Umanamente

Figli di un Dio fifone

Che strani esseri siamo.  Viviamo in un mondo supercivilizzato (o perlomeno così ci piace definirlo), pieno di tecnologia e di conoscenze scientifiche.  Dovremmo essere evoluti, razionali, al limite dello snob.  Cavoli, siamo o non siamo il prodotto più raffinato di milioni di anni di evoluzione?
E invece, guarda un po’, presi singolarmente siamo ancora dei trogloditi, condannati a soffrire in modo isterico e spropositato a causa di “fobie” ancestrali, paure che affondano le loro radici in epoche remotissime, di cui nessuno di noi ha di certo esperienza diretta.

 
Proviamo a fare una Top Ten di quello che ci spaventa, o ci repelle.  Non c’è che l’imbarazzo della scelta: oscurità, strapiombi, grandi altezze, cavità strette, temporali con tuoni e fulmini, ululati nella notte, tentacoli viscidi.  E, sempre sul tema “regno animale”: topi, serpenti, ragni e pipistrelli.  Tutta roba che, al solo pensarci, provoca brividi e crisi di panico.

Uh, che paura!

A pensarci bene, non ha senso.  Conoscete molte persone divorate da mostri che si nascondevano nell’oscurità?  Avete perso molti amici, uccisi nel sonno da un boa constriptor o da una tarantola?  Vi è mai capitato che un ululato solitario costituisse il preludio dell’attacco in grande stile di un branco di lupi famelici ai vostri danni?

Un morbido coniglietto è spesso un vero e proprio taxi per virus e batteri terrificanti.  Eppure ci ostiniamo a schiacciare i ragni, che oltretutto tengono lontane le zanzare, mentre i coniglietti li compriamo, pensa te, e li sfamiamo e li portiamo dal veterinario quando si ammalano.

 
Sarebbe molto più logico provare un sano terrore istintivo nei confronti di automobili, cavi elettrici, armi, esplosivi, fughe di gas, fiumi inquinati, farmaci scaduti, cibi avariati, assicuratori e fondi di investimento.

Queste sì sono robe che possono fare del male.  E lo fanno, altroché. Oltretutto, di questo male abbiamo spesso un’esperienza diretta, non ricavata dai libri di scuola. E’ “tutto intorno a te” (come recitava la popputa di una antica pubblicità).  Sono pericoli terribili e vicini, eppure non ci fanno ingarbugliare le viscere come quelli “classici”.

Oh, certo, ne comprendiamo perfettamente la pericolosità a livello razionale, e se mai fossimo un po’ distratti, a ricordarcelo ci penserebbero quotidianamente televisioni, giornali e statistiche assortite.  Ma non basta a far scattare la molla del terrore.

 
Vogliamo paragonare il fastidio che ci provoca un antibiotico scaduto con l’angoscia di essere sfiorati dalle ali di un pipstrello?  La noncuranza con cui notiamo un filo elettrico scoperto a confronto con il panico che ci trasmette un tuono lontano, di notte, da soli, al buio?  Insomma, quello che abbiamo intorno e che potrebbe farci la pelle non ci stringe il cuore in una morsa e non ci fa ghiacciare il sangue nelle vene, mentre quello che dovrebbe tormentare al massimo Tarzan o un indios dell’Amazzonia, diavolo, quello sì.

 
La spiegazione di questo paradosso è sepolta in profondità all’interno del nostro cervello, nalle sua parte più antica.  E’ lì che, migliaia di anni fa, si sono annidate alcune istruzioni fondamentali: “Devi stare all’erta di fronte a oggetti a forma di serpente e a esseri con molte zampe.  Evita quello che striscia nell’erba.  Corri al riparo quando senti un tuono.  Cammina lontano dal ciglio di un burrone.  Non farti intrappolare in una caverna buia.”

Nel corso della nostra evoluzione, quella paura ha permesso di sopravvivere, perché gli uomini che si sono dimostrati più paurosi in quelle situazioni sono stati quelli che si sono trovati meno in pericolo rispetto agli altri, e quindi sono sopravvissuti abbastanza a lungo da arrivare a riprodursi.  Noi siamo i loro discendenti, i discendenti di quegli antichi fifoni.

I discendenti di quelli che non avevano paura dei serpenti e dei fulmini, che giocavano con i ragni e le pongazze, e che facevano i cretini sull’orlo dei burroni, invece, non sono mai stati messi al mondo.

 
Sarebbe bello poter avere il controllo di quella piccola scatola nera al centro del nostro cervello.  Potremmo rimuovere le paure più imbarazzanti, come  per esempio quella del buio e degli spazi stretti (il che potrebbe anche risultare utile in certe occasioni mondane, tra l’altro).  Potremmo resettare il panico da insetti, garantendoci picnic tranquilli e serate estive molto più rilassate. Potremmo cancellare il file “paura del buio”, che dopo i tre anni francamente è una cosa che non sta bene.

E sarebbe invece utile potersi programmare da soli sane delle fobie istintive, che potrebbero addirittura salvarci la vita: la paura di guidare sbronzi, di fumare, di assumere droghe, di maneggiare armi da fuoco, di infilare le dita nelle prese di corrente, di usare il phon nella vasca da bagno, di guardare i programmi televisivi della domenica pomeriggio.

 
Ma, purtroppo, resta un sogno.  Non riusciamo a programmare decentemente nemmeno il decoder della TV, figuriamoci il cervello.

 
Ispirato da Frank Schätzing, “Il Quinto Giorno”, 2004.
 

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Discussione

6 pensieri su “Figli di un Dio fifone

  1. Ecco, mi infilo in questo superbo post giovanile.
    Mi accomodo, come una cisti nel fegato.
    Pare che a un certo punto della evoluzione umana eravamo in diverse specie di ominidi su questo meraviglioso e UNICO pianeta pieno di vita verde e azzurra. C’era il sapiens (da cui discendiamo noi sapiens sapiens…modesti eh a dirci sapiens due volte, ma non è come la matematica, non è una POTENZA di sapiens, sembra un balbettio di un balbuziente), c’era il Neanderthal e c’e ne erano altri dispersi sul pianeta. Per brevità (ah ah ah) parlerò solo di quelli “europei”: sapiens e Neanderthal. Per un lungo periodo dicevano che l’evoluzione fosse una linea dritta che procedeva all’infinito, dicevano che il sapiens più adattabile all’era post glaciale avesse “vinto” e che inoltre non era possibile figliare tra Neanderthal e sapiens: uscivano MULI (ti ricordi il MULE DI ASIMOV?). Poi c’era anche una bella banda di scimmiotti e scimmiette e nemmeno con loro la riproduzione dei sapiens andava a buon fine, al limite un bardotto.
    INVECE NO.
    L’evoluzione è un cespuglio intricato, un andare avanti e un tornare indietro, un paio di palle della linea dritta (so che una equazione di primo grado è meglio di una di secondo grado e così via). QUINDI HANNO SCOPERTO ultimamente che nel nostro DNA ci sono segni di Neanderthal e segni di scimmie e scimmiette varie: insomma abbiamo resti antichi di antichi progenitori che si sono estinti (Neanderthal) e che si sono separati da noi (scimmie e scimmiette).
    UN DNA COMPLICATO, anche con virus (bornavirus), un DNA CHE DIFFERISCE DA QUELLO DEL MOSCHINO DELLA FRUTTA SOLO PER UN 2%.
    Ieri sera ho ucciso due zie e quattro nipotini, stavano intorno alle mie meravigliose albicocche da giardino! Tornando a noi sapiens sapiens, siamo qui da troppo poco tempo per essere “diversamente” fifoni dai nostri progenitori.
    LE MEDICINE E LA FINANZA L’ABBIAMO CREATA NOI PERCHE’ TEMERLA?
    Non temiamo nemmeno le conseguenze delle nostre creazioni…
    Forse avrebbe avuto un percorso diverso se la posto del sapiens vinceva il Neanderthal? Tu che sei un Neanderthal (vivi nel ghiaccio e solo loro lo sapevano fare) puoi insegnare a noi Sapiens come fare per il prossimo balzo evolutivo, un balzo che non è detto che sia in avanti?

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    Pubblicato da dani2005dani | 29 giugno 2012, 4:18 pm
    • Come si dice in questi casi, grazie per la domanda.
      In effetti posso confermare che la faccenda degli incroci proibiti tra razze è una leggenda. Senza tirare in ballo storie di centravanti e soubrette dei vostri tempi, effettivamente noi Neanderthal ci davamo parecchio da fare con le femmine Sapiens Sapiens. A livello dialettico, secca ammetterlo, non avevamo tanti atout, ma sulle spiagge paleolitiche come sul pack pliocenico facevamo la nostra porca figura.
      E i loro maschi, i SapSap, come li chiamavamo, microcefali depilati e con quelle braccine sottili, non erano certo in grado di preoccuparci. Perlomeno, fino a quando non gli venne in mente di scheggiare le pietre e montarle su quei lunghi bastoni volanti… ma questa è un’altra storia.

      Comunque, se posso dirlo, le SapSap andavano benissimo per veloci avventure estive, ma tra noi e loro non c’era feeling. Per usare un’espressione di quei tempi, se la tiravano davvero troppo.

      Tutt’altra faccenda quella delle scimmiette. Queste sì sono solo calunnie. Il fatto che le rimorchiassimo in discoteca non significa niente. Era solo così, per fare gruppo, e non trovarsi a ballare l’hully-gully tra maschi.
      Per cui “bardotto” lo vai a dire a Magnifico Giganticus, se non ti dispiace. 😉

      Vedi, se a regnare ci fossimo ancora noi neanderthaliani, probabilmente oggi sarebbe più complicato trovare batterie di ricambio per il cellulare, barrette dietetiche, sigarette al mentolo, parabrezza fumé o decoder digitali. Ma non sarebbe un brutto mondo.
      Non eravamo degli scimmioni decerebrati come a voi SapSap piace dipingerci: “ugh ugh” è giù mazzate in testa alle nostre donne. Al contrario: avevamo la nostra pittura, la nostra musica, i nostri cardigan di pelliccia, e vivevamo in equilibrio esemplare con il nostro ambiente.

      A nessuno di noi è mai venuto in mente di farsi lisciare ossa o gonfiar ghiandole per risultare più attraenti. Non ci ha mai sfiorato l’idea di mettere insieme un sistema commerciale basato su unità di debito astratte che nessuno in effetti possiede, e che anzi aumentano, da sole, al passare del tempo, rendendo automaticamente tutti sempre più poveri. Non abbiamo mai pensato di sprecare il tempo della nostra vita a guardare storie inventate di gente finta attraverso una scatola ipnotica. Non ci sarebbe mai venuto in mente di seppellire i nostri rifiuti nello stesso terreno dal quale pretendiamo di ottenere nutrimento e acqua. Mai ci siamo accapigliati per un atterramento in area, o una retrocessione all’ultima giornata. Un po’ rozzi, forse, ma mica scemi.

      E quando ci siamo estinti… beh, non ci siamo estinti proprio per niente. Siamo scomparsi, come dicono gli antropologi, cioè ci siamo nascosti molto bene. Quel gran caldo olocenico non ci piaceva, e ancora meno ci piaceva quello che stavano combinando i SapSap. Accoppiarsi con le loro sgarze diventava sempre più difficile (volevano i regalini, adesso, e a volte anche la conduzione di uno show), gli animali si innervosivano ogni generazione di più, e il colore del cielo non era più lo stesso. Ce ne siamo semplicemente andati. Per poi tornare, finalmente, quando la nuova glaciazione ha fatto Control-Alt-Canc della vostra civiltà Sapiens Insipiens.

      Un consiglio per il prossimo balzo evolutivo? Beh, fatevi crescere dei pannelli fotovoltaici sulla capoccia, sviluppate una sana avversione per l’individualismo, codificatevi nel genoma il rigetto per ogni forma di finanza (ho detto finanza, non economia), e come diceva quel tipo con gli occhialini (che non era il Dalai Lama) evitate accuratamente qualsiasi impulso religioso. Cercate di tramandare ai vostri figli la ricetta per far fermentare gli zuccheri amidacei del malto, del mais e del frumento. E, nei giorni particolarmente caldi, consumate molta frutta, bevete almeno due litri d’acqua, e cercate di restare in casa nelle ore più calde del giorno.

      Ci rivediamo a fine glaciazione.

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      Pubblicato da Niarb | 3 luglio 2012, 1:46 am
  2. WOW! Ai miei tempi (io ho circa 78 anni), nel 1970, c’era una canzoncina degli Hotlegs un po’ ipnotica “NEANDERTHAL MAN” ripeteva continuamente:
    “I’m a Neanderthal man
    You’re a Neanderthal woman
    Let’s make Neanderthal love
    In this Neandrethal world.”
    Tu mi confermi tutto.

    Forse era meglio la supremazia dei Neanderthal, un po’ meno fissati con la Finanza e con le chirurgia plastica.
    Anche il discorso dei rifiuti noi SapSap rifiutiamo di capirlo. Siamo disposti per un vestito alla moda a cadere nel burrone della Fine del Petrolio.

    Qui se vuoi un mio post su ciò che potrebbe capitare se finisse il petrolio:
    http://blog-condiviso.blogspot.it/2011/09/la-teoria-di-olduvai.html

    Qui tutubo con gli Hotlegs.
    Ihttp://www.youtube.com/watch?v=-bA0rGNeSa0

    Mi piace

    Pubblicato da dani2005dani | 3 luglio 2012, 9:14 am
    • Ma te pensa. Otto lauree, milioni e milioni di anni studiati avanti e indietro, una cultura musical-ignorante di portata celestiale (“Saran belli gli occhi neri / Saran belli gli occhi blu / Ma le gambe / Ma le gambe / A me piacciono di più”), e mi mancavano gli Hotlegs. E “Neanderthal Man”.
      Kudos, Dani! 🙂

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 22 luglio 2012, 11:22 am
      • Addirittura kudos…basta che non si al abarretta ai cereali…non ho fame adesso… 😉 Daniela

        Mi piace

        Pubblicato da Daniela | 23 luglio 2012, 8:46 am
        • Urca! Che i kudos fossero anche una roba commestibile proprio non lo sapevo. Anche se all’aspetto in effetti di commestibile hanno ben poco: sembrano dei Mars scaduti su cui qualcuno ha sbriciolato un pallottoliere giocattolo, ricoprendo il tutto con polietilene fondente forse per sadismo, forse per pietà.

          Decisamente una merendina che non sopravviverà al picco del petrolio…

          Mi piace

          Pubblicato da Niarb | 24 luglio 2012, 10:58 pm

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