Umanamente

La morale è sempre quella: manda avanti tua sorella

Oggi voglio raccontare una storia decisamente trash. Una storia di sesso e violenza, di inganni e tradimenti, di morti innocenti e di sofferenze immotivate.

Una storia di menzogne e massacri.
Una storia, signori, che metterebbe in imbarazzo Quentin Tarantino.
Per cui, tenete alla larga vecchiette e bambini. Oggi si fa sul serio.

 
Dunque, c’è questo tipo, che chiameremo A.
A. è un uomo rispettabile, il classico pilastro della comunità. Un personaggio tutto casa e chiesa, per intenderci. Anzi, forse più chiesa che casa – non so se avete presente il tipo: il tipico baciapile, benpensante d.o.c., di quelli che ci tengono a essere rispettati e portati ad esempio.

Ma anche lui, però, come tutti i moralisti, predica bene e razzola un po’ come gli pare. Capita infatti che A. abbia una sorellina, chiamiamola S., che al fiorire dell’adolescenza sboccia in una clamorosa stragnocca. E allora A., alla faccia di tutte le sue fisse religiose, moralistiche e sociali, decide che non può lasciarsi sfilare di sotto il naso un bocconcino così, e se la sposa.

(Cominciamo bene, vero? Una decina di righe e siamo già all’incesto.)

 
Ma sapete come vanno queste cose. Ai VIP si perdona tutto. E così i concittadini di A. e S. passano gradualmente dall’idea del linciaggio, all’indignazione, alla disapprovazione, a un vago fastidio, per poi fregarsene del tutto e tornare ad occuparsi delle proprie facende.

 
La vita dei due fratelli-amanti tira avanti senza particolari scossoni, fino al giorno in cui scoppiano all’improvviso dei disordini politici. In effetti A. sarebbe una sorta di capo della comunità, ma quando c’è di mezzo la pelle non è certo il tipo che stia lì a mettersi tanti pensieri. In fretta e furia, A. e S. fanno su i loro quattro stracci e scappano all’estero.

La fuga però è un po’ troppo precipitosa, e quando i due varcano la frontiera si rendono conto di non avere con sè i passaporti e gli altri documenti. Vengono quindi arrestati e portati di fronte al capo locale.

A questo punto A. fa un rapido bilancio della situazione. “Tecnicamente parlando, siamo immigrati clandestini, “pensa, “e questa è gente che non scherza. Qui si rischia, come minimo, la galera”.

Ma c’è di più: S., l’abbiamo detto, è uno schianto. Di certo, non il tipo di donna che uno sbatte a cuor leggero in una cella ad ammuffire. Il capo locale, ad esempio, se la sta già mangiando con gli occhi. E anche i suoi giannizzeri sono sull’attenti.

A. quindi pensa: “Da come se la guardano, direi che S. rischia tutto ma non il carcere. Ma io? Io sono suo marito. Sono un intralcio. Se tanto mi dà tanto, qui va a finire che mi fanno sparire, il gran capo si porta a casa S., e tutta la faccenda verrà dimenticata.”

Brutta prospettiva, vero? A. è un uomo di solidi principi, ma di fronte all’idea di finire in qualche fosso con la gola tagliata si mette in tasca la sua correttezza e la sua onestà, e indossa le orecchie da coniglio.

Sfodera quindi il suo miglior sorriso e dice al boss: “Amico, volevo presentarti mia sorella. Niente male, eh? Beh, è tutta tua.”

Il boss lo guarda di traverso, e fa: “Tua sorella? Mi avevano detto che era tua moglie.”

“Mia sorella, mia sorella. E’ una ragazza fantastica. Tanto affettuosa. Vedrai. E mi è tanto affezionata, poverina. Non credo che reggerebbe, se mi dovesse capitare qualcosa.”

 
Il boss (che, nonostante la sua carica altisonante, è decisamente una brava persona) riconsidera rapidamente la situazione, e dice: “Beh, se le cose stanno così… Voglio dire, se la signorina non ha impegni sentimentali… Credo non abbia senso star qui a fare tanto i fiscali. Mentre cerchiamo di chiarire la vostra posizione, direi che la cosa migliore è che lei rimanga ospite a casa mia. Ho un lettone tanto grande…”

A. capisce di aver fatto centro. Il boss lo fa rimettere in libertà, e anzi, per garantirsi che resti tranquillo e fuori dai piedi, gli mette a disposizione un appartamento di lusso pieno di ogni ben di dio – cibo, alcolici, gadget di ogni genere, servitù… e naturalmente un set completo di puttanoni. A. diventa tecnicamente un cornuto, ma la cosa (chissà perché) non lo turba più di tanto.

 
Ma c’è un problema. A. ha un amico molto potente, un boss vero, uno di quelli che non scherzano. E questo Boss (lo scrivo con la maiuscola, per distinguerlo) considera A. e S. dei figli, per cui quando gli giunge notizia dell’arresto monta su tutte le furie. E le sue furie, si dice, sono cose che passano alla storia.

 
Il Boss quindi si fionda nel paese straniero, e scatena tutta la sua inimmaginabile violenza contro il povero boss locale e la sua famiglia. E già che c’è, si accanisce anche contro la popolazione del posto: donne, vecchi, bambini, cihuahua. Tutti.

E’ il panico: il sangue scorre a fiumi, e nessuno riesce a capire il perché di tanta furia. Finchè un giorno qualcuno suggerisce allo spaventatissimo boss locale che forse A. potrebbe essere in grado di spiegare il motivo di tutto quel pandemonio. Allora il boss chiama A. e gli dice:

“A., ma tu lo conosci quel matto là fuori?”

“Beh, sì, più o meno… è un amico.”

“Un amico? E io cosa sarei, un nemico? Gente, io vi ho ricevuto con tutti gli onori, e non vi faccio mancare niente. E’ dunque questo è il vostro modo di ringraziare per l’ospitalità? Scatenarmi addosso i vostri amici psicopatici?”

“Beh, sai,” dice A. “il mio amico è un po’ turbato per questa storia tra te e S.”

“Storia? Ehi ragazzi, S. era una criminale. Avrei potuto farla imprigionare, avrei potuto farla uccidere. Avrei potuto sbattermela come un polipo e poi passarla ai ragazzi dell’esercito. E invece me la sono sposata, e ho fatto di lei una donna onesta, e di te il genero più ricco del paese. Chiamala ‘storia’!”

(Visto? L’aveva pure sposata. Ve l’ho detto che era una persona perbene).

 
A quel punto A. comincia a dondolarsi sui tacchi e a fissarsi la punta dei piedi:

“Beh, in effetti c’è una cosina che non ti ho detto, capo. S. è mia moglie. E al mio amico, là fuori, dà un po’ sui nervi la poliandrìa. Specie nei confronti delle mogli dei suoi amici. Purtroppo è un tipo un po’ all’antica.”

“S. è tua moglie?” fa il boss, strabuzzando gli occhi. “Ma brutto deficiente, mi hai detto che era tua sorella!”

“Sì beh, sorella, moglie… abbiamo un rapporto molto stretto…”

“Ma… pezzo di mentecatto, tu lo sai chi sono io? Hai idea di quante pollastre siano pronte a fiondarsi nel mio letto, ad un mio minimo cenno? Ti sembro uno che ha bisogno di rubare le mogli degli altri? Razza di idiota, se mi avessi detto la verità, non te l’avrei neanche toccata!”

“Beh, io la verità te l’ho detta. Non tutta, lo ammetto. Però un pezzettino di verità è sempre meglio di niente, no?”

 
Morale: A. e S. vengono sbattuti fuori dal palazzo, e dal paese, con la speranza che questo possa bastare a placare le ire del feroce Boss loro amico. Ovviamente non basta, per cui il povero boss locale è anche costretto a ricoprire i due fedifraghi di oro, argento e altre piacevolezze, con le quali i due si mettono a fare la bella vita.

 


Tempo dopo, la scena si ripete. Punto per punto.

Stesso copione, paese diverso.

Anche questa volta, A. racconta la balla della sorella, e molla S. nelle grinfie del politico locale, che tra l’altro è un vecchione completamente inoffensivo sul piano erettile. E, come la prima volta, ottiene in cambio ricchezze di ogni genere, e compagnia prezzolata.

Ancora una volta, l’amico incazzereccio parte alla riscossa, anche se questa volta sa già cosa si troverà di fronte: un povero disgraziato che si è messo in casa S. senza avere la minima idea della sua vera identità. Ma la buona fede evidentemente non è un’attenuante: la visitina mafiosa scatta comunque, con le solite minacce di morte e distruzioni assortite.

Questa volta, però, il Boss aggiunge al suo intervento un agghiacciante tocco mengeliano: rapisce infatti tutte le donne della casa del politico (moglie, figlie, addirittura le colf), le anestetizza e gli lega le tube, rendendole sterili.

Quando il vecchione scopre l’inganno, si ripete la solita scena: disperazione, che diventa stupore, poi incredulità, e finalmente rabbia. A. fa naturalmente il pesce in barile (immagino ridacchiando sotto ai baffi), e alla fine i due imbroglioni vengono messi alla porta. Questa volta, oltre che con il solito corredo di ori e gioielli, con anche il rogito di un bel pezzo di terreno edificabile in una zona di pregio.

Il Boss torna a operare le donne, risistemandogli le tube e restituendogli la possibilità di procreare – ma non, sospetto, il buonumore.

Gran finale con i due amanti incestuosi sempre più ricchi, tanto da spingere lui a darsi alla politica.

 


 
Lo so, è una storia decisamente trucida. Non so quale di tutte queste carognate sia la più odiosa: l’ipocrisia, l’inganno, il tradimento, il ricatto, la violenza gratuita, l’accanimento sulle donne e sugli innocenti, il sadismo.

Però dovreste essermi grati, perché questa sordida vicenda ve l’ho riassunta e un po’ addolcita, per risparmiarvi la crudezza originale.

Ma se per caso voleste la versione integrale, accomodatevi. La trovate in Genesi, capitolo 12, versetti 10-20, e Genesi, capitolo 20, versetti 2-18.

E sempre sia lodato.
 

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Discussione

6 pensieri su “La morale è sempre quella: manda avanti tua sorella

  1. Orsù, il mio commento è questo:

    NON AVEVO DUBBI.

    Ma io sono atea agnostica e diffidente verso qualsiasi tipo di “religione”, OPPIO DEI POPOLI e ARMA DI MANIPOLAZIONE DI MASSA.
    La realtà fisica è dura, quindi sognare ipoteti mondi alternativi dove tutto ti va dritto e farlo in modo collettivo (una specie di trance) e come sfuggire?

    Adesso la religione più seguita si chiama SMARTPHONE o IPHONE.

    Idioti che per vedere il tempo lo leggono sullo touch screen…

    E LA FINESTRA?

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    Pubblicato da dani2005dani | 2 novembre 2012, 12:25 pm
  2. Per non parlare di quelli che per capire se il Tizio o la Caia sono davvero l’altra metà del cielo mandano un SMS a quei numeri pazzeschi che pubblicizzano in TV. Non conosco nessuno che ammetta di averlo fatto, ma se li passano di continuo in seconda serata vorrà dire che c’è in giro un bel po’ di uberfessi che li usano, no?

    Va là che erano bei tempi, quelli degli incesti e dei profeti pinochietti. Una bella piaga d’Egitto, tabula rasa, e via.

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    Pubblicato da Niarb | 3 novembre 2012, 10:32 pm
  3. uf!!! e io che stavo per chiederti come mai il Boss incazzoso invece di venire a spaccare le reni a destra e manca non salvava direttamente i suoi protetti ammollandogli ricchiezze e terreno.
    e non fa una piega che io chieda proprio quello che ho detto 🙂

    Interessante Niarb. Mi sa che ti stai sparando quintalate di Bibbia … già con i condomini avevi fatto furore. Qui abbiamo un inizio di trama niente male. Riscrivila, ampliala, trasforma e caratterizza i personaggi … figata!

    CLAP CLAP!!!

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    Pubblicato da cavallogolooso | 5 novembre 2012, 3:01 am
    • Grazie Cavallogolooso, sei sempre molto gentile (oltreché incoraggiante). In realtà, come sempre, mi leggo quintalate di tutto, dal Rig Veda alle istruzioni per i cerotti. Purtroppo cedo alle mie curiosità più di quanto vorrei – vorrei anche scrivere ogni tanto…

      Comunque la cara vecchia Bibbiona è sempre una fonte di ispirazione stellare. Mi toccherà ri-citarla prima o poi, sempre che qualcuno non mi tiri dietro una fatwa. 🙂

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 5 novembre 2012, 10:36 am

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