Mappamondo

Il dibattito sugli sbarchi (fatto da gente in smoking, con un Martini in mano)

A: “Dobbiamo chiudere le nostre coste, e ributtarli in mare.”
B: “Ma neanche per sogno! E’ nostro preciso dovere dar loro asilo, sfamarli, vestirli, e integrarli nella nostra società”.
C: “Macché integrarli. Sono troppi. E poi da soli non facciamo proprio niente. Ci deve aiutare l’Europa.”
D: “Signori, io rappresento l’Europa, e voglio dirvi che l’Europa ci ha già pensato. Le coste sono vostre, vedetevela voi.”

A: “E allora noi chiuderemo le nostre coste, e li ributteremo in mare.”
B: “Niente affatto! Li accoglieremo, sfameremo, e integreremo.”
C: “Sì, ma da soli non possiamo farcela. Deve aiutarci l’Europa.”
D: “L’Europa ha già i suoi problemi a cui pensare. Alle vostre coste pensateci voi.”

(ripetere a piacere)

AF in Barcelona

 
Questa discussione si svolgeva un po’ di tempo fa su una famosa nave da crociera.
E come discussione, diciamocelo, non era un granché. Noiosetta, scontata, ripetitiva.
Gli stessi quattro concetti -sempre quelli- ripetuti all’infinito.
Una stanca filastrocca con la banale metrica ABCD, ABCD, ABCD…

Ad un certo punto, però, arrivò ad interromperla il capitano.
L’ufficiale fece irruzione nella salone di prima classe con la camicia slacciata, l’aria sconvolta e un tremendo messaggio per i passeggeri:

“Signori, abbiamo urtato un iceberg. Purtroppo si è aperta una grossa falla nella stiva.
L’acqua ha invaso le cabine dei ponti più bassi, e ora i passeggeri di terza classe, terrorizzati, stanno fuggendo da tutte le parti.
Ormai hanno invaso la seconda classe. E premono per arrivare qui da noi.”

 
Le reazioni furono immediate:
A: “Che non ci provino nemmeno. Li ributteremo indietro.”
B: “No, dobbiamo aiutarli, poveretti. Le loro cabine ormai sono allagate.”
C: “Non possiamo aiutarli tutti, noi. Ci devono aiutare quelli dell’altro lato della nave.”
D: “Ehi, io ho la cabina dall’altro lato della nave, e posso assicurarvi che abbiamo già i nostri pensieri. I vostri poveracci gestiteveli voi.”

A: “E allora li ributteremo indietro.”
B: “Ma non è umano! Dobbiamo invece accoglierli, asciugarli, e aiutarli.”
C: “Lo faremo solo se ci aiutano quelli dell’altro lato della nave.”
D: “Grazie, noi dell’altro lato della nave abbiamo già i nostri problemi. Ai vostri pensateci voi.”

 
I ricchi passeggeri del ponte maestro presero ad accapigliarsi ferocemente. Chi suggeriva di incatenare i boccaporti per tenere lontano i fuggiaschi, chi proponeva di far loro spazio sulle scialuppe, chi non proponeva niente ma incolpava tutti gli altri di un sacco di cose bruttissime.

E come andò a finire questa storia lo sappiamo tutti.
La nave si chiamava Titanic, e mentre l’orchestrina intonava milonghe, litiga te che litigo io, respingi te che respingo anch’io, si perse un mare di tempo in chiacchere inutili.

Nessuno si prese la briga di scendere in terza classe per cercare di riparare la falla – nessuno lo propose nemmeno, per quel che ne sappiamo.
E così l’oceano, silenzioso e inesorabile, la terza classe se la prese lui. Tutta intera.
E poi, non sazio, si prese anche la seconda, e poi la prima, e alla fine si prese tutta la nave.


 
“Che branco di idioti”, penserete voi. “Razza di mentecatti. Star lì a discutere, mentre la nave cola a picco”.
Eppure andò proprio così. Nei vibranti battibecchi degli eleganti passeggeri in smoking e martini del ponte nobile avreste potuto cogliere tante cose. Rabbia, fastidio, incredulità, paura.

Persino (in molti di loro, ve lo assicuro) una nota di rimprovero nei confronti dei profughi della terza classe, quasi che la colpa dello squarcio nella chiglia fosse loro.
Insomma, dopotutto l’iceberg non aveva mica colpito il pianoforte a coda del salone dei concerti, no? Né la piscina con le statue greche, né le suite con vetro panoramico del castello di poppa.
Se la chiglia si è rotta proprio lì in quelle fetide cabine, santo cielo, qualcosa vorrà pur dire.
E’ roba vostra. E’ colpa vostra.

(Brutti pensieri. Ma a volte vengono.
Ma di certo non a voi, sono sicuro.)

 
E così, insomma, per timore dell’impopolarità, o del ridicolo, o di venir tacciati di buonismo, idealismo, o di qualche altro orrendo “ismo”, nessuno disse l’unica cosa sensata da dire.
Nessuno disse:

 

“Signori, cerchiamo di renderci contro.
Siamo tutti sulla stessa barca. Letteralmente.

Ora che si è aperta una falla, o molte falle, non ha senso star qui a blaterare.
Un domani, se vorremo, potremo metterci a cercare i responsabili. Potremo lanciare accuse e accendere roghi.
Ma ora dobbiamo gestire un’emergenza, e l’emergenza non è la gente che fugge.
L’emergenza è l’acqua che entra nella nave
.
Nella nave di tutti.

Dobbiamo sporcarci lo smoking, signori, e scendere in terza classe.
Dobbiamo sistemare le cose laggiù, se vogliamo tornare nei nostri confortevoli quartieri, e ricominciare a vivere come siamo abituati.
Non è una questione di generosità, di altruismo, di carità cristiana, o di solidarietà.
E’ una questione di sopravvivenza.”

 
Sfortunatamente, nessuno fece questo discorso.
E, naturalmente, il Titanic colò a picco.


Ma ora invece io sto avendo un attimo di smarrimento.
Non ricordo più perché ho raccontato questa storia, quella del Titanic.
Non so cosa possa c’entrare con quell’altra storia, quella là in cima.

Perché stavamo parlando d’altro, mi pare.

Ci stavamo chiedendo, per l’esattezza: che ne facciamo, signori, dei gommonati?

 
Gommone

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Discussione

12 pensieri su “Il dibattito sugli sbarchi (fatto da gente in smoking, con un Martini in mano)

  1. Ciao Niarb, mi conosci da anni, sai che sono sempre stato un viscerale progressista, un po’ di sinistra, ma senza eccesso. Sul tema dell’immigrazione provo un sincero imbarazzo perché so che, se esprimessi a ruota libera il mio carico di opinioni disordinate, apparirei come ciò che un progressista moderatamente di sinistra non vorrebbe mai apparire: e cioè un razzista. Allora distinguiamo il tema dell’emergenza umanitaria da quello di come in Italia si gestisce l’immigrazione.
    I profughi vanno salvati, questo è certo. Ma di cento che approdano in Italia, nessuno o quasi vorrebbe rimanerci, tanto sgangherati ci considerano anche in Sudan. Tutti vogliono proseguire verso altre mete. Quindi, l’Europa se ne deve fare carico in qualche modo, e non intimando a noi di aiutarli, ma poi chiudendo le loro frontiere. Per esempio.
    Come turare la falla? Diciamo che il metodo Gheddafi non era proprio il più caritatevole, anche se l’Europa, machiavellicamente, ne ha goduto un certo vantaggio, Ecco, magari evitare di fare business con i signori della morte, finanziare guerre civili, sfruttare a prezzo del sangue le loro risorse naturali, sarebbero già alcune linee guida interessanti. Ma ricordiamoci tutti che se c’è un ricco al nord, è perché ci sono almeno dieci poveri al sud. E i cinesi e gli Indiani, che adesso vogliono sedersi anche loro a tavola, ci stanno mettendo in crisi proprio per questo.
    Sono temi difficili.
    Così come quello dell’accoglienza e dell’integrazione. In Italia se dici che provi disagio a considerare uguali nei loro diritti un clandestino ed un italiano ti danno del razzista o del leghista. A Vicenza il sindaco ha proposto ai rom di pagare loro tutti gli allacciamenti in cambio di lavori socialmente utili, ricevendo un sonoro pernacchione. E dietro tutti i centri sociali a sostenere il diritto dei poveri rom a non fare una minchia. Intanto però mancano i soldi per assistere i malati di SLA. E così potrei andare avanti per ore: davvero meglio che io mi fermi qui.
    Lo so che sono due temi distinti, ma per entrambi provo fastidio per le reazioni istintive che generano in me .
    Vorrei provare almeno a non essere ipocrita.
    Tu mi conosci e sai che non sono una merda.

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    Pubblicato da Haldeyde | 18 maggio 2014, 9:58 pm
    • Caro vecchio Haldeyde, non trovo tracce di incoerenza nelle tue parole. Men che mai olezzo fecale.
      Sentirsi di sinistra ed essere stufi degli sbarchi non mi pare così strano. Succede, quando ci si sforza di adattare una filosofia vecchia di secoli a problemi nuovi di zecca. È come cercare di indossare una maglietta di sei taglie più piccole: tira dappertutto, e si può star certi che prima o poi da qualche parte si aprirà uno sbrego.

      Piuttosto, resto convinto che dibattere su pattugliamenti, centri di accoglienza, oneri e responsabilità internazionali sia come mettersi a discutere con i personaggi sullo schermo della TV. Solo uno spreco di fiato.

      La gente che sta male al mondo è semplicemente troppa. Sono sei volte più di noi, e saranno otto volte più di noi prima che tua figlia prenda la patente. Sono numeri semplicemente incontenibili.
      Pattugliare? Ma per favore. Come cercare di respingere una valanga con una paletta.
      Accoglierli tutti? Altrettanto insensato. Come pensare di ospitare la prossima finale di Champions League in un monolocale.

      Se lo scopo è fare in modo che questi flussi di disperati si riducano, non c’è altro da fare che rendere meno invivibili le loro terre di origine. Non mi viene in mente nessun’altra alternativa.

      Bisogna che ce lo ficchiamo bene in testa da soli, visto che a quanto pare non c’è nessun politico che abbia voglia di dircelo.
      La globalizzazione è anche questo. Non solo le mozzarelle importate dall’Australia, le fabbriche che emigrano in Romania e le statuette del Colosseo Made in China. Globalizzazione è rendersi conto che il pianeta è a tutti gli effetti diventato un’unica grande baracca interconnessa. Siamo tutti sulla stessa barca. Se si apre una falla da qualche parte, sono cavoli per tutti.

      Questo non vuol dire che dovremo diventare tutti fratelli, tutti uguali, tutti buoni e compassionevoli. Resteranno sempre guerre e disuguaglianze e odii e razzismi. Ma occorre rendersi conto che su una nave un buco nella chiglia è un problema di tutti, non solo di quelli che ci stanno seduti sopra.

      Per cui, caro Haldeyde, io credo che non sia un problema di scegliere tra essere caritatevoli o voler difendere il proprio territorio. Sono due opzioni ugualmente inadeguate, fuori tema, inutili. O ci rendiamo conto che è ora di andare alla radice, o continueremo a spalmarci la Nivea sui brufoli.

      Sperando naturalmente che sia acne, e non peste bubbonica.

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      Pubblicato da niarb | 21 maggio 2014, 10:43 pm
  2. Grande NIARB,

    ma guarda un po’ la combinazione.
    Il famoso dialogo dei poveracci del Titanic mi ha fatto tornare in mente un evento similare al quale assistette un vecchio cambogiano con il quale ebbi occasione di scambiare quattro chiacchiere, scomodamente accucciato su un sasso, aspettando il tramonto del sole sul Mékong.

    Te lo passo, come me l’ha raccontato. La traduzione é un po’ artigianale però, foneticamente, si riesce a capire.
    Ma veniamo al sodo.

    Poco tempo fà, si trovava a bordo di una di quelle feluche multicolore che infestano il mare delle Andamane ed aveva distrattamente dimenticato l’orecchio destro sul ponte di commando.
    Ecco cosa ha ascoltato.

    Comandante, Jan Manul Barros : « gente su gommoni a dritta. Barra a sinistra, pari avanti mezza »

    Nostromo, Moulud van Rompuyck : « barra a sinistra, pari avanti mezza, comandante. Che facciamo ? »

    Comandante : « fermare i vogatori di sinistra. Vogatori di dritta, indietro adagio»

    Nostromo, al ‘pausarius’ Merkell Kulonen, che stà in fondo alla cala : « piantala con quel tamburo, tutti fermi, acconigliare i remi »

    Commissario di bordo Martick Skultz, timidamente : « che cavolo vogliono quei pezzenti ? »

    Comandante a tutti : « non rompete, sono quelli del villaggio accanto che vogliono salire »

    Commissario : « ma siamo già strapieni e non ci sono più giubbotti salvagente »

    Comandante : « zitto caprone, dove la mettiamo la solidarietà ? Per i giubbotti, si farà a méta ciascuno»

    Nostromo : « capo, i passeggeri e i rematori dicono che se monta ancora una persona, affondiamo tutti. »

    Commissario : « ma quelli che vogliono salire gratis, non sono del villaggio al quale diamo aiuti da dieci anni per fare un barcone ? »

    Pausarius : « ragazzi, i rematori dicono che hanno lavorato cinque anni per fare questa tinozza e se affonda rimangono a bocca asciutta »

    Comandante, con piglio imperativo : « van Rompuyck, Kulonen e Skultz, a rapporto, subito » poi, sottovoce « sentite banda di interdetti, i soldi per le riparazioni del barcone ce li siamo spartiti. I viaggiatori hanno già pagato. Noi abbiamo salvagente nuovi di zecca e i barboni che raccogliamo ci verranno comodi per tenere a bada i viaggiatori che volessero far casino. »

    Il nostromo azzardò timidamente : « Ma se affondiamo tutti ? »

    La risposta fu lapidaria : « I soldi li hai, il salvagente pure ed il Mondo é pieno di miserabili »

    I giornali locali riportarono con grande enfasi il disastro che « si doveva evitare » commemorarono le 476 vittime e lodarono la solidarietà e l’eroismo dei soli quattro sopravvissuti.
    Trecentoventiquattro ONG aprirono una sottoscrizione per comprare un nuovo barcone.

    Buona serata e grazie per l’ospitalità.

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    Pubblicato da viman | 20 maggio 2014, 7:25 pm
    • Lo sapevo. Sei Joseph Conrad reincarnato. E questo è il famoso capitolo mancante di “Cuore di tenebra”. Avrei dovuto capirlo prima.

      Racconto straordinario. Dialoghi, personaggi, nomi, tempi. Straordinario.

      È davvero una storia che hai munto da un vecchio cambogiano? E se sì, ne hai altre simili? Perché se la risposta è positiva tu DEVI scriverle, caro mio. Hai il talento, e hai i contenuti. E non hai scelta. 😉

      Grazie davvero per averli condivisi qui!!

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 21 maggio 2014, 10:55 pm
  3. Ma non mi dire!

    Grande NIARB, sei troppo buono, adesso mi fai sentire tronfio come un piccione che ha covato un uovo d’aquila reale.
    Purtroppo il vecchio é stato trovato nel proprio letto, trafitto da una decina di sciabolate, il medico legale afferma che il decesso é dovuto alla pertosse.
    Brutta malattia!

    Meno male che appena prima di mettersi a letto, il morituro, é venuto da mé, eccitato come una pulce di sacrestia davanti a una sottana d’arcivescovo e mi ha passato la trascrizione dell’ “intecettazione ambientale” di una conversazione tra: il capitano Barros e uno degli armatori.

    Il tempo di fare la traduzione e te la mando.

    Grazie per l’ospitalità.

    Liked by 1 persona

    Pubblicato da viman | 22 maggio 2014, 1:17 pm
  4. Orsù …ecco la T.A.A.D.N.E.
    Sinteticamente, e anche con modi che vanno da S.A.C.I.L.E. a BA.C.I.TA.DE. esprimo il seguente pensiero con una vignetta raccontata.
    Vignetta:
    Una coppia con un passeggino e dentro un neonato incontra la classica vecchia befanoide tutti trilli e gorgheggi alla vista di un neonato.
    Madre sorridente: Buongiorno!
    Befanoide: Buongiorno! È il vostro primo figlio?
    Padre meno sorridente: No signora. É il 7.240.041.480 esimo abitante del Pianeta. (Ore 12.53 del loro14 giugno 2014)
    Qui segue un interessante link sulle statistiche mondiali.
    http://www.worldometers.info/
    Qui un mio punto di vista
    http://blog-condiviso.blogspot.it/2014/06/i-quattro-cavalieri-dellapocallisse-e.html

    P.S.
    T.A.A.D.N.E. (tua amica aliena dal nord est)
    S.A.C.I.L.E. (stron**a a cinica indefessa lungimirante estrema)
    BA.C.I.TA.DE. (basta con inutili tabù demografici)

    P.P.S. Noi occidentali abbiamo una impronta di carbonio DISGUSTOSA. Due villaggi africani coprono quella di un neonato occidentale. Ma il papadeipoveri la mena ancora per moltiplicarsi (2500 anni fa poteva andare ADESSO È UNA SOLENNE STRONZATA…la metafora della maglietta stretta…va bene ma devi renderla più S.A.C.I.L.E…) no pillola, no aborto, no donne istruite…meglio che siano ignoranti e stupide e che subiscano scelte senza poter aprire bocca…(quante donne africane vogliono tutti quei figli? Ma anche in occidente le donne devono fare tutte figli sennò non sono donne sono rami secchi…)

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    Pubblicato da dani2005dani | 14 giugno 2014, 12:05 pm
  5. Ah! Il BA.C.I.TA.DE. vorrei proprio vederlo!
    In questa società, come del resto in tutte le società a cui posso pensare, credo che prima di poter assistere a un serio dibattito pubblico sul BA.C.I.TA.DE. torneremo tutti a piluccare plancton dal fondo degli oceani.
    Il BA.C.I.TA.DE. è come il “bel tempo”: i figli sono sempre e comunque doni di Dio, e lo saranno anche quando saremo dieci miliardi, e ci pesteremo i piedi l’uno con l’altro. Allo stesso modo, una giornata di sole sarà sempre una “bella giornata”, anche quando la superficie del pianeta sarà ridotta a un deserto rovente con un bisogno disperato di qualche goccia di pioggia.

    Cara M.A.A.D.N.E., non è questione di essere particolarmente lungimiranti. Ma di arrivare almeno a vedersi la fine del naso, perbacco, sì.
    Ci vediamo sull’astronave. 😉

    Mi piace

    Pubblicato da niarb | 18 giugno 2014, 2:38 pm
    • Le tue sintesi sono eccellenti, BEL TEMPO e BA.CI.TA.DE.
      Se qualcuno ti ascoltasse sarei molto contenta.
      T.A.A.D.N.E. (l’astronave è pronta, funziona a ca**ate per cui non dovrebbe avere problemi di carburante).
      😉

      Mi piace

      Pubblicato da dani2005dani | 20 giugno 2014, 8:51 am
      • Oh, per questo non ti devi preoccupare. Mi ascolta la gente, mi ascolta. Qui nel condominio, sul mio pianerottolo, ormai non si parla d’altro! 😉

        Piuttosto: interessante, codesta astronave. Se mi dài uno strappo, posso sicuramente garantire carburante fino alla nebulosa di Orione e ritorno, senza sforzi. 🙂

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        Pubblicato da niarb | 21 giugno 2014, 9:54 am
  6. http://aspoitalia.wordpress.com/2014/06/23/caro-putin-paga-anche-noi/

    QUESTA LA DEVI LEGGERE…e magari commentare…LO MERITA!

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    Pubblicato da dani2005dani | 23 giugno 2014, 7:00 pm
  7. E’ un tema importante e non risolvibile in una società democratica. Nostro malgrado siamo condannati ad ospitare gente proveniente da altri paesi più poveri del nostro. Comunque molti di loro non vengono da noi per rimanere. Vogliono andare in Europa, quella ricca.
    Carla

    Mi piace

    Pubblicato da Eos | 12 ottobre 2014, 12:21 am
    • Ciao Carla, e benvenuta su Afterfindus!
      Purtroppo, sono d’accordo con te.
      Le gloriose e glorificate società democratiche non si sono decisamente dimostrate in grado di affrontare con serietà questo problema.
      Se ne ricordano solo in occasione delle terribili carneficine che sempre più spesso i telegiornali ci propongono, e anche in questi casi il livello del dibattito che ne esce è comunque sconfortante. Miopia, demagogia, egoismo, spacconate, e inverosimili deliri ramboideggianti.

      Colpa del fatto di essere democrazie? Una monarchia, un califfato, una dittatura, un arcivescovado sarebbero capaci di far meglio?

      Troppo difficile, per una mente semplice come la mia.

      Piuttosto, temo che il fatto che i migranti vengano in Italia per restare oppure siano solo di passaggio non faccia una gran differenza. Sono molti di più i disperati costretti a fuggire dai propri luoghi di origine di tutti gli europei, gli americani, i giapponesi e gli australiani messi insieme.
      Per cui non so quanto questa “ricchezza” possa durare…

      Grazie del contributo, e a risentirti!

      Mi piace

      Pubblicato da niarb | 12 ottobre 2014, 8:09 pm

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