Italia bella

Come nasce una dittatura

Furio Colombo parla della nascita del fascismo.

Della serie: “Occhio, una dittature non comincia con una sigla, un comunicato ufficiale, e magari i trailer.

Di solito nasce in silenzio, tra l’indifferenza dei più, e monta pian piano, subdola, strisciante, giorno dopo giorno, un piccolo passo dopo l’altro.

E poi una sera vai a letto che non c’era, e quando ti alzi, invece, è lì.”

“In casa mia avevano l’abitudine di rilegare le annate dei quotidiani. Quando ero molto piccolo mi arrampicavo sulla biblioteca di mio padre e tiravo giù questi libroni con i giornali rilegati di tutto un anno. Mi ricordo che leggendoli mi domandavo: “Ma come facevano a non vedere?”.

Perché all’inizio c’era una quantità di gente (che poi sarebbe passata all’antifascismo e addirittura alla Resistenza) che invece partecipava, diceva delle cose miti, dicendo “Ma adesso… tuttavia l’Italia è ancora una democrazia” e cose di questo genere, e vedendo questi giornali mi sono fatto l’idea di come nasceva il fascismo.

Girando di fascicolo in fascicolo, di quotidiano in quotidiano, io vedevo nascere il fascismo come se fosse un fumetto. Il secondo numero era più fascista del primo, il terzo era più fascista del secondo, il decimo era immensamente più fascista dell’inizio del volume.

E, alla fine dell’annata di giornali rilegati, c’era il fascismo.

 
Quello era il periodo in cui la vera persuasione era intimidire, spaventare fisicamente.

Adesso la vera persuasione è intimidire o spaventare psicologicamente, in modo che tu capisca che ne va della tua carriera, ne va del tuo futuro, ne va dei posti che potrai avere o non avere. Vedi della gente molto premiata, ti vedi molto emarginato, e scegli di stare dalla parte giusta.”

 

 
Tratto da “Viva Zapatero” di Sabina Guzzanti, 2011.
 

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Discussione

5 pensieri su “Come nasce una dittatura

  1. L’avevo visto e mi è rimasto subito molto impresso. Come mi è rimasto impresso quel momento in cui c’è un famoso vecchio giornalista (è sempre lui?) che piange… perché “ormai è finita” … o qualcosa del genere. La gente che lo vede prende tutti per matti, si guardano l’un l’altro e poco ci manca che facciano il gesto del “questo è toccato” …

    … eppure sono persone che vedono la realtà, che ricordano cosa fosse la vera libertà di stampa e di parola o che almeno l’abbiano ricercata con serietà ed onestà e abbiano cercado di perseguire apertamente ed esplicitamente alcuni ideali … e si siano visti tradire dalla subdola ingerenza del mercato, dell’economia, delle ragioni di qualcuno che deve vendere delle cose dicendo “ma questo non c’entra, fatemi lavorare invece!”

    Ricordo a tutti, ad esempio, che non è mai stata cancellata la recente (max 4 anni) legge che di fatto impedisce il vero reportage di guerra. Non si riesce e se si dovesse riuscire comunque non sarebbe legale. C’entra qualcosa con Ilaria Alpi, forse? Non lo so.

    Naturalmente sentire Colombo e poi guardarci in giro e vedere che alla gente non frega di quello che è successo la settimana scorsa… fa tristezza. Come mi fa tristezza fare ricerche di determinati argomenti che mi interessano oggi e notare che erano stati trattati dettagliatamente TRE ANNI FA … erano già qui, ma noi che stavamo facendo?

    Questo andazzo si vede anche nell’ombra della civiltà, che sarebbe un’azienda: dentro l’azienda le dinamiche sono simili a quelle di un piccolo stato, con centri di potere, opinioni, silenzi, pressioni. Talvolta ricordavo “una volta – e io non ho certamente 50 anni – facevamo così” oppure “nel 2002 era successo e abbiamo fatto così, ma abbiamo sbagliato, non ripetiamo questo errore…” … e cose simili. Dopo 2 volte in cui mi sono sentito rispondere dal direttore “chissenefrega di quello che succedeva una volta, noi dobbiamo guardare L’OGGI! ” … allora ho smesso. Se uno è coglione ma è al vertice della SUA piramide (che come noto è una tomba) … comanda lui. E’ triste vedere ceh un laureato in scienze politiche non tenga conto del passato (ovvero l’esperienza) per non commettere errori in futuro. Non è sempre così, ma basta valutare.

    Eppure ci caschiamo sempre. E sembra che in Italia siamo più bravi che in altri posti a dimenticare ciò che accadeva già la scorsa settimana.

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    Pubblicato da cavallogolooso | 19 settembre 2012, 11:38 am
    • Hai ragione da vendere. Sulla libertà di stampa nel Belpaese è un pezzo che volevo pubblicare i dati degli osservatori internazionali. Lo farò. Prima però chiudo le valigie.
      In ogni caso non sapevo di una legge specifica sui reportage di guerra! E’ patetico, e pazzesco. Addirittura la famigerata CIA aderisce al “Freedom Of Information Act” – vedi ad esempio Dagli archivi CIA: l’Italia, la P2, e il teatrino dei favolosi anni ’80, in cui guarda caso si parla di Italia.
      Niente da fare, restiamo sempre e comunque impantanati nel nostro pietoso Medioevo mentale.

       
      Credo invece che il comportamento all’interno delle aziende sia tutta un’altra faccenda. Lo scopo di un’azienda è fare utile, senza per forza replicare processi democratici, senza preoccuparsi di assistere i più deboli e tutte quelle altre cosette che, invece, dovrebbero costituire la ragion d’essere di uno Stato. (In effetti, la democrazia non funziona nelle imprese, e deboli e incapaci devono essere messi alla porta. Queste sono le regole del Fight Club).
      La parte buffa è che comunque, anche senza tutti i vari lacci e lacciuoli democratici, molte delle nostre aziende di utili non ne fanno. Quindi, ci sono molti modi diversi di essere idioti.

      Il pezzo di “Viva Zapatero” a cui ti riferisci, credo, è quello nel finale. Hai ragione, è bellissimo. Dovrei sbobinare anche quello. Anche quel signore ha parecchio da insegnare, con i suoi ricordi.

      Ma come sai la memoria, da queste bande, non è mai stata un granché di moda…

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 19 settembre 2012, 10:14 pm

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