(In)sostenibile, Mappamondo

Troppo facile sfottere le maghelle

Bello sfottere le maghelle, eh?
Vi divertite, non è così?
Chissà che spasso, prendere i giornali di un anno fa, esaminare con la faccia seria oroscopi e profezie dell’epoca, e poi far finta di stupirsi per le previsioni, com’è ovvio, miseramente sbagliate.
Accipicchia, come avrà mai fatto il tal veggente a non prevedere il tal terremoto? E la tale chiromante a perdersi il matrimonio / decesso / accoppiamento extraconiugale del secolo? Come mai il famoso sensitivo non ha previsto il clamoroso attentato / crollo di governo / album di Vasco?
E perché il noto paragnosta non ha investito tutti i suoi risparmi in quei titoli che hanno fatto il botto in Borsa, e la popolare indovina non si è giocata la schedina miliardaria, quella in cui la capolista le ha prese di santa ragione in casa dall’ultima in classifica?

Bah, capirai che divertimento, prendersela con le maghelle. Bella forza, gente, gran prova di coraggio.
Un filo sotto lo sparare alla Croce Rossa, picchiare i bambini, dare calci ai chihuahua, e fare ai parlamentari domande a bruciapelo sulla Costituzione.

Provate a prendervela con qualcuno un po’ più grosso. Andate a sfrucugliare le sue previsioni, sbattetegli in faccia i suoi pronostici, e poi vediamo.

 
Ad esempio, provateci con il Consiglio per l’Agenda Globale sulle Tecnologie Emergenti del World Economic Forum.

Ha. Siete ammutoliti, eh? Intimidiscono un po’ otto maiuscole otto in fila indiana, vero?

Ovviamente sì. Lo fanno apposta, i think tank più avanzati, a farsi dare il nome da Lina Wermuller.
In ogni caso, non è solo il nome ad essere impressionante. E’ che il Consiglio A.G.T.E.W.E.F. è effettivamente composto da una vagonata di saggi piuttosto ragguardevole, quindi azzardarsi a sbugiardare loro non è esattamente come prendere per i fondelli il mago Zurlì.

Beh, circa un anno fa (il 14 febbraio 2013) i ragazzi del Consiglio A.G.T.E.W.E.F. hanno pubblicato un documento in cui identificavano niente meno che i dieci principali trend tecnologici globali per il 2013 che renderanno possibile la crescita sostenibile dell’umanità nei prossimi decenni.
Mica pugnette, mio caro Otelma.

Sapete cosa significa? Significa che non si sono limitati a mettere in fila la Top 10 delle tecnologie più sexy che si possano concepire – eh no, altrimenti ci sarebbero stati dentro anche teletrasporto, antigravità, macchina del tempo, mensole autospolveranti, Windows che non si inchioda, e mozzarelle di bufala a scadenza triennale.
No no no: i nostri amici supersaggi hanno messo in fila dieci tecnologie che, avendo secondo loro già fatto notevoli progressi negli ultimi tempi, nel 2013 sarebbero state rilasciate su scala industriale e avrebbero trasformato il mondo.

Beh, il San Valentino del 2013 è passato. Quello del 2014, pure.
Quindi oggi siamo in grado di dire se i saggi ci avevano visto giusto, o se anche sulla loro sfera di cristallo c’erano delle macchie di sugo.
megatrendtree 3d

 
11. Veicoli elettrici on-line (OnLine Electric Vehicles, OLEV)

Con la tecnologia wireless si possono fare un sacco di cose fantastiche. Ad esempio, far parlare il computer con il tablet e questo con il telefonino e il telefonino con la stampante (ammesso naturalmente che abbiano qualcosa di sensato da dirsi). Ma anche scaricare mp3 da un rifugio di alta montagna (come insegna una recente pubblicità con una muta attraente e un pinguino gigante), ascoltare musica mentre si fa sport evitando di impiccarsi con i cavi degli auricolari, e (perché no) azionare a distanza il vibratore del partner. Non ghignate, c’è gente che lo fa davvero.

Ma le maghelle del World Economic Forum prevedevano per il 2003 un’applicazione ancor più geniale della tecnologia wireless.

L’idea è che interrando sotto all’asfalto di una comunissima strada dei cavi elettrici e facendoli attraversare da corrente, si crea un piccolo campo magnetico che può essere rilevato da un dispositivo wifi installato su un’automobile di nuova generazione. L’energia captata dal wifi è sufficiente per muovere il veicolo, alimentare tutti i suoi sistemi (fari, luci interne, climatizzatore, autoradio, navigatore…) e addirittura per caricare una batteria di backup, da usare quando l’auto si trova su una strada vecchio stile, tutta asfalto e niente cervello.

Fantastico, eh? Finalmente auto elettriche con percorrenza illimitata, senza nessun problema di stoccaggio di energia nè di emissioni.
Gli unici scontenti sarebbero i benzinai, ma siamo certi che capirebbero.

O meglio. Che avrebbero capito.
Perché non mi risulta che nel 2013 sia successo niente del genere.
Oddìo, i test sono stati fatti, e i risultati ci sono anche stati. Ma nel 2014 siamo tutti ripartiti come prima a bruciare olio di dinosauro.
Per avere strade, auto e carburanti intelligenti siamo forse ancora un po’ troppo stupidi.

 

22. Stampa 3D e produzione a distanza

Le stampanti 3D permettono di creare fisicamente oggetti di ogni foggia e dimensione, a partire semplicemente da un file e da qualche boccettino di una strana plasticuzza bianca simile a bava di toro.
Potenzialmente, si tratta di una rivoluzione epocale. Per dire: ti serve un bottone? Non devi più sbatterti in giro per la città a trovare la merceria che ha proprio quello che stai cercando. Te lo disegni direttamente al computer o te lo scarichi da internet, lanci la stampa, et voilà, il bottone è pronto. E se fuori piove, c’è ancora più gusto.

E’ chiaro che se le auto on-line faranno infuriare i benzinai, la stampa 3D non farà certo la gioia di camionisti, armatori, aviotrasportatori, magazzinieri, produttori di veicoli commerciali, mulettisti, e un sacco di altra gente. Ma, gente, il progresso vuole le sue vittime. E poi sai quanto meno traffico sulle strade?

Nel 2013 la tecnologia 3D ha effettivamente iniziato a diffondersi, ma siamo ancora indietro. I costi sono alti, i tempi lunghi, e i risultati così così. Ad esempio, per il momento si possono stampare soltanto oggetti rigidi. Che va bene se sei un astronauta e mentre sei in orbita rompi la stanghetta degli occhiali. Ma se ti manca la tua ragazza e cerchi di stampartene una copia in 3D, beh, l’effetto finale potrebbe essere ancora parecchio deludente.

E poi, diciamocelo: il fatto è che con una stampante 3D possiamo effettivamente ottenere il nostro bottone. Il guaio è che finché non metteranno in commercio anche un robot in grado di cucirlo al suo posto, non sapremo proprio cosa farcene.

 

33. Materiali che si autoriparano

Dopo benzinai, camionisti e comandanti di mercantili, è ora di spaventare quache altra categoria.

I materiali auto-riparantisi (ammesso che si dica così) nascono dall’osservazione che tutti gli organismi viventi sono capaci, entro certi limiti, di sostituire autonomamente i tessuti danneggiati. E allora noi umani, che siamo da sempre ossessionati dall’idea di dimostrare di essere più toghi della natura, dobbiamo assolutamente riuscire a fare lo stesso. Se non di meglio.

In effetti sarebbe una gran pacchia avere abiti, case, automobili e computer in grado di arrangiarsi. Pensate, amiche, a un collant smagliato che si autoripara, o a un tacco rotto che ricresce. Pensate, amici automobilisti, a un copertone che si richiude da solo, o ai graffi sulla carrozzeria che svaniscono nel corso della notte come nel film “Christine, la macchina infernale”. Pensate ai vetri crepati delle finestre che si autoaggiustano, o al tessuto dei jeans che si riforma da solo sui buchi e sugli strappi. Pensate allo squarcio della Costa Concordia che si rimargina come un enorme ginocchione sbucciato, e ai campanili che ricrescono dopo i terremoti, come grandi asparagi benedetti. L’età dell’oro.

Sfortunatamente, niente di tutto questo si è visto sugli scaffali nel 2013.
Ma neanche se ne è sentito parlare. Sappiamo già con esattezza quali modelli di automobili verranno presentati nei prossimi cinque anni, conosciamo già la trama dei prossimi tre film di Pieraccioni e la scaletta dei nuovi concerti di Ligabue, e i progettisti della Apple si sono già casualmente lasciati scappare indiscrezioni sulle prossime sedici generazioni di iPhone. Ma sui materiali autoriparantisi, ancor niente.

Per cui mettevi pure l’anima in pace, umani: siete condannati a passare ancora parecchi weekend a rammendare calzini, stuccare infissi, rifare intonaci, e a incollare aggeggini piccolissimi e fondamentali con l’Attak.
Tanto il tempo per la Domenica Sportiva, lo sappiamo, lo trovate lo stesso.

 

44. Purificazione dell’acqua a basso impatto energetico

Cos’ha di magico un rubinetto?
Per noi, ricchissimi mollaccioni viziati del primo mondo, niente. Giri la manopola e pluf, esce l’acqua. Fine.
Per il resto degli abitanti di questo pianeta, invece (la maggioranza, purtroppo) la disponibilità di acqua potabile a domicilio è altrettanto surreale di una cassapanca da cui escono a comando Jessica Alba o Leonardo di Caprio (a seconda dei gusti) vestiti da boyscout.

In questa epoca bizzarra, in cui milioni di persone navigano tutti i giorni pur senza andare al mare, l’acqua sta diventando un oggetto del desiderio sempre più prezioso, e sempre meno disponibile. E anche se non lo fanno vedere in tivù, in tanti angoli del mondo ci si ammazza già per il possesso di una sorgente.

E pensare che di acqua ce n’è tanta. Ma è negli oceani: salata, inquinata, piena di peletti, cerotti e olio solare. Potabilizzarla è difficile e costa un sacco di soldi.
Ecco allora che lo studio di sistemi più efficienti ed economici per purificarla potrebbe rappresentare un’opportunità straordinaria per il futuro della specie umana.

Nel 2013 si è lavorato molto su sistemi che consumano fino alla metà dell’energia in meno rispetto agli impianti tradizionali, sull’ottimizzazione del processo di osmosi diretta, e sulle sinergie con le fonti energetiche rinnovabili. Ma l’acqua potabile accessibile a tutti resterà ancora per molti, moltissimi anni un Graal difficilmente raggiungibile.

E quindi per favore pensateci, la prossima volta che scaricherete inutilmente lo sciacquone, o che vi verrà voglia di tirare un gavettone a qualcuno.

 

55. Conversione e utilizzo dell’anidride carbonica (CO2)

Alcuni anni fa la pubblicità ha cercato di convincerci che per la nostra salute non c’è niente di peggio di un atomo di sodio dentro alla bottiglia dell’acqua. Poi sono stati anni di microgranuli e microspugne, e recentemente c’è stata la virata biotech che ci ha insegnato che determinati lactobacilli sono talmente potenti da far riuscire persino a sorridere una pancia.

In tutto questo trambusto di microeroi e microcriminali, però, attenzione a non dimenticare il CO2. Il CO2 è sempre lì, in agguato.
Non posso star lì a spiegarvi i dettagli (noi chimici siamo molto gelosi del nostro know how), però fidatevi. Molto CO2 in giro non è una bella cosa. L’ha detto anche Al Gore, e gli hanno subito dato un Oscar e un Nobel. Per cui capite che è una cosa seria: un Oscar e un Nobel non era mai riuscito a nessuno, neanche a Ennio Morricone.

Il CO2 non è che esce soltanto dalle grandi centrali o dagli enormi complessi petrolchimici. No no, è molto più subdolo. Tu fai le solite cose, e lui trova il modo di saltar fuori.
Respiri, ed emetti CO2. Sospiri forte forte con il cuore infranto e trac, altro CO2. Sgasi al semaforo e trac, alzi il CO2. Tagli due alberi in Amazzonia e trac, aumenta il CO2. Ti chiudi la testa in un sacchetto di plastica e trac, muori di CO2.

Insomma, bisogna che qualcuno si spicci a trovare il modo di tirar giù i livelli globali di CO2 in atmosfera, e alla svelta, perché altrimenti l’unico sistema che ci rimane è quello di imparare tutti quanti a fare la fotosintesi, e non la vedo facile. Con tutta la fatica che facciamo già per imparare l’inglese.

Se poi si riuscisse non solo a catturare il CO2 ma addirittura a trasformarlo in qualcosa di utile, sarebbe una festa.
Ma a che punto siamo con la ricerca? Io avevo ancora il pannolino addosso che Piero Angela già parlava di batteri in grado di convertire il CO2 in carburante o in altri composti chimici rari e preziosi. Nel 2014 Piero Angela è ancora lì, io il pannolino non l’ho più (ma è questione di qualche anno, e ricomincerò, anche se con un tipo diverso), e in ogni caso in giro c’è ancora tutto il CO2 di prima. Anzi, molto di più.

Per cui, maghelle, sarà mica che siamo ancora indietro?

 
P.S. In tutto questo discorso c’è un’anomalia. In effetti c’è un uso sensato per il CO2, ed è gasare l’acqua. Dovrebbero premiare chi si gasa l’acqua a casa: sottrae CO2 dalla circolazione, e ci fa delle bollicine che poi si beve lui, senza inquinare nessuno. Tutti contenti, no? E allora perché mai le dannate bombolette costano come champagne millesimato, e aumentano continuamente di prezzo?

 

66. Nutrizione molecolare e miglioramento della salute

“Malnutrizione” significa due cose: mangiare troppo poco, o mangiare troppo male.
(La frase precedente avrebbe probabilmente reso triste la mia maestra delle elementari, che per gli avverbi aveva una specie di culto. Ma si rassegni signora: andava fatta così.)

E quindi questa è un’epoca malnutrita. Da un lato ci sono miliardi di individui (miliardi, gente) per i quali riuscire a mettere quotidianamente qualcosa nella pancia è un obiettivo non scontato. Dall’altra ci siamo noi, ciccioni dei paesi sviluppati, che ci ingozziamo sistematicamente con una tale nonchalanche che per non annoiarci abbiamo dovuto trasformare il nutrirsi in un hobby, un trend, un passatempo, un’arte. E che, nonostante tutto, riusciamo a cacciarci in panza una quantità allarmante di cose dannose, lasciando spesso fuori sostanze importanti per la nostra salute.
Se intendete espandere questo concetto in un libro o in un documentario, potreste intitolarlo “La vergogna e l’ironia”. Credo che venderebbe.

Le tecnologie di sequenziamento del genoma disponibili ai nostri giorni permettono di identificare con una precisione micidiale, a livello di singoli geni, quali sono le proteine di cui ciascun individuo ha specifica necessità. E questo permette enormi vantaggi: piuttosto che assumere proteine in modo tradizionale, spolverando uova o fiorentine, è possibile costruire proteine ad hoc, per esempio con una percentuale maggiore di amminoacidi essenziali, o maggioremente solubili, o con altre caratteristiche nutrizionali migliorate, e magari renderle pure più succulente.

Insomma, con un adeguato sviluppo delle biotecnologie potremmo debellare la fame, sconfiggere malattie come il diabete, ridurre l’obesità, aumentare il tono muscolare, e rendere chiunque ne sentisse la necessità identico a Belen, dalla vita in giù. Parola di scienziato.

Vi risulta sia accaduto, nel 2013?

 

77. Sensori remoti

I sensori di distanza sono indubbiamente una delle invenzioni più straordinarie (e sottovalutate) dell’intera storia umana. Basti pensare al modo in cui hanno trasformato l’esperienza del parcheggio di monovolume e station wagon da incubo a sinecura.
Ma ci sono molte altre applicazioni possibili per questi dispositivi che, tecnicamente parlando, si definiscono entità che reagiscono con una risposta passiva agli stimoli esterni (esattamente come molte mie ex-compagne di scuole, purtroppo).

Nel campo della salute, ad esempio: immaginate sensori che monitorano in continuo funzioni corporee come battito cardiaco, livello di ossigeno o di zuccheri nel sangue, eccetera, e che alla prima anomalia attivano autonomamente il rilascio di farmaci appropriati. Se vi sembra fantascienza, piantatela di guardare il Grande Fratello, e sintonizzatevi su Focus.

La strada insomma è aperta, la tecnologia è disponibile, i brevetti cominciano a fioccare.
Ma andiamoci piano con gli entusiasmi. Per i sensori c’è ancora molta strada da fare. E soprattutto ancora molti soldi da spendere.
Nel 2014 potremo quindi parcheggiare l’auto con grande serenità, ma quanto a dire addio alle file al CUP, è decisamente troppo presto.

 

88. Somministrazione di farmaci per via nanotecnologica

Il discorso iniziato al punto 7 prosegue.
L’aveva capito già Isaac Asimov tanto tempo fa (“Viaggio Allucinante”, 1966): basta con disgustosi cucchiaioni di sciroppi puzzolenti, basta con le dolorose punture (che poi ci ritroviamo con delle fettine di chiappa tutte nere, e in costume si nota), e soprattutto basta con le supposte. Vogliamo un modo evoluto di curarci: preciso, efficace, senza controindicazioni, che insomma non spari nel mucchio.

L’ideale sarebbe somministrare i farmaci che servono esattamente dove servono e nella quantità richiesta: curare la cellula danneggiata con le molecole strettamente necessarie, senza inondare il corpo di agenti chimici che poi ci martellano di effetti collaterali da film dell’orrore.
Ci sono due modi per farlo. Uno è quello di Asimov: miniaturizzare un sommergibile e spararselo in vena. Il secondo fa ricorso alle nanotecnologie.

Sfortunatamente nessuno di questi due metodi è divenuto prassi nel 2013, ma per il decennio successivo uno dei due offre parecchie speranze.
Quale, decidetelo voi.

 

99. Elettronica organica e fotovoltaico autoprodotto

Se pensate che l’elettronica sia una tecnologia imperniata su semiconduttori a base di silicio, montati su schede verdoline e squadrate che devono essere fotolitografate per ottenere quei bei ghirigori geometrici color rame, siete dei Neanderthal.
Mentre voi siete lì a trafficare con le fette biscottate all’interno dei vostri computer, c’è gente che sta creando la prossima generazione di componenti elettronici: non più solidi ma organici: soffici, sottili, agili. Tipo Kleenex.
Oggetti che si possono creare con la tipica stampantina da supermercato, senza più la necessità della fabbrica coreana piena di bambini-schiavi.
(E anche se non conoscete il costo preciso di un bambino-schiavo, potete comunque intuire il risparmio.)

Non è tutto: pensate che una delle cose che si potrebbero stampare sono dei recettori fotovoltaici. Tipo dei pannelli, ma arrotolabili, economicissimi, e che te li fai in casa. Che poi il passaggio successivo (immagino) sarebbero le magliette fotovoltaiche, con riscaldamento in inverno e condizionatore d’estate. Questa però è un’idea mia personale, sul rapporto non c’è, e anzi vi pregherei di non volerne parlare troppo in giro, visto che non l’ho ancora brevettata.

Di schede elettroniche arrotolabili e di pannelli fotovoltaici stampati in casa, però, nel 2013 non se ne è ancora visti.
I pannelli fotovoltaici sono grossi, squadrati, pesanti, costosi, vengono prodotti in paesi in cui non vorremmo essere lavoratori dipendenti, e possono essere montati solo da operaioni nerboruti con un carro-ponte. E naturalmente la Afterfindus Production vi sconsiglia caldamente di cercare di arrotolare il vostro costoso iPad come un poster che non volete più.

Perlomeno, ancora, per qualche anno.

 

1010. Reattori di quarta generazione e riciclaggio delle scorie nucleari

Sapete la differenza tra un reattore nucleare a fusione (cioè ad alto rendimento e che non produce scorie), un motore a benzina non inquinante e una cheerleader vergine? Nessuna.
Non esiste nessuna delle tre.

Ed è un peccato. Non tanto per le cheerleader, quanto per i reattori.
Perché, vedete, di energia ce n’è davvero un gran bisogno, e i reattori nucleari attuali sfruttano appena l’1% dell’energia disponibile nell’uranio. Il che è una doppia fregatura: intanto è uno spreco micidiale, e poi significa che c’è un 99% non utilizzato che diventa scoria, ossia porcheria radioattiva, che da qualche parte bisogna pur buttare.

C’è quindi chi sta pensando al cosiddetto Nucleare 2.0, una tecnologia che riciclerebbe le scorie delle centrali attuali per estrarne ulteriore energia, riducendo quindi sia i problemi dello stoccaggio che la necessità di estrarre altro materiale fissile.
Come bonus aggiuntivo, il tempo di pericolosità del pattume nucleare passerebbe dal regno dei millenni a quello dei secoli – anche se mi rendo conto che, egoisti come siete, questo vi tocchi già un po’ meno.

Le compagnie che producono centrali nucleari stanno cominciando a proporre sul mercato le prime centrali di quarta generazione, anche se al momento la domanda è inferiore a quella per bigodini per cammelli. Saranno i costi alti, sarà la tecnologia ancora non matura, sarà il marketing che, francamente, non può competere con spot tipo “Fate l’amore con il sapore”. Insomma, sul mercato ancora non si vede niente di concreto.
Nel corso del 2014, quindi, potrebbe dimostrarsi ancora più ricca di soddisfazione la ricerca di cheerleaders dalla virtù intatta.

 


 

E ora, al termine di questa carrellata, che possiamo dire dei dieci trend globali individuati dal World Economic Forum?
Li abbiamo cannati, ci stiamo arrivando, siamo in ritardo, o va bene così?

Ognuno di noi può farsi l’idea che preferisce. Oggi come oggi, già avere un’idea (un’idea qualunque) non è roba da riderci su.
Personamente, da questa fantastica roadmap per il futuro io mi porto a casa almeno tre spunti. Ma attendo con ansia i vostri.

1. La bellezza e l’importanza della scienza sono inversamente proporzionali all’attenzione che questa società ‘niorante e superficiale le dedica.
2. Occhio a prendere per i fondelli gli indovini. Il prossimo potresti essere tu.
3. Peccato davvero che non si vedano ancora progressi riguardo all’antigravità e alla mozzarella a scadenza infinita. E naturalmente alla moralità delle cheerleader.

Ma non c’è fretta.
Aspetteremo.

megatrendtree 3d

 

Il rapporto è consultabile sul sito del World Economic Forum. Le immagini le ho prese da , e spero che nessuno si offenda.
L’idea di ficcarle su un albero di Natale in tante palle invece è mia. Un filino fuori stagione, d’accordo, ma per una buona metafora, questo e altro.

 

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Discussione

5 pensieri su “Troppo facile sfottere le maghelle

  1. Buongiorno Niarb,

    non mi chiamo Orsù, ma suppongo di poter lasciare comunque un commento anche se, tutto sommato, non c’é gran cosa da commentare.
    Cosi’ va il Mondo.!

    Tanto per dirtene una, figurati che una ventina di anni orsono, ho assistito alla conferenza tenuta dal responsabile della pianificazione politica a lungo termine della Comunità Europea. Tanto per intenderci, non un pirla qualsiasi, ma un pluridiplomato a capo di un servizio che ci costa un paio di centinaia di milioni l’anno.

    Per dirtela tutta, io c’ero andato solo perché i salatini ed i ‘canapé’ delle riunioni CEE sono i migliori d’Europa, in cambio, mi sono farcito tutta la conferenza.
    Non ti annoio con i dettagli, ma la conclusione fù che: la nazione che avrebbe illuminato il futuro dell’umanità e trainato noi buzzurri verso il radioso ‘sol dell’avvenir’ era, nientepopodimeno che……………………………………………………………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………………………………………………………………………….. l’Africa!!

    Non siamo molto lontani dalle centrali pulite e dai pannelli solari ecologici dell’ A.G.T.E.W.E.F.. Basta volerci credere e quando sai che c’é ancora gente che crede alle palle che racconta l’ONU, anche senza bisogno di salatini, il gioco é fatto.

    Grazie per l’ospitalità

    Mi piace

    Pubblicato da viman | 4 marzo 2014, 2:48 pm
  2. Tu non hai idea di quanto io ti invidi i salatini della CEE, Orsù. 😉

    In realtà credo che sia importante a prescindere parlare di innovazione e di sviluppi geopolitici prossimi venturi, perché le profezie di cui si parla spesso si avverano. Le altre, no.
    Molto più facile che sia l’Africa a guidare lo sviluppo futuro, magari dopo il turno dell’Asia, che il Belgio. Molto più facile che si metta a punto la stampa 3D che la mozzarella a scadenza triennale (visto che probabilmente interessa solo a me).
    Per cui mi permetto di scherzare con l’A.G.T.E.W.E.F., TED e simili solo perché, in realtà, mi piacerebbe essere dei loro. Sulla coffa a scrutare l’orizzonte, e non qui nella stiva a spalare acqua di sentina.

    A presto Orsù, salutami Viman.
    E fatemi un fischio per il prossimo canapé dell’Unione Europea…

    Mi piace

    Pubblicato da Niarb | 5 marzo 2014, 6:19 pm
  3. Buonasera Niarb,

    ti dirò, l’ultima volta che ho incontrato viman, stava discutendo di “Conigli di giada” con i cinesi. Da quando é partito il missile, non ho più notizie. Appena lo rivedo, ti faccio sapere.

    Per quanto riguarda i salatini sarà dura, molto dura anzi, durissima. Alla famosa conferenza, quel vigliacco di viman, non solo ha devastato e messo a sacco il buffet della CEE ma si é divertito a sparpagliare una gigantesca spremuta di bucce di banana sotto i mocassini dell’esimio oratore.
    Da allora, il suo ritratto campeggia all’entrata di tutti i centri di conferenza con la scritta “Vivo, o’ (preferibilmente) morto” .

    Comunque conoscendo il viman, sono certo che sia un grande sognatore però, con gli occhi aperti. Come mé deve dirsi che tutta questa brava gente che immagina cose pazzesche, ha certamente il diritto di farlo, ma non con il borsellino degli altri.

    Questi signori che ipotecano il futuro di mezza umanità, lo fanno con stipendi faraonici in uffici da sogno e sprecando tanta energia da trapanare tutti gli strati d’ozono dell’Universo.
    Non sono dei Marconi, dei Curie o’ dei Galileo che hanno cambiato il Mondo con un martello e quattro chiodi, rischiando del loro.
    Quella era la pasta dei sognatori, questa é la pasta frolla.

    Grazie per l’ospitalità, anche senza salatini.
    Orsù

    Mi piace

    Pubblicato da viman | 10 marzo 2014, 10:40 pm
  4. Porca miseria, ho scritto ‘srecando’ invece di sprecando.
    Scusatemi.
    A proposito, esistono salatini virtuali?
    Orsù

    Mi piace

    Pubblicato da viman | 10 marzo 2014, 11:10 pm
    • Solo per la citazione sui conigli di giada ti inserisco io la “p” mancante. E’ il minimo. I conigli di giada, pensa te.
      I salatini virtuali esistono, ma a esagerare fanno irrigidire i link e diventare cybersclerotici.

      Mi piace

      Pubblicato da Afterfindus | 16 marzo 2014, 7:00 pm

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