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L’Harry Potter di Wall Street

Conoscete la storia di Jonathan Lebed?

Probabilmente no. Non è famosa quanto meriterebbe.

Ed è un peccato, perché è una storia sorprendente, istruttiva, divertente, molto attuale. E, soprattutto, è vera. Incredibile, ma vera. Una storia su cui un regista in gamba dovrebbe buttarsi a testa bassa.

 

E’ la storia di un ragazzino che, alla verde età di 15 anni, si mise in tasca la bellezza di 800.000 dollari facendo fessi i guru di Wall Street. I quali guru, per niente sportivi, reagirono molto male, e cercarono una vendetta esemplare.

Insomma, è la storia di un Davide minorenne contro un branco di furibondi Golia del governo federale: cosa volete di più?
Harry Potter, più Peter Pan, più Braveheart: una vicenda imperdibile.

 

Il fatto è che in tutta questa storia, a pensarci bene, c’è qualcosa che non torna. Perché, dopotutto, non c’è niente di male nel far soldi giocando in Borsa. La Borsa è stata inventata proprio per questo.

Oh, certo, i ragazzini non dovrebbero pasticciare con le azioni. E’ illegale, d’accordo. E forse qualche aspetto delle acrobazie finanziarie del giovane Lebel era, anch’esso, ai limiti della legalità. Ma non basta. Non basta a spiegare il livore con cui i potenti signori di Wall Street scatenarono la loro ira funesta nei confronti dello sbarbatello.

Non è per caso che, volontariamente o meno, i giochetti di Jonathan portarono alla luce qualcosa di molto, molto seccante per i magnati di Wall Street? Non è che è questo il vero motivo per cui questa storia è così poco pubblicizzata?


 
Forse è meglio partire dall’inizio. Tanto per incominciare, diciamo subito che Jonathan Lebel non era il prototipo del genietto yuppie che potrebbe venire in mente a uno sceneggiatore di Hollywood – una versione in scala di Gordon Jecko, per capirci.(1)

Al contrario, era il tipico adolescente americano anni ’90: brufoloso, sociopatico, con il cavallo delle braghe rasoterra e le scarpe da basket rigorosamente senza lacci. Viveva con i genitori a Cedar Grove, New Jersey, uno di quei tipici quartieri disneyani con le strade, le case e i giardinetti tirati col righello.

I genitori di Jonathan non erano né economisti, né maghi della finanza, né hackers. Erano una buffa coppietta middle-class che pareva uscita dalla sit-com George e Mildred: protettivi, spaesati, retrò, un po’ isterici, sempre dietro a bisticciare, lontani anni luce dal mondo dei computer e degli indici di borsa.

Un giorno, quando Jonathan ha 11 anni, il padre annuncia che la società per cui lavora ha deciso di pagargli parte dello stipendio in azioni. Come migliaia di altri americani si trova quindi più o meno costretto a seguire in TV l’andamento dei suoi titoli. Jonathan, ragazzino curioso, lo imita. E, ben presto, lo supera: affascinato da quei numeretti che vanno su e giù, e che quando vanno su fanno felice il padre, mentre quando scendono lo fanno infuriare, comincia a passare ore incollato ai canali finanziari della pay-TV. Comincia a svegliarsi alle 5 di mattina per fare il pieno di notizie di borsa prima di andare a scuola. E, dopo i compiti, naturalmente ricomincia.

Come regalo per il suo dodicesimo compleanno, chiede ai genitori di aprire un conto on-line e di versarci gli 8.000 dollari che i genitori avevano depositato in banca a suo nome quando era nato. E così, utilizzando l’account della madre, comincia a esercitare il suo talento. Jonathan capisce in fretta che la maniera migliore di far soldi è ignorare sistematicamente i consigli del padre e degli altri adulti, e fidarsi esclusivamente del suo intuito. In questo modo, trasforma nel giro di un anno i suoi 8.000 dollari in 28.000. Che sarebbe già più che sufficiente per catalogarlo come “genio”. Ma i genii non seguono le regole: le inventano.

 

Jonathan piazza le sue piccole scommesse (poche centinaia di dollari, a volte un migliaio) non sulle solite multinazionali sulla bocca di tutti, ma su piccole aziendine locali. Nei weekend si fa accompagnare dai genitori presso le sedi o i punti vendita delle società su cui ha intenzione di investire per osservarle da vicino, annusarne l’aria, catturare indizi. Ad esempio, vedere se c’è attività o aria fiacca, se gli edifici hanno un’apparenza curata o decadente. Cose così. Cose che, accoppiate ad attente letture dei quotidiani locali e ad interminabili ore di navigazione su Internet, lo portano a farsi un’idea personale del valore che potrebbero assumere le azioni. E, generalmente, ci azzecca.

Costruisce i suoi 28.000 dollari così, poco alla volta.

Inevitabilmente, comincia a catalizzare molte attenzioni. Le sue “intuizioni” attirano l’attenzione dei giornali e delle televisioni locali. La gente comincia a fermarlo per strada per chiedergli consigli su come investire. I suoi professori, i colleghi del padre, i genitori dei compagni di scuola, semplici conoscenti: in tanti fanno la fila per strappargli qualche consiglio illuminato. Jonathan non rifiuta una dritta a nessuno, e un po’ alla volta mezza Cedar Grove si trova un po’ di soldi in tasca grazie a lui.

 
Un bel giorno Jonathan decide di aprire un sito web. Ed è l’apoteosi: in breve tempo, le dritte che dispensa a imprenditori, società finanziarie, analisti di Wall Street (e anche qualche truffatore) lo portano alla ribalta a livello nazionale. Un sacco di gente vorrebbe addirittura incontrarlo di persona, ignorando che si tratta di un ragazzino. Inevitabilmente, in famiglia cominciano a preoccuparsi. Gli eventi stanno prendendo una strana piega: telefonate a tutte le ore, file di aspiranti trader che bussano alla porta. Lo capiscono persino George e Mildred: c’è qualcosa di strano, in quel ragazzo.

Ma Jonathan continua per la sua strada. Anche perché, in quel periodo, matura la decisione chiave: è ora di cambiar tattica, e di fare il salto di qualità.
Indovinare cosa faranno i mercati richiede intelligenza, talento, e un durissimo lavoro di raccolta di informazioni e analisi dei dati. Jonathan tutte queste cose le fa, e le fa bene. Però, alla fin fine, è sempre una questione di fortuna. E la fortuna, prima o poi, gira.
Jonathan capisce che non ha senso lasciare il gioco nelle mani del caso: è molto meglio controllare il mercato, e fagli fare quello che vuole lui.

 

La tecnica che inventa, come tutte le cose geniali, a posteriori appare semplicissima. Tranne che, prima di lui, non era venuta in mente a nessuno.
Jonathan infatti intuisce l’immenso potenziale comunicativo di Internet, e si iscrive ad alcune chat di argomento economico (tipo Yahoo Finance), che inonda di messaggi di questo genere:

Ehi, attenzione! Entro una settimana il titolo XY esploderà, passando dagli attuali x centesimi per azione ad almeno 50 volte tanto! La ditta XY sta infatti per lanciare sul mercato un nuovo prodotto rivoluzionario, e in più ha aperto una consociata a Hong Kong che, da sola, dovrebbe raddoppiare il fatturato del gruppo in sei mesi. In questo momento i maggiori analisti di Wall Street stanno diffondendo notizie pilotate circa un possibile scoperto dell’azienda, al solo scopo di mantenere basso il valore azionario. Ma in effetti l’accaparramento delle azioni è già iniziato! Io ho già acquistato tot azioni a tot, ed entro la settimana prossima completerò gli ordini di acquisto con l’obiettivo di rivendere a tot. Se volete essere della partita, sbrigatevi! Il guadagno è garantito a patto di piazzare gli ordini prima della pubblicazione dei risultati di bilancio, giovedì prossimo! Affrettatevi, questo è un treno che passa una sola volta!(2)

 
Un messaggio di questo tipo è un mix di notizie vere e di semplici illazioni. Ma è un messaggio diabolico, perché è estremamente chiaro, diretto e semplice. E’ un messaggio sanguigno ed entusiastico che una persona normale capisce al volo. E può quindi far scattare il meccanismo: dài, provo a fidarmi.

E’ un messaggio completamente diverso dai freddi comunicati per addetti ai lavori che affollano i quotidiani finanziari. Senza contare che i quotidiani finanziari raramente dedicano spazio alle piccole realtà locali.

La mossa vincente di Jonathan è proprio questa: non mettersi a scrivere articoli, smettere di dare consigli privati a singoli individui, e diventare uno spacciatore di confidenze su larga scala.

 
L’effetto è dirompente: la XY di turno è invariabilmente una piccola società, per cui sul mercato se ne scambiano poche azioni. Se un bel giorno cominciano ad essere acquistate un po’ più quote del solito, immediatamente il titolo schizza verso l’alto – per far schizzare verso l’alto un titolo come Apple o General Motors occorrerebbe acquistare per miliardi di dollari, ma per la XY poche centinaia di dollari sono già significative. Non appena il titolo cresce, il mercato se ne accorge, e allora cominciano a comprare in tanti. E’ un automatismo tipico delle borse: a nessuno interessa se l’azienda sia sana o sia davvero in procinto di aprire una filiale in Cina: interessa solo che in pochi giorni ha fatto registrare un’impennata. A quel punto, la valanga è innescata. Il titolo balza agli onori delle cronache (finanziarie), e milioni di investitori in ogni parte degli Stati Uniti cercano di salire sul treno finchè c’è da guadagnare. Perchè, prima o poi, il valore di quell’azione smetterà di salire.

Jonathan, prima di inviare il suo messaggio, ha ovviamente comprato azioni della XY al loro valore reale, pochi spiccioli. Dopo aver scatenato l’inferno, assiste impassibile alla folle crescita del titolo, e quando decide che può bastare, vende. Guadagnandoci decine di volte più di quanto ha investito. E poi assiste tranquillo all’inevitabile scoppio della bolla: dopo le prime vendite, qualcuno comincia a chiedersi se abbia davvero senso pagare le azioni XY a quel valore, e vende. Le vendite fanno scendere un po’ il titolo, e a quel punto tutti cominciano a vendere. Il titolo crolla, e chi arriva ultimo si accorge di averci perso vagonate di dollari.

A quel punto Jonathan ricomincia. Punta un’altra aziendina promettente, ne compra più azioni possibile, e va quindi a seminare le sue “voci di corridoio” in giro per il web.

 
Non è un meccanismo perfetto? Sì che lo è. Bastava pensarci.
Jonathan, che ci ha pensato, ha messo insieme 800.000 dollari.
Molti di noi, 800.000 dollari non li vedranno tutti insieme nemmeno dopo una vita di lavoro.
Jonathan, a quindici anni, li ha guadagnati in sei mesi.

 
Ecco cosa intendo quando dico che questa storia è istruttiva. Non vi sentite, in questo momento, un po’ più stupidi di quando avete iniziato a leggere? Io sì.

Ma in questa storia, però, c’è anche un lato oscuro. Perchè il piccolo Johnny non poteva passarla liscia.
Qualcuno si accorse di lui. Qualcuno di molto grosso.
E di molto arrabbiato.

 
(La storia di Jonathan Lebed si conclude qui.)

 
Ispirato da “Next – Il futuro è già avvenuto”, di Michael Lewis (2001).


Nota 1: Gordon Jecko è il mago della finanza protagonista dei film di Oliver Stone “Wall Street” e “Wall Street 2 – Il denaro non dorme mai”. Torna su

Nota 2: Questo non è un autentico annuncio di Jonathan, è una mia sintesi. I suoi annunci sono molto più coloriti, pieni di maiuscole e punti esclamativi, e soprattutto pieni di significato. Però rende l’idea. Torna su


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