Italia bella

Le riforme e lo strano caso degli universi paralleli

Oggi vorrei parlare di universi paralleli.
Sapete perfettamente cosa sono gli universi paralleli, immagino.
E se non lo sapete: ehilà, sono qui apposta.

Gli universi paralleli sono universi quasi perfettamente identici al nostro, a meno di qualche piccolissimo particolare.
Ad esempio, l’universo MVFNKL-9, in cui gli umani hanno la pelle bluette, otto lingue triforcute, una strana fissazione per la solidarietà e scoreggiano Chanel n. 5, non si può assolutamente considerare un universo parallelo. E’ decisamente troppo diverso.

Allo stesso modo, non è un universo parallelo l’universo Horca-801A, dove al posto dei vulcani ci sono enormi rubinettoni di madreperla, i pianeti hanno forma di icosaedro, Lina Wertmuller fa film con titoli monosilabici e strani opossum verderame dominano incontrastati tutti i campionati di sport di squadra.
Anche questo, è un posto troppo alieno.

Sono invece universi paralleli CL-1 e Ster-E. Il primo è assolutamente identico al nostro, ma è più arretrato di circa otto minuti e non esiste la parola “ragioniere”.
Nel secondo invece sembra che tutto sia come qui, tranne che io sono leggermente più furbo e ho venduto la Multipla molto prima dei 250.000 chilometri.

 
È molto divertente perdersi tra gli universi paralleli, se si sa come farlo.
Il problema è che a volte ci si distrae, e all’improvviso non si sa più se si è ancora in viaggio o si è già tornati a casa.

Io, ad esempio, di recente ho fatto un sacco di avanti e indietro tra il mio universo di origine e uno subito lì accanto, e ho perso un po’ la bussola.
Credevo di essere tornato indietro, e invece evidentemente sono rimasto incastrato nell’altro universo.

Ci ho messo un pezzo a capirlo, perché in effetti da queste parti sembra tutto assolutamente normale – la gente, le cose, i tramonti, il profumo del pane, il prezzo della benzina, le repliche dei “Bellissimi” di Rete4.
E invece da una sola, piccola parolina, ho capito di essere su un altro mondo.

La parola (chi l’avrebbe mai detto), è nientepopòdimeno che “riforma“.
In entrambi gli universi, un concetto di gran moda.
Caravaggio parallelo
 
Nel mio universo di origine, infatti, il termine “riforma” ha un significato preciso.
Si dice infatti “Riforma” per significare:

“grande cambiamento”, “innovazione epocale”, “modifica rivoluzionaria”.

Tanto per fare un esempio, si parla di Riforma Protestante e Riforma Calvinista, due grandi movimenti filosofici che hanno segnato una svolta nel modo di concepire il rapporto tra l’uomo e Dio e la struttura delle società umane.
(Possono esservi piaciute o avervi fatto schifo, ma non si può negare che si sia trattato di pagine fondamentali nella storia dell’Occidente.
Da quelle riforme sono scaturite nuove dottrine economiche, alleanze, trattati, guerre, e alla fine ne sono usciti trasformati gli assetti politici del mondo dell’epoca.)

Altre famose riforme sono state quelle del Calendario: la prima risalente addirittura al grande Giulio Cesare, e l’altra, secoli dopo, al papa Gregorio XIII.
Due momenti che rivoluzionarono il modo in cui l’uomo si rapporta al tempo, fissa le pietre miliari della sua storia, e tramanda la propria memoria.
Ma potrei citarvene molte altre. Di genere molto vario, dal cosmologico al giuresprudenziale, ma con un denominatore comune: grandi, grandissimi eventi.

 
Nell’universo in cui sono finito, invece, il termine “riforma” ha tutto un altro significato.
Da queste parti infatti con lo stesso vocabolo si intende:

“vaga promessa”, “tecnicismo incomprensibile”, “sparata a effetto”, “aggiustamento micrometrico”, “inutile stronzatina”.

Non è straordinario? Praticamente il giorno e la notte.
Ma c’è di meglio.
In questa mia Italia parallela, infatti, una riforma non deve nemmeno essere per forza una cosa reale.
Basta che se ne parli (purché con toni apocalittici e la jugulare ingrossata) e come per magia qualsiasi auspicio, dettaglio burocratico, panzana retorica o pirotecnìa elettorale acquista de facto dignità di atto concreto.

Se vi sembra una differenza da poco, passate pure alla cassa e arrivederci.
 
idee_del_cavolo

 
Ancora qui? Magnifico.

Ma vi vedo perplessi.
Riesco addirittura a leggerli, i vostri pensieri.
(Ha. Ho un computer potentissimo.)

Perché sei sempre lì a lamentarti, rompicoglioni di un Niarb? Perché non ti accontenti?
Quelli di prima non facevano niente.
Questi, almeno, si danno da fare.

 
Vi sento, mie fosche legioni. So che a qualcuno è scappato quel pensierino lì.
Per cui faccio piazza pulita e ve lo dico subito: non ci credo.
Non funziona.
Non è così.
Questo tipo di ragionamento perde olio da tutte le parti.

E’ come cercare di sciogliere la neve con una candela: semplicemente, non se ne viene a capo.
Io ci ho provato (allego foto), ma è stato un fiasco.

smart_experimentsCosì come la mia candela non ha perforato la neve, nessun provvedimento a casaccio, pur se intrinsecamente lodevole, potrà mai cambiare assolutamente niente.
Anzi, legiferare così, ad minchiam, è molto peggio del non far niente. Perché crea la falsa illusione che ci siano in corso chissà quali grandi lavori e si stia effettivamente lì lì per risolvere qualcosa.
Mentre invece si sta solo perdendo tempo.

 
Faccio un esempio.
Immaginate un paese in cui il mondo del lavoro sia in crisi.
Per “crisi” intendo altissimi livelli di disoccupazione, aziende che falliscono, altre che delocalizzano o si trasferiscono direttamente all’estero, e legioni di persone capaci, volonterose e preparate che, anche loro, se ne vanno ad accrescere il PIL di qualcun altro.
E poi competitività in crollo verticale, calo dei brevetti, acquisizioni in grande stile da parte di gruppi stranieri, imprenditoria impastoiata da cause legali, corruzione, concorrenza sleale (leggi: evasione fiscale non perseguita), infrastrutture decrepite, arretratezza digitale, e altre amenità del genere.

Per risollevarsi da uno scenario del genere, ci si potrebbero far venire un sacco di idee.
Si potrebbero mettere in pista un sacco di cose.
Si potrebbe davvero fare un fior di Riforma del Lavoro.

Metti invece che a qualcuno venga in mente di chiamare “riforma” un programma del genere:

  1. Riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati.
  2. Riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive.
  3. Semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese relativi alla costituzione e gestione dei rapporti di lavoro e di igiene e sicurezza sul lavoro.
  4. Riordino dei contratti di lavoro e redazione di un testo organico semplificato delle discipline contrattuali e dei rapporti di lavoro.
  5. Aggiornamento delle misure in materia di tutela della maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
  6. Disposizioni integrative e correttive per temi specifici.

 
Io, personalmente, resto frastornato.
Le meningi mi grippano, l’encefalo mi va in cortocircuito, mi si accende la lucina rossa dello stand-by in mezzo alla fronte.
Per quanto mi sforzi, non riesco minimamente a collegare questo minuetto di riordini e riassetti alla tragica realtà dipinta una manciata di righe più in su.

Intendiamoci: non sto dicendo che siano tutte scemenze. Al contrario, sono probabilmente tutte cosine sensate, logiche e costruttive.
Ma non vi pare che siano un filino inadeguate? Leggermente scollegate? Un po’ (soltanto un po’) fuori bersaglio?
Praticamente, un peto opposto a un uragano.

Con l’aggravante che, avendo petato, ci si senta la coscienza a posto e si finisca per dire “Beh, mi dispiace per l’uragano, ma noi la nostra parte l’abbiamo fatta”.

 
Ma forse il mondo del lavoro vi annoia. E allora passiamo ad un altro affascinante argomento: la Riforma della Scuola.
Personalmente, credo con tutto il mio essere che la scuola sia la cosa in assoluto più importante per una nazione, con l’eccezione forse della percentuale di ossigeno nell’aria.
Scuola vuol dire futuro: mandare i bambini a scuola non significa levarseli dalle palle per mezza giornata, ma porre le fondamenta per la nascita del mondo in cui passeremo il resto della nostra vita.
Troppo, troppo importante.

Eppure, a meno che non abbiate passato gli ultimi anni bloccati nella centrifuga del lavasecco, immagino abbiate notato un certo declino anche nel mondo dell’istruzione.
Nel mio Universo parallelo l’Italia, che in passato ha sfornato molte tra le più belle menti del pianeta, che ha regalato al mondo molte delle invenzioni più utili e geniali, e che ha costituito un punto di riferimento culturale per generazioni, si è trasformata in un paese che ha perso lo scettro dell’innovazione, la leadership delle tendenze e l’orgoglio della cultura.

Come popolo, dimostriamo un disprezzo verso il nostro patrimonio culturale che non hanno nemmeno i lapponi verso la cacca di tricheco.
Nei confronti internazionali, i nostri scolari vengono regolarmente umiliati dai coetanei di paesi che, quando noi dominavamo il mondo, si incantavano di fronte a un tizzone ardente.
E gli insegnanti, oltre ad aver perso quello smalto sociale e quella rispettabilità che li caratterizzavano negli anni del boom, sono draconianamente divisi tra indomiti eroi che svolgono la loro missione tra inaudite difficoltà, e tenie ciabattate con un livello di motivazione pari a quello di un orinale dell’Oktoberfest.

Vogliamo rimboccarci le maniche e rimettere tutto a posto, santa pace? Ecco allora a voi la soluzione partorita dalle fulgide menti che ci governano:

  1. Assumere 150.000 precari e chiudere le vecchie graduatorie.
  2. Assumere 40.000 insegnanti tramite concorso pubblico e senza liste d’attesa.
  3. Fine delle supplenti [anche di quelle carine, che peccato. Verranno probabilmente garantiti team di docenti geneticamente modificati per non ammalarsi mai. N.d.A]
  4. Pubblicazione annuale di un Rapporto di Autovalutazione e di un progetto di miglioramento per ciascuna scuola, e premi in busta paga agli insegnanti.
  5. <liFormazione continua obbligatoria.

  6. Messa on-line dei budget e dei progetti finanziati delle scuole, e istituzione di un registro nazionale dei docenti.
  7. Abolire le 100 procedure burocratiche più gravose.
  8. Mettere a punto nuovi servizi digitali per la scuola, cominciando magari dal portare a tutte le scuole la banda larga veloce e il wifi.
  9. Portare Musica e Sport nella scuola primaria, e più Storia dell’Arte nelle secondarie.
  10. Rafforzare il piano formativo per le lingue straniere, competenze digitali, coding, pensiero computazionale, “Digital Making”, Economia.
    Alternanza Scuola-Lavoro obbligatoria.

  11. Attrarre risorse private attraverso incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche [“Ehi, risorse private, yoo-hoo! Venite qui, bellone!” N.d.A.].

 
Ancora, c’è da restare con la mascella a mezz’asta.

Voi pensatela pure come vi pare. Votate chi credete, leggete chi preferite, sbandierate il vessillo che più vi acchiappa, picchiate sui tamburi che ritenete più appropriati.
Nell’Universo in cui sono nato io, però, questa roba non è una riforma.
E’ al massimo un mix eterogeneo di spunti interessanti, auspici ectoplasmici, minchiate criptoelettorali, e burocratismi spettacolarmente ininfluenti.

E’ da quei precari neoassunti e da quei concorsi pubblici che verrà forgiato il nuovo Rinascimento?
Erano le supplenti la causa dei crolli degli edifici scolastici?
Come beneficeranno i diciottenni che non sanno chi era Garibaldi dalla messa on-line dei bilanci delle scuole?
Chi insegnerà il pensiero computazionale e il digital making? L’insegnante di religione o quello di ginnastica?
E poi, era proprio indispensabile ficcare lo sport anche alle elementari, ziobello? Dove lo studieranno i bambini, su Sky?

Ma, soprattutto, chi deciderà quali sono le 100 procedure più gravose?
Aspettiamo un’ulteriore riforma, un dibattito parlamentare, o lo determiniamo direttamente col televoto??

[Questa mi fa veramente impazzire. Abolire le procedure più gravose. A questo punto non si capisce perché non semplificare anche tutto il codice penale con “sbattere in galera i cattivi”, e i libri di testo delle facoltà di medicina con “far guarire gli ammalati”.]

Lo so, lo so. Sono crudele. In quella sporca dozzina effettivamente ci sono anche delle cose intelligenti.
Ma siamo sempre lì: stiamo parlando di mettere le tendine agli oblò e di far cambiare scaletta all’orchestrina, mentre il Titanic continua ad affondare.

 
gran_pensataConcludo con una terza riforma, e a questo punto vorrei farvi notare: tre riforme in un solo articolo, io dico che di blog così ne trovate pochi in giro.
Anche questa, un pilastro assolutamente fondamentale per una società civile. La Riforma della Sanità.

Serve? Orco se serve. Svarioni nella preparazione dei medici, scarsità di paramedici, stato pietoso di attrezzature e infrastrutture, masse crescenti di utenti bisognosi di cure (causa invecchiamento della popolazione e immigrazione), numero spaventoso di errori diagnostici e conseguenti morti sotto ai ferri, uso smodato di farmaci, proliferazione di farmaci inutili, eccetera.
Qui però occorre un filino di fantasia in più, perché, a quanto mi risulta, nel vostro spazio-tempo questa riforma non è ancora stata messa giù per filo e per segno.
Non che manchino le idee, naturalmente.
E’ una questione di nome.

Nella Repubblica del Marketing, infatti, le riforme o hanno un brand figo, o non si fanno.
Per cui dopo “Jobs Act” e “Buona Scuola“, aspettiamoci qualcosa tipo “I Feel Good Act” o “Salute, Italia!“.

 
La legge non è stata ancora scritta, ma mi perdonerete se vi rovino la sorpresa e ve ne anticipo i contenuti.
Anzi, probabilmente potreste farlo anche da soli. Prendete i dodici punti della “Buona Scuola”, e fate “cerca & sostituisci”: “ospedali” per “scuole”, e “personale sanitario” per “insegnanti” e “precari”. Una decina di punti programmatici ve li ritrovate così, gratis, e oltretutto favolosamente coerenti con la riforma precedente.

In realtà, non ce la caveremo così a buon mercato.
La riforma si tradurrà nella chiusura di una sventagliata di ospedali di provincia, accorpamento di ambulatori, passaggio di farmaci salvavita dalla lista dei “gratuiti” a quella dei “lussi smodati”, e naturalmente nella trasformazione di qualche screening con dispositivo biomedicale in seduta olistica (e a pagamento) con regolare sciamano d’importazione.
Senza contare l’eliminazione del ticket in favore di una milionata di nuove e sconosciute gabelle dal nome di sapore vagamente militare, e l’invenzione di qualche contributo una tantum, magari mimetizzato nella bolletta del gas.

Pagheremo qualcosa di più le nostre protesi e le nostre analisi delle urine, ma ne saremo felici perché con parte di quel denaro verrà finanziato qualche rinomato ente di ricerca nella Locride, e qualche clinica specializzata nel botulinare quelli che, poverini, per bieche questioni di reddito non rientrano tra i privilegiati dell’assistenza gratuita.

 
Ma a questo punto devo fermarmi. Adoro starmene qui con voi sulla panchina a biascicar sentenze contro il tempo, il governo, e i gruisti dei cantieri, ma devo assolutamente trovare il modo di ritornare a casa.
E poi, come diceva Jeff Goldblum a Kevin Kline ne”Il grande freddo”: “Non scrivere mai niente di più lungo di quanto l’uomo medio non possa leggere durante una cacata media”.
E per avermi seguito fin qui dovreste avere l’intestino messo peggio del centro storico di Baghdad.

Per cui vi lascio.
Con un rimpianto, e una promessa.

Il rimpianto è quello di essere finito in un universetto provinciale di seconda categoria, in cui i grandi cambiamenti sono affidati a politicanti, azzeccagarbugli, inquisiti, leccapiedi e microscopici insignificanti funzionarietti di partito. Tutta gente che non conosce il mondo reale, e quando sogna, sogna cose da poco: riordini di commi, accorpamento di normative, stanziamenti straordinari, tagli, aliquote, decreti e trattenute.

E quando sogni sogni da burocrate, tutto quello che potrai ottenere, al massimo, è altra burocrazia.

 
La promessa è quella di provare a far di meglio. Di sognare un po’ più in là.
Non dico sogni di aquila o sogni da gabbiano, ma sogni da piccione, almeno, sì.
Sogni un po’ più alti di quelli che menti da topo stanno propinando a voialtri poveretti del mondo parallelo.

E guardate, non è roba per cui servano saggezza millenaria o poteri sovrumani.
Quanto a sognare, siamo tutti cinture nere.
Siamo tutti perfettamente in grado di ragionare, collegare, mettere in fila, assegnare priorità, immaginare conseguenze, e fare proposte sensate.

Non è questione di avere la soluzione di tutto già bella e pronta in tasca.
Io, di certo, non ce l’ho.

Ma posso provarci. E se mi darete una mano, potremmo anche riuscirci.
Possiamo provare a sostituire i sogni da topo con il sogno del posto in cui ci piacerebbe davvero vivere.

Un esercizio di logica, e di fantasia.
Che farò presto, in un prossimo articolo.

E se mi aiuterete, criticherete, contraddirete, correggerete, riscriverete
vedrete che riusciremo a immaginarci delle riforme migliori.

 
…Io, tanto per mettermi avanti, comincio da qui.

Sogni_da_topo

 
A risentirci tra un paio di giorni.
Per le immagini, si ringrazia Rembrandt Harmenszoon van Rijn, il dottor Emmett Lathrop “Doc” Brown (l’attore Christopher Lloyd), Walt Disney e la mia fidatissima Miss Megapixel.

 

Annunci

Discussione

5 pensieri su “Le riforme e lo strano caso degli universi paralleli

  1. Non far sapere al politicante di mestiere, quant’è buono il multiverso con le more.(capta il lascivo senso).
    Ma anche all’elettore, medio, quant’era meglio il rancio delle suore.
    Invece che le sbobbe precotte ed insaccate in politene,
    che però ti fanno risparmiare il tempo, da sprecare poi in code, e ronfate sul divano.

    E’ meglio rassegnarsi, mio caro.

    Come tutti i numeri primi tranne 2, cioè il numero due, sono dispari, ma non tutti i numeri dispari sono primi,
    in modo simile tutti sono costretti ad imparare qualcosa dalla Storia, ma pochi riescono a primeggiare.
    E sopratutto a farsi poi votare come premier di un governo.

    Ma se la legge dei grandi numeri è una vera legge e non solo un’ipotesi da dimostrare, o peggio una questione indecidibile, allora in uno e forse più d’uno di questi universi, esistono delle condizioni in cui ogni tanto riformerebbero le cose perfette al solo scopo di sopprimere la noia derivante da tanta perfezione.

    Vedresti che di soppiatto gruppi di sovversivi accompagherebbero le tartine imburrate, dal tavolo al pavimento, in modo che cadano sicuramente dalla parte del burro e, non paghi, inciamperebbero apposta nel raccoglierle in modo da calpestarle, affinche’ tutto vada sciupato e imbratti quel lindo mondo.

    Ora, chi dovesse aver letto fin qua, trono (intronato) sulla tazza per evacuare, sempre per la soprannominata legge, dovrebbe aver esaurito escrementi, attenzione, pazienza e comprendonio necessari al prosieguo della lettura.

    Ergo qui, cesso.(nel senso di smetto).

    Marco Sclarandis

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da marco | 8 novembre 2015, 2:53 pm
    • Alessandro Bergonzoni, esci dal corpo di questo uomo.

      Luis Buñuel, esci dal corpo di questo uomo.

      Jorge Luis Borges, esci dal corpo di questo uomo.

      Ragazzi, andiamo, non ci potete stare tutti lì dentro.

      Caro Marco, le infinite possibilità offerte da un numero infinito di universi paralleli di certo consentono di immaginare agenti imburratori e movimenti dereformisti contrefficientanti. A me, che son piccino e ancora pieno di sogni, piacerebbe però immaginarne anche uno in cui, per sbaglio, gli amministratori pubblici fanno le cose giuste. Senza trucchi o doppi fini: così, solo per il gusto di vivere in un posto migliore.

      Tra un giorno o due ne abbozzerò qualche esempietto. Poi lascerò che tornino a rinchiudermi nella mia cameretta imbottita.

      Ma colgo tutti e tre i tuoi suggerimenti: dito medio agli elettori, scorpacciata di more con le more, e infine qui, in chiusura di commento, ergo water. Non è tutto questo segno evidente di una mirabile sintonia?

      Sempergratiasemper per i tuoi magnifici contributi!

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 11 novembre 2015, 11:18 pm
      • Sempre proseguendo con l’enumerazione dei mondi del multiverso, si può tentare di farne una lista ragionata
        ordinandoli secondo gerarchie che seguano diversi criteri.
        Questo tentativo mi ha portato a scrivere i seguenti versi:

        Con l’inizio delle nuove orbite
        vorrei uscire dall’eclittica
        cercare un pianeta apuano
        solo da scrosci idrici macchiato
        farmi scultore fino a finir d’inverno
        lì non vi lascerei escrementi
        né pelo né capello sale da sudore
        solo del vapore sbuffato a forza
        di mazzetta di lima e di scalpello
        e qualche irosa imprecazione
        certo lo contaminerei di borghi
        anfiteatri darsene canali e ponti
        piramidi colonnati mausolei
        ma se sapessi poi che in ordine
        va rimesso così come l’ho trovato
        a obbedire non esiterei un attimo
        però mi piacerebbe a erodere
        fosse una pioviggine agrodolce
        con passo di lumaca tutto
        quel marmo divenuto desiderio.

        (da rimedioevo)

        Ma appunto “aaa gggente” e intendo con questo termine vernacolare indicare individui che amano aggregarsi
        senza porsi troppi pensieri e ignorando autentici problemi, e quindi di ceti e censi molto vari, a questi
        degli universi multipli, paralleli, succedentisi, possibili o probabili, o più unici che rari,
        credo che non gliene importi nulla.

        Tranne quando nel loro piccolo mondo antiquato succede qualcosa che li costringe a chiedersi se forse
        non sarebbe stato meglio non essere mai nati.
        Domanda logicamente paradossale, che diventa sensata solo aggiungendovi la frase “in un mondo come questo”.

        E di qui con un guizzo di vera perspicacia arrivare ad immaginarne altri, di mondi, dove sarebbe stato possibile transitare.Con maggiore desiderio. Appagato, s’intente.
        Ma riappunto, se gli asini avessero le corna, non discuterebbero di zoologia con i bovi.
        Ma siccome hanno orecchie isomorfe ne discutono, inversamente a come “aaa ggente” ignora certi argomenti.

        Ora, ricordando che la parola “riforma” deriva dalla parola “forma” se uno non ha compreso abbastanza una qualche forma, che sia di formaggio o di governo, qualsiasi riforma rischia di farlo rotolare facilmente
        nella schiavitù e nella barbarie, e se è almeno fortunato, in una esistenza squallida e meschina.
        Il sermone è finito, il salmone se lo sono magnato tutto e il salmista s’è adormentato.
        Quindi ti lascio andare in pace.

        Marco Sclarandis

        Liked by 1 persona

        Pubblicato da marco | 12 novembre 2015, 9:38 pm
        • Mi lasci andare in pace, ma io ritorno in guerra
          In guerra coi salmoni, coi formaggi e coi sermoni
          In guerra con aaa gggente e intendo specialmente
          Quella direi “normale”, e non quella speciale
          Perché aaagggente speciale è zerozerosette
          E quello con la colt tranquillo assai mi mette
          Che mentre io pontifico di roba universale
          Lui mi fa “pum!” in faccia
          E mi stende orizzontale.

          Mi piace

          Pubblicato da niarb | 25 novembre 2015, 9:49 am

Trackback/Pingback

  1. Pingback: Le tre riforme che cambieranno l’Italia (in chissà che) | afterfindus - 23 novembre 2015

Orsù, lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

dappertutto!

Vieni a trovarci su , su   o passa direttamente a casa.

sponsor del sito

Simply the best for your ice-mails

Patent pending

comunicato importante

Su queste pagine compaiono a volte annunci pubblicitari. Gli annunci vengono scelti autonomamente dallo staff di Wordpress, e NON da Afterfindus.
 
La redazione di Afterfindus non ha alcuna possibilità di intervenire sul loro numero, la posizione, le dimensioni e il contenuto.
E, quello che è peggio, non ci tira su neanche un ghello.
Speriamo che non esagerino...
classifiche Sito Gold Sito d'argento 50000 punti ottenuti 10000 punti ottenuti In classifica siti web

Blog che seguo (scelti a rotazione da Wordpress)

afterfindus addosso: the sciop

23586754-109467046
un paio di uova fritte

il meglio e il peggio della nostra cultura

I libri degli altri

l'editing come stile di vita

THE GOLDEN BIG VALLEY

IL NUDO INTEGRALE DELL'ANIMA

EdnaModeblog

Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Donut open this blog

Stories, dreams and thoughts

warnoter

L‘ insostenibile leggerezza dell' essere ignoranti .

NOAR

Wildsoul

kyleweatwenyen

Come un angelo da collezione.

Buseca ن!

Novelle dalla pianura che non deve essere nominata

alessiacamera

London-based Digital Strategist & Startup Consultant

alicenelpaesedellimpossibile

Quanto dura un'attimo??a volte l'eternità

Soffio di respiri

Viola, 23 anni, studentessa, incosciente, innocente. Bovarista deleteria. Racconto di me, chi sono, cosa penso, sbaglio e rattoppo!

La dama distratta

Diario del giorno dopo

Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

A Step Ahead 1.7 Beta

Smile to pain!

Opinionista per Caso2

il mondo nella fotografia di strada di Violeta Dyli ... my eyes on the road through photography

Eterogenesi dei fini

Prolegomeni alla scrittura

m3mango

Se vieni, è il miglior apprezzamento.

FIFM

Fatevi I Fatti Miei

alcuni aneddoti dal mio futuro

da grande voglio fare lo scrittore americano

Seidicente

Possiedo sogni e ragione

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

SCRITTI di PAPAGENA

Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato George Orwell 1984

ilblogdibarbara

fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza

Tra realtà e fantasia

la realtà supera spesso la fantasia

Shock Anafilattico

Gatti non foste a viver come bruti

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

micasulserio

"Amo molto parlare di niente. È l'unico argomento di cui so tutto."

erodaria

laboratorio di leggerezza

Taccuino all Idrogeno

Prove tecniche di narrativa e altre amenità

Sincronicità

Le coincidenze non esistono

12mq

di cactus e altri esperimenti

cor-pus 15

sogna la vita, mentre la vivi, intatta.

vagone idiota

Spesso un treno é un teatro mobile.

Spunti da asporto

(ho visto jene che chiedevano una sedia in prima fila)

NIENTE PANICO

procedete guardinghi perché non conoscete il vero volto delle cose che vi circondano

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: