Italia bella

Diletta Leotta, la trattativa Stato-mafia, e quei ladri della Juventus

Corvo Grigio, qui Lupo Nero. Mi sentite?
Passo.

Corvo Grigio, qui comandante Lupo Nero a rapporto da piazza Colonna. Roger, vi sento.
Siamo in posizione, signore. Ho duecento uomini in assetto antisommossa schierati a ranghi serrati davanti a Palazzo Chigi.
Su via del Corso abbiamo sessanta camionette con ulteriori rinforzi pronti a intervenire.
Passo.

Signorsì, signore. Gli uomini sulle camionette possono intervenire in trenta secondi a supporto dei miei uomini o dell’altra squadra, che protegge Montecitorio.
Ho già ricevuto il rapporto dei Carabinieri: i ROS hanno preso posizione intorno al Quirinale e a Palazzo Madama. Ulteriori rinforzi arriveranno a minuti.
Passo.

No, signore. Non ho il comando diretto di quella operazione. Ma fanno comunque rapporto a me. E posso confermarle che due reparti dell’esercito sono già dislocati a difendere la sede del partito a piazza San Lorenzo in Lucina. Lo stesso a Milano, Firenze e negli altri capoluoghi. Siamo pronti.
Passo.

Sì signore, confermo. Tutto tranquillo. Piazza Colonna, Quirinale, piazza Madama. Codice verde. L’esercito conferma: verde anche per loro, in tutti i siti, compreso Arcore. Restiamo in attesa.
Passo.

Corvo Grigio, qui Lupo Nero. Ancora nessun segnale dal campo, signore. Ci sono aggiornamenti da Nido Alto? Questo scenario non era previsto.
Passo.

Corvo Grigio, gli uomini sono nervosi. Anche gli ufficiali. Questo silenzio, questa calma logora i nervi. Possibile sia codice verde in tutti gli scenari? Neanche una rissa? Un tafferuglio? Un lancio di pomodori? Non è che ci stiamo perdendo l’azione da qualche altra parte?
Passo.

Capisco, signore. Beh, è strano. Maledettamente strano. La puntata è andata in onda il 4 gennaio,  signore, poi c’è stata la replica di sabato pomeriggio, il 9, e comunque è tutto disponibile in streaming su RaiPlay. In versione integrale.
Passo.

Vuol dire che a quest’ora deve averla vista un botto di gente, signore. Soltanto con la prima serata Report ha fatto uno share dell’11,5%. Sono quasi tre milioni di persone. Poi c’è stata la replica, lo streaming, YouTube… Perché sì, è anche su YouTube. In più pagine.
Passo.

Beh, io do ragione a Nido Alto. Cioè, non che non ubbidirei comunque. Ma in questa occasione credo che l’alto comando abbia ragione da vendere. Signore.
Un reportage così non può passare come acqua fresca nell’indifferenza generale. C’è da aspettarsi una mobilitazione popolare mai vista prima.
Passo.

Ma sì, lo so che di rivelazioni bomba in questi anni ne abbiamo avute tante. Le balle su Ustica, i suicidi misteriosi, gli insabbiamenti, l’armadio della vergogna, i servizi segreti in via Fani, l’interesse di Andreotti per il fucile che ha ammazzato Kennedy.
Ma qui non si parla di eventi isolati, di singoli atti criminali. Questa è molto più grossa.
E poi Report, mi perdoni signore, non è uno di quei siti di cospirazionisti. È televisione di Stato.
E in prima serata.
Passo.

Capisco, signore. Ma Sigfrido Ranucci non è uno di quelli col colapasta in testa che sbraitano contro le scie chimiche e i falsi allunaggi. E oltretutto non era un monologo personale, basato su congetture private. Hanno intervistato giudici, magistrati e collaboratori di giustizia perfettamente accreditati. Hanno citato sentenze ufficiali. E hanno mandato in onda spezzoni di processo, intercettazioni ambientali, video della polizia. Roba autentica, mica fumetti.
Dritto sulla ghigna di qualche milione di italiani.
Passo.

Beh, voglio dire. Ha ragione Nido Alto. Se non li smuove questo, non li smuove niente.
All’estero, per molto meno sono scoppiate rivoluzioni. Sono rotolate teste.
Qui non è una questione di qualche mazzetta, o di un bunga-bunga.
Ma lei ha visto la trasmissione? Pareva roba di un altro pianeta.
Passo.

Beh, allora gliene cito alcune a caso. Ma solo alcune: in due ore, ne sono venite fuori di tutti i colori.
E tenga presente: non sono illazioni. Sono verità giudiziarie. Evidenze investigative. Documenti processuali. Dichiarazioni fatte a viso aperto di fronte alle telecamere.
Vado così, in ordine sparso:

  • La strage di Bologna venne organizzata dai vertici della loggia P2 di Licio Gelli, e fu eseguita da terroristi fascisti, protetti dai servizi segreti italiani.
  • Uno degli esecutori materiali della strage, già killer della ‘ndrangheta e ladro di opere d’arte, era un infiltrato dei Reparti Operativi Speciali dei Carabinieri in Cosa Nostra. Durante la latitanza, ricevette addirittura un’onoreficenza dal procuratore della Repubblica di Bologna. Che, dopo l’arresto, riuscì comunque a farlo assolvere.
  1. Dopo la strage, i responsabili (insieme a membri della banda della Magliana) vennero nascosti e protetti a Londra da faccendieri del Banco Ambrosiano, speculatori edilizi responsabili della cementificazione selvaggia della Sardegna, e boss mafiosi.
  • Anche dietro alle stragi di Roma, Firenze e Milano nel 1994 c’erano i servizi segreti. La scelta di colpire l’Accademia dei Georgofili, via Palestro, S. Giorgio al Velabro e S. Giovanni in Laterano fu di Marcello Dell’Utri, poi senatore della Repubblica e co-fondatore di Forza Italia.
  • Silvio Berlusconi, senatore, Presidente del Consiglio per nove anni (record nella storia repubblicana) e per oltre vent’anni protagonista indiscusso della politica italiana, collaborò strettamente e ininterrottamente con Cosa Nostra in attività immobiliari e finanziarie fin dagli anni ’70.
  • La trattativa Stato-mafia, cioè lo smantellamento delle leggi antimafia volute da Falcone e Borsellino, fu gestita dal lato istituzionale da Berlusconi, che si incontrò ripetutamente con i boss materialmente responsabili degli attentati ai due giudici.
  • Falcone e Borsellino vennero eliminati quando cominciarono a portare alla luce la suddetta trattativa. Nel 2017 sono stati ritrovati appunti scritti a mano da Giovanni Falcone in cui si fa riferimento a contatti tra Berlusconi e alcuni noti boss mafiosi, e a una serie di pagamenti.
  • Fino agli anni ’90 esisteva un sodalizio politico tra mafia e corrente andreottiana della DC, sotto lo stretto controllo dei servizi segreti americani. A Roma e in Sicilia non avveniva niente di cui la CIA non fosse preventivamente informata.
  • A partire dal 1990 il boss Totò Riina, insieme a estremisti di destra e a massoni della loggia P2, fondò movimenti indipendentisti in tutto il sud Italia. Ispiratore e organizzatore dell’iniziativa fu Gianfranco Miglio, ideologo della Lega Nord, alla cui fondazione contribuì Licio Gelli.
  • Cosa Nostra è quindi direttamente coinvolta nella fondazione e gestione dei due principali partiti di centro destra del Paese.
  • A sua volta, la loggia massonica deviata P2 di Licio Gelli controllava contemporaneamente servizi segreti, Cosa Nostra e ‘ndrangheta.
  • L’attentato nella villa al mare di Falcone fu ordinato dal capo della squadra mobile di Palermo.
  • Dopo la morte di Falcone, i suoi computer e databank vennero manomessi, le informazioni cancellate, e le schede di memoria sottratte. Sui cellulari di appartenenti del gruppo di fuoco contro Falcone vennero trovati numeri di telefono di agenti del SISDE.
  • Un paio d’anni fa, un computer e due pendrive appartenenti al pool che lavora alla cattura del superlatitante Matteo Messina Denaro, contenenti importanti verbali dei collaboratori di giustizia ancora coperti da segreto istruttorio, scomparvero misteriosamente dagli uffici della Procura.
  • Per 57 giorni Borsellino indagò sulla morte dell’amico, senza essere mai sentito a verbale dalla Procura di Caltanissetta, che ufficialmente indagava sulla strage.
  • Borsellino annotò le conclusioni a cui erano giunti lui e Falcone sulla famosa agenda rossa, che portava sempre con sé in una borsa. Un filmato girato in via D’Amelio qualche istante dopo l’esplosione della bomba che uccise lui e la sua scorta mostra che, prima ancora che arrivassero i soccorsi, sul luogo dell’attentato erano già presenti uomini dei servizi segreti, completamente disinteressati ai feriti e tutti intorno alla macchina del giudice, alla ricerca di qualcosa. Il filmato mostra poi chiaramente un capitano dei Carabinieri, tale Arcangioli, che si allontana dall’auto ancora in fiamme con la borsa di Paolo Borsellino. La borsa e l’agenda non furono più trovate, e Arcangioli venne assolto dall’accusa di averle sottratte.
  • Un pentito sostiene che di quella agenda furono fatte diverse copie, oggi in mano ai boss responsabili degli attentati, a Matteo Messina Denaro, ai vertici dei servizi segreti italiani, e ad altri personaggi delle istituzioni.
  • Nel 2015 la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo stabilì che il dirigente del SISDE Bruno Contrada, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, non poteva essere giudicato per quel reato perché all’epoca dei fatti non era previsto dal codice. La pena gli fu revocata e gli venne riconosciuto un indennizzo di 667.000 euro per i danni morali e l’ingiusta detenzione.
  • I servizi segreti di Contrada fornivano regolarmente le armi alla mafia, e spesso misero a disposizione anche i killer. Furono proprio uomini dei servizi a uccidere Pio La Torre, Giuseppe Insalaco, Piersanti Mattarella, e alcuni poliziotti.
  • La posizione precisa del rifugio di Bernardo Provenzano era perfettamente nota, ma i servizi segreti finsero di non riuscire a localizzarlo per molti anni. Analogamente, una importante informativa che avrebbe permesso l’arresto di boss e killer rimase “dimenticata” in un cassetto per 2 anni.
  • Un ex-poliziotto, in carcere, confessò al compagno di cella di essere stato lui, e non Giovanni Brusca, a premere materialmente il pulsante che ha fatto saltare in aria l’autostrada di Capaci. Era un lavoro per professionisti, non per scannapecore.
  • I terroristi della Falange Armata erano uomini d’élite dei servizi segreti.
  • L’organizzazione paramilitare Gladio (Stay Behind per la CIA) fu direttamente coinvolta nelle stragi e nell’omicidio di Aldo Moro e della sua scorta.
  • Un presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, mentì ufficialmente sull’esistenza di una trattativa tra Stato e mafia.

No, beh, se vuole continuo ma… ehi, che succede??

Mayday, mayday, Corvo Grigio. Qui Lupo Nero. Emergenza.
Rimane il codice verde sugli obiettivi della missione, ma abbiamo due nuovi teatri operativi che passano da verde a rosso. Ripeto: da verde a rosso.
Intervento immediato.
Uomini da palazzi del Governo: dirottare immediatamente su nuovo Obiettivo Alfa. Uomini a protezione di sedi politiche: dirottare subito su Obiettivo Omega. Folle in avvicinamento. Molto numerose.
Muoversi, muoversi!
Passo.

Corvo Grigio, confermo i nuovi obiettivi.
Obiettivo Alfa è un grande albergo nel centro di Roma. Obiettivo Beta è una piccola stazione televisiva nella prima periferia. Si stanno radunando folle immense. Tutte le squadre stanno convergendo lì. 
Passo.

Dettaglio obiettivi, Corvo Grigio. 
Questo è l’ultimo rapporto, poi scenderò in campo anch’io.
Prossimo contatto solo a operazioni concluse. Speriamo bene.
Dunque, Obiettivo Omega è uno studio televisivo dove si sta tenendo un talk show. Uno degli ospiti, un noto direttore di quotidiano, ha affermato che la Juventus ha rubato gli ultimi sei scudetti, e li dovrebbe restituire. Ha scatenato l’inferno.
Obiettivo Alfa è l’albergo che la conduttrice televisiva Diletta Leotta ha scelto per scoparsi Sandokan, cioè un attore turco con gli addominali scolpiti. Stanno convergendo sull’obiettivo folle oceaniche.
Per cui passo e chiudo, signore. L’ordine pubblico è davvero a rischio, questa notte nella capitale.

Mi permetto una sola considerazione.
Non è vero che le grandi rivelazioni lascino indifferenti gli italiani.
Quello che li interessa li smuove, eccome.

Discussione

3 pensieri su “Diletta Leotta, la trattativa Stato-mafia, e quei ladri della Juventus

  1. Sei un grande. Lasciatelo dire. Adesso provo a promuovere questa sintesi lucidissima.

    Piace a 1 persona

    Pubblicato da dani2005danid | 19 gennaio 2021, 9:05 am

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  1. Pingback: Le trombe del giudizio e il carrello della Coop | afterfindus - 21 marzo 2021

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