ed inviati dagli USA.
        Però questo terrorismo viene occultato o, se trapela da fonti di controinformazione, minimizzato. Invece gli atti di terrorismo, più artigianali anche se pur sempre sanguinosi, che negli ultimi tempi sono stati fatti da esponenti di popoli ormai imbestialiti contro il predominio dei Paesi ricchi, vengono amplificati, ci si costruiscono intorno campagne di opinione e si utilizzano come alibi per guerre esse stesse terroristiche, anche se combattute in prevalenza da militari di professione (non mancano comunque anche mercenari) per rimetterli in riga ma con il dire che si va a portare democrazia e simili.
        Mi sembra che questa alla fine fosse la tesi portante del libro.
        Mi colpì la quantità di documentazione e la sorpresa che di tante cose non avevo mai sentito dir niente né al telegiornale o sui giornali.

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        Pubblicato da elisabetta | 16 dicembre 2012, 11:55 pm
        • Grandissima Elisabetta! Questo sì che si chiama scavare.
          …è esattamente così: leggiamo e sentiamo milioni di cose interessantissime, e poi se non le fissiamo in qualche modo, se non le condividiamo con altri, finiamo per dimenticarle, travolti dal bombardamento di cavolate che ci sparano addosso quotidianamente i media.
          E invece, anche se non abbiamo in animo di cambiare il mondo, è giusto ricordare. E’ fondamentale.
          Poi magari qualcuno ti dice che quel testo o quella fonte non sono affidabili. Ma va bene così. L’importante è farsi un panorama mentale quanto più completo possibile. Avremo le idee più chiare sul mondo in cui viviamo. Di gente con i paraocchi, in giro, ce n’è già abbastanza.

          E’ per questo che esiste questo blog. Per prendere appunti, per fare delle riflessioni, e per condividerle con chi magari (ed è altamente probabile) ne sa più di me.

          Grazie ancora per queste note. Anche se adesso mi tocca rimaneggiare la lista di Natale… 😉

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          Pubblicato da Niarb | 18 dicembre 2012, 11:34 am
  2. Ciao, volevo segnalarti un altro libro sull’argomento, appena uscito: “Hamas: che cos’è e cosa vuole il movimento radicale palestinese”, della giornalista Paola Caridi (edizioni Feltrinelli). Non l’ho ancora letto, ma credo contenga molte delle risposte che stai cercando.

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    Pubblicato da Jenny | 16 dicembre 2012, 9:49 pm
    • Ciao Jenny, grazie della nota. Altro testo interessantissimo, a giudicare dalla presentazione che ho pescato sulla rete. In lista, in lista!
      Adesso però confessatelo: siete tutti agenti segreti della Associazione Italiana Librai, e avete deciso di far ripianificare A ME i vostri buchi di bilancio. 😉

      Va bene, cedo. Avrete il mio denaro. Meglio darlo a voi che finanziare le feste con le olgettine… 😀

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 18 dicembre 2012, 11:37 am

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