Guarda la Luna, Mappamondo, Umanamente

Habimus papam

E’ un po’ di tempo che trascuro la mia rubrica “Guarda la Luna“, quella dedicata a tutte quelle volte in cui perdiamo tempo a parlare della buccia, e ignoriamo la polpa.

Ed è un peccato, perché se c’è qualcosa in cui erano davvero grandi gli Antichi Padri del XXI secolo era proprio questa loro stupefacente capacità di parlare di un argomento schivando accuratamente il suo vero significato. Armi di distrazione di massa.

L’esempio clou di questi giorni? Ma naturalmente, il papa.
Perché, non so se lo sapete, ma il papa si è dimesso.

 
Gente, non sono mica bubbole. E’ una roba che ha pochissimi precedenti nella Storia degli ultimi duemila anni, e nessuno dai tempi dello scioglimento dei Beatles a oggi.

E invece Joseph Ratzinger, in arte Benedetto XVI, la 256a Grande Meringa della storia della Chiesa Romana, ha sorpreso il mondo, e lo ha fatto.

Ha restituito pistola e distintivo, ha tirato un bel sospiro, e ha detto al mondo che, francamente, non ce la faceva più.

San_Pietro_morsa

Ora, potete essere cattolici, mangiapreti o, più semplicemente, fregarvene in modo massiccio e circostanziato di qualsivoglia questione religiosa. Ma se c’è qualcosa su cui non possiamo non essere d’accordo, è che un papa è qualcosina di più di un semplice amministratore delegato di una multinazionale. Di norma, non è quel genere di dirigente che a un certo punto della vita decide di andare in pensione per dedicarsi alla pesca dei marlin e al golf. Un papa è uno che (esattamente come John Belushi) ha una missione per conto di Dio. E quando sei sul libro paga di Dio, non puoi dargliela su come se niente fosse.

E invece Benny Sixteen, il papa tranquillo, si è dimesso. Ed è quindi un gesto che merita una certa attenzione.

Benny, diciamocelo onestamente, è stato un personaggio un po’ particolare. Anni luce lontano dal glamour del suo predecessore (il polacco simpatico, ultrareazionario e tanto, tanto pop), non ha mai dato l’idea di avere i suoi stessi attributi – mediatici, per carità. Sembrava uno finito lì un po’ per caso, strappato controvoglia ai suoi studi di teologia e sbattuto sotto la luce dei riflettori per intepretare la parte del front-man della religione di massa più popolare del pianeta. E invece, con questa mossa, si è aggiudicato, in ordine di importanza:

1) il mio personale rispetto, e simpatia
2) un posto di primo piano nella cronaca

 
e, probabilmente,

3) un posto nella Storia.

 
In Italia, questo addio improvviso ha rubato la scena all’altro evento del giorno: la votazione prossima ventura. Il che, dopotutto, non è stato neanche malissimo: l’opinione pubblica cominciava ad averne le scatole davvero piene di quotidiani ed interminabili dibattiti, talk show, sondaggi, dichiarazioni dei candidati, litigi, smentite, e pronostici d’ogni tipo.

 
Ma non solo. Oltre al festival di Sanremo, infatti, il pubblico italiano non ne poteva più neanche dell’altro teatrino, quello per le elezioni politiche.

Per fortuna è arrivato Benny, e i boss dei palinsesti hanno dovuto rimescolare le carte.

Purtroppo, l’hanno fatto – come al solito – all’italiana. Parlando cioè di tutto quanto riguarda l’esteriorità dell’evento, ma senza andare al punto davvero interessante.

Parlando insomma del dito, e ignorando la Luna.

Benny ritorna Giuseppe: oh che bravo, che sant’uomo, che coraggio, che stile, che coerenza, che simpatia.
(Ma, scusate: coraggio di che? Da cosa scappa?)

Benny ritorna Giuseppe: oh poverino, chissà quant’è stanco, quanto avrà sofferto, che decisione dolorosa.
(Ma, scusate: stanco di che? Cosa accade di così logorante dentro alle Sacre Mura?)

Benny ritorna Giuseppe: corri corri che c’è l’ultimo Angelus, e adesso dove andrà a riposarsi, e guarda che ganzo che fa gli esercizi spirituali, il Sacro Stretching, la Beata Aerobica!
(Ma, scusate: non è meglio cercare di capire se ha anche voglia di vuotare il sacco, oltre che il suo armadietto in Vaticano?)

Benny ritorna Giuseppe: e allora adesso chi eleggeranno? Un papa nero, un papa italiano, un papa a strisce, un canguro? E hai visto il sarto, che sta già preparando i nuovi vestitini? E il sacro ciabattino, che ha già pronte le pie babbucce?
(Ma, scusate: il prossimo meringone cosa dovrà avere di diverso? Che cosa dovrà essere in grado di mandar giù, che questo trovava indigesto?)

Insomma, in migliaia di ore di “speciali” e di “approfondimenti” si è parlato di tutto, tranne che di quello che conta davvero: come mai a uno che fa il mestiere più esclusivo del mondo, con un cachet da favola, che sta da Dio, e che vive, per l’appunto, da papa, un bel giorno scende la catena? Cosa può mai sfibrare la corteccia di un Sommo Pontefice?

(E poi, tra parentesi, non so se lo avete visto alla sua prima apparizione pubblica dopo le dimissioni: pareva un altro.
Sembrava uno che ha appena espettorato un contrabbasso: ancora un po’ stravolto, ma immensamente sollevato. Bello roseo e pimpante come forse non lo si era mai visto.)

 
Beh, basta con la suspence, ragazzi. C’è poco da far dietrologia.

I motivi del quasi esaurimento nervoso dell’erede di Pietro sono già tutti nero su bianco, in libreria, ad appena sedici euro.

Erano già lì, un anno prima del clamoroso holy outing, nel libro “Sua Santità – Le carte segrete di Benedetto XVI” di Gianluigi Nuzzi. Che non è un romanzo di fantascienza, né un saggio di fantapolitica, né un pamphlet eretico. E’ il risultato di una spettacolare fuga di notizie dalle Sacre Stanze, ad opera di un misterioso personaggio dal nome in codice “Maria”. Uno che ha lavorato per anni in Vaticano, e che a un certo punto, disgustato da quello che vedeva succedere intorno a sé, ha cominciato a lavorare di fotocopiatrice e a raccogliere prove.

“Maria”, al contrario di quello che hanno cercato di far credere, è un uomo realmente attaccato alla Chiesa e alla sua missione pastorale. E proprio per questo non è riuscito a digerire la spregiudicatezza e la corruzione della realpolitik vaticana. Insieme ad altre “quinte colonne” sparse per i Sacri Uffici, ha silenziosamente accumulato le prove della corruzione e dei maneggi che avvengono all’ombra del Cupolone, e poi ha cercato disperatamente di parlare con un giornalista per sfogare tutta l’amarezza accumulata in tanti anni di servizio in Vaticano.

Facendo tra l’altro sue proprio le parole del suo datore di lavoro B-16: “In un mondo in cui la menzogna è potente, la verità si paga con la sofferenza“.

Come racconta Nuzzi, il dilemma che ha tormentato “Maria” per anni è stato se “rimanere sempre e comunque nel silenzio più assoluto e nella fedeltà più cieca, anche di fronte a soprusi e ingiustizie, oppure tradire la fiducia del papa, del segretario di stato e dei cardinali più importanti per cercare di sconfiggere il silenzio, la menzogna e la distorsione delle informazioni che da sempre caratterizzano la vita vaticana.”

“Maria” ha scelto la via del coraggio, a costo del proprio futuro:

“In alcuni momenti della vita, o si è uomini o non lo si è. La differenza? Viene solo dal coraggio: di dire e fare la cosa che sai e che ritieni giusta. Il mio coraggio è di far conoscere le vicende più tormentate della Chiesa. Rendere pubblici certi segreti, piccole e grande storie che no superano il portone di bronzo. Solo così mi sento libero, affrancato dall’insopportabile complicità di chi, pur sapendo, tace.”

Il libro di Nuzzi ha avuto una genesi un po’ tormentata: sequestrato, dissequestrato, messo all’indice, vilipeso, screditato. Ma alla fine pubblicato. E, guarda un po’, mai (dico mai) smentito. Fango sul vile traditore dal nomignolo transex, questo sì, ma nessuna smentita sull’autenticità del materiale proposto.

Il che, dopotutto, è un altro caso di “guarda il dito, e lascia perdere la Luna”.

Alla fine, però, “Maria” è stato beccato. E’ risultato trattarsi di Paolo Gabriele, aiutante di camera (“maggiordomo”, hanno scritto i giornali) di Benny Sixteen. A differenza dell’omonimo arcangelo, Gabriele, per la sua annunciazione è stato condannato a tre anni, che poi sono stati ridotti a 18 mesi più il pagamento delle spese processuali.

Dopo qualche tempo Benny gli ha concesso la grazia e lo ha fatto scarcerare, ma a condizione di non lavorare mai più per la Santa Sede e di lasciare per sempre lo Stato Vaticano.

 
Ma allora, direte voi, cosa c’è nel libro? Cosa sono quelle carte?

Ve lo dico io. Sono note, lettere, memo, estratti conto, documenti di ogni genere. Sono le prove di un gigantesco arazzo di intrighi, scandali, ricatti, lotte intestine, malversazioni, alleanze e tradimenti di cui non si trova l’uguale nemmeno andando a rimestare i panni sporchi delle più inquietanti dinastie rinascimentali.

Sono gli atti di un titanico scontro di poteri tra una serie impressionante di oscuri burattinai, primi tra tutti i potentissimi cardinali Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), e Tarcisio Bertone, segretario di Stato. La micidiale accoppiata “B&B”.

Ma sono anche gli echi di una guerra fredda quotidiana tra il Vaticano e il Resto del Mondo. Sono le sceneggiature di una commedia complicatissima con una valanga di personaggi, alcuni dei quali dai nomi molto noti: Camillo Ruini, Angelo Sodano, Georg Gänswein, Angelo Balducci, Ettore Balestrero e infiniti altri, a cui si aggiungono i nomi dei più importanti finanzieri internazionali, e dei politici di governo di buona parte dell’arco costituzionale del Bel Paese. Un cast così.

Una sintesi dei fatti raccontati? Mica facile. Mi limiterò a una carrellata a velocità supersonica – ogni riga sarebbe una storia a sè, succosa e complessa.

Per chi è interessato, eventualmente, seguirà il dibattito.

Nuzzi 1

Nel libro si parla per esempio del caso Boffo, ossia le accuse di omosessualità sparate da Vittorio Feltri sul “Giornale” ai danni dell’ex-direttore di “Avvenire”.

Si parla del siluramento di monsignor Carlo Maria Viganò, direttore generale del governatorato vaticano, e del suo tentativo di pulizia negli acquisti e negli appalti della Santa Sede (con il “Giornale” ancora a fare da bazooka).

Si parla dello IOR (la banca vaticana) e della colossale tangente Enimont. Si parla dei loschi affari con Cesare Geronzi e Mediobanca, e degli intrighi del “Gentiluomo di Sua Santità” Angelo Balducci nella gestione di gare e appalti.

Si parla dei tentativi di copertura degli scandali dei preti pedofili, oltre 4500 solo negli Stati Uniti, e di come le diocesi statunitensi siano arrivate sull’orlo della bancarotta per mettere a tacere a suon di miliardi le famiglie delle vittime.

Si parla della crisi economica provocata da questi scandali, con un crollo verticale delle offerte in tutto il mondo.

Si parla però anche di chi se ne è fregato degli scandali, e ha continuato a spedire in Vaticano soldi e letterine di apprezzamento. Memorabili i biglietti di auguri (con assegno) di Bruno Vespa e dei top manager delle due principali banche italiane, Intesa San Paolo e Unicredit.

Si parla anche di un imprenditore piemontese bisognoso di un appoggino per aggiudicarsi un’asta che ha donato centomila euro di tartufi, mettendo in crisi tutta la gerarchia papalina perché per non sprecare il prezioso tubero avrebbero dovuto consumarlo nel giro di pochissimi giorni.

 
Si parla degli strani anni della crisi economica mondiale, in cui mentre le economie dei vari paesi andavano a stracci, le innumerevoli “fondazioni” vaticane mietevano utili strabilianti. Al costo magari di qualche alleanza non proprio cristallina con enti benefici tipo J.P. Morgan e simili, e di qualche indagine della procura di Roma sull’operato dello IOR e del suo presidente Ettore Gotti Tedeschi, indagato per riciclaggio di denaro di cosa nostra. Capirete, cosette.

Poi si parla dello scossone provocato dalla successione ai vertici di Bankitalia di Mario Draghi, un non allineato, ad Antonio Fazio, uomo di fiducia dei porporati.

E si parla delle acrobazie legislative del governo Berlusconi per difendere la Santa Sede dalle pretese del fisco italiano. In paricolare, degne di nota le notti insonni di Giulio Tremonti nell’ufficio del cardinal Bertone per studiare un modo per preservare la verginità contributiva della Chiesa nei confronti della buonanima ICI, schivando allo stesso tempo le sanzioni dell’Unione Europea.

Si parla anche del difficile rapporto di amore e odio con quel governo, a causa della necessità di fingere di ignorare le continue intemperanze erotico-giudiziarie del cavaliere mascarato. Un silenzio imbarazzato durato fino a quando l’ultima goccia, avente le sembianze di una minorenne marocchina, ha fatto saltare il coperchio.

Poi però arrivò il governo dei tecnici, e le cose cambiarono. Perché il grosso dell’esecutivo di Mario Monti è stato accuratamente selezionato all’interno delle mura leonine, ben prima che il presidente Napolitano desse l’incarico di formare un governo al Marione nazionale. Tenetelo presente: è all’interno delle Sacre Stanze che sono stati scelti i nomi di Corrado Passera, Lorenzo Ornaghi, Andrea Riccardi, Francesco Profumo, Paola Severino, Piero Gnudi e Renato Balduzzi, tanto per dirne qualcuno.

(Il Marione nazionale: da non confondersi con il Marione europeo, Draghi, e il Marione stendicrucchi, Balottelli)

Ma nel libro si parla anche dei tormenti di questo nuovo governo italovaticano, costretto all’equilibrismo di evitare all’Italia un destino greco senza però arrivare a mettere le mani in tasca ai ministri di Dio.

 
E poi si parla dell’attacco alla magistratura italiana per il caso dell’eutanasia di Eluana Englaro.

E delle cene segrete del papa con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al quale venivano serviti due menù: quello delle vivande, e quello dei provvedimenti graditi in ambito di politica interna: detassazione delle famiglie numerose, opposizione ai matrimoni tra omosessuali, finanziamenti alle scuole private, no all’eutanasia, stop alle critiche sulla passata condiscendenza della Chiesa verso le leggi razziali e l’antisemitismo, e via di questo passo.

Ma le ingerenze dello stato pontificio nella vita pubblica italiana, ovviamente, non si fermano al presidente. Le lettere pubblicate scoperchiano una fitta rete di amicizie con importanti esponenti dei servizi segreti tricolore, intrecci complicatissimi con europarlamentari del PDL, funzionari televisivi e addirittura olgettine. Ci sono le evidenze delle pressioni del braccio destro di Berlusconi, Gianni Letta, sull’agenzia Ansa per raccomandare un giornalista gradito al Vaticano. E ci sono gli inciuci con Renault, Mercedes e Volkswagen per la scelta della nuova papamobile. Brum brum!

 
C’è poi l’avvallo dato ai servizi segreti vaticani per svolgere tranquillamente le proprie operazioni “coperte” anche sul territorio italiano, cosa peraltro vietatissima da secoli di giurisprudenza internazionale.

E sono documentate le rivalità e i bisticci tra la Gendarmeria Vaticana e la Guardia Svizzera, e tra queste e gli stessi servizi segreti.

 
Ci sono delle imbarazzanti veline in cui si “consiglia” a Benny cosa dire e cosa non dire a proposito di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, svanite nel nulla da trent’anni, e sul boss della banda della Magliana Enrico De Pedis detto Renatino, curiosamente sepolto nella chiesa di Sant’Apollinare.

E ci sono le disposizioni ai servizi segreti vaticani per proibire l’accesso a piazza San Pietro a chiunque porti cartelli o striscioni che ricordino questi fatti.

 
Poi c’è una storia incredibile: il decrepito principe Lello Sforza Ruspoli vuole donare al papa una bandiera appartenuta alle truppe papaline che nel 1870 combatterono a Porta Pia. La restituzione dovrebbe avenire con una cerimonia solenne, ma non sarebbe un bel gesto celebrare la resistenza delle truppe pontificie contro i tentativi di unificazione nazionale proprio nell’anno in cui si celebra il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

La diplomazia vaticana cerca di evitare l’affronto, ma viene inaspettatamente soccorsa proprio da alcune delle più belle teste tra i ministri e i sottosegretari del governo Berlusconi: Gianni Letta, Angelino Alfano, Pierferdinando Casini, Franco Frattini e Stefania Prestigiacomo, che partecipano con entusiasmo alla cerimonia. E viva l’Italia.

Nuzzi 2

Siete stanchi? No, perché ci sarebbe ancora qualcosina…
 

Nei documenti raccolti da Nuzzi si parla anche della guerra tra Segreteria di Stato da una parte e CEI e Curia milanese dall’altra, per il controllo finanziario dell’Università Cattolica di Milano, e di un nuovo progetto megalomaniaco che prevede la nascita di un gigantesco polo sanitario cattolico comprendente l’ospedale San Raffaele, il Policlinico Gemelli e l’ospedale Bambin Gesù. Il progetto poi andrà all’aria, grazie anche al losco operato di don Verzé che porta alla bancarotta il San Raffaele – ma sempre con il cortese coinvolgimento dei devotissimi ministri Ornaghi e Passera.

E si parla della faccia tosta del cardinal Bertone che ribalta i dettami del papa e rimuove il cardinal Dionigi Tettamanzi, fortemente voluto da Benny Sixteen, dalla presidenza dell’istituto Toniolo di Milano, che avrebbe dovuto dirigere le operazioni finanziarie di cui sopra.

 
Poi si parla di un disperato tentativo di rastrellamento di nuovi fedeli grazie alle falangi armate dei vari Opus Dei, Comunione e Liberazione, Legionari di Cristo, focolarini, e compagnia cantante. Ma è un tentativo davvero complicato, perché tutte queste falangi hanno le lance un po’ spuntate.

Il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel, ad esempio, è sommerso da accuse di abusi sessuali e psicologici (oltre che dalle liti tra i figli che ha avuto da diverse donne).

Comunione e Liberazione ha alcuni dei suoi massimi esponenti coinvolti in svariate inchieste per corruzione e distrazione di fondi. A titolo di esempio, si ricordi la rete di conti correnti esteri dietro al crac del San Raffaele, manovrati dall’intermediario Pierangelo Daccò, noto ai più come sponsor delle vacanze estive del presidente della Regione Lombardia (e gran ciellino) Roberto Formigoni.

Poi ci sono i lefebvriani, una frangia scismatica che anni addietro aveva disconosciuto il Concilio Vaticano II. Benny, nel tentativo di unire le forze, revoca la scomunica, e a quel punto uno dei “reintegrati” va in televisione a dire che la Shoah è una bufala, e che le camere a gas non sono mai esistite. La cosa fa incacchiare tremendamente addirittura il cancelliere tedesco Angela Merkel, che pure non era mai intervenuta nelle questioni vaticane, e Benny si incacchia perché lei si è incacchiata. Un disastro diplomatico.

 
Ma poi ci sono le testimonianze di innumerevoli altre prodezze: la guerra tra la curia romana e quella di Milano. Trame. Intrighi di palazzo. Lettere anonime. Ricatti. Congiure. Addirittura minacce di morte (a Bertone), e distruzione di prove giudiziarie.

L’insabbiamento dello scandalo del senatore Emilio Colombo (ex-presidente del Toniolo), l’unico drogato al mondo che pippava cocaina “a fini terapeutici”.

La scelta infelice per un discorso del papa di una frase di un imperatore bizantino che fa legittimamente infuriare i fedeli islamici di tutto il mondo.

Le accuse di Adolfo Nicolás, “Papa nero” dei gesuiti, secondo il quale a Roma viene data più importanza al denaro che alle questioni pastorali.

Le accuse del presidente di Comunione e Liberazione a Tettamanzi che secondo lui appoggia troppo il centrosinistra di Bersani e non abbastanza il suo compagno di merende Formigoni.

E tutti gli intrighi dietro alle Giornate Mondiali della Gioventù e al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Un macello.

 
Ci si mette anche un vescovo australiano, che si fa portabandiera della crociata per il sacerdozio femminile e lancia la moda di mirabolanti assoluzioni collettive, che rendono inutile la tradizionale confessione individuale. Figurarsi.

E tra una serie incredibile di scandali sessuali, incroci maldestri con la magistratura italiana, e rapporti minati con i leader di altre religioni, sbucano fuori anche i terroristi dell’ETA, che pretendono di andare a trovare il papa in Vaticano per discutere insieme le modalità del cessate il fuoco da negoziare con il governo Zapatero.

Tutto questo nell’ambito di uno scenario geopolitico generale che sarebbe già di per sè una fonte sufficiente di preoccupazioni. Il dossier contiene note allarmate sulla crisi economica che sta picchiando duro sui tradizionali “donatori” del Vaticano (e cioè Stati Uniti, Germania, Spagna e Italia), mentre dall’altra parte del mondo fioriscono rigogliose le nuove economie della galassia cinese e indiana, che proprio cattoliche non sono. Si moltiplicano i massacri di cattolici nei paesi più vari, e la Curia romana non sa che pani nè che pesci prendere.

 
Dulcis in fundo, in previsione di un possibile default dello Stato italiano (sì, avete capito bene), nell’autunno del 2011 gli economisti pontifici si buttano a capofitto nella contabilità interna, cercando di mettere a posto i conti vaticani prima di un eventuale visitina della Finanza italiana a caccia degli ultimi spiccioli rimasti. Si renderanno tragicamente conto che, a meno di un aiuto ultraterreno, l’impresa è assolutamente fuori dalla loro portata.

 
(Ricordo ancora: nessuna illazione, tra le cose che ho elencato. Nessun complotto, nessuna congiura, nessun teorema. Sono le parole dei protagonisti, scritte di loro pugno, bollate e firmate. Verba qui manent.)
 

E allora, possiamo ancora stupirci se Benedetto ha scelto la strada della pensione?

Tra le sue carte sarebbe impazzito Dan Brown, sul suo scranno sarebbe rimasto schiantato anche Chuck Norris.
Relegato nelle sue alte stanze, tenuto più o meno all’oscuro, in grado però di cogliere gli echi attutiti delle trame dei piani bassi.
Tirato per la sottana da tutte le parti, riempito di bugie, costretto a fingere di non vedere, bypassato, usato a volte come pupazzo, a volte come nonnino scemo, a volte come manganello.
Costretto a mediare, a cercare di tener calme le acque, a tentare di far ragionare.
Obbligato a conservare quella specie di sorriso davanti alle folle, mentre alle sue spalle fischiavano le pallottole.

Benny ci ha provato. Ci ha provato davvero, ma si è trovato disperatamente solo, di fronte a un gigantesco Himalaya di gomma.
E allora se ne è andato.

E ora, auguri al prossimo.

San_Pietro_Gnamme pulito2
 

Scongelato dal libro “Sua Santità – Le carte segrete di Benedetto XVI” di Gianluigi Nuzzi, 2012.

Se volete andare a trovare Gianluigi Nuzzi, lui blogga qui.
 

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Discussione

4 pensieri su “Habimus papam

  1. Strepitoso Niarb, mi comprerò il libro di Nuzzi, sperando di trovarlo.
    Intanto mi salvo questo tuo post, chissà che a qualcuno non venga in mente di cancellarlo…
    Ah, e poi lo giro.
    Ultimamente pare che il dito si chiami Grillo…magari qualcuno capisce cosa sta facendo e si ferma in tempo….

    Mi piace

    Pubblicato da dani2005dani | 24 febbraio 2013, 1:07 pm
    • Grazie dear.
      Ora che mi ci fai pensare, da ‘stamattina c’è una lunga auto nera coi vetri oscurati parcheggiata davanti a casa mia. E il telefono non funziona. E ho trovato il gatto impiccato.
      …per favore, ricordatemi com’ero. 🙂

      P.S. Ieri sera su La7 c’era un programma di Nuzzi sul caso di Emanuela Orlandi. Non l’ho visto, ma spero nel podcast. Se hanno permesso che andasse in onda quello, spero che nessuno venga a rompere le uova su WordPress…

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 24 febbraio 2013, 2:36 pm
  2. NIAAAAAAAAAAAAAAARB…non parlarmi MAI di gatti impiccati…dì piuttosto assessori impiccati o altra gentaglia del genere ma lascia, ti prego anche in metafora, in pace le creature come i gatti (e i cani e le tartarughe e gli ippopotami).
    L’auto nera era mia, ti stavo proteggendo, ma se non vuoi, lascio passare quelle tre motociclette piuttosto fastidiose che mi stanno seguendo da ore…

    Mi piace

    Pubblicato da dani2005dani | 25 febbraio 2013, 9:20 am
    • Oooh, hai ragione, non era un gatto. Era l’assessore che abita sul mio pianerottolo, quel nanerottolo pelosissimo che si diletta di bondage con le sue stagiste.

      Comunque ora stanno tutti e tre benissimo, hanno preso i loro scooteroni e stanno rientrando in Regione. E ti salutano! 😉

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 25 febbraio 2013, 11:21 am

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