Mappamondo, Umanamente

Deriva

Questa è la seconda e ultima puntata della storia di Donald Crowhurst, l’uomo che è passato alla storia come il navigatore solitario più bugiardo dei sette mari.
Se vi siete persi la prima, potete cliccare l’iconcina qua a fianco.

 
Anche questa seconda parte è basata sulle immagini del magnifico documentario “Deep Water“, che raccoglie tutti i filmati dell’epoca che raccontano l’impresa, e le interviste ai protagonisti (i sopravvissuti), quarant’anni dopo.
Ma l’aspetto straordinario di “Deep Water” è che oltre a telegiornali e interviste, il documentario mostra innumerevoli spezzoni girati direttamente da Donald Crowhurst nel corso del suo viaggio.

Perché il poveretto, immaginandosi un radioso futuro di memorie e pubbliche relazioni, si era portato a bordo una telecamera e un registratore, e oltre al normale libro di bordo cartaceo dedicava qualche minuto di ogni giorno a filmarsi e a registrare le sue fondamentali intuizioni. Un reality show ante litteram: stupefacente, buffo, tragico, ma soprattutto più vero del vero.

 
Magari non ve ne frega niente, ma (come sa bene il grande Haldeyde) a farmi tornare in mente la storia di Donald Crowhurst è stato un romanzo, anch’esso divertente e terribile: “I terribili segreti di Maxwell Sim“, di Jonathan Coe.
Il protagonista è un fallito, alcolizzato, che in un disperato tentativo di riprendere in mano le redini della propria vita si improvvisa rappresentante di improbabili spazzolini da denti di legno, e intraprende un lungo viaggio nel nord dell’Inghilterra. La solitudine amplifica i ricordi, e il viaggio si trasforma pian piano in una inesorabile marcia verso la depressione e la follia.
Nel corso del viaggio, Maxwell Sim (che nel frattempo si innamora della voce femminile del suo TomTom, tanto per dare il quadro, e ci colloquia convinto) comincia via via a identificarsi con Donald Crowhurst, e a breve avrete ben chiaro il quadro psicologico del personaggio.

Crowhurst 011

 
Ma ritorniamo in mare. Al povero Crowhurst bastano meno di due settimane per rendersi conto di essersi imbarcato in un’impresa letteralmente impossibile. Di fronte alla telecamera fa lo sbruffone, ostenta fiducia e sicurezza, canticchia e si fa vedere sorridente e tranquillo. Sul diario di bordo, invece, dà sfogo ai sui veri pensieri.

La struttura della barca non sopporta il minimo accenno di mare grosso: si odono scricchiolii sinistri, le viti si allentano e tendono a saltar via, e le intercapedini si riempiono d’acqua. Inoltre, i leggendari congegni automatici di sua invenzione sono incompleti o non funzionano.
La prima tempesta con le palle, si rende conto, potrebbe essere l’ultima.
Con calligrafia sempre più incerta, annota di non credere di avere più del 50% di probabilità di sopravvivere alla traversata.

Mentre il ritmo della sua regata si spegne ogni giorno di più, Crowhurst comincia a comunicare a terra posizioni sempre più false. Forse lo fa per gioco, forse per il timore di essere preso per un imbranato, forse per motivi di marketing, forse per sbruffonaggine. Ma siamo alla fine degli anni ’60, e non esistono ancora satelliti e sistemi GPS che possanno sbugiadarlo.
In Inghilterra il pubblico e i giornali si esaltano: l’omino sfigato, partito per ultimo, sta battendo tutti i record di velocità.

 
Crowhurst 012aMa l’entusiasmo che sponsor e familiari gli restituiscono via radio diventa ben presto un cappio che si stringe sempre più intorno al collo: prima o poi, qualcuno si accorgerà che Crowhurst non è neanche vicino a seguire la rotta che sta millantando. E allora l’inganno si trasformerà in condanna. Le possibili conseguenze di questo disperato espediente non fanno altro che tagliargli gli ultimi ponti alle spalle.

La pressione psicologica aumenta. Crowhurst è schiacciato tra due scelte impossibili.
Proseguire la regata significa morte certa. La sua barca non reggerebbe più di qualche ora la violenza dei mari del sud.
Ma mollare tutto e tornare indietro non è più possibile:

  1. Se si arrende, gli sponsor rivorranno indietro i loro soldi. E sarebbe il disastro. Sarebbe costretto a vendere la casa e il laboratorio, e Claire e i bambini finirebbero in mezzo alla strada. Avrebbe nuovamente addosso i creditori, e sarebbe totalmente e irrevocabilmente rovinato. Già la famiglia di suo padre era stata distrutta da un disastro economico, e il padre ne morì di crepacuore. A me, pensa Donald, non capiterà.
  2. Ma arrendersi è impensabile anche per un altro motivo. Con questa impresa, Crowhurst si è giocato tutto. Mollare significherebbe macchiarsi di un disonore incancellabile. Significherebbe perdere il rispetto della propria famiglia, degli amici, dei concittadini. Significherebbe essere esposto all’eterna derisione dei suoi simili per la sua presunzione e per il suo terribile peccato di hybris, di essersi cioè creduto simile agli dei. Significherebbe ammettere di aver mentito a tutto e a tutti.

E’ un dilemma senza uscita.
Che maledetta schifosa decisione da prendere,” scrive sul diario.

I messaggi di Crowhurst diventano sempre più rari, e incomprensibili. A terra cominciano a preoccuparsi, ma non hanno idea di quale dramma si stia consumando a bordo di quel trimarano.

Crowhurst 013

 
E così, un poco alla volta, nelle interminabili giornate sotto il sole dell’Atlantico, su una barca poco più che alla deriva, Crowhurst matura la sua folle decisione.
Perché, dopotutto, forse esiste una terza possibilità.

Dopo aver registrato con la telecamera l’ennesima farsa da gradasso, spedisce un ultimo cablogramma dicendo di essere costretto a sospendere le trasmissioni a causa di un problema tecnico.
Poi spegne la radio, e mette in atto il suo piano.
E’ il febbraio del 1969.

Crowhurst 014

L’itinerario previsto per la regata era quello riportato nella figura qui sotto: partiti dall’Inghilterra, i concorrenti avrebbero veleggiato verso sud attraverso l’Atlantico, per poi doppiare il Capo di Buona Speranza (la punta estrema dell’Africa), far vela verso est (sì, verso destra, bravi), farsi tutto il Pacifico navigando a sud dell’Australia e della Nuova Zelanda, doppiare Capo Horn (la propaggine estrema del Sud America), e quindi rifarsi l’Atlantico verso nord fino a casa.

In bianco il percorso della regata, in rosso la rotta (approssimata) di Crowhurst

In bianco il percorso della regata, in rosso la rotta (approssimata) di Crowhurst

 
Quando spegne la radio, Crowhurst è appena all’inizio, da qualche parte tra l’Africa e il Sudamerica, mentre gli altri concorrenti sono oltre metà percorso.
L’idea di Crowhurst è di simulare un guasto al sistema di comunicazione, nascondersi da qualche parte lungo le coste del Sudamerica, aspettare che gli altri concorrenti completino il loro giro, e quindi accodarsi silenziosamente e rientrare in Inghilterra insieme a loro. Ultimo, ma vivo.

La parte più difficile del piano è falsificare il diario di bordo in modo da simulare una rotta plausibile. Arrivando ultimo, la direzione di gara non dovrebbe aver motivo di voler controllare le sue carte, ma non si sa mai. Comincia quindi a tenere un doppio diario. Uno vero, con tutti i suoi pensieri e le sue riflessioni, e uno per i posteri.

 
Non appena interrompe le comunicazioni, a casa la famiglia ovviamente va in paranoia. Donald lo sa, ma l’idea di disonorarli e di precipitarli in miseria lo mantiene saldo al progetto.

Crowhurst 016

 
Comincia a gironzolare intorno alle coste del Sud America, ma non è una navigazione tranquilla. Adesso, più che mai, Crowhurst deve stare ben attento a non farsi beccare. Vive nell’angoscia di avvistare una qualsiasi imbarcazione, o un aereo. In mezzo all’oceano non ci sono alberi dietro cui nascondersi, non ci sono buche in cui rintanarsi. C’è l’infinito, e lui è li, colpevole, ed esposto come un pollo sulla graticola.

Ad un certo punto è costretto a sbarcare per riparare lo scafo e procurarsi delle provviste, e non è una scelta facile. Avvicinarsi troppo alla costa significa centuplicare le probabilità di essere avvistato, con il rischio della squalifica e tutto il resto. Per non parlare dei rischi legati a procurarsi il cibo, eccetera.
Sceglie con cura una zona tranquilla della costa argentina, e dopo mille ripensamenti, ci si dirige.

Ovviamente, data la sua sfiga (“Donald” come “Donald Duck”, Paperino) viene subito intercettato dalla guardia costiera, ma:

– loro non parlano inglese,
– lui non parla spagnolo,
– da quelle parti non guardano la televisione inglese,

per cui non lo riconoscono, e quindi, lì per lì, si può dire che la passa liscia.

Crowhurst 017

 
Riprende il mare, senza altro da fare che tenersi alla larga da tutto, e far passare il tempo.

Con la radio spenta, però, l’isolamento è davvero totale.
E non avere un tubo da fare tutto il santo giorno può avere pesanti ripercussioni sulla psiche umana, come molte alte cariche dello Stato ci hanno spesso dimostrato.

Da questo momento in avanti, i filmati e le registrazioni audio di Crowhurst perdono il loro sapore picaresco e assumono, giorno dopo giorno, i contorni tragici della discesa verso la follia.
Canzoni da marinaio, borbottii incomprensibili, sproloqui autobiografici, risate da pazzo. Non sono solo le viti della barca che si stanno inesorabilmente allentando.

 
Sul libro di bordo la calligrafia cambia, la scrittura diventa incasinata, le cose che scrive cominciano a profumare di delirio mistico.
Il nemico ora non è più il mare. Il nemico è dentro di lui.

Crowhurst 018

 
Nel frattempo, la violenza dei mari del Sud ha falciato metà dei partecipanti alla regata. Oltre a Crowhurst, restano in gara soltanto Robin Knox-Johnston, il primo a essere partito, Bernard Moitessier e Nigel Tetley.
Crowhurst non lo sa, e tra un delirio e l’altro continua a calcolare il momento in cui le altre imbarcazioni torneranno a passare da quelle parti, per lasciarsele sfilare davanti e tornare allo scoperto solidamente accodato in ultima posizione.

E alla fine questo momento arriva.
Crowhurst riaccende la radio, e comunica la sua posizione.
A casa succede il finimondo: tutti ormai lo credevano morto, famiglia compresa, e la notizia provoca uno shock in tutta l’opinione pubblica inglese.

 
Ma è solo la prima delle sorprese dell’ultima fase della regata.

A marzo del 1969, Bernard Moitessier lascia di stucco il mondo annunciando che l’esperienza lo ha talmente toccato che all’improvviso non gliene frega più niente della gara, per cui tanti saluti a tutti, lui prosegue per un altro giro del mondo. C’è gente così.

In aprile, Robin Knox-Johnston taglia per primo il traguardo, ma essendo partito prima di tutti gli altri, il premio per la circumnavigazione più veloce è ancora in palio.

Tutti gli altri si sono ritirati. Crowhurst si trova quindi in gara per il secondo posto insieme a Nigel Tetley, e a quel punto perde completamente lo zanfanello. Se dovesse fosse arrivato secondo, o anche terzo, i giudici avrebbero sicuramente esaminato con cura il suo finto diario di bordo, e avrebbero smascherato l’inganno.
Improvvisamente, il ritorno in Inghilterra si prefigura come una discesa nella fornace dell’inferno.

Tetley è in realtà molto più avanti di Crowhurst, ma credendo di averlo sul collo, spinge talmente la sua imbarcazione da danneggiarla irrimediabilmente, e affonda.

Basta? Non basta. A questo punto la pressione su Crowhurst aumenta ulteriormente, perché ora oltre ad avere praticamente già vinto il secondo premio, ha in tasca anche il trofeo per la circumnavigazione più veloce. Il suo libro di bordo sarebbe quindi stato più che certamente esaminato nei minimi dettagli da marinai superesperti, tra cui lo stesso sir Chichester. E il suo inganno, si rende conto, non avrebbe mai potuto reggere.

Crowhurst 019

 
Gli eventi precipitano. Ormai è quasi a casa. A un passo da un trionfo storico.
Lo aspettano per festeggiarlo 100.000 persone.
Lo aspetta la sua famiglia, che fino a poco prima lo credeva morto.

Il suo libro di bordo falso adesso pesa come un macigno.
Anche il rimorso per aver rovinato l’impresa di Tetley pesa.
Donald si sente addosso tutta la pressione del mondo.
Ha il cuore mangiato dal terrore di rivedere l’Inghilterra.

Crowhurst 020a

 
Comincia freneticamente ad annotare sul diario di bordo privato stralci della sua nuova filosofia personale.
Gli esseri cosmici giocano con i mortali.
Ogni umano è impegnato per tutta la vita in una partita a scacchi con il diavolo.
Non esiste il bene nè il male. Solo la verità.

E lo scrive con una calligrafia anni luce lontana da quella metodica, ordinata, discreta delle prime pagine.

Crowhurst 021a

 
A forza di considerare le diverse alternative, sempre quelle, il suo cervello va in corto.
Sono diventato un essere cosmico di seconda generazione.

A casa stanno già intervistando la moglie su come spenderà i soldi del premio.

Il 24 giugno abbandona la rotta per l’Inghilterra, e lascia la barca alla deriva nel mar dei Sargassi, nell’Atlantico.
La sua ultima trasmissione radio risale al 29 giugno. Le ultime registrazioni sono datate 1 luglio, 243 giorni dopo la sua partenza:

“E’ finita. E’ finita. La pietà…”

Crowhurst 022

 
Ore 11:15:00.
E’ la fine della mia partita.
La verità è stata rivelata, e ora si compirà quello che la mia famiglia mi chiede di fare.

Ore 11:20:40.
Non c’è motivo per fargli del male.

 
La Teignmouth Electron viene ritrovata deserta, alla deriva, il 16 luglio.
A bordo il solito materiale da navigazione, due diari, delle audiocassette, alcune bobine di film.
Nient’altro.

Addio, Donald.

 


 
Post scriptum

Crowhurst 023aRobin Knox-Johnston, unico dei nove partecipanti a completare la regata, donò l’intero ammontare del premio alla famiglia di Donald Crowhurst.

A Nigel Tetley venne riconosciuto un premio di consolazione, con il quale ricostruì il suo trimarano.

Bernard Moitissier terminò il suo viaggio a Tahiti, dopo dieci mesi di navigazione e 45.000 miglia intorno al mondo.

Dopo diverse vicissitudini, la Teignmouth Electron, l’imbarcazione di Donald Crowhurst, oggi giace abbandonata sulla spiaggia di un’isola caraibica.

Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

 

Ispirato da “Deep Water”, 2006, e da “I terribili segreti di Maxwell Sim” di Jonathan Coe, 2010.

 

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Discussione

12 pensieri su “Deriva

  1. Bellissimo post, che ribloggo subito. Rimasi folgorato pure io dalla storia di Crowhurst mentre leggevo “I terribili segreti di Maxwell Sim”. Complimenti ancora.

    Mi piace

    Pubblicato da Barney Panofsky | 10 giugno 2013, 9:27 pm
  2. L’ha ribloggato su BarneyPanofskye ha commentato:
    La storia di Crowhurst ha affascinato pure me, quando lessi “I terribili segreti di Maxwell Sim” (http://barneypanofsky.wordpress.com/2010/07/16/i-terribili-segreti-di-maxwell-sim-jonathan-coe/). Afterfindus racconta l’intera, incredibile vicenda con gran classe.

    Mi piace

    Pubblicato da Barney Panofsky | 10 giugno 2013, 9:29 pm
  3. Paperino in confronto a Donald è FORTUNELLO….
    Paperino, in fin dei conti, vive a paperopoli mica nel ricco occidente spietato contro i perdenti.
    Perchè non riconoscere il coraggio demenziale che mise in questa impresa?
    Forse è ancora vivo, forse si è rifatto una famiglia, ma la sua testardaggine e follia lo rendono un personaggio al di sopra delle righe, anche se non un grande navigatore e costruttore di barche.

    A ma ha fatto tenerezza, sembra quelli che vogliono spaccare il c.u.l.o. ai passeri e sono passeri essi stessi. Anzi nemmeno passeri, direi colibrì.

    La gente normale avrebbe accettato la sconfitta, si sarebbe fermata prima, avrebbe cercato altre strade per salvarsi il c.u.l.o. dalla catastrofe economica. Avvrebbero messo su un chiosco di fish&chips con su scritto IL MATTO, che ne so, avrebbre scritto un libro, lavorato l’orto, ma morire dopo aver anche figliato in abbondanza è da folli autoreferenziali.

    Persone comunque al di fuori della media, con tutta la loro follia, persone che dimostrano come noi esseri umani, in fondo, amiamo andare verso l’estinzione della specie, e sempre per delirio di onnipotenza per non sentire LA PAURA.

    Qualcosa sopravviverà dopo di noi, ma esattamente non saprei dirti cosa. La civiltà umana, così come l’abbiamo costruita, arte e scienza, musica e teatro, non è materia rinnovabile, occorre coltivarla per mantenerla.

    Ma siccome costa (ultimamente ci sono un sacco di scienziati da social network che sanno tutto per esempi di scie chimiche…), meglio ignorare il fastidio e darsi ai tweet o alle facezie facebucchiane.

    E più si ignora e meno si sente il pericolo, si sente solo una paura ma non si affronta il rischio. Lui, Donald, ha affontato pericoli al di sopra delle sue capacità di comprensione, ma non ha trascinato il resto dell’umanità nella disgrazia, come invece fanno i fautori del petrolio o del unconventional gas….o della crescita infinita….

    toh goditi la follia umana dell’antropocene
    http://ugobardi.blogspot.it/2013/06/lantropocene-unintroduzione.html

    I pazzi sono qui tra noi…Donald se ne ito…

    Bel post, come sempre, ma siccome sono una tua sfegatata fan (io non riesco più a fare post, mi sembra di aver detto tutto…) si accetta mia OBIETTIVISSIMA opinione????

    Ah, tanto tempo fa lessi un libro di fantascienza che vedeva il futuro post casini umani abitato e gestito dai cani. Pochi umani venivano accuditi dai cani, nella Svizzera che era diventata una isola nell’oceano.

    Non so, ma ho il sospetto che la mia cagnolona, di sera, prenda per il sedere me e mio marito su DOGBOOK. I gattini sono ancora piccoli non saprei dire che cosa hanno in mente…

    Mi piace

    Pubblicato da dani2005dani | 11 giugno 2013, 9:10 am
  4. Urca, fruga subito nella memoria e tira fuori il titolo del romanzo cinofilo!
    Dopo il pianeta delle scimmie, il pianeta dei chihuahua… imperdibile…

    “Dogbook”: ahahah, è una genialata! E “Twitter” per i passeri come lo chiamiamo? “Speaker”?
    E se fanno un programma serale in TV come lo battezzeranno? “Nido a nido”?

    Adesso vado a studiarmi l’antropocene, che francamente credevo fossero grandi mangiate serali in cui il cibo viene presentato con sembianze umane… 😉

    Mi piace

    Pubblicato da Niarb | 12 giugno 2013, 2:07 pm
  5. Ho la memoria strapiena…il disco gira malissimo, non sai come vorrei dirti di questo romanzo che ho trovato meraviglioso ormai 20 anni fa…lo presi in prestito in una biblioteca di un piccolo paesino perchè non avero soldini per comprare libri e allora mi sono letta la biblioteca…e poi ho dimenticato tutto visto che passavo da Kafka a Asimov…e il paesino non lo vedo da 10 anni…forse dovrei dragare anche la biboioteca dell’attuale paesino…

    La mia cagnolotta ha detto che su dogbook ci sono un sacco di battute sull’antropocene, sull’antropo in generale (noi stronzi umani) e su quanto siamo saccenti e vanigloriosi…

    Sui passeri non so che dirti, non ne conosco personalmente, però puoi sempre sentire Del Piero….
    🙂
    P.S. dopo che avrai visto quelle immagini ti verrà il mal di pancia, si quelle dell’antropocene…a mio marito è venuto e non è nemmeno un tipino delicato…

    Mi piace

    Pubblicato da dani2005dani | 12 giugno 2013, 2:25 pm
  6. Sei un grande, Niarb. Se dovessi mai scongelare qualcosa io dall’Afterfindus, scongelerei te.

    Mi piace

    Pubblicato da Haldeyde | 15 giugno 2013, 9:08 pm
  7. ” non avere un tubo da fare tutto il santo giorno può avere pesanti ripercussioni sulla psiche umana, come molte alte cariche dello Stato ci hanno spesso dimostrato”

    Notevole! LOL

    Mi piace

    Pubblicato da mp | 5 luglio 2013, 8:06 am

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