(In)sostenibile

No, la Formula 1 non può salvare il mondo

Questa è la seconda (e ultima) puntata dell’avvincente storia del tedesco che, dopo aver rivoluzionato una monoposto di Formula 1 e aver vinto cinque campionati mondiali, venne misteriosamente invitato sulle Alpi Svizzere da un gruppo di individui ricchi e potenti.
Se non hai letto la prima puntata, è decisamente meglio farlo ora, cliccando qui.

 
Si fece avanti un uomo molto ricco, molto potente, e accuratamente non famoso:
“Vede, caro amico, noi come lei abbiamo per le mani una macchina molto potente, molto preziosa, e molto delicata. Che non va tanto bene. Anzi, che peggiora di anno in anno.”
“Qvale marca?”
“Nessuna in particolare. Si chiama Terra, e anche lei la conosce perché ci vive sopra da quando è nato.”

“E’ un pianeta davvero ricco di risorse,” disse il primo uomo. “Animali, vegetali, minerali: c’è di tutto, e in abbondanza”.
“Abbiamo anche un sacco di fonti energetiche: fossili, biologiche, meccaniche, fisiche e cosmiche,”disse il secondo. “Ce n’è di economiche e di costose, di naturali e di tecnologiche, di rinnovabili e di non rinnovabili. Il campionario completo.”
“E abbiamo anche le persone,” aggiunse il primo uomo. “Sette miliardi, uno più uno meno. Tutti uno diverso dall’altro, sia chiaro, ma alla fin fine tutti interessati a vivere nel migliore dei modi possibili i pochi anni che la biologia ci mette a disposizione. Mangiare, avere un riparo, mantenersi in salute, copulare, divertirsi: sa, le solite cose.”

“Ma…?” chiese il pilota.
“Ma” rispose l’uomo potente “niente sembra funzionare come dovrebbe. Le risorse si stanno esaurendo, una per una. I pozzi si stanno riempiendo. Gli ecosistemi si stanno deteriorando. Molte specie animali e vegetali stanno scomparendo. C’è sempre meno energia disponibile. Il clima sta cambiando. Il sottosuolo si sta ribellando. Tutte le risorse vengono sprecate nei modi più stupidi, o finiscono mangiate dalla finanza (che, per inciso, non è roba di questo mondo). Anche i sette miliardi sono sempre più insofferenti gli uni verso gli altri, e forse anche verso sé stessi.”
“Prutto casino” disse il pilota.
“Sì, pruttissimo” disse l’uomo potente. “Lei, che ha già dimostrato di saper trasformare una squadra di perdenti in un team invincibile, come affronterebbe il problema?”

Il tedesco si grattò la testa, poi rispose:
“Beh, forze zituazione non cozì dizperata, ja. Anche io afefa macchina stupenda che non vinceva gare. E io capito subito che problema non era macchina, ma indicatori.”
Indicatori?” dissero i suoi ospiti.
“Zì, meccanica di macchina era gut, motore puono, folante girava a destra e sinistra come io voleva, e tutti bulloni e vitini di macchina funzionava bene e stafano al loro posto. Problema era che macchina io non sapefa dofe andava, e come funzionava, e ze migliorava. Alles klar?” [“Capito mi hai”, N.d.T.]

 
I quattro uomini si guardarono l’un l’altro, smarriti. Il tedesco capì che era meglio andare sullo specifico.
“Okay, io spiega. Per comandare macchina di pianeta Terra, io non serfe indicatore di penzina, tachimetro e contagiri. Quello serfe per macchina di Formula 1, nein per pianeta. Per guidare pianeta serfono tanti piccoli indicatori che dicono altre cose. Per ezempio, se fonti energetiche piene, qvasi esaurite, o kaputt. Tante fonti energetiche, tanti indicatori. Come quadranti su cruscotto di jet, ok? Senza quadranti, jet cade.
Ma non basta.

A me serfe indicatore di paesi che producono e paesi che consumano, paesi che importano e paesi che esportano, e indicatore di qvanto merce costa da una parte e fiene pagata dall’altra. Se differenza molto grande, noi ha problema, zì.
A me serfe indicatore di inquinamento, in tutto pianeta. Defo sapere quali posti di Terra belli per fifere, e quali prutti. Qvali inqvinano e qvali riciclano, qvali con aria puona e qvali con targhe alterne.
A me serfe indicatore di biodiversità.
A me serfe indicatore di guerre in corso e guerre in preparazione, nazione per nazione.
E indicatore di malattie, di mortalità infantile, di criminalità minorile e maggiorile. E indicatore di corruzione, oh zì.
Io defe federe indicatore che dice quanti membri di team terrestre ricchi, quanti poferi, e qvale è diferenza tra ricchi e poferi. Anche qvi, se differenza troppo grande, problema. Ma se io non so, io non capisce cosa fare.

A me serfe indicatore di qvanta gente ha fame, e di qvanta ha salute rofinata da troppa ciccia.
Io defe vedere qvanta gente si toglie la vita, in ogni paese, e se trend cala o cresce.
A me serfe sapere lifello di istruzione, paese per paese. E indicatore di cultura, di disuguaglianza, e di vitalità di comunità (non guarda me come matto: anche qvesti esiste).
E qvale diferenza tra condizione uomo e condizione donna, e gente reliciosa e gente non reliciosa, e gente che zompa con altro zezzo e che gente zompa con suo stesso sesso, e condizione gente bianca e gente di altre tonalità di pelle.
Poi io serfe capire qvante e qvali perzone perzeguitate perché diverse da altre, e dofe e perché.
Tutto questo serfe, sennò io non sa cosa decidere. Se foi mi dà tutti qvesti indicatori, io vi dice come guidare macchina.
Cioè, come guidare mondo.”

Fece una pausa. I quattro lo guardavano, attoniti.

“Foi non ha qvesti indicatori?” disse.
Quattro teste vennero scosse destra-sinistra, all’unisono.
“Beh, io pozzo fare anche con indicatori un poco meno che qvesti. Forze per cominciare a me basta due: indicatore di salute di pianeta e indicatore di felizità di persone. Voi almeno qvesti avete, ja?”

Ancora, sguardi perplessi.
“Voi non ha neanche qvesti zemplici zemplici indicatori?” esclamò il pilota, incredulo. “Non ha nemmeno piccolo indicatore di Impronta Ecologica e indicatore di FIL?”
“Impronta ecologica?” disse uno dei quattro “Che roba è? Noi abbiamo le impronte digitali. Un archivio enorme. Possono andarle bene?”
“Oh poferi noi,” disse il pilota, mettendosi le mani nei capelli “Tu fuole gofernare mondo e tu non sa cosa è impronta ecologica? Per forza tu prende decisioni a radicchio! Perché tu stupido uomo non legge libri, o almeno non va su Afterfindus, eh?”(1).
“E il FIL? ” disse l’uomo potente, “Mai sentito. Se per lei è lo stesso, noi avremmo il PIL.”
“Cosa è PIL?” disse il tedesco. “FIL è ‘Felicità Interna Lorda’, indicatore molto puono(2), ma PIL io non capisce.”
“PIL è ‘Prodotto Interno Lordo’.”
“Ah. Quindi cosa che viene fatta dentro di corpo, e lorda, sporca. Cacca, ja?”
“No, no,” si affrettò a correggerlo l’uomo potente. “Il PIL misura quanto denaro viene speso, paese per paese e globalmente.”
“Speso per inventare medicine, costuire zcuole, bonificare corsi d’acqua, installare impianti fotovoltaici, azziztere perzone vecchie, curare pampini?” chiese il pilota.
“Beh, sì. Ma anche per costruire fabbriche, pagare stipendi, fornire servizi.”

Il pilota ci pensò su per un po’, poi disse:
“Bene, ma costruire fabbriche di cosa? Fabbriche di pentole, di libri, di coperte – buono. Fabbriche di armi, di droga, di inqvinamento – non buono. Stipendi di medici e fruttivendoli – buono. Stipendi di cecchini, avvocati e sottosegretari – non buono. Servizi di spegnere incendi e aiutare gente su sedia a rotelle – buono. Servizi di purocrazia e visite episcopali – non buono.”

 
L’uomo potente sembrò spazientirsi:
“Senta, amico,” disse, “Noi facciamo politica, non beneficienza. Siamo economisti, non boyscout. Ci occupiamo di religione, non di etica. Il PIL indica quanto una nazione produce, e quindi quanto denaro gira. Se si producono caramelle o mine antiuomo, il risultato è lo stesso. Il denaro gira. Si crea benessere.”

“Penessere? Se foi costruisce armi e fende droga si crea benezzere?”
“In economia, benessere significa ricchezza. Più cose si costruiscono più gente ci guadagna. La ricchezza, complessivamente, cresce.”
“Seguendo sua logica, una pompa che esplode crea benezzere.”
“Una pompa?”
“Credo voglia dire ‘una bomba’,” disse all’uomo potente uno dei subalterni. “Sa, è tedesco.”
“Ah, certo. Beh, ovviamente sì. Una bomba crea lavoro. Lavoro per gli ospedali, lavoro per le squadre di smantellamento e bonifica, lavoro per chi deve ricostruire, lavoro per chi deve produrre una nuova bomba.”
“Laforo per becchino”.
“Anche. Alla fine, tutti ci guadagnano. E’ una ruota che gira.”
“Tranne che qvello che lasciato sue gambe o sue braccia o sua vita in giro per strada, per tutti altri jahwol, grande festa.”
“Come le dicevo, occorre essere realisti.”

“Qvindi,” riflettè il pilota, “suo indicatore è tutto contento qvando oggetto si rompe, qvando persona si ammala, qvando ponte crolla, qvando paese smotta, qvando aereo cade. Tutte qveste cose fanno girare economia, e suo PIL cresce.”
“E’ svelto, lei.”

“Dofefa federe qvando su macchina. Comunque, io non za cosa fare di qvesto numero. Se lui alto o se lui basso, io non chiaro se gente sana e contenta oppure pofera e sotto di macerie. E neanche dice se pianeta sotto nostri piedi solido o su punto di di crollare. Io crede qvesto PIL misura solo conto in panca di persone potenti, ma cambia un cacchien per gente e per pianeta.”
“Senta…”
“Per gofernare, io deve capire quale e quanta gente contenta di fifere, e sana, e istruita. E quanta gente pofera, miserabile e incazzata. Altrimenti poi sorprese, ja? E allora serfe FIL.

E anche, io deve sapere se ambiente riesce a ospitare tutti noi, e quante coze ancora lui può dare noi, altrimenti rischio di finire penzina a metà gara. E allora serfe Impronta Ecologica.
Se foi non ha nessuno di qvesti due, come voi può gestire tutto baraccone?
E’ come pilota di aereo senza radar, senza radio e con fetri di cabina pitturati di catrame. Ora foi dice me: come lui può pilotare qvesto aereo, eh?”

 
Ci fu silenzio.

Dopo un po’, l’uomo potente tornò a rivolgersi al pilota, con voce stranamente metallica:
“Amico, come forse ha capito noi tutta questa roba non l’abbiamo. Abbiamo sempre governato il mondo così, usando come parametro il Prodotto Interno Lordo, e le cose hanno funzionato benissimo. Adesso siamo in difficoltà, lo ammetto, ma o lei ci aiuta a capire come sistemarle, o lasciamo perdere. Non ha senso rimettere in discussione tutto, inventarsi nuove metriche, andare a indagare su cose di cui, finora, non ci è mai fregato un beneamatissimo tubo. Sente di potercela fare? E’ con noi?”

Il pilota gli restituì lo sguardo, esterrefatto.
“Foi finora guidato macchina penzando solo a buttare penzina in serbatoio. Mai occhiata a olio, mai a gomme, mai tagliando. Sempre così: dentro penzina, e poi fia, a tutto gas. Foi mai alzato cofano di motore.
Ora macchina cade a pezzi: impianto elettrico partito, cuzinetti di ruote spariti, freni conzumati, filtri intasati, impianto di idraulico tutto bucherellato, folante non gira più, e sedili puzzano anche. E foi chiedete a me come mettere altra penzina perché penzate che, dopo, auto come nuova. Zì?”
“…”
“Foi salutare per me fostro amico PIL.”

Il tedesco uscì dalla stanza, andò a piedi alla stazione di Davos, prese il primo treno, e tornò a casa.

 
L’anno seguente, senza tante spiegazioni, prese accordi con una nuova scuderia e tornò a dedicarsi alle corse.
Solo alle corse.
Ma non vinse più.


 


Nota 1: Sul concetto di Impronta Ecologica, a presto un articolo afterfindusiaco. Per ora vi affido a una splendida definizione, saggiamente suggerita da Daniela e dagli amici di Blogdrome. Torna su

Nota 2: Ancora, prima o poi dedicherò fiumi di parole al FIL, ma per il momento la cosa migliore è farselo spiegare dai saggi funzionari governativi Bhutanesi che lo hanno inventato, e che lo usano regolarmente. Scaricate il PDF che trovate nella loro homepage. Torna su
 

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Discussione

7 pensieri su “No, la Formula 1 non può salvare il mondo

  1. Ciao. Volevo fare un post sul Bhutan…ma il tempo…comunque il link al Bhutan non mi parte…
    Un pezzetto di Gaia in Terra…il titolo…vediamo se riesco a scriverlo magari ispirato dalle afterfindusiadi…
    Hai visto il mio ultimo post? Rimanda tra i tanti al link della ecological footprint…c’è anche il test…così scopri quanti pianeti ti servono…Daniela
    P.S. BELLISSIMO QUESTO DUO POST…peccato per l’accento cruccoide :)…(come sai qui ne sentiamo tutti i ciorni…MA TU CHE NE SAI A 2382 KM….) 😉

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    Pubblicato da dani2005dani | 28 agosto 2012, 9:37 am
  2. Bellissimo post. Divertente, piacevolissimo da leggere e chiarisce benissimo il concetto a chiunque.
    Il problema degli indicatori è fondamentale, anche se credo che la questione sia leggermente diversa, immagino che in una situazione magari simile a quella che descrivi tu, si saranno anche procurati questi indicatori, ma avranno valutato che non poteva essere divulgato quello che appariva negli indicatori, perché avrebbe implicato premere su un freno che non vogliono schiacciare, perché implicherebbe guadagnare meno. Hanno fatto un po’ come se, vedendo la spia dell’olio nella nostra auto, ci fermassimo in un’autofficina chiedendo cosa fare e quanto sarebbe costato rimettere a posto le cose, ma non piacendoci il prezzo decidessimo di prendere un chiodo e colpire la lucina risolvendo momentaneamente il problema. La spia non c’è più il problema è risolto.
    Almeno per un po’…

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    Pubblicato da Obbie | 28 agosto 2012, 3:42 pm
    • Ciao Obbie, e (finalmente) benvenuto da queste parti (ti aspettavo…)!
      Sono assolutamente d’accordo con te: Coloro Che Contano (C.C.C., carino come acronimo) non sono certamente delle macchiette sprovvedute. Si tratta sicuramente di gente che ha ben chiari tutti i numeretti e le lucine che contano, e che se decide di ignorarli lo fa per scelta.

      Il mio Schumi, però, voleva in realtà rivolgersi a Noi Del Piano Di Sotto (N.D.P.D.S.: questo invece come acronimo fa pena).

      Dovremmo essere noi a stupirci se sui giornali non si pubblicano le informazioni che contano davvero, e che potrebbero cambiare la qualità della nostra vita. E magari regalarci, o negarci, un futuro.

      Dovremmo essere noi ad avere la forza di cambiare canale, ogni volta che ci sentiamo presi in giro da una classe dirigente che nasconde le proprie scelte dietro a un parametro fumoso e insensato.

      Dovremmo essere noi a dare segni di insofferenza, quando in nome di antiche formule magiche i C.C.C. si intrufolano nelle nostre vite, e ce le rovinano ogni giorno un po’ di più.

      Vaneggio? Può darsi. Ne riparleremo quando in nome di zio PIL avranno finalmente decretato che i veri nemici sono la Fanta, le sigarette, i bomboloni alla crema, e lo spinning della domenica mattina. Vade retro, trigliceridi!

      Grazie del tuo commento, Obbie, e a presto!

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 28 agosto 2012, 6:54 pm
  3. “Quello che misuriamo influenza ciò che facciamo. Se usiamo indicatori sbagliati, andremo nella direzione sbagliata”

    J. Stiglitz, Financial Times, 14 settembre 2009

    Mi piace

    Pubblicato da Jenny | 8 settembre 2012, 4:48 pm

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