Umanamente

L’oracolo delle quattro cifre

Un’altra giornata memorabile.  Dopo la scoperta del meccanismo di funzionamento dei libri (qui), quello che è stato rinvenuto oggi rappresenta probabilmente l’inizio di una nuova epoca nello studio della storia.

Tra i tanti reperti emersi dalle trivellazioni del Pozzo 101, infatti, quello più prezioso è senza ombra di dubbio un libro.  Si tratta forse del più importante testo di strategia politica del XX-XXI secolo, un vero e proprio manuale di addestramento per potenti e governanti, uno straordinario spaccato di psicologia della leadership.  Ma, in effetti, è molto di più: spiega l’uso della cultura a fini ideologici, la psicologia dei singoli e delle masse, il meccanismo dell’odio a comando, le tecniche di manipolazione della Storia e delle menti.  E naturalmente parla anche d’amore.  L’amore come ribellione, come fuga, come annullamento nell’altro, come spina nel fianco dei sistemi totalitari.

(Let's touch iron)

 
Purtroppo il titolo del libro è illeggibile.  Sulla copertina si riesce a distinguere a malapena un numero di quattro cifre, ma neanche una parola, un articolo, un punto esclamativo.

C’è solo questo uno-nove-otto-quattro, che per quanto ne so io non significa niente.  Sulle prime ho pensato che potesse trattarsi di una data, ma in quell’anno della Vecchia Era non è successo niente di particolare – a parte l’indipendenza del Brunei, la vittoria dei Sandinisti nelle elezioni del Nicaragua, e il lancio di tre prodotti di enorme successo negli anni a venire: l’Apple Macintosh, la Virgin Atlantic Airways e il crack.

 
Anche l’identità dell’autore è un enigma.  Sulla copia emersa dal Pozzo 101 risulta un nome inglese, ma si pensa sia uno pseudonimo.  Gli esperti ritengono che l’autore dovesse essere italiano, perché il libro descrive con precisione sorprendente le dinamiche del Bel Paese negli ultimi anni prima dei ghiacci.  Di conseguenza il vero nome di questo “George Orwell” era con tutta probabilità qualcosa tipo Giorgio da Orvieto, o Giorgio Orbene, o Giorgio Oppurpozzo.  Di lui sappiamo solo che nel 1984 era già morto, il che infittisce ancora di più il mistero.

In ogni caso, studierò a fondo questo libro n. 1984, perché sono convinto che mi aiuterà a capire quello che accadde in Italia nell’Epoca del Cabaret e negli Anni Bui.

 
Alcune note:

Si narra di uno Stato retto da un Partito unico, che giustifica la sua esistenza e il suo potere assoluto quale unico baluardo contro fantomatici nemici, esterni e interni.

L’opposizione, di fatto, non esiste: si limita ad alcune apparizioni televisive di un personaggio costruito dal regime: falso, crudele, odioso e, soprattutto, inesistente.

Lo stesso nemico esterno, la potenza straniera con cui si è da sempre in guerra, cambia col mutare delle stagioni.  La guerra in cui il Paese è coinvolto, che si svolge in terre remote e a cui solo le telecamere della TV rendono testimonianza, costringe la gente comune a una vita di sacrifici e privazioni.  Ma la guerra va combattuta.  Nessuno sa perché, nessuno ha idea delle cause che l’hanno scatenata, ma nessuno può nemmeno dubitare della sua necessità.

Il Partito basa il suo controllo capillare sulla società su tre slogan:
1. La guerra è pace
2. La libertà è schiavitù
3. L’ignoranza è forza

Controsensi?  No, bispensiero.  In procinto di trasformarsi in Neolingua.  Oh, su questo ci tornerò su, di sicuro.

 
Il Paese di cui si narra è stretto nella morsa mediatica del Grande Fratello, una icona onnipresente che non ti molla mai, ti segue, ti osserva, ti spia, persino dalla parete catodica del televisore domestico.  Che, per legge, è vietato spegnere.

Non puoi scappare, non ti puoi nascondere, e in fondo non lo desideri nemmeno.

 
Infine, un assunto fondamentale che tiene in piedi tutto il sistema: le parole plasmano il pensiero, e il pensiero definisce cosa è reale.  Cambiando le parole, si cambia la realtà.

La verità ha radici corte, e così la Storia e la memoria diventano concetti sfocati, sfuggenti, mutevoli.  Eliminate queste radici, il lavoro per gli artefici del presente diventa una robina molto molto semplice.

 
Incredibile, eh?  E’ come se avessero tolto la carrozzeria al XXI secolo per farci vedere come era fatto, sotto.  Prendendo uno per uno questi concetti, forse riusciremo a spiegare cosa è successo ai nostri Antichi Padri, e come e perché abbiano lasciato che la Storia si appallottolasse su sè stessa.  E io, diavolacci, lo farò.

 
Ma non subito.  Ora è tempo di festeggiare.  Stappiamo tutti un pinguino, e che sia di quello buono!

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