Italia bella

Sul referendum ho cambiato idea

Devo ammetterlo.
Questa volta ho proprio toppato.
A furia di pensarci e ripensarci, ho capito che la mia decisione sul referendum era sbagliata.
Per cui qui mi pento, e faccio pubblica ammenda.

Avevo deciso tanto tempo fa che avrei votato NO, e l’ho sostenuto con convinzione.

Intendiamoci: non è che con il mio NO intendessi affondare qualcuno o premiare qualcun altro. Ci sono brutti ceffi da tutte e due le parti.

La verità è che questa riforma costituzionale mi appariva, sostanzialmente, una monumentale vaccata.
Nessuna reale correlazione tra le promesse (un paese più moderno, istituzioni più efficienti, economia più dinamica) e le fiacchissime soluzioni proposte.
Al contrario, negli intricati paragrafi partoriti dal nostro solerte esecutivo trovavo soltanto una desolante vaghezza, un’ulteriore burocratizzazione, una foresta di tecnicismi, oltretutto esposti in un politichese della peggior specie. Con in più: nuovi sotterfugi per nuovi inquisiti, e un altro pezzetto di libertà sacrificato sull’altare della retorica. Il tutto sapientemente condito da dosi industriali di demagogia d’accatto.

L’ennesima finta rivoluzione, insomma: inutile, incompleta, asimmetrica, confusa.
Una gran rimescolata al secchio, senza nemmeno provare a cambiare l’acqua.

 
Ma mi sbagliavo.

omaigod

 
In queste ultime settimane di martellante campagna referendaria ho infatti preso coscienza di un fenomeno che mi era completamente sfuggito.

 
Ho notato che in gruppi familiari da sempre amorevoli e sereni (incluso il mio), all’improvviso sono scoppiate delle discussioni. E le discussioni, si sa, spesso degenerano in lite.
Ho notato la stessa cosa tra gruppi di amici (inclusi i miei). Da cent’anni scherziamo su tutto, e di botto ci siamo trasformati in due curve di ultrà con le vene in alzabandiera.
Ho notato che un sacco di gattini sono scomparsi da Facebook, scalzati implacabilmente da interminabili botta-e-risposta che il più delle volte finiscono in “fascista” o “vaffanculo”.

(Perché questa è la natura italica, miei cari. Bravissima gente, per carità, ma leggermente incapace di distinguere tra “discussione” e “disprezzo”.)

inutile_400Su Whatsup sono calati i selfie e sono cresciuti gli improperi. Alle macchinette del caffè di università, uffici, aeroporti e stazioni gli abbeveranti si polarizzano immediatamente in due fazioni, e dopo pochi secondi di discussione pacata scivolano inesorabilmente nell’imitazione degli eroi dei talk show, trasformandosi in sgarbi paonazzi con la bava alla bocca o in inferocite vannemarchi col turbostrillo aperto al massimo.

 
Dici: “E allora? Gli italiani litigano su tutto. Cosa c’è di nuovo?”
Beh, ce n’è un bel po’.

 
Perché questa non è la solita discussione per decidere con che regole andare al voto. Non è una lite per decidere chi deve governarci. Non è una tenzone combattuta in nome di feti, trivelle, proprietà dell’acqua, posizionamento di crocifissi, reattori nucleari, cellule staminali, adozioni o coppie in crisi. Non è una delle inevitabili millemila cose su cui la partecipazione a una democrazia impone di prendere posizione.

 
Questo è mettere le mani sulla Costituzione, che come dice la parola stessa è il corpo centrale di leggi intorno a cui si costituisce il vivere comune. È il cemento di una comunità. È l’insieme minimo di regole su cui tutti devono essere d’accordo, se si intende vivere insieme.

 
Non sto dicendo che l’attuale Costituzione sia perfetta, ci mancherebbe.
Non dico neanche che sia un testo sacro donato da un qualche dio ultrasaggio agli uomini, cui obbedire con cieca deferenza (ce ne sono già in giro abbastanza di quelli, grazie).
Quello però che fa stonare l’orchestra è che quando si tocca qualcosa di così fondamentale e fondante per una nazione, occorre essere tutti (quanti più possibile) d’accordo.
Altrimenti mancano le fondamenta, non c’è terreno per nessuna convivenza, nessun Paese, nessuna democrazia.

 
E allora, ecco il mio errore.
Sbagliavo a voler votare NO per tutte quelle ragioni là in cima.
Voterò invece NO per comunicare al pifferaio di turno (e a tutti quelli che verranno dopo) che non posso mandar giù in silenzio quello che sta combinando. Amico mio:

  • Un capo di governo deve unire, non dividere.
  • Un leader deve portarsi dietro le persone, non metterle le une contro le altre.
  • Uno statista non genera tensioni sociali, le lenisce.
  • Un cacchio di pastore qualunque non butta metà delle pecore nel burrone per curare solo metà del gregge, in modo da poter tornare a casa più in fretta.

 
Voterò NO perché comunque vada il referendum, quella che ne uscirà non sarà la Costituzione di tutti gli italiani.
E mi piacerebbe che votassero NO tutti, amici o nemici del senato, amici o nemici degli altri cavilli del testo referendario.
Perché se lo facessimo tutti, davvero tutti, sarebbe come scrivere nel cielo (con la calligrafia di Fantozzi, beninteso):

“Attenzione, potenti, un messaggio per voi. Non siamo dei polli. Non siamo degli ignoranti. La storia l’abbiamo studiata. Ricordiamo bene la lezione dei nostri antenati. Non provate a fregarci con quel vecchio trucco.”

 
Non abbiam dimenticato che

Divide et impera”, dicevano gli antichi. “Se vuoi comandarli, falli litigare.”

 
Chiaro, no?
A scuola il latino mi ha fatto smadonnare. Ma almeno a questo me l’ha insegnato.
E l’ha insegnato a tanti di noi. Se ce lo siamo dimenticato, allora meritiamo, darwinianamente, il peggio.

 


Concludo con un piccolo suggerimento per il prossimo aspirante capopopolo (o anche per l’attuale, casomai la televendita di domenica dovesse andargli in porto).

Come prossimo referendum, eminentissimo, proponga l’abolizione di tutti gli articoli pari della Costituzione, e la pena di morte per chi trasgredisce a quelli dispari.

Oppure viceversa, non ha alcuna importanza.

L’importante è che, per una mera questione statistica, questo dividerà ancora una volta esattamente a metà l’opinione pubblica. Un sacco di gente troverà una ragione di vita in almeno uno degli articoli pari, e altrettanti scopriranno che il loro futuro è indissolubilmente legato a qualche articolo dispari. E, per la sua gioia, sarà di nuovo rissa.

Divisi, sarà facile dominarci.

Nel bailamme generale, onorevole, ricordi di paventare a gran voce lutti e catastrofi in caso di vittoria della fazione che le si oppone.

Non dimentichi di citare disastri, rivolte, dittature, governi tecnici, scioperi, tasse, crolli di borsa, uscite dall’euro, inarrestabili orde di immigrati, e magari anche il terremoto.
E, manco a dirlo (we miss you, John Belushi), le cavallette.

"Le cavallette!"

“Le cavallette!”

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Discussione

6 pensieri su “Sul referendum ho cambiato idea

  1. Solo una cosa non mi fila in questo ragionamento: quindi la responsabilità della divisione è solo di chi ha proposto e approvato la riforma?
    Cioè, tutti quelli che vi si sono opposti (e come vi si sono opposti), non c’entrano nulla nel clima che si è creato?

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da redpoz | 3 dicembre 2016, 1:56 pm
    • No no no no, neanche per idea!
      Il fetentissimo clima che si è creato è responsabilità di TUTTI i partecipanti al grande gioco al massacro.
      In Italia (in tutto il mondo, per la verità) è pieno di gente che non aspetta altro che un minimo appiglio per fare del casino, guadagnarsi il loro quarto d’ora di visibilità, e buttare tutto in vacca. Sono i professionisti della rissa politica, gli arruffapopoli, i demagoghi, quegli stronzi guastafeste che fomentano polemiche e odio, e trasformano qualsiasi dibattito politico nella versione Vanziniana di una tragedia greca.
      E sono perfettamente distribuiti lungo TUTTO l’arco parlamentare, senza eccezioni.

      Sono come barili pieni di benzina, pronti a prender fuoco alla minima scintilla. Vivono per questo.

      E’ per questo motivo che un leader, uno statista, l’ultima cosa che deve fare è mettersi a fare il giocoliere con le clavette infuocate nel deposito dei bidoni di benzina.

      Un Presidente del Consiglio dei Ministri col senso dello Stato deve evitare di dare il fianco a tutta la marmaglia. A quelli con lui e a quelli contro di lui. Altrimenti restituisce pistola e distintivo, e torna nell’agone a fare baruffa con tutti gli altri. Ma senza avere in una mano le chiavi del Paese, e nell’altra i fiammiferi.

      Grazie del commento Redpoz!

      P.S. La vignetta di Paperoga non è messa lì a caso…

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      Pubblicato da niarb | 3 dicembre 2016, 6:28 pm
      • Grazie a te per la risposta.

        Ma, in base a quanto dici (che condivido), credo che la forza del tuo ragionamento si perda almeno in parte, per la semplice ragione che (sebbene senza dubbio il governo e il presidente del consiglio abbiano -eufemisticamente- “calcato la mano) parte non secondaria di coloro che si oppongono alla riforma ha la reponsabilità supplementare: a) di averla votata prima; b) di opporvisi per motivi che non hanno nulla a che vedere con la Costituzione stessa.

        Credo si capisca che penso ad un gruppo di soggetti abbastanza ben identificato. Nel dubbio: sì, sto pensando a loro.

        Dunque, mi pare che l’argomento del post perda un pò valore perché nel loro caso questa -schifosissima- polemica è alimentata in modo del tutto strumentale, dunque che si sarebbe potuto evitare senza grande sforzo.
        Una de-escalation technique, se così si può dire. Con tutto quello che ne consegue.

        (proprio perché quel che mi interessa maggiormente è la de-escalation, preciso che anche secondo me la responsabilità sta da entrambe le parti, governo e pdc compresi, e che questo prescinde da qualsivoglia giudizio di merito- che è poi il motivo per cui mi sono astenuto dal commentare la riforma in questi mesi)

        Liked by 1 persona

        Pubblicato da redpoz | 3 dicembre 2016, 9:49 pm
        • La de-escalation perfetta (e sarebbe un sogno) sarebbe che oggi tutti quanti annullassero la scheda. Ma proprio tutti, perché in un referendum senza quorum basta uno che tira una crocetta a caso, e addio. Alea jacta est, il dado è tratto.

          Credo purtroppo che la politica in Italia abbia preso una deriva difficilmente correggibile. Il livello del confronto non ha più niente di razionale. I capi dei vari schieramenti sanno bene che la gente, anestetizzata da decenni di calcio e reality show, non ha nessuna voglia di ragionare, e vota soltanto in base alla bandiera (effetto calcio) e alla teatralità (effetto reality) di quello che sente.
          IL MESSAGGIO E’ DEL TUTTO ININFLUENTE.

          Per cui, indipendentemente da quello che dice il tuo avversario (che sia una riforma alla Costituzione o una norma per allargare gli schienali delle panchine), la tua unica scelta è metterti a strillare e a picchiare i pugni sul tavolo, invocando il liberticidio, il colpo di stato, la strage costituzionale, la paralisi del paese, il baratro, e, oh yes, le cavallette.

          Tanto la gente, il popolaccio, l’elettorato, NON RAGIONA. NON RICORDA. Tifa soltanto.

          E come fai una de-escalation in uno stadio di ultras esaltati? C’è una sola strada: sospendi la partita, e mandi tutti a casa.

           
          Se io fossi uno storico del futuro (e ehi! Lo sono! C’è scritto qui) metterei in cornice questo referendum come esempio perfetto di questa deriva panciocratica della nostra democrazia.

          Da un lato, un fronte del NO composto da gente che si odia senza mezzi termini, e che non è in grado di usare nei confronti degli avversari epiteti meno pacati di “serial killer” e “stupratori”. Un fronte, lo dico per puro colore, centrato su un comico e un raccontatore seriale di barzellette. Un fronte che, lo ricordi tu stesso, ha proposto una riforma estremamente simile, che non è passata.

          Dall’altro lato, un fronte del SI che soltanto CINQUE ANNI FA (non cinque secoli) si è commosso quando un altro comico per difendere l’Italia dal pericolo di una riforma della Costituzione si è presentato a Sanremo su un cavallo bianco, sventolando il tricolore, e ha declamato le parole dell’inno di Mameli con la lacrimuccia sulla guancia. E poi ha addirittura lanciato in prima serata un megashow dedicato alla Costituzione, chiamandola affettuosamente “La Più Bella Del Mondo”. E questo comico qui, adesso, è inaspettatamente ben felice di riformarla.

           
          Il mio punto, caro Redpoz, è questo. Di fronte a tali pagliacciate bi-partisan, è inutile stare a discutere di contenuti. C’è sempre del buono e del cattivo in tutte le proposte, in tutte le idee. Il fatto è che quando ti vengono presentate come alternative radicali, scelte di vita o di morte, aut-aut senza ritorno, occorre ribellarsi. Occorre far capire che a questo gioco non ci si sta.

           
          Io me ne frego che votando NO faccio contento un comico e ne scontento un altro. Non votare sarebbe solo nascondersi. Il mio NO (ed era questo lo spirito del post) non è dire che sono a favore di una delle due fazioni, ma che sono contrario a questo modo di fare politica.

          Il NO è l’unica arma che ho per dire “Se volete avere il mio consenso, muovetevi meglio. Cercate il mio appoggio, non ricattatemi. Fate un passetto alla volta, spiegandomi bene dove volete andare. Convincetemi. Non urlate. Fatemi vedere che sapete portare dalla vostra anche chi oggi la pensa in un altro modo. Illustratemi i vantaggi. Spiegatemi come risolvere i problemi. Mostratemi il ragionamento.”

          Non so te, Redpoz, ma io nella vita reale devo avere questo atteggiamento tutti i giorni. Devo spiegare alle persone, devo tirarmele dietro. Non posso infamare chi non la pensa come me. Non posso impormi sfanculando gli altri. E tutti quelli che ho intorno fanno lo stesso.
          E’ un modo civile di stare insieme, e mi ci riconosco anche quando le decisioni che vengono prese non sono quelle che avrei sperato io.

          La de-escalation per me è questa: tornare a comportarsi da esseri civili.
          Prima di allora (e mi spiace se farò contento qualcuno che personalmente aborrisco) la mia risposta non può che essere NO.

          Mi piace

          Pubblicato da niarb | 4 dicembre 2016, 10:35 am

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