Italia bella

Il giuramento (in 20 agili punti) del ciclista egosostenibile

Ohitu!
Hai visto che è tornata la bella stagione? Lo senti il profumo della primavera? Fremi dal desiderio di riallacciare il contatto con la natura?
Ti sei finalmente stufat@ di respirare aria inquinata? Di soffocare in città sommerse dal traffico? Di vedere ogni giorno parchi e boschetti spazzati via dall’incedere inarrestabile di nuovi parcheggi e nuovi autogrill?
Ti senti finalmente pront@ a rinunciare ai folli ideali postindustriali che ti vogliono sempre più veloce, scattante, produttiv@, accessoriat@, iperconness@, blindat@, sgasante, sorpassante e strombazzante, in nome del PIL, del ROL, della UE e del Bluetooth?

Vuoi tu, con tutto il cuore e tutta l’anima, abbandonare il mondo decadente e autoreferenziale dei motorizzati bruciapetrolio, e unirti a noi alfieri delle due ruote pedalate?

Tuo sia il futuro, la sostenibilità e la gloria.
Sottoscrivi immediatamente il nostro sacro Giuramento, fallo tuo, imparalo a memoria, e unisciti a noi SIA nella pratica pedalatoria, CHE nell’indispensabile e martellante opera di predicazione e conversione dei fedeli dell’albero a camme.

In nome del dio Shimano, della Santa Graziella, e dello spirito di rompere le balle. Amen.

1.
Giuro solennemente di abbandonare, o ridurre in modo drastico, la mia dipendenza da mezzi di trasporto con motore a combustione fossile.

 
2.
Giuro che non mancherò di sollecitare la medesima Scelta in tutti coloro che, obnubilati dalle lusinghe del progresso e dalle pubblicità con le superauto e le superfighe, a tale Scelta non hanno ancora avuto la voglia il coraggio di approdare.

 
3.
Giuro di impegnarmi a spiegare ai selvaggi bruciabenzina i motivi profondi della mia Scelta:
– città più silenziose (escluso il gioioso frastuono dei campanelli e dei cazzofài),
– aria più pura (con solo un leggero afrore di ascelle sudate),
– maggiore libertà (anche se solo di parcheggio),
e soprattutto polpacci assai più tonici.

 
4.
E dunque per abbracciare questa mia Scelta consapevole di rispetto dell’ecologia e della sostenibilità ambientale, giuro di utilizzare la mia millequattro benzina una sola, ultima volta, per recarmi in provincia di Bolzano dove c’è un megastore con biciclette straordinarie che pesano appena sei etti.
Biciclette con un telaio in fibra di carbonio specialissimo che si ricava solo da un particolare idrocarburo estratto a trecento metri di profondità nel cuore della foresta pluviale mesoamericana.
Tutto il resto della bici è invece di purissima plastica polivinilica, per ottenere la quale sono state impiantate apposite piattaforme di trivellazione nel mare del Nord, con relative megaraffinerie.
L’olio della catena proviene invece da scarti industriali di petrolchimici iracheni, gli alogenuri dei fanali dalle polveri di Chernobyl, mentre l’elettronica miniaturizzata di orologio / GPS / tachimetro e contagiri è assemblata a mano da bellissimi bambini con la pelle abbronzata e gli occhi leggermente a mandorla.

 
5.
Ovviamente a questo punto giuro poi di recarmi (sempre col millequattro a benzina) in provincia di Caserta dove ogni settimana arrivano dal Centrafrica enormi container di pneumatici tubeless in gomma amazzonica con un eccellente rapporto qualità/prezzo, mentre la tutina aderente in polivinilcloruro la ordinerò su Amazon, così me la porterà direttamente a casa (da Shenzen, in autostrada) un provvidenziale TIR a sedici assi.

 
6.
Giuro quindi di sostenere la mia scelta sostenibile pedalando ogni giorno, con orgoglio e consapevolezza, tra i mostri inquinanti del traffico cittadino, ergendomi a esempio di rispetto del prossimo, dell’ambiente, e delle regole della convivenza civile.

Wrap2

 
7.
A proposito delle quali regole, mi impegno solennemente a evitare con ogni mezzo l’utilizzo delle odiose piste ciclabili, in particolare quando l’oppressivo sistema macchinocentrico me le dispone, beffarde, parallele alla strada.
Combatterò con orgoglio questa battaglia di democrazia.
Non saremo mica tornati ai tempi dell’apartheid di Soweto? Delle riserve indiane? Dei ghetti nazifascisti?
Il ciclista è uno spirito libero. Egli paga le tasse e pedala dove vuole, non dove vuole il Potere.
Viva la democrazia, abbasso la ghettizzazione!
Andateci voi, spacciatori di ottani, a schivare bambini, monopattini e carrozzine rischiando continuamente l’inchiodata.

 
8.
Faccio inoltre voto di ignorare con metodo e convinzione il rosso ai semafori.
Non mi fermerò mai né lì, né agli stop, e non farò nemmeno il gesto di rallentare al segnale di dare la precedenza.
Rifiuto infatti la vostra cultura di limiti e vessazioni, di barriere e costrizioni.
Io non inquino, quindi merito la libertà di sfrecciare ignorando i simboli della vostra brutarchia.
(Ed è inutile che cerchiate “brutarchia” sul vocabolario. Non c’è. L’ho inventata io, proprio perché sono libero e faccio quello che mi pare.)

 
9.
Giuro poi che, avvicinandomi a un gruppo di automobili ferme al semaforo o in lento movimento, farò di tutto per zigzagare con traiettorie più imprevedibili di quelle di un elettrone in una camera a bolle, sempre attento però a sfiorare quelli che immagino in procinto di aprire lo sportello.
Provate a centrarmi, vigliacchi carenati. Provateci, a farmi perdere l’equilibrio.
Provateci a protestare, se per caso vi urterò un retrovisore o uno sportello.
Fremete lì, immobili, rosi dall’invidia del vedermi elegantemente sfrecciare.

 
10.
E per nessun motivo al mondo rinuncerò al mio sacrosanto diritto di pedalare indossando cuffie da torre di controllo, al cui interno voglio esser libero di poter sparare musica a livelli per cui normalmente i Carabinieri mettono i sigilli alle discoteche.
Dite che questo ai conducenti di mezzi a motore è esplicitamente vietato? E’ perfettamente giusto. Essi emettono veleni. Quindi che soffrano, si annoino, e stiano attenti.
Io, che pedalo, sono sacro e prezioso e devo essere schivato con grazia, maestria e tempismo.

ChessWar1

 
11.
Nei giorni di nebbia, in tunnel e in galleria, in caso di eclissi di sole ma soprattutto dopo il tramonto, mi guarderò sempre e comunque dall’utilizzo di luci e fanalini.
Né pile né dinamo devono limitare la mia meravigliosa libertà, la mia confortevole privacy, e il mio legittimo desiderio di fuga.
Che ci pensino i motorizzati a intuire dal bagliore di un catarifrangente o da un guizzo del paesaggio notturno la mia presenza.
Che siano loro a dotarsi, se necessario, di radar o sonar o dispositivi di intercettazione stealth.
Loro è la colpa, loro è la responsabilità, loro sia la dannazione se mi stireranno nelle notti di luna nuova.

 
12.
In caso di troppo sole, troppa pioggia, troppa nebbia, troppo stroppia
in caso di minigonne considerevoli, saldi o mercatini
in caso mi venga voglia di farlo senza alcun motivo oggettivamente intelleggibile
mi sentirò in sacrosanto diritto di abbandonare la carreggiata e venire a serpeggiare sul marciapiede, sotto il portico, o nell’area pedonale di mia scelta.
Non accetterò critiche, rimbrotti o vaffanculi.
Farò del mio meglio per scegliere giornate caotiche e affollate, o magari una giornata di smog in cui in strada non mi divertirei per via del blocco della circolazione.
Prometto comunque che quando calpesterò la terra dei pedoni filerò a un’andatura sei volte superiore a quella che mi tocca tenere in strada, per fare adeguatamente incazzare gli automobilisti.

 
13.
E quando passerò dal marciapiede alla strada, o quando mi lancerò fuori dall’androne di casa per immettermi nel flusso del traffico, prometto di farlo nel modo più repentino possibile, senza guardare, senza aspettare, senza pensare.
Taglierò strade e traiettorie, ignorerò curve e tangenti, travolgerò pedoni e pedanti, causerò inciampi ed inchiodate.
Io posso, io devo. Io non son servo dei consumi e non ossido idrocarburi.
Io merito attenzione e deferenza, e passerò alla storia per aver dato al termine “sbucare” una dimensione ad oggi inaspettata.

 
14.
Prometto poi di caricare ogniqualvolta disponibile un bambino sul mio velocipede, sistemandolo in maniera precaria sul portapacchi, sul manubrio, sulla canna, sul sellino, o in un seggiolino di plastica che sta all’infant seat obbligatorio per gli automuniti come uno sgabello da bar sta al sedile eiettabile dei caccia da ricognizione.
Che siate voi a sbattervi per l’incolumità degli infanti, e preoccuparvi di seggiolini iso-fix, cinture pretensionate, airbag rimodulati, tendine dell’Ape Maia e cuscinoni Chicco.
I frutti dei nostri lombi, che sono come noi allenati ed elastici, in caso di caduta rimbalzeranno liberi e felici come palline di caucciù.

 
15.
Se mai mi pungerà vaghezza di percorrere strade strette, zone residenziali, vie collinari con curve e tornanti, giuro di stare rigorosamente al centro della carreggiata, o di portarmi dietro uno o due amici con cui conversare, affiancati, per tutto il percorso. A costo di lasciarci i polmoni.
Vi piacerebbe, vero, poterci sorpassare?
Godreste, nell’ingranare la terza marcia?
Beh, scordatevelo.
Stateci dietro, non sgasaste, non strombazzate, non bestemmiate.
E soprattutto: non ci interrompete.
Un po’ di educazione, stracazzo e porcattruia.

 
16.
E anche se non dà fastidio a nessuno, non rinuncerò per nessun motivo al mondo a vestirmi in modo imbarazzante per le gite fuoriporta,
a fasciarmi trippe e lardelli con pregiati tessuti in microfibra (concepiti in realtà per le ali dello Shuttle, e non per le mie velocità da bradipo in moviola),
a indossare braghette a basso attrito, attillate al limite del porno,
e a sormontare il tutto con elmetti che avrebbero fatto la loro porca figura
nel bar di Guerre Stellari.

Euska2

 
17.
E non mi sentirò un pirla perché indosserò magliette che pubblicizzano aziende e prodotti
proprio come gli eroi del Tour de France.
Tranne che a me tocca pagare,
mentre gli eroi del Tour de France per indossarle li pagano.
(E pagare per il privilegio di far pubblicità a merci altrui
è il primo segnale certo del crollo di una civiltà.)

 
18.
Giuro anche di non provar vergogna per il fatto che, avendo speso tanto per la bici,
mai oserei lasciarla fuori, sola, sulla strada, come un cane a ferragosto.
Per cui anche se crepo di caldo, sudo come un’alce, e ho la borraccetta vuota
piuttosto che entrare in un bar mi lascerò morir disidratato.

 
19.
E se mai deciderò di partecipare ad eventi organizzati appositamente per il sollazzo di me e dei miei simili, giuro di farlo in modo massivo, massivo, ma talmente massivo da richiedere il costoso dispiegamento di ingenti forze di pubblica sicurezza (loro sì, con auto e moto) per proteggere noi scorrazzanti, e far chiudere le strade di voi che tornate dal mare, o volete andare a far la spesa, o a trovare la nonna malata.

 
20.
E giusto per ribadire il concetto che qualsivoglia nostra follia dovrà ricadere sulle vostre schiene, arrivo quivi all’estremo giuramento, all’estremo sacrificio. Sono pronto a sacrificare le mie ossa e la mia vita, pur di rompervi i coglioni.

Giuro infatti che non mi farò problemi a pedalare a fari spenti, vestito da Batman, con traiettoria zigzagante, metà in strada metà in area pedonale, comunque contromano, al buio, anzi in controluce al tramonto, con due bambini in bilico sul manubrio, il cellulare in una mano, un astrolabio nell’altra, un set da dj in testa, e occhiali talmente scuri che i Blues Brothers ci avrebbero fatto una malattia. E che lo farò sbucandovi davanti con velocità e traiettorie che la fisica classica non è attrezzata per spiegare (conferendo così solidità e concretezza al concetto di “spaccamaroni quantico”).

E lo farò perché so benissimo che i golf club della Gallura pullulano di ville di avvocati specializzati in infortunistica, mentre i bassifondi dell’inferno sono l’ultima destinazione degli assicuratori incauti.

 
Che siate voi a tenere gli occhi aperti, motorati.

Noi dobbiamo fischiettare.
 

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Discussione

16 pensieri su “Il giuramento (in 20 agili punti) del ciclista egosostenibile

  1. Molti li seguo già, in particolare il 7 e il 15.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da dantis | 29 maggio 2016, 8:48 pm
    • Molto, molto bene. Direi che hai centrato con ammirevole precisione lo spirito del giuramento.
      Hai saputo mettere a fuoco gli aspetti davvero fondamentali, fra i tanti proposti.
      Con i punti 7 e 15 sei già a un passo dall’empireo. Se mi posso permettere un consiglio, lavora un po’ sul numero 8 (stop e semafori) e sull’11 (luci di notte) e raggiungerai la vetta.

      Tutta la Gallura sta tifando per te. 😉

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      Pubblicato da niarb | 1 giugno 2016, 11:52 am
  2. ahhaha, per fortuna non vado in bicicletta! 🙂

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    Pubblicato da bortocal15 | 29 maggio 2016, 8:49 pm
  3. Grande, grandissimo Niarb, con questo pezzo da antologia sei ormai entrato nella sfera degli immortali.
    Giusto in tempo perché, se un ciclista lo legge, una schioppettata nella schiena non te la leva nessuno.
    Che il Grande Cocomero ti protegga.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da viman | 29 maggio 2016, 9:36 pm
    • Che vengano, che vengano. Ho scavato buche nella strada e le ho ricoperte con cartone color asfalto, e ho montato lo spazzaneve sul parurti anteriore. A presto, su eBay, compariranno annunci misteriosi per bici di seconda mano… uah uah uah!

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      Pubblicato da niarb | 30 maggio 2016, 6:16 pm
  4. Sono commosso… null’altro da dire. Ora piango silente… ora so che qualcuno comprende il mio strazio!

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    Pubblicato da Michele | 30 maggio 2016, 9:46 am
  5. Sono commosso…. ora so che qualcun’altro condivide le mie pene. Grazie!

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da Michele | 30 maggio 2016, 9:47 am
  6. hai assolutamente dimenticato un punto, nel giuramento: credo in un solo scatto fisso, rapporto onnipotente ed eterno, se usato in città in grado di fare più morti e feriti che un carrarmato comandato col telecomando da un seienne ubriaco. 😛 (però, ça va sans dire, fa tanto figo)

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da ammennicolidipensiero | 30 maggio 2016, 3:33 pm
    • Acciderba! Imperdonabile!
      Meriterei un’incudine nel cestello del manubrio, o una catena che si sgancia di continuo, o un lucchetto (e questo è un classico) che pesa sei volte la bici…

      Grazie del promemoria. Metto da parte per il sequel! 😉

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 31 maggio 2016, 11:20 am
  7. Brutarchia e scassamaroni quantico. Bastavano queste due per ululare al capolavoro.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da Haldeyde | 2 giugno 2016, 12:05 am
  8. Dopo aver massaggiato la mascella delicata, e asciugato i miei splendidi occhioni celesti a forza di SGANASCIARE…ebbene…ebbene…volevo dirti che potresti anche parlare dei PEDONI che subiscono, nelle piste MISTE CICLOPEDONALI (vorrei vedere la faccia di chi le ha inventate…grrrr) la violenza scampanellistica di questi duri di comprendonio cavalcanti i sei etti di cui sopra. Soprattutto se oltre i 60 anni, pare che a loro SIA CONCESSO TUTTO. A noi nessuna pensione, a loro PENSIONE E POSSIBILITA’ DI IGNORARE LE REGOLE DEL CODICE DELLA STRADA (Art. 182 Codice della Strada – Circolazione dei velocipedi).
    I pedoni sono la parte debole e quindi l’attenzione deve essere, nelle piste ciclopedonali, da parte del ciclista. Il che non significa che quando mi sei a 10 cm dalla mia schiena, mi suoni e mi scampanelli, provocandomi un attacco cardiaco…perchè impedisco il tuo libero passaggio…
    Invece è quello che fanno, convinti di essere nel giusto, soprattutto gli over sessanta, pensionati.
    Siamo alla fine dell’estate, e forse, con l’arrivo prossimo di un ciclone atlantico, potrò passeggiare senza rischiare di essere scampanellata, solo perchè esisto…

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    Pubblicato da dani2005dani | 14 settembre 2016, 12:24 pm
  9. Divertente. Purtroppo come pedalatore sono un soggetto molto più banale, temo di non potermici riconoscere. Magari i più giovani sono anche più interessanti.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da fausto | 3 aprile 2017, 7:19 pm
    • Fausto, se con “banale” intendi “uno che rispetta il Codice della Strada e, quando non applicabile, il Sano Vecchio Buonsenso”, sei il mio idolo!
      Se questa è la banalità, banane per tutti!!!

      P.S. E naturalmente, benvenuto su Afterfindus! 🙂

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 7 aprile 2017, 10:59 am

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