Mappamondo, Umanamente

Lo scienziato che ballava il samba

Diciamocelo: poche cose sono più affascinanti di uno scienziato pazzo.

Per come la vedo io, gli scienziati, i grandi scienziati, sono il prodotto più nobile dei tredici miliardi di anni di evoluzione del nostro universo, e l’unica vera gloria della nostra civiltà.

(A parte, forse, la pastasciutta, ma questa è un’altra faccenda.)

E, tra tutti gli scienziati, per quelli realmente innovativi, anticonvenzionali, esplosivi, irriverenti, più o meno fuori di cotenna, ho un’adorazione del tutto particolare.

Prendiamo Richard Feynman, per esempio. Uno dei più grandi fisici teorici di tutti i tempi. Un pilastro della scienza del XX secolo. Uno che ha vinto il premio Nobel, oltretutto in un’epoca in cui la fisica era in mano a dei giganti: Pauli, Einstein, Fermi, Dirac, Bohr, Oppenheimer. Una mente straordinaria.

Ma anche, incidentalmente, un matto.

Feynman AF

 
Richard Feynman però non era matto in senso tecnico. Era uno splendido mattacchione, uno spirito libero, un amante della bella vita e degli scherzi.

Un uomo incredibilmente curioso, che si lanciava con lo stesso entusiasmo nelle imprese più disparate: costruire macchine per affettare fagiolini, controllare i sogni, leggere nel pensiero, rintracciare persone e oggetti con l’olfatto, reinventare la lingua italiana, sbancare casinò e allibratori, scassinare cassaforti, ed elaborare sempre nuove tecniche per rimorchiare ballerine, hostess e cameriere.

Già fisico famoso, si prestò volentieri alla chimica, alla biologia, alla matematica, alla decifrazione di geroglifici Maya. Si fece rinchiudere in vasche a deprivazione sensoriale, si fece ipnotizzare, costruì barchette per insetti, si scoprì eccellente percussionista e ottimo pittore di nudi. Preferibilmente, va da sè, femminili.

Tutto questo, e molto altro, senza mai sottrarre energie al suo grande amore: la scienza.

 
La sua autobiografia, “Sta scherzando, mister Feynman“, è un carosello pirotecnico di episodi esilaranti e di riflessioni al fulmicotone.

Tanto per inquadrare il personaggio, una storiella. Al famoso Massachusetts Institute of Technology di Boston (il MIT), nel periodo in cui Feynman lo frequentava come studente, venne costruito uno dei primi ciclotroni della storia. Naturalmente, il giovane Richard si precipitò a visitarlo.

“Era una bellezza,” scrive Feynman “[…] un gioiello di ingegneria. I cavi passavano dalla stanza dei comandi fino al ciclotrone, protetti da speciali condutture, e c’era una grande consolle con pulsanti e contatori. Un ciclotrone coi fiocchi.”

 
Un giornò Feynman andò a vedere il ciclotrone dell’Università di Princeton:

“Era in una vecchia costruzione, in cantina. Percorsi un corridoio, aprii una porta, e in meno di dieci secondi seppi che Princeton era il posto per me, la migliore università che potessi trovare.

In quella stanza c’erano cavi ovunque, interruttori che pendevano da ogni parte, acqua di raffreddamento che sgocciolava dalle valvole. La stanza traboccava di strumenti ammassati sui banchi, nella peggior confusione immaginabile. E conteneva l’intero ciclotrone, circondato dal caos più totale e assoluto.”

Amore a prima vista. Qualcuno per caso ricorda la scena di Robert De Niro idraulico-ninja nel capolavoro di Terry Gilliam, “Brazil“?
Ecco, appunto.
DeNiro combo

 
Citare “Brazil” mi fa comodo, perché proprio in Brasile Feynman si rese protagonista di una delle sue performance più leggendarie.

Era ospite dell’Università di Rio come visiting professor, e gli bastarono poche settimane per ambientarsi a meraviglia.

Come accade a tanti, perse la testa. Ma, a differenza dei più, non solo per le spiagge e le ragazze: Feynman si innamorò perdutamente del samba.

Imparò a suonare il pandeiro e la frigideira, due percussioni tipiche, e naturalmente si unì ad una scuola di samba: i Farçantes [Pagliacci] de Copacabana. Nomen omen.

All’Università e all’Ambasciata nessuno sapeva niente di questo suo insolito hobby, di certo poco consono al suo status di illustre accademico. Di giorno, Feynman insegnava all’Università. Dopo le lezioni, sgattaiolava via dalle noiose serate con gli altri membri della facoltà e correva nella favela a suonare con il suo gruppo.

Ma venne il periodo del Carnevale, e Feynman fu formalmente invitato ad assistere alle sfilate. Un bel guaio, per uno che intendeva parteciparvi. In qualche modo, riuscì a rifiutare, ma i suoi ospiti ci rimasero male, e interpretarono il rifiuto come una forma di disinteresse verso le loro tradizioni.

Potete facilmente immaginare le loro facce quando, alcune ore dopo, lo riconobbero inguainato in un costume tipico (piume e tutto il resto) nel bel mezzo della sfilata, a suonare la frigideira e a sculettare a ritmo di samba come un indemoniato.

 
Ma c’è un altro aspetto dell’esperienza brasiliana che Feynman ricorda, e a cui credo dovremmo prestare particolare attenzione.

“Insegnavo a studenti che a loro volta avrebbero insegnato,” racconta “perché all’epoca in Brasile non c’erano molti sbocchi per studenti con una buona formazione scientifica.

Notai un fenomeno strano: se facevo una domanda, gli studenti rispondevano immediatamente; quando poi la ponevo un’altra volta – stessa domanda sullo stesso argomento, non riuscivano più a rispondere.”

Feynman, appassionato osservatore della natura, non era interessato a sentirsi ripetere formule imparate a memoria. L’aula in cui teneva le lezioni si affacciava direttamente sulla splendida baia di Rio de Janeiro, per cui Feynman invitava gli studenti a osservare il moto delle onde, i giochi della luce del sole sul mare, il colore dei tramonti, e poi ne chiedeva la spiegazione fisica.

Ma gli studenti restavano muti.

Stupito, tornava alla lavagna e chiedeva che qualcuno enunciasse le equazioni del moto ondulatorio, le leggi della rifrazione, la formula che lega energia e lunghezza d’onda. Su questo, erano tutti prontissimi a rispondere.

Allora tornava alla finestra, e tornava a porre le stesse domande sulle onde del mare, sul sole e sui tramonti. Ancora silenzio.

“Imparavano tutto a memoria,” scrive “ma non avevano capito niente.”

 
Gli studenti prendevano appunti come scolaretti sotto dettato. Agli esami si aspettavano di venir interrogati con le stesse esatte parole che erano state usate in aula, altrimenti entravano in crisi.

“Un’altra cosa che non riuscii mai a ottenere” aggiunge “era che ponessero delle domande. Alla fine uno studente mi spiegò che, se avesse fatto una domanda durante una lezione, tutti gli altri lo avrebbero accusato di far perdere loro del tempo mentre tentavano di imparar qualcosa; avrebbe soltanto intralciato il professore, con le sue interruzioni.Era un lavoro di squadra alla rovescia, dove nessuno sapeva cosa fare, e si cercava però di frenare chi si fosse azzardato a giocar da solo. Fingevano di sapere.”

 
Una bestemmia, per un entusiasta della conoscenza come lui.

Al termine dell’anno accademico, Feynman venne invitato a tenere una conferenza finale di fronte a studenti, professori e funzionari governativi. Esordì in modo tradizionale, e poi mollò il carico.

“Qual’è la ragione per cui si insegna la scienza? Naturalmente, perché nessun paese può considerarsi civile se non… bla bla bla”.
Annuivano tutti, perché erano tutti d’accordo.
“E’ un concetto assurdo: perché mai dovremmo sentirci costretti a stare al passo con gli altri paesi? Dobbiamo insegnare scienza per una buona ragione, per una ragione sensata, non soltanto perché lo fanno in altri paesi”.

Parlai allora dell’utilità della scienza, dei suoi contributi al miglioramento della condizione umana, e così via. Li presi un po’ in giro.
“Lo scopo principale di questo discorso è di dimostrare che in Brasile non si insegna scienza.”
Li sentii agitarsi. “Come,” pensavano “niente scienza? E’ pazzo! Con tutti quei corsi che abbiamo!”

“[…] Moltissimi bambini brasiliani cominciano a studiare fisica molto prima che negli Stati Uniti, eppure non ci sono così tanti fisici brasiliani. Insomma i vostri studenti studiano tanto, ma senza risultati. […] E questo perché non si tratta di scienza, ma di pura memorizzazione.”
[…] Conclusi dicendo che
non vedevo a cosa servisse un sistema di autoriproduzione nel quale si superano esami per insegnare ad altri a superare esami, senza che nessuno impari mai niente.
[…] E’ ingenuo pensare che basti avere un’università e un elenco di corsi, per credere che tutto funzioni.”

 

E ora, per cortesia, rileggete daccapo l’ultima storiella.
Sostituite alla parola “Brasile” la parola “Italia”, e immaginatela ambientata una sessantina d’anni più tardi dell’originale.

E poi ditemi se non vale la pena, ancora oggi, di prestare orecchio a un vecchio, meraviglioso, professore matto.

Feynman old
 

Scongelato da Richard P. Feynman, “Sta scherzando, Mr. Feynman! Vita e avventure di uno scienziato curioso”, 1985.

 

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Discussione

13 pensieri su “Lo scienziato che ballava il samba

  1. Sei un simpatico zuzzurellone pure tu Niarb…MAGARI in Italia imparassero ALMENO a memoria un po’ di scienza…MAGARI…invece nemmeno quello…Guardiamoci attorno: bimbiminkia e gente che fa OOOOH guardando faccialibro, televisione degna di Q.I. sotto 78, prese per il culto a manetta (e ci cascono in tanti), guarda le pubblicità, dicono STRONZATE pazzesche dal punto di vista scientifico, ma abboccano, abboccano anche alle previsioni del tempo perlopiù urlate da gallinelle o da idioti con la cravatta regimental…tutto bello se c’è il sole tutto brutto se non c’è il sole…i miei gatti sono molto più scientifici. E come sai dietro quelle previsioni c’è TUTTO, la salute umana, dell’ambiente, l’approvvigionamento alimentare e di materie…mah…
    COMUNQUE BEL POST.
    QUI PER SAPERE DEI BIMBIMINKIA
    http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Bimbominkia

    siccome non ho tempo e tu sei bravissimo non potresti farci un BEL POST????

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    Pubblicato da dani2005dani | 10 gennaio 2013, 10:44 am
    • I bimbiminkia? Wow, che scoperta! Sapevo che c’erano (anche non solo bimbi, purtroppo), ma ne ignoravo il nome, il numero e la diffusione. Ho seguito il tuo link e ora mi sento come Robert Hooke, o Antoni van Leeuwenhoek, o Louis Pasteur, o Robert Koch la prima volta che guardarono nei loro microscopi: sono piccoli, ma tantissimi, dappertutto, e (dato il loro numero) estremamente pericolosi. Batteri, virus, dannatissimi microorganismi microcefali – anche se, a leggere il tuo link, con notevoli difficoltà riproduttive.

      A questo punto, comunque, è indispensabile trovare un nuovo Alexander Fleming, che ci doni una penicillina adatta a disinfettare il mondo!
      🙂

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      Pubblicato da Niarb | 12 gennaio 2013, 11:22 am
  2. Bene Niarb, dimentichi che anche tu, come me, hai avuto l’irripetibile occasione di studiare con altri illustri genialoidi dell’insegnamento scientifico, quali Serotti, Cacciari, Busetto, Magnaterra, Ferranti e tanti altri.
    Sì, Ferranti l’avrei visto bene ballare il samba.

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    Pubblicato da Fabrizio | 11 gennaio 2013, 12:51 am
  3. O l’impressione ke nn mankino anke vekkiminkia xò!

    (Appena investita sulle strisce da un anziano in scooter, viva per miracolo ma tutta un dolore. Mi fa male il costato anche solo a ridere per l’umorismo di Niarb)

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    Pubblicato da elisabetta | 12 gennaio 2013, 10:21 pm
    • Ma Elisabetta!! Piallata da un nonnominkia?? Magari col casco a scodella alla rovescia rigorosamente non allacciato? E il parabrezza di Hello Kitty?

      Orcocan, non farmi stare in pensiero. Mandami le lastre, se le hai fatte, che le posto – credo ci siano un paio di medici tra i fedeli di Afterfindus. Lanciamo la moda dei consulti medici “social”.

      …e stai serena, che so di un palestinese che tanti anni fa venne ferito alle costole ma poi si riprese, e nel giro di tre giorni, addirittura, stava letteralmente da Dio. 😉

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      Pubblicato da Niarb | 13 gennaio 2013, 1:39 am
    • …Elisabetta…è per colpa del costato dolorante che modifichi la grammatica italiana? 😉

      Precisazione: CI SOLO SOLO BIMBIMINKIA…di età variegate, ma BIMBO è il modo IMMATURO di vedere la realtà, è essere autoreferenziali, per esempio (una malattia dei politici italiani che ora come ora si sta esaltando…vedete programmi, proposte, metodologie o solo bislacchi diverbi tra anziani bimbi (più o meno minchia) nella rissa elettorale?
      Proposte per ridurre i disoccupati, l’attacco all’AMBIENTE e le disuguaglianze?
      Io no.

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      Pubblicato da dani2005dani | 14 gennaio 2013, 11:09 am
      • Indubbiamente è così. Solo che, all’atto pratico, ci sono bimbiminkia che è oggettivamente possibile sculacciare, e altri (quelli di cui parli tu) che invece sculacciano TE (noi). E di brutto. E di continuo.

        Autoreferenziali, certo, e inconcludenti, sclerotizzati, miopi, gretti, vigliacchi… Bimbi? Minkia! 😉

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        Pubblicato da Niarb | 14 gennaio 2013, 1:46 pm
        • I bimbiminkia non sona MAI STATI SCULACCIATI.
          Ecco perchè crescono e sclerotizzano così.
          Noi ci facciamo ciurlare nel manico da costoro?
          Non credi che sia ANCHE E SOPRATTUTTO COLPA NOSTRA?
          Io e pochi altri amici miei lo diciamo da almeno un ventennio, è un ventennio che non riesco a votare, vado lì e annullo la scheda, perchè a votare andrò sempre e sempre, ma il voto non so a chi darlo.
          Non guardo la televisione, non leggo i giornali, ascolto la radio (RAI e radio24 per adesso), leggo le notizie in rete anche in lingua originale (inglese e francese), cerco, data l’età e l’esperienza, di essere critica e non cadere nell’autoreferenzialità.
          Trovare altri blogger come te mi ha aiutato, una rete di piccoli colibrì che non possono spegnere l’incedio della foresta, ma almeno tentano una strada di fuga dalla bimbiminkitudine…
          Ogni tanto butto la spugna, come vedi ultimamente ho scritto poco sul mio blog. Oddio sono piena di lavoro, potrebbe essere un motivo comprensibile.
          L’eticità delle nostre azioni dipende da noi, nessuno ha colpa, sorpattutto quando si ha superato i 25 anni di età.

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          Pubblicato da dani2005dani | 14 gennaio 2013, 2:09 pm
  4. … nel mio delirio più che cambiare la grammatica, cercavo di imitare lo stile bimbominkiesco! 🙂

    Quanto al bimbominkia attempato che mi ha investito, allora Niarb c’eri, sei stato testimone: proprio con caschetto a scodella e parabrezza similHello Kitty! E, quel che è peggio, anche un buon diavolo: mi ha seguito all’ospedale, telefonato ripetutamente per sapere come stavo; insomma mi ha tolto anche la soddisfazione di mandarlo sonoramente a quel paese.

    A proposito della attuale situazione politica quale habitat di bimbiminkia, come categoria esistenziale, e a proposito di una grande pecoraggine diffusa che permette tutto questo, concordo in pieno.

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    Pubblicato da elisabetta | 15 gennaio 2013, 2:00 am
    • …Elisabetta mi hai fatto sganasciare….trovare l'”attempato” educato ti ha impedito di mandarlo al diavolo…e pure sonoramente…CHE RAZZA DI MALEDUCATO!!!
      😉

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      Pubblicato da dani2005dani | 15 gennaio 2013, 10:01 am
      • Elisabetta, se avessi saputo che eri tu non mi sarei limitato ad accompagnarti all’ospedale. Avrei aspettato l’esito della visita, e poi ti avrei regalato una scatola di cioccolatini. Sono scappato perché nell’urto si è danneggiato il bloccasterzo e temevo mi fregassero il motorino.
        …però è carino il mio parabrezza, vero?

        P.S. Daniela, non è vero che a noi non ci sculacciano. E’ che per farlo dobbiamo pagare, e salato, il più delle volte a delle signorine straniere con stivali altissimi. 🙂

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        Pubblicato da Niarb | 15 gennaio 2013, 9:32 pm
        • Ciao Niarb. Noi chi? Io sono bimbominkia perchè abito nel paese o nell’area mondiale dei bimbiminkia, ovvero ho la cittadinanza perchè qui risiedo.
          Già uno in Siria non ha nemmeno la possibilità di immaginare l’esistenza dei bimbiminkia…ma qui, anche se fai di tutto per non essere così un po’ lo sei.
          Protetto, coccolato, viziato dal consumismo, sanità e cultura a disposizione (come usarla è affare personale).
          Il bimbominkia di cui parli rischia INVECE di vincere le elezioni…e con grande gaudio della sinistra fighetta alla Sant’oro e T’ravaglio che per vendere qualche prodottino in più nella trasmissione e fare AUDIENCE si sono dimenticati dell’abilità del minkione di fare televisione…e pure Monti lo dimentica e pure Bersani… tutti a fare gare nel suo gioco dove è abilissimo, nessuno a parlare di programmi, addirittura qualcuno parla del dopo Napolitano (???), tanto noi, abitanti del mondo bimbominkia siamo idioti, crediamo a tutto e abbiamo la stessa capacità autocritica di un pollo arrosto.
          Grillo? lui sta fuori, è un altro animale televisivo, sa che non l’altro non c’è gara e quindi usa altre tecniche, dilatorie, confusionarie, complottistiche, e poi sta nel SUO CAMPO, la rete.

          Noi chi siamo allora?

          Mi piace

          Pubblicato da dani2005dani | 16 gennaio 2013, 9:52 am

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