Umanamente

SRAW RATS

 

E oggi, fatevi una bella saga!

 


 

Per dirla tutta, ne avevo ampiamente piene le balle dell’astronave, dei balzi nell’iperspazio, del ponte di comando, degli stronzi a rapporto, del rancio schifoso della mensa di bordo, e di un sacco di altre cose.

E poi in un guscio di metallo in mezzo al niente, con sempre mille occhi addosso, non c’è neanche mai un attimo per starsene tranquilli col pigiamone di flanella e le crocks ai piedi a leccarsi un gelato.
Macché. Sempre divisa, stivali, casco e tutto l’armamentario.
Merda.
Un caldo.
Sempre ‘sta puzza di sudore.

 
Comunque, non è che si potesse fare altrimenti.
Quella stronzetta se l’era filata, e si era portata dietro i piani della stazione.
Eh no, cazzo. La stazione no.

Ci ho lavorato per anni, a quel progetto.
Mi è costato un occhio tra geometri, architetti, elettricisti, e quei deficienti che continuavano a piazzare i tubi degli scarichi vicini alle bocchette di areazione. Se solo penso a quei due boccadirosa di interior design che continuavano a rompere perché le pareti curve non gli andavano bene, e non avevano a catalogo librerie con quella curvatura, e i quadri non si riuscivano ad appendere, e tutte le loro stronzate. L’avrebbero preferita cubica, la stazione. Bravi idioti. Una stazione spaziale cubica. Che fesseria. Non è mica un cacchio di villetta a schiera, brutti ritardati. Si è mai visto in natura pianeti cubici, satelliti cubici, o soli cubici? Al diavolo.
L’unica cosa che ricordo con piacere di quei due è quando li ho presi per il collo e gli ho fatto ammirare dall’alto del mio braccio teso lo scempio che stavano combinando. Gli occhi strabuzzati e la lingua finalmente a penzoloni – eccoli lì, finalmente al loro posto.

 
Comunque la stronzetta alla fine l’abbiamo trovata. Stava passando con i suoi sopra a un pianeta di bifolchi che sembrava una immensa spiaggia del cazzo, senza il mare, però.
Li abbiamo abbordati prima che riuscissero ad atterrare, e finalmente i ragazzi hanno trovato modo di scaricare un po’ la tensione.
Solo che si sono fatti fregare, quei mongoli. Le hanno lasciato il tempo di nascondere i piani dentro a una specie di Roomba gigante e di sbatterlo giù sul pianeta.
Bell’affare. Setaccia te un deserto, porcaccia la malora.

Che poi è venuto fuori (ma l’ho scoperto solo un sacco di tempo dopo) che era proprio su quel pianeta che viveva l’altro fessacchiotto.
Onestamente l’avevo perso di vista da un pezzo. Ma quando si dice il caso. L’Universo è proprio piccolo.
Comunque insomma succede che, di tutti miliardi di imbecilli che impestano il cosmo, è proprio il ragazzo che trova il Roomba con dentro i miei piani. E per far completa la frittata, li porta al vecchio coglione, che non sapevo neanche che fosse ancora al mondo, e invece porcaeva anche lui era andato a fare l’eremita matto su quel cesso di pianeta.

E il vecchio coglione, anziché farsi una spadellata di cacchi suoi, si mette a insegnare al ragazzo a usare la spada. Pensa te che idiozia – in un posto così uno spadaccino non serve a niente, mentre invece un contadino magari qualcosa ci cava. Il ragazzo ovviamente si esalta, e per fortuna che non scopre subito tutto su di me, sua madre , il vecchio e tutto il resto, sennò sai poi il casino.
Intanto, io mi trovo sempre più circondato da cretini. C’è uno che, davanti a tutto il comando schierato, mi sfotte e mi dà del vecchio credulone. Peccato non esser stati soli, lo avrei conciato per le feste.
Ma alla riunione c’era anche il politicante, uno con agganci in alto, e mi è toccato mandar giù.
Mi sono sfogato poi più tardi con quel demente del capitano che non è riuscito a rintracciare i fuggiaschi.

 
E insomma, com’è come non è, sul pianeta del cazzo si forma ‘sta specie di Compagnia dell’Anello dei poveri con dentro il vecchio coglione, il ragazzo, il Roomba col suo fidanzato Checca di Latta, e per completare la partita una specie di pirata spaziale che fa coppia con il cugino piccolo di King Kong. E questo branco di deficienti si mette in mente di venire a rompere le balle A ME, a casa mia, e addirittura di portarsi via la stronzetta, che avevo giustamente messo in castigo.

(Che poi, tutto sommato, non è che fosse ‘sto gran dramma. Tra lei e il politicante erano già scoppiate scintille, e io francamente di tutta questa tensione a bordo avrei fatto volentieri a meno. Solo che come si fa: una ti ruba dei documenti importanti, e tu le dai due sculacciate e la mandi a giocare con gli amici? Son mica Madre Teresa.)

 
Comunque quando ci penso faccio ancora fatica a crederci. L’armata Brancaleone riesce effettivamente ad arrivare su da noi, e non contenti di avermi già causato un bel danno con il furto delle planimetrie, si mettono a fare il quarantotto: mi ammazzano un mucchio di dipendenti e mi disfano mezza base.
Avete presente? Una base appena finita di costruire, con neanche il tempo di attivare le garanzie e di fare un’assicurazione. E gli artigiani già tutti pagati. Roba da andar nei matti.

 
Ad un certo punto mia moglie mi chiama perché le si era bloccato il tritarifiuti o una cagata del genere. Faccio per andare da lei ma di botto mi trovo davanti il vecchio coglione. Nel corridoio di casa mia.

E mica che mi chieda scusa, o almeno un saluto, niente. Oh, erano anni che non ci vedevamo. Niente, mi guarda come Bruce Lee, tira fuori la spada e mi viene incontro facendo le mossette da samurai.
A me a quel punto si chiude la vena. Ho capito, è un pensionato, magari potevo andarci giù un po‘ meno pesante. Ma solo a guardarmi intorno, con tutte quelle apparecchiature nuove mezzo bruciacchiate, ho preso la brocca.
Ho tirato fuori la mia, di spada, e l’ho fatto secco. Quando ci vuole, ci vuole.

Peccato invece essere circondato da cretini. Perché mentre io combattevo, quegli incapaci dei miei uomini, nonostante le divise fighette tutte inamidate e gli elmetti di design, si fanno sfuggire tra le dita il resto della ghenga. Compresa la stronzetta, naturalmente.

 
Più tardi imparo che, di tutti i posti possibili, i fuggiaschi erano andati a intanarsi proprio nel covo della Resistenza. E allora, io dico: rubate le mie carte, venite a casa mia senza invito, mi fate fuori un mucchio di tempi indeterminati, mi distruggete l’equivalente di sei MediaWorld, e poi andate addirittura a far festa a casa dei miei nemici? Cioè qui c’è il danno, la beffa, e la presa per il culo.

Comunque niente, noi ci mettiamo a cercarli, ma ciao. Potevo immaginare che avessero messo su un’autorimessa clandestina sotto a delle piramidi maya in Guatemala, protette da degli orsetti?
E così ‘sti interdetti s’infrattano anche loro nella piramide, e ne escon fuori con un mucchio di astronavine taroccate e rompicoglioni con l’intenzione di venire a scassare gli zebedei, ancora una volta, a me.
Quando si dice andare in fissa.

L’unico che pare più furbo degli altri è il pirata, che si leva di torno con la sua scimmia. Che poi ho idea si fosse preso una bella scuffia per la stronzetta, il pirata, e la cosa non è che mi sfagioli. Ci manca solo un contrabbandiere in famiglia, in più uno bacato con ossessioni irrisolte da Tarzan de noantri. 

 
Comunque il resto dei teppistelli mi arriva sotto casa, e si mettono a sparare a destra e a manca come se non ci fosse un domani. Avevamo delle difese della madonna, alla base, ma nessuno si aspettava l’arrivo di un’orda simile di esaltati. La cosa che mi ha fatto incazzare, però, non sono state le bombe, le esplosioni, quelle cose lì. Lì si aggiusta.
Invece quando penso che a guidare quell’orda di sciamannati c’era il ragazzo, porco cane… Voglio dire: metti al mondo dei figli, li fai studiare, non gli fai mancare niente. Poi una si butta in politica e fa comunella con gente che ti considera la cacca del cosmo, e l’altro passa da contadino a terrorista in meno di due ore. Avrò anche fatto delle birichinate in vita mia, non dico mica, ma questo mi sembra un castigo sproporzionato.

 
Insomma, alla fine il mucchio selvaggio viene decimato per benino, ma insiste. E a quel punto decido di mettere in pratica quello che mi diceva il mio maestro, il nanerottolo con le orecchie buffe: “Se vuoi un lavoro ben fatto, fattelo da solo.”

Prendo la mia nave, ed esco a dare una lezione a quei marmocchi invasati.
Pum pum pum, ne faccio fuori uno dopo l’altro, e alla fine mi trovo alle spalle del ragazzo.
Sinceramente, di primo acchito vorrei farlo ragionare. Lo chiamo per radio, ma niente.
Poi invece mi rendo conto che quell’ingrato sta cercando di centrare con le sue pigne la canna fumaria. La canna fumaria è roba seria, porco diavolo. Se ti vuoi divertire, tira sulle torrette. Smitraglia le fortificazioni. Ma un razzo nella canna fumaria finisce che prende i cuochi, le cameriere, i lavapiatti. Magari anche tua madre, che va spesso a tentare le sue vomitevoli crostate. Sparare nel camino, gente, è una vigliaccata bella e buona.

Lui però pare fregarsene, e tira dritto. Pietromaso d’un pietromaso.
Dovrei abbatterlo, è lì davanti a me, come un pollo sullo steccato. Ma non me la sento.
Tentenno, e faccio male.
Perché all’improvviso, una frazione di secondo prima che io tiri la cloche per tornare in formazione, mi sbuca addosso da non so dove, sparando all’impazzata, quell’esaltato di Blade Runner, che evidentemente ha cambiato idea. Mi prende in pieno tra il mozzo e il parafango, e perdo il controllo dell’astronave.
Il resto lo sapete. Il ragazzo centra la canna fumaria, la stazione salta in aria, e fa un numero di morti da far schiumare d’invidia tutti gli imam radicalizzati del Minkiesthan. Per la bella impresa, si becca pure una medaglia. Altro che medaglia. Un carico di ceffoni. E quella manaccia che ha attivato il pulsante di lancio, cazzo, gliela troncherei.

 
Cosa succede adesso? Ah, ditemelo voi.

La Galassia era un posto tranquillo. C’era un Impero, c’erano delle regole, c’era la pace.
Adesso qualsiasi straccione si sentirà in diritto di ribellarsi e buttare all’aria la sua porzione di mondo. Per poi accorgersi, come sempre a buoi scappati, che senza la nostra burocrazia, i nostri servizi pubblici, i nostri trasporti, la nostra sanità, le nostre forze dell’ordine, il nostro welfare, sono cacchi per tutti.
Guerre civili, attentati, rapine, carestie, e poi se va bene una bella democrazia litigiosa, con un senato di paraculi imboscati e un miliardo di partitini famelici all’assalto delle ricchezze rimaste.
Un bell’affare, la ribellione.

 
Per fortuna, ho come un presentimento che mi giunge dalla Forza.
Proviene dal lato oscuro, è vero, ma mi pare piuttosto chiaro.
Tutta questa storia, dice la visione, non ha futuro.
È solo una saga.
Non frega niente a nessuno, e di certo non durerà a lungo.

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