Mappamondo

Felici da morire – parte 2: Suicidi per nazione

mimpiccoCome dicevo nel primo ice-mail di questa serie, i dati sui suicidi non mancano.  Purtroppo, però, non mancano nemmeno i luoghi comuni.

Uno dei più classici è quello che riguarda la Svezia, e la Scandinavia in generale: a partire dal tardo XX secolo, si diffuse la convinzione che i popoli nordici avessero un’insana tendenza all’autodistruzione.

Qualche sera fa, ad esempio, ero a una cena tra colleghi.  Uno dei più validi tra noi, il trivellografo Thor-Bjorn, era stato appena premiato con la Foca d’Argento per le sue ricerche sugli iceberg subsahariani, e la cosa aveva suscitato una certa invidia.  Dopo qualche giro di grappa di pinguino il professor Pjotr, rinomato accademico ungherese, cominciò a prenderlo di mira:

“Certo che i tuoi antenati si suicidavano a ritmi incredibili,” gli diceva “E’ un miracolo se come specie siete sopravvissuti”.
“E’ velo,” rincarò la dose Sun-Pak, ghiacciologo coreano “bastava un invelno un po’ più lungo, una lottula della slitta di tloppo, una ammaccatula alla Volvo, e… pum!”.

Il povero Thor-Bjorn cercava disperatamente di difendersi facendo ampio sfoggio di logica e di dialettica, ma fu tutto inutile.  Per fortuna, dopo un’ora di lazzi da parte dei colleghi riuscì ad uscire dall’angolo grazie alla brillante idea di tirar fuori la fotografia della fidanzata.  La discussione deviò repentinamente su altri binari.  Ubi maior…

La propensione degli scandinavi al suicidio è comunque una banale leggenda urbana.  Un pregiudizio che risale al fatto che la Svezia fu il primo paese al mondo a raccogliere statistiche serie sui suicidi.  Quando gli svedesi pubblicarono i loro risultati gli altri paesi, anziché preoccuparsi di dare un’occhiata in casa propria, si esibirono in commenti sorpresi, sdegnati o sarcastici.

 
E’ un po’ quello che successe con i film pornografici.  Le opere oseé sono una delle produzioni dell’ingegno umano più antiche e che meno hanno risentito di crisi economiche, mutamenti politici, scuole filosofiche e tendenze ideologiche.  Però furono sempre più o meno relegate nell’ombra, al confine tra il lecito e l’illecito.  Il governo svedese fu il primo a legalizzare i film pornografici, sottraendoli così dal dominio della malavita e, incidentalmente, rendendoli tassabili.  Il resto del mondo, farcito di bigotti e di ipocriti, anziché che fare tesoro dell’idea ancora una volta si erse a giudice.  E con successo: l’idea piccante del “filmetto svedese” regge ancora dopo una glaciazione.  Eppure, nessuna statistica di mia conoscenza suggerisce che gli svedesi siano più pornofili di qualsiasi altro popolo.

Ora che ci penso: questa statistica andrebbe davvero fatta.  Me lo appunto.

 
Insomma: a dar retta a voci e leggende metropolitante non si va da nessuna parte.  Per cui ho acceso l’iGloo e mi sono collegato alla banca dati dell’OCSE (in inglese OECD), l’antica organizzazione dei paesi industrializzati del mondo pre-glaciazione.  Ecco cosa è venuto fuori:

Numero di suicidi ogni 100.000 persone (dati 2003-2006):

Purtroppo per Pjotr e Sun-Pak, la Svezia è lontana dalla testa della classifica, addirittura all’11° posto.  E con un tasso di suicidi pari quasi alla metà di quelli di Corea e Ungheria.

L’Italia è al terzultimo posto, e, almeno in questo caso, non è davvero niente male trovarsi a navigare nelle zone basse di una classifica. Il tasso di suicidi italiani è meno della metà di quello svedese, e un quarto di quello coreano e ungherese.

A quanto pare, solo messicani e greci ancor più di noi trovavano la vita degna di essere vissuta.
Ho provato a fare qualche ipotesi: il clima, la religione, l’economia, le coppe di calcio vinte.  L’unica correlazione che ho trovato è che, in tutti e tre i paesi, si mangiava divinamente. E che il rapporto debito/PIL faceva pena. Interessante, vero?

 
Volendo restringere l’indagine alla sola vecchia Europa, la Finlandia sale di una posizione, la Francia si aggiudica il triste bronzo, e noi invece scendiamo con grande soddisfazione al penultimo posto, il 20°, dietro soltanto ai Padri della filosofia e del souvlaki.

Siamo spesso in fondo alle classifiche internazionali.  Ma questa volta, finalmente, è una gran bella notizia.

Numero di suicidi ogni 100.000 persone in Europa (dati 2003-2006):

Fonte dei dati: Rapporto OCSE sui suicidi, scongelabile in forma cartacea come “OECD Factbook 2010: Economic, Environmental and Social Statistics”.

 
AGGIORNAMENTO: i dati OCSE 2013 sono disponibili qui.

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Discussione

11 pensieri su “Felici da morire – parte 2: Suicidi per nazione

  1. Ma sono dati affidabili? Io avevo letto numeri un po’ diversi. L’Italia era più su.

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    Pubblicato da Eric | 17 aprile 2012, 10:45 pm
    • Ciao Eric. Beh, l’OCSE è tradizionalmente considerata una delle istituzioni più affidabili del mondo. Lo so che è sempre più difficile fidarsi di chicchessia, individuo o istituzione, ma se si comincia a dubitare anche dell’OCSE, beh, allora: Houston, abbiamo un problema. 😉

      Una cosa però va detta. I dati delle banche dati OCSE provengono dai registri dei diversi paesi. E anche se esistono delle procedure standard per definire i suicidi (non è sempre così univoco) e contabilizzarli, non si può avere la sicurezza assoluta che i dati siano perfettamente comparabili.
      Inoltre, come fa notare il World Factbook 2010 dell’OCSE, il suicidio è un tabù più o meno esplicito per alcune culture e religioni. Quindi i dati provenienti da quei paesi potrebbero essere ritoccati al ribasso.
      Infine, le varie procedure nazionali per registrare i decessi per suicidio sono cambiate nel corso degli anni. Comunque, viene detto, uno studio statistico sull’argomento dimostra che tutti questi possibili errori sono distribuiti in modo casuale, e quindi si eliminano a vicenda.

      Che dici? Ti ho convinto? 🙂

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      Pubblicato da Niarb | 18 aprile 2012, 12:17 am
  2. Ciao, puoi pubblicare i dati sui suicidi degli imprenditori per la crisi 2012? Ci sono dati simili per altri paesi? Grazie!

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    Pubblicato da Mirella88 | 19 aprile 2012, 6:04 pm
    • Ciao Mirella88, sono d’accordo, sarebbe molto interessante. Tieni conto però che l’OCSE pubblica le sue statistiche con qualche anno di ritardo, proprio perché c’è dietro tutto il lavoro di raccolta dati dai vari paesi, l’elaborazione statistica, eccetera (vedi risposta a Eric). Le informazioni sugli ultimi anni, quindi, non sono ancora disponibili.
      Sarebbe molto interessante capire se l’ondata di suicidi del 2012 sia davvero un fenomeno straordinario o se rientri nel normale trend statistico. E’ come la storia delle persone morsicate dai cani: ogni tanto i telegiornali si mettono a parlarne e sembra che i cani di mezza Italia siano impazziti. Poi invece smettono di parlarne, ma probabilmente il numero dei mozzicati non cambia. O forse invece sì?

      Per quanto riguarda gli imprenditori, i numeri che si sentono di questi tempi su giornali e TV, presi così, fanno paura. Piacerebbe anche a me vederli in un prospettiva un po’ più analitica e meno emotiva.
      Non so se ricordi il boom di suicidi in Francia da parte di dipendenti di France Télecom: anche lì, sembrava la fine del mondo. Poi hanno smesso di parlarne. Saranno finiti i suicidi, o sono finiti i dipendenti?
      (Orrida battuta, chiedo scusa.)

      Terrò presente la tua richiesta, Mirella. Purtroppo, prima di poter avere le idee un po’ più chiare, ci tocca aspettare.

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      Pubblicato da Niarb | 21 aprile 2012, 3:12 pm
  3. Ricordo di aver letto, tanti anni fa (almeno una quindicina) dati sui suicidi in Europa che i dati di oggi confermano: effettivamente l’Italia si poneva e si pone, fortunatamente, nelle ultime posizioni di questa triste classifica. Insomma è un trend che va avanti da molto tempo e che nono sembra destinato a cambiare, a meno che la crisi in corso non ci porti anche questi drammi. Ma perché in Italia ci si suicida di meno che altrove? le ragioni possono essere molte ma io credo che si tratti di “cultura” intesa soprattutto come rapporto con il mondo circostante e come atteggiamento generale nei confronti dell’esistenza. Non è un caso sei greci sono costantemente all’ultimo posto: hanno un modo di pensare ancora “naturale” ed essenziale.Come noi dicono: maglio qualsiasi vita che la morte!”. Sembra ovvio ma è così.

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    Pubblicato da Antonella | 8 agosto 2012, 10:52 am
    • Ciao Antonella, e benvenuta su Afterfindus!
      Grazie per il tuo contributo, e anzi scusa per il ritardo con cui ti rispondo (le vacanze…). Hai certamente ragione quando parli di un “atteggiamento generale nei confronti dell’esistenza” che rende noi e i greci (chissà perché altri popoli mediterranei no, però) particolarmente positivi nei confronti della vita.

      Ma allora, mi chiedo, perché siamo sempre anche così brontoloni, rissosi, settari, partigiani, lamentosi, piagnoni e incontentabili? Forse mi sfugge qualcosa, ma non vedo il nesso tra un atteggiamento “essenziale” e “naturale” (termini che mi suggeriscono equilibrio, serenità, semplicità e saggezza) e la nostra indole caciarona.

      Qualche idea? 😉

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      Pubblicato da Niarb | 14 agosto 2012, 3:20 pm
  4. io credo che si pensi al suicidio quando vengono a mancare stimoli alla lotta quotidiana per raggiungere uno scopo, in poche parole i suicidi forse aumentano in quei paesi dove mancano ideali, dove non si riesce a vedere nulla oltre il benessere raggiunto; dove magari si è raggiunto un buon grado di benessere economico e sociale, ma dove non si sente più la necessità di lottare per qualcosa di nuovo, di meglio, di andare più oltre, magari di guardare qualche volta “in su” anzichè solo in linea orizzontale… o forse anche in quei paesi dove l’uniformarsi è una regola e tutto diventa piatto, noia, non desiderio di “vivere”. Mah!!! Meglio l’Italia un po’ arruffona, un po’ buonista forse, ma “viva”.

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    Pubblicato da marilena | 11 agosto 2012, 11:03 pm
    • Ciao Marilena, e benvenuta anche a te su Afterfindus!

      Mi piace molto la tua analisi, anche perché in buona parte risponde a quanto mi chiedevo nella risposta ad Antonella (v. sopra). Ti dirò, ho vissuto alcuni anni in Svezia ed è forse per questo che ho scritto questo articolino. Ho conosciuto, lassù, tante persone colte, simpatiche, vivaci, ricche dentro (oltre che fuori), e proprio per questo non riuscivo (e non riesco) a capacitarmi di come, proprio in quel paese, si possa arrivare al gesto estremo. Ma condivido la tua analisi: probabilmente la crisi arriva quando ci si rende conto che il sistema di valori nel quale si vive non corrisponde a quello che il nostro essere, invece, riconosce come tale. E’ quell’atteggiamento “naturale” di cui parla Antonella.

      E questo spiegherebbe anche perché, nei paesi più poveri, tartassati da guerre, disastri naturali, fame e malattie, non ci si suicidi tanto quanto in Occidente (da occidĕre, “cadere, tramontare”, guarda te…). Nel Sud del mondo non vale il discorso della mancanza degli stimoli. Lì gli stimoli ci sono tutti, eccome. Non sono certamente gli stessi che agitano noi: comprare il nuovo iPhone o procurarsi le ultime scarpe alla moda, ma cose molto più basiche, fondamentali, condivisibili.
      Semplici, ma purtroppo spesso irraggiungibili.

       
      Ma allora forse la disperazione non è funzione di quanto intensamente si desideri qualcosa, né di quanto questo qualcosa sia fuori portata.
      Forse è solo funzione di quanto irrilevante sia quello che con tanta forza desideriamo.

       
      …o forse è solo che il sole questa estate picchia particolarmente duro sulla mia zucchina? 😉

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 14 agosto 2012, 3:31 pm
  5. Gli italiani, si sa, sono il popolo più lagnoso della Terra: si lamentano sempre, comunque e a prescindere. Che sia questo a salvarli dalla tentazione del suicidio? Forse tirano fuori quell’angoscia esistenziale che altri reprimono fino alle estreme conseguenze?

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    Pubblicato da dottord | 24 gennaio 2013, 1:14 pm
    • Teoria eccellente! L’incontinenza emozionale impedirebbe l’accumulo di tossine della disperazione, mantenendo gli organismi italici saldamente al di sotto della soglia di rischio.

      Mi pare una considerazione molto sensata. Magari non tanto gloriosa, ma decisamente saggia.
      Del resto, meglio questa ipotesi che quella “gli italiani parlano parlano, ma al momento di compiere l’atto supremo sconigliano più degli altri”.

      Grazie, Dottore, per la sua diagnosi! E torni a trovarci!

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 24 gennaio 2013, 6:48 pm

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