Mappamondo

Lavoratori di tutti i mondi, unitevi!

Workers of the worlds, unite!

Il secondo decennio del XXI secolo si aprì con una impressionante serie di riforme nel mondo del lavoro.  Il che ha un suo senso, perché, secondo un antico motivetto, l’Italia era appunto una Repubblica fondata sul lavoro.
O sull’assenza dello stesso.
O forse “affondata dal lavoro”: non lo so, si fa fatica a capire.  Il foglietto che ho scongelato è tutto stropicciato.

Sia come sia, in quegli anni vorticosi gli antichi concetti di “capo”, “padrone”, “schiavo” e “liberto” vennero rimescolati da una serie di riforme legislative, istituzionali, contrattuali e semantiche che contribuirono a creare una certa qual confusione.  Una delle poche cose chiare è che l’effetto netto di tutte quelle riforme fu lo spostamento del baricentro del mondo produttivo dalle forme tradizionali dell’impiego “stabile” a varie forme di precariato.

Una volta tanto, però, non si trattava della solita stramberia all’italiana.  Il tema del lavoro temporaneo o, come era d’uso definirlo, “a progetto”, era un problema niente meno che galattico.  E che nascondeva delle insidie, vale la pena sottolinearlo, tutt’altro che trascurabili.

Prendete ad esempio questa conversazione, tratta dall’opera didattica “Commessi” – un reality movie girato con quattro soldi e in bianco e nero, ma più spettacolare di un kolossal hollywoodiano farcito di effetti speciali, full HD e in tre o quattro dimensioni.  Sentite che roba.

Randal: Cosa ti è piaciuto di più: “Il Ritorno dello Jedi” o “L’Impero Colpisce Ancora”?
Dante: L’Impero.
Randal: Eresia!
Dante: L’Impero ha un finale migliore.  A Luke viene tagliata una mano, e scopre che Darth Fener è suo padre.  Han Solo viene surgelato e portato via da Boba Fett.  Il film si chiude su un tono così… pessimista.  Ma così è la vita.  Una sfilza di finali tristi.  Jedi invece è una pagliacciata da Muppets Show.
Randal: No, c’è qualcosa di profondo in Jedi.  Non lo avevo mai notato, fino a ieri sera.
Dante: E sarebbe?
Randal: Beh, il capo di Fener…
Dante: L’Imperatore?
Randal: Esatto, l’Imperatore.  Bene, l’Imperatore è una specie di figura spirituale, no?
Dante: Che vuoi dire?
Randal: Beh, è una specie di papa del lato oscuro della Forza.  Un santone, uno sciamano, anche se cattivo.
Dante: Può essere.
Randal: Okay, allora lui guida l’Impero.  Ha il controllo completo dell’intero governo Imperiale. Tutta la galassia è sotto il giogo dell’Impero.
Dante: E allora?
Randal: Beh, questo conduce alla logica conclusione che l’Impero è una sorta di teocrazia, no?  Se il capo dell’Impero è una specie di prete, allora è ragionevole affermare che il governo stesso sia fondato sulla religione.
Dante: Molto ragionevole, se lo dici tu.
Randal: E quindi l’Impero era una teocrazia fascista, e le forze Ribelli combattevano contro una persecuzione religiosa.
Dante: Più o meno.
Randal [perplesso]L’unico problema è che in nessun punto della serie ho mai sentito la principessa Leila o qualcuno dei Ribelli fare una qualsiasi affermazione circa una specifica fede religiosa.
Dante: Boh, immagino fossero cattolici.
Randal: Ma sai cos’altro ho notato in Jedi?
Dante: C’è dell’altro?
Randal: Ad un certo punto costruiscono una nuova Stella della Morte, giusto?
Dante: Giusto.
Randal: Ora la prima, l’originale, era completa e pienamente operativa quando i Ribelli l’hanno distrutta.
Dante: Luke l’ha distrutta.  Dài a Cesare quel che è di Cesare.
Randal: La seconda invece era ancora in costruzione quando è stata fatta saltare in aria.
Dante: Un lavoretto a firma di Lando Calrissian.
Randal: Beh, c’è qualcosa che non mi è mai tornato a proposito della seconda distruzione.  Qualcosa che non riuscivo ad afferrare, ma che non andava.
Dante: E adesso l’hai afferrato?
Randal: Beh, il fatto è che la prima Stella della Morte era gestita dall’esercito imperiale – sai: generali, truppe, dignitari…  Insomma, tutte le persone a bordo erano Imperiali.
Dante: In linea di massima, penso di sì.
Randal: Quindi quando i Ribelli l’hanno fatta saltare in aria, nessun problema.  Il Male è stato puntito.
Dante: Mentre la seconda volta?
Randal: La seconda volta non era nemmeno completa.  La stavano ancora costruendo.
Dante: E allora?
Randal: Un cantiere di quelle dimensioni richiede un sacco di manodopera.  Molta più di quella che l’esercito Imperiale potesse avere a disposizione.  Scommetto che c’erano un sacco di contoterzisti a lavorare su quel coso: idraulici, fabbri, carpentieri, elettricisti…
Dante: Non solo Imperiali, è questo a cui vuoi arrivare.
Randal: Esatto!  Per riuscire a completare il lavoro abbastanza in fretta avranno assunto con contratti temporanei chiunque fosse in grado di tenere in mano un attrezzo!  Credi forse che il marine imperiale medio sia in grado di installare la tazza di un cesso?  Tutto quello che quella gente sa fare è ammazzare e andare in giro con l’uniforme bianca tirata a lucido.
Dante: E va bene, ma cos’è che ti dà tanto fastidio sul fatto che ci fossero degli artigiani a contratto a lavorare sulla Stella della Morte?
Randal: Ehi, tutti quegli innocenti lavoratori a contratto sono rimasi uccisi quando i Ribelli hanno fatto saltare la Stella della Morte!  Vittime innocenti di una guerra con la quale non c’entravano niente!
Dài, prova a immaginare di essere un artigiano.  Un bel giorno ti chiama un funzionario governativo e ti offre un succulento contratto a progetto.
Hai una moglie, un paio di marmocchi, e una casa sgangherata in periferia.  E ti offrono un contratto governativo, che vuol dire ogni genere di benefit.  Poi all’improvviso un manipolo di militanti di sinistra ti fa saltare in aria con un dannato laser spazzando via tutto nel raggio di nonsoquante miglia.
E tu cosa c’entravi?  Tu non avevi nessuna particolare opinione politica!  Cercavi solamente di arrivare a fine mese!

[Si avvicina un uomo in tuta]

Artigiano: Scusate, di cosa state parlando?
Randal: Del finale di “Il Ritorno dello Jedi”.
Dante: Il mio amico sta cercando di convincermi che tutti i lavoratori a contratto che lavoravano alla ricostruzione della Stella della Morte sono state vittime innocenti della distruzione della stazione spaziale ad opera dei Ribelli.
Artigiano: Beh, io sono un lavoratore a contratto, ecco qui [estrae un biglietto da visita dal taschino]: Dunn & Reddy, Impresa di Ristrutturazioni.  Come parte in causa, posso assicurarvi che le opinioni politiche di un artigiano contano parecchio quando si sceglie un lavoro.
Randal: Per esempio?
Artigiano: Beh, tre mesi fa mi è stato offerto un lavoro in collina.  Una splendida villa con ettari di parco intorno.  Era un lavoretto facile, un rifacimento della facciata.  Mi è stato detto che mi avrebbero pagato il doppio se avessi fatto tutto in giornata.  Poi ho saputo a chi apparteneva la casa.
Dante: E a chi apparteneva?
Artigiano: A Dominick Bambino.
Randal: Dominick “Faccia d’Angelo” Bambino?  Il gangster?
Artigiano: Proprio lui.  Il denaro mi faceva gola, ma il rischio era troppo alto.  Sapevo chi era Bambino, e quindi ci ho riflettuto e ho deciso di passare il lavoro a un amico.
Dante: Una scelta politica consapevole.
ArtigianoAssolutamente.  Tra l’altro, quella settimana la famiglia Foresci ha mandato dei killer a casa di Faccia d’Angelo.  Il mio amico è stato colpito ed è morto.  Non aveva neanche finito di montare i ponteggi.
Randal: Ma dài!
ArtigianoSe io sono vivo è perché sapevo che c’erano dei rischi nel lavorare per quel particolare cliente.  Il mio amico non è stato altrettanto fortunato.
Sapete, qualsiasi imprenditore che abbia deciso di lavorare su quella Stella della Morte conosceva i rischi.  Se ci ha lasciato le penne, è tutta colpa sua.
Un artigiano deve saper dar retta a questo [si mette una mano sul cuore], non solo al portafoglio.

 

Una lezione di etica professionale dal profondo della galassia.
Con contorno di analisi delle implicazioni teologiche della figura di Darth Fener.
E una spolverata di regolamenti di conti tra esponenti della malavita organizzata.
Il tutto innaffiato da una sventagliata di esistenzialismo assai fin-de-siècle.
…uno dei film più geniali dai tempi dell’invenzione della celluloide.

 

Libera traduzione da “Clerks”, di Kevin Smith (1994).

 

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Discussione

3 pensieri su “Lavoratori di tutti i mondi, unitevi!

  1. Come costruire un capolavoro – quasi aristotelico, nella sua unità di luogo e di azione – utilizzando solo la forza del dialogo.

    (Irresistibile quello sui pompini).

    Mi piace

    Pubblicato da locullo | 17 settembre 2013, 9:30 am

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  1. Pingback: I subappalti della Morte Nera « Il neurone proteso - 23 novembre 2012

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