EgoNomia

Vi racconto (che è importante): non contate sul contante

"Quando infuria sul pianeta
una crisi senza uguale
per cui manca la moneta
e il lavoro marca male,

Quando rischi il sonno eterno
perché è scarso assai il denaro
mentre invece il tuo governo
fa orecchie da somaro,

Ed insiste, chiodo fisso
con l'abbattere il contante
e a buttare nell'abisso
spicci e carta circolante,

Quando insiston, birichini
a puntare sul cashback
o a giocar con gli scontrini
per opporsi al nero (il "black")

Non mandateli affanculo
state in guardia, come in guerra:
il tremendo uccel padulo 
sta volando rasoterra." 

 

Heidi, Heidi, ti sorridono i Monti

 

“Nonno, nonno, ma perché insistono tanto su Cashback e lotteria degli scontrini?”

“Lo fanno per noi, Heidi. I nostri buoni governanti ci incentivano a usare carte di credito e bancomat in modo da abituarci pian pianino a fare a meno del denaro contante.”

“Oh no, il mio salvadanaio a maialino ne morirà! Ma perché vogliono farci fare a meno del contante, nonno?”

“Beh, Heidi, ci sono almeno tre ottimi motivi.

 
Primo, il contante è sporco. Pensa, quei cinque euro che ti ho dato ‘stamattina per il gelato magari prima di te li hanno avuti in mano un nettafogne, un tatualebbrosi, o un ginecologo di anaconde. Pensa a che macedonia di batteri.

Secondo, il contante sforma le tasche. Sai quante volte la tua povera nonna ha dovuto stirarmi i pantaloni in cui tenevo le monete per le mancette alle pastorelle?

Terzo, il contante lo usano gli evasori fiscali per evadere le tasse.”

 
Heidi alzò le sopracciglia, colpita. Una faccia più o meno così:

“Dici davvero, nonno? Cioè, capisco la cosa dello sporco e delle tasche, ma cosa sono gli evasori fiscali?”

“È bruttissima gente, nipotina. Sono dei ricconi cattivi che anziché dichiarare i loro guadagni al fisco, li spostano abilmente da un conto cifrato all’altro, fino a farli finire di nascosto in qualche paradiso fiscale lontano lontano. O magari nella valle qui sotto, visto che abitiamo in Svizzera.”

“Ma nonno, per fare tutti questi spostamenti usano forse dei camion?”

“Certo che no, sciocchina. Usano fondazioni, partiti, trust e camere di compensazione internazionali.”

“E allora cosa gliene frega se tolgono il contante? Fanno solo movimenti bancari!”

 
Il nonno smarrì per un istante le parole.

“Oh… io… beh, insomma. Non fanno mica solo questo, Heidi. È gente che arriva a spostare la propria azienda all’estero pur di non pagare le tasse. Tutta l’azienda, capisci, o almeno la sede legale.”

“Che schifosi. Ma anche così, cosa gliene frega se spariscono le banconote? Contante o non contante, se non dichiarano non dichiarano.”

 
A questo punto fu il nonno a fare la faccia seria:

“Ma Heidi, ti rendi conto? Quella è gente capace di comprarsi ville, barche e auto di lusso intestandole a società di comodo!”

“Ma come fanno, nonno? Vanno dal concessionario con la carriola dei soldi? Pagano l’agenzia immobiliare con piramidi di banconote? Immagino useranno assegni, bonifici, giroconti, vaglia o cose del genere, no? Mica il contante.”

 
Il nonno di Heidi accusò il colpo. Fece un respiro profondo, buttò giù un bicchiere di buon vino alpino, e riprese con pazienza.

“Vedi Heidi, quando si parla di evasione fiscale, non bisogna pensare soltanto ai colossi. Ci sono anche tantissimi pesci più piccoli che creano comunque un danno enorme alle casse dello Stato.”

“Oh. Capisco nonnino. Mi puoi fare qualche esempio?”

“Ma certamente, capretta mia. Pensa a tutti quegli artigiani e quei professionisti che non fanno la fattura. Quelli del “mettiamoci d’accordo”. Gli acrobati del nero. I furbetti del non-scontrino.”

“Maledetti.”

“Puoi dirlo. Pensa che tutta questa gentaglia, messa assieme, costa agli italiani oltre cento miliardi di euro l’anno.”

“Zio Emmenthal!”

“Non bestemmiare.”

“Altro che bestemmiare, nonno. Sono devota a entrambi. Ma dimmi, se si elimina il contante, questi non troveranno qualche altro modo per farsi comunque pagare in nero?”

“E come, nipotina? Non ne immagino proprio.”

“Io sì. Buoni Coop, Pam, Carrefour, Esselunga… a scelta. oppure Giftcard Amazon, iTunes, MediaWorld… O i vecchi classici: buoni pasto, buoni carburante e ricariche telefoniche. Mi cambi il rubinetto, mi fai la permanente, mi estrai il molare? Eccoti i tuoi buoni. Tra qualche tempo,” aggiunse la piccola pastorella “saranno di uso comune bitcoin e altre criptovalute. O, in caso la crisi peggiori, potrebbero passare direttamente al baratto.”

“Zio Capra!”

“Non bestemmiare.”

“Non sto bestemmiando. Sono devoto al grande regista. Comunque, nipotina, devo ammettere che non hai tutti i torti. Se proprio uno vuol fare il furbo…”
“Sai, nonno, per la verità un sistema ci sarebbe. Se l’Agenzia delle Entrate permettesse ai cittadini di scaricare tutte le spese sulla dichiarazione dei redditi, nessuno avrebbe interesse a pagare in nero.”

“…”

“Perlomeno, era di questo che si chiacchierava ieri sera, al Rave delle Pastorelle.”

“…”

 

 
Visto che il nonno taceva, dopo un po’ Heidi riprese fiato:

“Però, nonno, a pensarci bene ci sono delle categorie che verrebbero colpite in pieno dall’eliminazione del contante.”

“Ah, sì? Meno male.”

“Pensavo… sai quel pensionato che viene a farti i lavoretti in casa, a te e agli altri… uhm… nonnetti del paese? Quello che ti sblocca la tapparella quando si inchioda, ti smonta le tende e ti cambia il filtro della cappa? Beh, quello non potresti più pagarlo. E neanche quel disoccupato che ti ha sostituito le mattonelle rotte nel bagno e ti ha sturato lo scarico. E nemmeno Peter, quando ti porta le bottiglie dal negozio su su su per tutta la montagna. Niente mancia. Poverino.”

“Eh già,” disse il nonno, pensoso.

“Poi, forse ti ricordi, io ero triste laggiù in città. Ma, senza contante, in città diventerebbero molto tristi anche gli artisti di strada, i giocolieri al semaforo, i venditori di kleenex e accendini, e tutti i mendicanti. Non si potrebbero nemmeno gettare più le monetine nella fontana, come pegno portafortuna.”

“Non si potrebbe nemmeno più tirarle al politico in manette beccato con le mani nel sacco nella sua suite di lusso, cantando “Vuoi pure queste?”.”

“Vabbè, tanto questo non succede.”

“È successo. Una volta sola, ma è successo,” sospirò il nonno. “Ma con l’abolizione del contante, in effetti non potrà succedere mai più,” disse, tirando su col naso per la commozione.

“Il peggio è altro,” disse Heidi, sbatacchiando gli occhioni “Senza banconote, come faresti a dare la paghetta alla tua adorata nipotina?”

 

 
Una capretta che stava saltellando lì intorno approfittò del momento di silenzio che si era venuto a creare tra i due, si avvicinò e disse:

“Mi scusino, non volevo intromettermi, ma saltellavo lì intorno e causalmente ho sentito.”

“…?” dissero in coro il nonno e Heidi.

“Vi chiedevate perché mai taluni politici ci mettano tanto impegno in questa crociata contro il contante.”

“…!” confermarono all’unisono il nonno e Heidi.

“Beh, vedete,” riprese la capretta “si parlava proprio di questo ieri notte, al Rave delle Caprette. E c’erano sostanzialmente tre scuole di pensiero.

 
C’è chi dice che sia semplicemente l’ennesimo stratagemma inventato dalle banche per arricchirsi sempre più.

È molto semplice. Il denaro che ti mette in mano lo Stato non perde di valore. Certo, c’è l’inflazione (quando c’è). Ma in ogni caso, se io capretta bruco l’erbetta e la porto al mercato e ci faccio 100 euro, poi con quei 100 euro magari mi ci compro un materasso da Peter, perché francamente a dormire sotto la panca rischio la pelle. Con i miei 100 euro, Peter può andarci dal dottor Classen a farsi curare la sua prostata precoce. Il dottor Classen si prende i 100 euro, e ci esce con la Signorina Rottenmeier, la quale poi viene da me e mi compra dell’altra erbetta, perché è stitica. E, io, per 100 euro, le darò esattamente la stessa quantità di prima. Quei 100 euro, insomma, sono rimasti 100 euro.

 
Con la moneta elettronica, invece, le cose vanno in modo diverso. È un po’ come quando, secoli fa, le monete erano d’oro zecchino e c’erano i furbetti che ogni volta che gliene capitava una tra le mani, la limavano un po’.

La moneta elettronica funziona infatti in modo simile: ad ogni transazione, viene applicata una commissione. Piccina picciò, ma inesorabile. E chi si mette il tasca secondo voi tutte quelle commissioni? Forza ragazzi, in coro.”

“…” dissero il nonno e Heidi.

“Bravissimi,” proseguì la capretta, “proprio le banche. Le banche si beccano il 2% dell’erbetta che ho venduto al negoziante, il 2% del materasso di Peter, il 2% dall’esplorazione rettale, e il 2% della sveltina. Per cui, al termine del giro, quei 100 euro non ci sono più. Sono calati.”

 
Il nonno e Heidi si guardarono come se il sanbernardo Nebbia avesse rivelato di essere lo spirito guida di Elvis Presley. La capretta lo prese come un buon segno, e andò avanti.

 
“C’è un secondo motivo che potrebbe spingere all’eliminazione del denaro fisico,” disse. “Depotenziare lo Stato. Svuotarlo di potere, di significato.”

 
Guardò i due, per assicurarsi che avessero ben capito.
“Vedete, un tempo il denaro contante apparteneva agli Stati. Uno Stato che emetteva moneta aveva un potere reale, perché poteva fare delle scelte, imporre politiche, prendere decisioni sul suo presente e sul suo futuro.

Quando parte dell’emissione del denaro venne delegata alle banche, cioè con il passaggio dalla moneta alla cartamoneta e l’invenzione del credito, parte di quel potere se lo presero le banche. Le banche potevano decidere a chi prestare e a chi no, chi aiutare e chi abbandonare al proprio destino. E non dovettero nemmeno sobbarcarsi la fatica di scavare miniere, per farlo: le banche infatti possono prestare denaro con una semplice scrittura contabile. E che il destinatario lo investa bene, e ci guadagni, o lo investa male, e ci rimetta, poco importa. A loro è sempre dovuta una commissione.”

 
“Cazzo, una capretta monetarista,” esclamò Heidi.

“Oh no, direi cartalista piuttosto,” rispose l’ovino. “Anche se devo ammettere che per tanti aspetti non riesco a non continuare a considerarmi decisamente neo-keynesiana.”

“Per tutti i cantoni,” ruggì il nonno, “mi piacerebbe sapere cosa vi fumate voi due. Dev’essere roba buona. Fatemene avere e la porterò senz’altro al prossimo Rave dei Nonni.”

 
“Massì, ha ragione,” convenne la capretta. “Oramai tutto questo è archeologia. Ora che le banche centrali non appartengono più agli Stati ma sono organismi privati, e ora che (per i fortunati dell’area Euro) la superbanca centrale europea non è neanche più un soggetto nazionale, parliamo di niente. Stiamo tutti quanti giocando a un Monopoli in cui le vie, i vicoli, i parchi, le case, gli alberghi, le banconote e addirittura tabellone e dadi appartengono a un bambino che mangia Kartoffeln, beve Apfelsaft, e tifa Bayer Leverkusen.”

“Sai, capretta,” disse Heidi “forse c’è ancora speranza. La mia amica Klara dice che se ci tolgono le banconote ma ci lasciano le monetine…”

“Baaaah, neanche da dire,” disse la capretta, scuotendo violentemente la testa e facendo risuonare il campanello in tutta la valle. “So dove vuole arrivare. Le banconote le stampa la BCE, mentre le monete le coniano i singoli Stati. Dovesse mai verificarsi una catastrofe, se le monete metalliche avessero ancora corso legale, in linea teorica sarebbe possibile per le varie nazioni mettere in opera una qualche forma di difesa. Ma non regge. Non ci sono in circolazione abbastanza monete. La percentuale di metallo sulla massa monetaria primaria è irrisoria.”

“Una goccia nell’oceano, ma meglio che niente,” disse Heidi. “In caso di necessità, preferisco potermi aggrappare a una piccola speranza, piuttosto che avere la certezza matematica di non potercela fare. Se proprio devo imbarcarmi sul Titanic, anche se so che non ci sono scialuppe di salvataggio per tutti, mi piace pensare che ci sia almeno qualche scialuppa.”

“Oceano? Titanic? Scialuppe?” fece il nonno. “Ehi, mora, siamo in mezzo alle Alpi!”

 
“A proposito di tenersi almeno una scialuppa per salvare la pelle, mi viene in mente il terzo e ultimo motivo per cui vogliono far fuori il contante,” interloquì la capretta. “Poi basta, torno a ruminare. Perché avere tre stomaci, amici miei, ha le sue esigenze.”

Il nonno e Heidi spalancarono la bocca, in attesa.

“Il terzo motivo è trasformarci da uomini a bambole di vetro. Trasparenti, esposte, e spaventosamente fragili.

Senza più il contante, non avremo nessuna speranza di sfuggire all’occhio dei potenti. Sarà la pietra tombale definitiva sulla nostra privacy. La fine della microscopica zona cieca nel gigantesco occhione del Grande Fratello.”

“Beh, capretta, adesso esageri,” disse il nonno. “Io è già da anni che compro tutto, anche il giornale, con carta di credito, prepagata, bancomat, paypal, satispay o quel che l’è. Cosa vuoi che me ne freghi se un domani dovrò strisciare la carta anche per un caffè, per il carrello del supermarket, o per un videopoker in osteria? Non è certo da quei miseri movimenti in più che impareranno chissà quale orrendo segreto su di me.”

 
“Ho detto trasparenti e fragili, nonno. Fragili.

Perché, vedi, a essere trasparenti ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Ma fragili, ancora ci sfugge.

 
Sappiamo che i nostri dati personali viaggiano a vagoni per la rete. Eppure la cosa non ci preoccupa. Non ci terrorizza. Non ci fa infuriare.

Un po’ di fastidio sì, al massimo, ma niente di drammatico. “Non ho niente da nascondere,” pensiamo “chemmifrega.”

Sai perché siamo così tranquilli, nonno? Perché non capiamo. Non capiamo che il punto non è nascondere la truffa al fisco, la marachella al magistrato, la letterina imbarazzante al coniuge o la foto sconcia all’universo dei curiosi. Il punto è avere una via di fuga.

Il punto è avere la possibilità, se vogliamo, di metter via qualcosa per la nostra tranquillità. Un’uscita di sicurezza nel timore di tempi grami. Una ciambella di salvataggio per il giorno in cui qualcosa dovesse andar storto. Un polmone di emergenza per evitare un’eventuale tragedia greca. E dico ‘greca’ non certo a caso.

 
Sai, nonno, quando tutto quello che sei, e quello che hai, è scritto in una banca dati, allora chi ha in mano quella banca dati ha in mano te.

 
Nel mondo iperconnesso, tutte le nostre esistenze sono legate a un filo, più sottile della bava di ragno. Un filo digitale, che potrebbe finir reciso per il più banale dei motivi, lasciandoti senza ossigeno.

Immagina infatti che un giorno si prenda il potere qualcuno che non ti piace. E a cui non piaci tu.

Qualcuno che ti metterà sulla lista nera, perché dai Big Data vedrà in un lampo che non leggi i suoi giornali, non ti abboni alle sue pay-TV, non compri le sue merci. Quel potere ci metterà un istante a bollarti come cattivo cittadino, nemico della democrazia, e a revocarti il PIN.

Niente arresto, niente tortura, niente tribunale, niente galera, niente plotone di esecuzione. Solo il PIN.

E in un secondo, senza un PIN a tenerti a galla, sarai più solo -e sperduto- di un atomo di idrogeno nello spazio tra due galassie.”

 

Heidi, Heidi, le caprette ti fanno ‘ciao’

 
Intervenne Heidi:

“Senza strafare, capretta. Io che chatto e twitto, so bene che qualsiasi hacker russo di tredici anni può confezionare in un millisecondo un report dettagliato di tutte le mie amicizie, le mie curiosità, i miei gusti, le mie angosce, le mie perversioni e le mie paure.

E so che da questo infame catalogo orwelliano restano escluse soltanto quelle poche briciole che ancora faccio di persona. O sulla carta. O a voce, con i gesti, con gli sguardi, con una smorfia od un sorriso. E, naturalmente, pagando in contanti.

Per cui mi dico: abbattere anche quest’ultima barriera, porcaeva, ma perché?”

 
Il nonno ci pensò a lungo.
Poi emise un lungo, profondissimo rutto.

“Bah. Il Big Brother, i Big Data, il Big Bang. Per me, stiamo dando i numeri.

Le capre a pascolare, le bimbe a fare i compiti,” sentenziò. “Poi le capre da me che le mungo, e le bimbe giù in legnaia a prendere i ciocchi da bruciare stanotte.
E se fate le brave, ci sarà per voi una mancia.

Ammesso, naturalmente, che riesca a ricordare dove ho messo il contante.”
 

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