Mappamondo

Gilgamesh, Cheope, Washington e un boccale di birra

Qualche tempo fa ho pubblicato su Facebook il link a un articoletto secondo il quale la birra fa passare il raffreddore. Una notiziona, eh?
E in effetti ho ricevuto alcuni “Mi piace”. Pochi, per la verità – ho degli amici ipocriti. 😉
Ma insomma, ero già felice. (Io sono fatto così: fatemi una carezza e vado nei matti.)

Avevo già stivato nel dimenticatoio quella perla di saggezza, quando il Dio delle Coincidenze ha deciso di farmi pagar dazio.
Perché proprio oggi, senza alcun preavviso, sono inciampato nella sorella maggiore di quella notizia. Una sorella molto, molto maggiore. Una sorellona.
Quella faccenda del raffreddore, paragonata al reperto che ho appena finito di scongelare, è come una pernacchia sfiatata al cospetto di uno tsunami. Tenetevi forte, perché

 
Signori, nei prossimi minuti -con il vostro permesso- andrò a stravolgere la vostra visione del mondo.. Scusate se è poco.

Snida_truffe

titoloDunque, miei prodi, sapete come l’Homo Sapiens è arrivato a dominare il pianeta?

Sapete qual’è la forza che ha spinto l’umanità a inventare la ruota, la scrittura, la scienza?

Avete idea di cosa ci sia dietro alle piramidi? E di come la razza umana sia potuta sopravvivere alle pestilenze del Medioevo?

Sapete grazie a chi è nata l’America, la democrazia, l’industria moderna, e che cosa spinge l’uomo a tentare le vie dello spazio?

Sapete perché mi sono svegliato tante volte con il mal di testa?

La risposta è una, e una sola. La birra.

 
Proprio così. Senza la birra vivremmo ancora nelle caverne, e saremmo scemi, ignoranti, malaticci, con basse aspettative di vita, e perennemente di cattivo umore.
Tutta la storia che vi hanno raccontato a scuola, al cinema, al museo, in TV, in parrocchia, è una colossale panzana. Un vergognoso tentativo di insabbiare la verità.
Che, incidentalmente, ha un meraviglioso colore dorato, ed è ricoperta di soffice schiuma.

 
Tranquillizzatevi. Non sto dando di matto. Non sto raccontando balle, né cercando una metafora spiritosa, e non vi sto raccontando la trama di un romanzo di fantascienza. Sto semplicemente svelandovi lo sconvolgente segreto che io stesso ho appreso grazie a un documentario di Discovery Channel HD (HD, capito, mica storie), che trovate qui sotto.

 
Guardatelo, se vi va.
Se invece tre quarti d’ora con il naso sul monitor vi preoccupano, o se l’inglese non è il vostro forte, permettetemi un veloce riassunto.

Innanzitutto, vi confermo che non si tratta di una bufala. E’ davvero un documentario Discovery Channel, perfettamente autentico: montaggio incalzante, grafica professionale, cartoni animati, bei filmati, ricostruzioni in 3D, musiche trionfali, e interviste a pioggia ad un mucchio di studiosi delle discipline più varie. Il classico documentarione.
Quello che è decisamente meno classico è la storia che racconta.

 
Si parte dall’inizio. La razza umana ha alle spalle una storia di circa centomila anni. Tutta la Storia che ricordiamo, però, dai grandi imperi dell’antichità ai giorni nostri, è concentrata negli ultimi diecimila. Per novantamila anni, insomma, l’umanità è rimasta ferma all’età della pietra.
E’ ormai unanimamente riconosciuto che il grande cambio di marcia, quello che ha innescato tutto il meccanismo del progresso, vada fatto risalireal momento in cui alcuni uomini abbandonarono la loro condizione di cacciatori e raccoglitori per sviluppare le prime forme di agricoltura.

Ma tutto questo lo sapete benissimo, perchè naturalmente avete letto con voluttà e passione il famoso psicosaggio La lotteria della Storia (e della Geografia).

Il busillis è: perché mai qualcuno ha sentito il bisogno di inventare l’agricoltura, visto che per 900 secoli se ne era fatto allegramente a meno?
A quanto pare, è stato per caso.

Secondo il documentario, un qualche Fred Flinstone particolarmente disordinato dimenticò un giorno un vaso di chicchi d’orzo fuori dalla caverna. Piovve, tornò il sole, ripiovve, e l’orzo venne magicamente trasformato prima in lievito e zuccheri, e poi in alcool e anidride carbonica. Siccome questo mischione aveva un aspetto intrigante, Flinstone provò a berlo, e di colpo gli si dischiuse un mondo. Acqua? Ragazzi, mai più!

first beer

Il buon sapore e l’effetto vagamente inebriante di quel liquido misterioso esaltarono i cavernicoli, che da quel giorno non si dettero pace fino a quando non riuscirono a riprodurre la meravigiosa bevanda. E c’è da capirli: erano astemi da tre milioni di anni, poverelli. All’improvviso, la vita cominciò ad apparire molto più interessante.

Fu quindi la necessità di avere a disposizione materia prima per fare altra birra che spinse gli uomini a improvvisarsi contadini. Non, come dice qualche grullo, per produrre il pane. Il pane fece la sua comparsa solo 3000 anni più tardi. E la Nutella, poi, non ne parliamo nemmeno.

La prima civiltà, quella mesopotamica, nacque quindi con la missione di produrre quanta più birra possibile. I birrai mesopotamici svilupparono tutta una serie di tecniche e strumenti per ottimizzare i loro sforzi e ottenere un prodotto sempre migliore: l’aratro, l’irrigazione, la ruota, e addirittura la matematica e la scrittura per tener conto dei volumi prodotti e delle quantità vendute.

 
Se vi sembra eccessivo, ecco a lato la foto della parola “birra” in caratteri cuneiformi.

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Pare che in sumerico ci fossero la bellezza di 160 termini per indicare la birra, più di quanti ne abbiano gli esquimesi (e di conseguenza Smilla) per la neve.


E ora facciamo un balzo in avanti, fino all’antico Egitto. Qui, addirittura, la birra era un componente fondamentale dell’alimentazione quotidiana. Anche per i bambini.
E questo perché era solo moderatamente alcolica (appena 3%: l’avrebbero potuta vendere anche nei supermercati svedesi) ma in compenso piena di vitamine e minerali. Ed era usata anche per curare anche una varietà di malanni.
Dai dipinti rinvenuti in qualche piramide sappiamo addirittura che veniva usata come fumigante anale, per curare i malanni intestinali. Dovremmo tutti essere felici di vivere in un’epoca in cui si usano le pastiglie.

Non ci credete, lo so. Eppure nelle ossa delle mummie sono state trovate tracce di tetraciclene, un antibiotico che è stato scoperto solo nel 1948, ma che a quanto pare era presente nella birra preparata alla maniera degli egizi. Tremila anni prima di Alexander Fleming, insomma, ce la si cavava alla grande.

Ma nell’antico Egitto la birra era molto di più. Era, letteralmente, denaro liquido.
Se parliamo di egiziani, infatti, parliamo di piramidi. Le piramidi non furono costruite da schiavi, come avevo letto sugli albi di Asterix. Al contrario, i lavoratori che si spaccavano la schiena per soddisfare le manie di grandezza del faraone di turno erano dei professionisti che venivano pagati profumatamente – è il caso di dirlo – con un bel gallone di birra al giorno (pari a 3,8 litri: salute!).

pagamento

Qualche mattacchione si è divertito a calcolare cosa deve essere costata la Piramide di Cheope, o Grande Piramide. I lavori vennero iniziati nel 2584 avanti Cristo, terminarono nel 2540, e furono svolti da un numero ben preciso di CoCoCo, di cui ci restano i cedolini paga in forma geroglifica. Numero di lavoratori moltiplicato numero di giorni lavorativi uguale 231.414.717 galloni di nettare dorato.

 

Ora, io non vorrei che vi faceste l’idea che io sono uno che scopiazza il lavoro degli altri e ci blatera sopra, senza metterci mai del suo. Questa faccenda della piramide, per esempio, mi ha parecchio intrigato, e ho deciso di dare il mio contributo alla storiografia moderna con qualche calcolo approfondito.

231.414.717 galloni equivalgono a 177.726.502.656 cucchiaini – ma di qui, mi rendo conto, si va poco lontani. Forse è più chiaro metterla in litri: stiamo parlando di 876 milioni di litri, 876.000 metri cubi se preferite, pari a 2 miliardi e 600 milioni di lattine. Ora, se prendete 2 miliardi e 600 milioni di lattine di birra e le mettete una sopra l’altra, formerete una piramide alta la bellezza di 242 metri. Dico sul serio. Ci ho provato.
E quello che è sorprendente è che la piramide di Cheope è alta “solo” 139 metri.

Quindi, in sostanza, per fare una piramide di blocchi di pietra, serve una piramide di lattine di birra alta 1,7 volte la piramide che si vuole costruire! (Primo Teorema di Afterfindus, andate e predicate)

Verrebbe quasi da chiedersi se ne valga la pena, no? Tra l’altro, ho come il sospetto che una cosa del genere metta seriamente a repentaglio il primo principio della termodinamica.
In ogni caso, se avete voglia di verificare i miei calcoli, mi fareste un grande favore.
Un conteggio più accurato è stato purtroppo interrotto dalle autorità di polizia del Cairo, che sfortunatamente hanno dimostrato di non saper apprezzare una seria indagine archeologica.
Ho fatto appena in tempo a scattare questa foto.

giza beer

 
La birra, naturalmente, non era solo per i viventi. Se ne sono trovati parecchi vasi anche nelle tombe dei VIP. In un sepolcro nella Valle dei Re c’è addirittura un’iscrizione che spiega che quando si prepara la salma di un defunto per il viaggio nell’aldilà, è opportuno dotarla di ben mille vasi di birra. E’ un viaggio lungo, e gli inferi – si sa – provocano arsura.


Ma basta con gli egiziani. Saltiamo al Medioevo.
In quest’epoca, la birra ha svolto un ruolo ancor più fondamentale. Anzi, ha letteralmente salvato tutte le civiltà europee dall’estinzione totale.
Troppo grossa? Ma no, seguite il ragionamento.

Pensate alle terribili condizioni igieniche di quei tempi. Carogne di animali e di esseri umani abbandonate nei torrenti e nei ruscelli. Deiezioni umane e disumane ammonticchiate nei corsi d’acqua che attraversavano città e villaggi. Pestilenze, lebbra e altre mestizie che ammorbavano di virus e di batteri fiumi, laghi, pozzi e fontane.
Milioni di morti. Guerra chimica allo stato puro.

Eppure, se noi siamo qui a parlarne, significa che, nonostante tutto, non morirono proprio tutti. Qualcuno si salvò dallo sterminio. Ma chi?
Nel documentario, ce lo spiegano grazie a un esperimento epocale. Un illustre accademico preleva un campione di acqua da un lurido stagno di anatre, e lo analizza in laboratorio. Dentro c’è ogni genere di porcheria tossica, in particolare batteri coloformi fecali, in concentrazioni tali da fare la gioia di uno come Saddam Hussein, in caso avesse mai deciso di dotarsi di un arsenale non convenzionale (tranquillo, Giorgetto, sto solo scherzando).

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Lo scienziato, soddisfatto della (pessima) qualità del suo campione, provvede quindi a trasformarlo in birra, seguendo una tipica ricetta medievale: bollitura, fermentazione, filtraggio, eccetera.
Poi va in un pub e offre generosamente la brodaglia a un gruppo di avventori, ovviamente ignari della sua provenienza. I malcapitati ingollano, storcono un po’ il naso, ma non muoiono. Teorema dimostrato: la birrificazione trasforma anche l’acqua più fetida in birra passabile.

Oddio, con tutta la chimica che ho studiato, non dovrei usare termini come birrificazione. In ogni caso, avrete già capito che è la bollitura il passaggio chiave, quello che ammazza i germi e rende sterile la bevanda. Nel Medioevo però non sapevano cosa fossero i germi, nè tantomeno il significato di “sterilizzare”. Sapevano però che la birra bollita ha un sapore migliore, e quindi i bevitori di birra sopravvissero.

Nel XVI secolo, dice il Discovery documentary, si bevevano 300 litri di birra a testa, donne e bambini compresi. “Sei volte più di oggi” gongola lo scienziato di cui sopra. Personalmente, nutro qualche dubbio sul fatto che molta della gente che conosco si spazzoli 50 litri l’anno. Per stare in media, bisogna che noialtri bevitori ci impegniamo al massimo. Ma si può fare.


Oltre a conservare intatto il genere umano, la birra ne plasmò anche la storia.
La birra era letteralmente oro liquido. E la Chiesa, ovviamente, non si lasciò sfuggire il business: innumerevoli monasteri in tutta Europa si convertirono alla produzione massiva di birra, e pii abati divennero maestri birrai. E in effetti la cosa ha senso: ancora oggi, si beve la doppio malto dei padri trappisti, la bionda dei cappuccini belgi, e poi ci sono tutti quei nomi di santi, di abbazie, di demoni. In pratica, la Chiesa consolidò il suo potere sul binomio “B&B” – non “bed and breakfast”, ma “Bibbia e Birra”.
E avanti così, per saecula saeculorum.

prete

Il business della birra, però, attirò anche imprenditori laici: produrre birra divenne un fattore critico nello sviluppo dell’economia, e innescò una spirale che trasformò l’Europa e il mondo: scambi commerciali, sistema bancario, finanza, e tutto il fardello del capitalismo moderno.

Alla ricerca di nuove gole da dissetare, poi, flotte di coloni e conquistadores di vario genere salparono per le prime traversate oceaniche della storia occidentale. Si noti che, in assenza di birra, quei viaggi non sarebbero stati possibili: l’acqua potabile, all’interno delle botti, marcisce inesorabilmente. La birra, invece, no.


E così, magari un po’ storti, ma vivi, gli europei si spinsero fino alle coste del Nuovo Mondo.
Una delle spedizioni più famose è senz’altro quella del Mayflower, diretto in Virginia. Arrivati all’altezza di Plymouth, i coloni si accorsero che la birra stava finendo, e furono costretti ad attraccare. Una volta a terra, non fidandosi dell’acqua locale, si misero a cercare un modo per produrne dell’altra. Ma la situazione era grigia: niente orzo nè luppolo in vista. In un lampo di genio, qualcuno decise di prendere esempio dagli scoiattoli, et voilà, venne inventata la birra di ghianda.
E così, con una bella trincata, potè finalmente cominciare la storia dell’America.

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proofGiusto perché lo sappiate, alcuni dei più importanti padri fondatori della nuova Unione erano birrai: George Washington, Thomas Jefferson e Samuel Adams, tanto per dire. “Insieme,” dice il documentario “fermentarono una nazione”.
A loro si unì anche il geniale Benjamin Franklin, al quale viene attribuita l’affermazione “La birra è la prova che Dio ci ama e che vuole che siamo felici”.

L’America crebbe, nonostante le immense distanze, come un Paese unico. Il che, a pensarci bene, non ha niente di banale: se abitate in Italia, capite cosa intendo. Ma cosa riuscì a tenere unito un Paese così grande, così disperso, così scarsamente popolato? Non c’era il telefono, non c’era Skype, non c’era Facebook, e Twitter lo usavano soltanto i passerotti. E allora?
Beh, facile. Il centro focale di incontro delle persone, il crocevia di tutte le rotte commerciali, il punto di rierimento per tutte le comunicazioni ed informazioni era la taverna. Le taverne connettevano come una rete tutta l’America, e fu grazie a questa rete che da una serie di colonie sparpagliate fiorì una nazione.
E le taverne, non sto neanche a sottolinearlo, erano luoghi creati per vendere birra.

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Ma una nazione unita non necessariamente è libera, e democratica. L’America non era nessuna delle due cose. Ci pensò allora la birra.
La scintilla della rivoluzione americana scoccò in una taverna di Boston, dove venne decisa la mossa di buttare a mare il the degli inglesi. E le taverne divennero il punto di incontro dei rivoluzionari.
(Pensa che furbi. Da noi ci si ritrovava nelle carbonaie.)

Le note dello stesso inno americano furono prese pari pari da una canzonaccia da osteria del XVIII secolo. Nel filmato, la potete sentire dal minuto 28:20. Dopo un’estate di “Pulcino Pio”, è un balsamo per le orecchie.
La canzone era un test, una specie di etilometro: se eri abbastanza sobrio da riuscire a cantarla, potevi ordinare un’altra pinta. Se ti ingarbugliavi, l’oste ti spediva a casa.

coro


Ma non è ancora finita. Non abbiamo ancora parlato di scienza. Nel XIX secolo, ad esempio, la medicina era ancora una pratica primitiva. Per fortuna c’era in giro la birra a ispirare anche questa rivoluzione.
Nel 1850 infatti Louis Pasteur inventò il processo di pastorizzazione (che oggi tragicamente leghiamo al latte) appositamente per migliorare la conservabilità della birra. Il grande scienziato francese non riusciva a capire perché a volte la birra andasse a male, e fece una scoperta incredibile: la birra è viva! Contiene batteri, che sono organismi viventi.

Di lì, fu relativamente facile intuire che se i batteri possono far ammalare la birra, magari potevano essere i responsabili anche delle malattie degli esseri umani. Venne quindi sviluppata una nuova branca della medicina che studiava i legami tra germi, batteri e salute, si inventarono i vaccini, e finalmente i medici cominciarono a lavarsi le mani quando passavano da un paziente all’altro.


E se la birra costituì il motore dello sviluppo della scienza, non fu da meno nei riguardi della tecnologia.
Uno dei problemi principali del XIX secolo, infatti, era il caldo. Una temperatura troppo elevata provocava ogni genere di guai: siccità, carestie, malattie, e, nella vita quotidiana, il deterioramento degli alimenti. All’epoca come refrigerante si usava il ghiaccio, che però non era esattamente praticissimo. Occorreva staccarlo fisicamente dai ghiacciai, trasportarlo rapidamente fino ai luoghi di utilizzo, stivarlo in modo accorto, e la maggior parte andava inesorabilmente sprecata.

Negli anni ’40 del 1800 un paio di immigrati tedeschi, Miller e Coors, lanciarono sul mercato americano una nuova varietà di birra, la mitica lager.
Il segreto della lager era il suo gusto unico, che poteva essere ottenuto solo mediante un processo di fermentazione controllata a bassa temperatura. La necessità aguzza l’ingegno, ragion per cui nel settore dell’industria birraia vennero introdotte le prime macchine per la refrigerazione. Per la prima volta nella storia, fu possibile avere birra fresca tutto l’anno. Come benefici secondari, si sviluppò l’industria della conservazione alimentare, dei farmaci, dei gelati, e dei condizionatori d’aria. Bazzecole, in confronto a una birra fresca in agosto, ma pur sempre degne di nota.

A questo punto mi sembra quasi pedante farlo osservare, ma solo i più sprovveduti penseranno ancora che il primo esempio di produzione di massa sia stato la fabbrica di Henry Ford. Ovviamente, fu un birrificio. Almeno 10 anni prima di Ford, Michael Owens inventò una macchina automatica per produrre bottiglie di birra.

Ed è quindi la birra che dobbiamo ringraziare per la fine del lavoro minorile, che negli Stati Uniti era particolarmente sfruttato nella lavorazione del vetro. Con le macchine di Owens, in pochi anno tutti i bimbi furono rispediti a casa.

brindisi

Il successivo grande passo dell’umanità è stato naturalmente la conquista dello spazio. Purtroppo non posso raccontarvi che i motori del Saturno V funzionavano a fermentazione di luppolo, che la superficie della Luna sa di malto e che gli astronauti ricilano la loro pupù in Guinness, ma non preoccupatevi. Stanno già studiando una birra che riesca a essere effervescente anche in assenza di gravità (si profilano tempi duri per i fisici teorici), in modo che i primi uomini che partiranno per la conquista di Marte non debbano rammaricarsi troppo per la lontananza dal loro pub preferito.


Insomma, questo è quanto emerge dal documentario. E non ditemi che lo sapevate già.
Se mai tornerò all’Oktoberfest, giuro che lo farò con la reverenza di un musulmano che visita la Mecca, di un amante dell’arte nelle sale del Louvre, di un pornomane nelle backstreets di Amsterdam. Chiara, fresca, dolce birra!

Però, prima che corriate a scaraventare tutti i vostri libri di scuola nel cassonetto della carta riciclata, vorrei che mi aiutaste a mettere a fuoco una fastidiosa sensazione che mi sta tormentando l’ipotalamo.
Massimo rispetto per Discovery Channel e per tutti gli scienziati, storici, archeologi, antropologi, tecnologi e esperti di altro genere che hanno partecipato alla realizzazione del documentario.

Però, visti così, tutti uno in fila all’altro, come nell’immagine qui sotto, non notate nulla di strano?

cast 700

Sono quasi tutti intervistati in un pub, con un boccale pieno a portata di mano.
E tutti, o quasi tutti, hanno guance lucide e rubizze come mele del Trentino.
E uno sguardo un po’ trasognato.

Io ve lo dico: aspettate un attimo, prima di correre al cassonetto.

vasaio

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Discussione

20 pensieri su “Gilgamesh, Cheope, Washington e un boccale di birra

  1. W LA BIRRA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    La adoro, ma non credo a una parola di quello che hai scritto!!! Perchè se il fine dell’umanità fosse la birra, non avremmo scoperto nemmeno il motore termico, l’elettricità, la lavatrice, il computer e altre meraviglie.
    Troppo pieni di birra…
    Ah, la bollitura ammazza i batteri ma non le sostanze chimiche, se qualcuno dovesse pensare di fare birra andandosi a prendere le acque degli scarichi industriali SAPPIA che INVECE ammazzerà chiunque berrà quella birrà…mica siamo nel Medioevo…
    Scusa ma quelle lattine piramidali sono PIENE o VUOTE?
    Perchè se piene, trattasi di BIRRICIDIO con quel caldone…qualche lattina potrebbe imbizzarrirsi e creare un effetto domino molto carino o poco carino se ti trovi a tiro di lattina…
    All’Oktober Fest la gente è talmente satolla di birra che gira impudicamente nuda pisciando ovunque, diciamo uomini più che “gente”…uno spettacolo non sempre gradevole…per la vista e per l’odorato…Ecco come vedi la birra rende tutti uguali, tutti nudi come vermi…
    🙂 🙂 🙂

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    Pubblicato da dani2005dani | 25 gennaio 2013, 10:10 am
  2. Ah guarda, io non ho fatto altro che da megafono per quel documentario. Ambasciator le porta piene, come si dice (immagino riferendomi alle lattine). E poi, come avrai notato, le facciotte rosse di molti di quegli scienziati un dubbietto lo hanno insinuato anche a me…
    Però dài, devi ammettere che tra le infinite teorie del complotto che girano per il globo, questa ha un suo fascino.
    Con uno sforzo minimo potremmo trovare eccellenti spiegazioni anche per il motore termico, il computer e tutto il resto (sulla lavatrice non mi pronuncio neppure: troppo facile).
    Tra parentesi, conosco gente che appena comprato l’iPhone come prima app ha scaricato una vaccata che fa sembrare il suddetto orpello un boccale pieno, con bollicine e tutto. Brrr….

    L’Oktoberfest potrebbe essere visto come un superMensa, o un club Bilderberg se preferisci, i cui membri iniziati eccedono un po’ troppo nell’autoreferenzialità… 🙂

    Per la cronaca, sono diventato scemo per mettere in pila tutta quelle lattine. Poi domani qualcuno mi dirà che esiste un comando semplicissimo tipo “copia, incolla e riduci”. Io l’ho fatto a mano. Si vede che non ho bevuto abbastanza…

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    Pubblicato da Niarb | 25 gennaio 2013, 10:39 am
  3. Hai ragionissima: è una eccellente teoria del complotto. Io stessa dissi, eoni fa, al conte di Udine (autoproclamatosi lui eh, solo perchè conosceva tutte le taverne del Friuli, e sono TANTE) che voleva a tutti i costi offrirmi una birra rossa (di quelle MOOOOLTO alcoliche per dire…) NO NO STUDIO DA TRE GIORNI, NON HO DORMITO E NON HO MANGIATO…insomma mi farebbe male…e LUI “non si rifiuta nulla al Conte”…ok d’accordo la bevo…l’ho bevuta, ma 50 chili scarsi senza cibo non hanno retto l’impatto…MI SONO UBRIACATA…con la famosa CIUCCA VERITIERA…ovvero dicevo tutto quello che pensavo di chiunque vedessi…PER EVITARE RISSE i miei amici di allora mi hanno rapito e portato via in macchina…a una signora ho detto che era brutta cessa e le puzzava l’alito, a un signore che era cornuto e ladro…e via così, solo dalle facce…
    🙂

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    Pubblicato da dani2005dani | 25 gennaio 2013, 10:58 am
  4. Niarb, tu ricordi benissimo, e secondo me possiedi ancora le foto (mie!) di ciò che sto dicendo, che con qualche centinaio di lattine di birra (vuote) ed uno spago si possono realizzare meravigliosi serpentoni metallici.

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    Pubblicato da Fabrizio | 2 febbraio 2013, 7:26 pm
    • Purtroppo non ho assolutamente idea di ciò a cui Lei vuol far riferimento.
      In ogni caso, non credo proprio che ci metterei la faccia, in manifestazioni del genere.
      E così pure, immagino, Lei. O mi sbaglio? 🙂

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      Pubblicato da Niarb | 5 febbraio 2013, 10:56 am
  5. Bel racconto, sommo Niarb !

    Un po’ tiratino per i capelli, ma potrebbe anche stare in piedi, per un amante della birra.
    Io purtroppo, non la sopporto. Non che non mi piaccia, ma dopo il primo bicchiere sono già saturo, se per disgazia ne prendo un secondo, mi ritrovo completamente nel pallone.
    Non che non abbia provato, vivendo a Bruxelles, c’era la scelta: dalla Double Piedbeuf, alla Grimberghen, passando per: Leffe, Mort Subite, Gueuze, Chimay…. Un paradiso per gli appassionati.
    Per mé, niente da fare.
    Mi dica, dottore, é molto grave?

    Tornando all’articolo, come la mettiamo se le prime tracce documentate di birra risalgono al 4/6000 AC e quelle del vino al 8000 ?
    Tanto per essere cattivo, non sarà che la attuale grande diffusione della birra sia legata al fatto che costa molto meno del vino?
    D’altra parte, se mi permetti, la birra é molto apprezzata nei Paesi con scarse o’inesistenti tradizioni culinarie (quindi praticamente incivili)
    ‘zzo, come mi sento cattivo, dopo una brutta nottata.

    Birra di sera, bel tempo si spera.

    Grazie per l’ospitalità

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    Pubblicato da viman | 14 luglio 2013, 7:51 am
    • Beh, l’ultima cosa che voglio è scatenare un’intifada tra puristi del vino e curvaioli della birra. Ziomenescampi, siamo tutti fratelli.

      Non posso però fare a meno di pensare che se gli architetti dei faraoni avessero pagato le maestranze in vino, laggiù, con quelle temperature, le piramidi sarebbero probabilmente venute fuori alte una quarantina di centimetri, e tutte sbilenche.

      E il viaggio delle caravelle di Cristoforo Colombo si sarebbe fermato (anzi, schiantato) contro il faro del porto di Palos.

      E se si fosse deciso di sconfiggere la peste bubbonica a suon di cicchetti, il massimo dello sviluppo dell’Eurasia nei secoli successivi sarebbe stato l’invenzione della briscola.

      E anzi, se proprio vogliamo risalire alle origini, penso che se i primi uomini avessero deciso di allietare le loro serate con un liquido ottenuto pestando dei chicchi d’uva… Pensaci un attimo: i piedi degli uomini primitivi, sempre scalzi, a pestar fossili impolverati, cacche di dinosauro e scaracchi neolitici…
      Se l’umanità fosse partita con il vino, dicevo, probabilmente non avrebbe mai superato la fase della setticemia.

      A meno che la prima invenzione della Storia non sia stata il Tavernello nel tetrapack, naturalmente.
      Ecco, allora potrebbe venirne fuori un altro documentario di notevole interesse…

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      Pubblicato da Niarb | 22 luglio 2013, 4:09 pm
  6. Medito il suicidio, ma sò che non ne farò niente.
    Vada per il resto, però il colpo del Tavernello non é leale. Meglio un boccale di verechina.
    Che il Grande Spirito accordi lunga vita al valoroso niarb

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    Pubblicato da viman | 22 luglio 2013, 5:18 pm
  7. Non tarpiamoci le ali himself.
    C’é nonsolopolpette, perché no, nonsolograppa.

    P.s. il Grande Spirito, potrebbe speigarmi come inserire un logo, nello spazio previsto ‘ad hoc’ ?

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    Pubblicato da viman | 24 luglio 2013, 8:13 am
    • “Nonsolograppa” mi vedrebbe immediatamente come “follower” entusiasta. Anche se farmi ridere quanto mi fa ridere nonsolopolpette (non il nome, gli articoli) sarebbe un’impresa non da poco. Ancorché meritoria: avanti ragazzi, la sfida è aperta.

      Comunque se vuoi mostrarci il tuo logo o la tua faccina (faccina! faccina!) bisogna che ti registri su https://it.gravatar.com/ . Orsù, misterioso Viman, procedi. 🙂

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      Pubblicato da Niarb | 3 agosto 2013, 11:35 pm
      • Poffarbacco, il polpettaio é veramente fantastico.
        Raggiungere il livello del suo calzino necessita doti che sono lontano dal possedere. Meglio mi limiti a godere della sua prosa.

        Ho tentato con htps….. , troppo difficile per mé, poi sono anche un po’ timido.
        Comunque, grazie per la dritta, ora sò dove andare durante i tuoi periodi di ibernazione.

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        Pubblicato da viman | 5 agosto 2013, 4:54 am
        • Polpettaia, polpettaia!
          Ma fantastica di sicuro.

          Buttati con il GRAvatar, fa un po’ male ma dopo la prima volta uno neanche più ci fa caso.

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          Pubblicato da Niarb | 6 agosto 2013, 3:57 pm
          • Perdirindindina! …….aia, quindi di sesso femminile. Allora no ho speranza, già non arriverei al calzino, ma alle giarrettiere…
            Non ci avevo fatto caso, sono partito in tromba sugli articoli.
            Bella sorpresa.

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            Pubblicato da viman | 6 agosto 2013, 4:41 pm

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Nosce Sauton

"Tu mi dai consigli?" potresti dire. "Li hai già dati a te stesso, ti sei corretto? Perciò ti dedichi a correggere gli altri?" No, non sono così impudente da volere assumermi, io malato, la cura del prossimo; ma come se mi trovassi nel medesimo ospedale, ti parlo della comune malattia e divido con te le medicine. Perciò ascoltami come se parlassi con me stesso.

un paio di uova fritte

il meglio e il peggio della nostra cultura

I libri degli altri

l'editing come stile di vita

THE GOLDEN BIG VALLEY

IL NUDO INTEGRALE DELL'ANIMA

EdnaModeblog

Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

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di Giulia Sole Curatola

warnoter

L‘insostenibile leggerezza dell'essere ignoranti .

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Come un angelo da collezione.

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Novelle dalla pianura che non deve essere nominata

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Soffio di respiri

Viola, 23 anni, studentessa, incosciente, innocente. Bovarista deleteria. Racconto di me, chi sono, cosa penso, sbaglio e rattoppo!

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