Italia bella, Umanamente

Il giorno della privacy – un decalogo per sopravvivere

Urca, tra meno di un’ora entrerà in vigore il regolamento generale europeo sulla gestione della privacy.
Lo sapevate, vero? Perché si tratta di una norma che prevede (panico! panico!) aspre sanzioni per gli inadempienti.
E gli inadempienti, a quanto pare, si contano ancora nell’ordine dei milioni.

Anche se, (curiosità geografica!), sono tutti concentrati in una precisa zona d’Europa.
E siccome non so come esprimerlo a parole, tenterò con un disegno.

 
Se il concetto è chiaro, anche il motivo dovrebbe brillare come un razzo tracciante in una notte mediorientale.

Forse, penserete voi, l’Unione Europea ha informato tutti quanti per tempo sui tempi di questo adempimento, ma lo ha fatto esclusivamente in inglese (e noi, si sa, con le lingue…)?

Oppure stanno ancora cercando la bacheca giusta su cui affiggerlo (lo mettiamo a Roma? ma ci sono più industrie a Milano… e l’ombelico d’Italia è a Rieti… poi la gente va più volentieri a Cesenatico…)?

Oppure è che sono proprio crudeli nei nostri confronti:

“Zì, diziamo niente a taliani e faziamo difentare loro inadempienten!”
“Oui, fantastique, depuis li cazziamò e li multiamò.”
“Hola, buena idea. Spremiamolos come mandariños.”

 
C’è anche una quarta ipotesi. Ma è talmente tirata per i capelli che la butto lì solo per far numero.
Il motivo sarebbe che gli italiani sono talmente abituati ai rinvii, le proroghe e le deroghe, che una scadenza secca, concreta, inappellabile, non la percepiscono nemmeno. Come gli ultrasuoni.

Tanto per dire, in Italia c’è già un voluminoso decreto legge che regola la privacy, in tutti i suoi risvolti, da ben diciotto anni.
E diciotto anni sono un’enormità. Diciotto anni, per dire, sono sufficienti per trasformare una microscopica, meravigliosa, perfetta, cellula primordiale (lo zigote) in qualcosa di completamente diverso, enorme e mostruoso, tipo Young Signorino. C’è da farsi venire i brividi.

 
Eppure, il decreto del 2003 è meno conosciuto di una qualsiasi parrucchiera cerebrolesa che si sia insaponata le tette al Grande Fratello, o di un minus habens sovratatuato che abbia piluccato paguri sull’Isola dei Famosi.

Pensate che il Garante della Privacy è un uomo talmente solo e abbandonato che a volte vanno a trovarlo, mossi a compassione, Giovanni Soldini e il cosmonauta russo Valerij Bykovskij (quello che negli anni ’60 divenne recordman di transvolata spaziale in solitaria).

 
Ma ormai, sia come sia, è giunta l’ora della privacy. Manca poco a mezzanotte.
E qui alla Afterfindus vorremmo renderci utili.
Lungi da noi, naturalmente, l’idea di sostituirci ai costosi consulenti specializzati.

Con il vostro aiuto, vorremmo invece stilare un prontuario di “quick wins“, regole fondamentali, promemoria salvavita. Un po’ come la checklist che usano i piloti prima di far decollare l’aereo: se ci sono troppi “no”, meglio lasciar perdere.
Questo volo (la privacy) non fa per voi.


SALVAGUARDARE LA PRIVACY – PRINCIPI ELEMENTARI
 

  1. Postare sui social foto dei vostri figli. E’ sbagliato. Potrebbe attirare l’attenzione dei pedofili. A meno che i vostri figli non abbiamo quarant’anni e lavorino come buttafuori in una tavola calda per boss della mafia.
  2. Pubblicare continuamente aggiornamenti di stato tipo “Ho appena fatto il check-in all’Holiday Inn di Canazei”. “Sono qui sulla Tour Eiffel”. “Siamo appena decollati da Heathrow”. E’ da idioti. A parte che state dando informazioni preziose ai ladri di appartamento, se vi becca una hostess e lo dice al comandante, sono cavoli vostri.
  3. Taggare a casaccio la gente nelle foto. Perché la volta che capiterà a voi, e la vostra dolce metà vi chiederà “Cosa ci facevi, LI’? E chi è quel puttanone che hai di fianco?” brandendo il coltello del prosciutto, allora capirete l’importanza del farsi i cacchi propri.
  4. Postare selfie. Perché la prima volta che pubblicherete invece una fotografia cristiana, con la prospettiva a posto, l’inquadratura centrata, e il vostro faccione perfettamente a fuoco, la vostra metà di cui sopra vi chiederà: “E questa chi te l’ha fatta?”. E potrebbe avere in mano ancora quel coltello.
  5. Postare foto di gatti. Perché dei gatti non se ne sbatte nessuno, ma dietro ai gatti c’è tutto il vostro appartamento, e lì si vede se avete quadri decenti, soprammobili non dell’IKEA, un televisore che vale qualcosa, impianti di telesorveglianza, e soprattutto se vi piace lasciare aperta la portafinestra della terrazza.
  6. Neanche da dire, condividere vignette spiritose. Da lì qualunque beota può risalire al vostro orientamento politico, religioso, sessuale – che sono tutti dati sensibili. E poi non stupitevi se al primo “flame” vi daranno dei fascisti baciapile erotomani, o dei comunisti mangiapreti ricchioncelli. Prendendoci in pieno.
  7. Pubblicare il proprio curriculum. Passi pure la fotta di cambiare lavoro, ma così non è che si mette a rischio la privacy: praticamente la si abbandona legata ad un lampione nei bassifondi con la bocca imbavagliata e le mutande abbassate.

    Con il curriculum in mano e la calcolatrice nell’altra, è un attimo realizzare quante volte siete stati bocciati, quanto ci avete messo per imparare l’inglese, e quanti anni siete stati a cazzeggiare in giro senza combinare niente di utile.

    (E se poi vi venisse in mente di pubblicare qualcosa di non perfettamente dimostrabile con precisione ingegneristica, chiedete informazioni all’attuale presidente del consiglio…)

  8. Fare auguri di compleanno. Eddai. E’ un modo crudele di bruciare alibi perfetti, costruiti in anni di infinita pazienza, instancabile applicazione e spaventose quantità di denaro INVESTITO in palestre, centri massaggio, saloni di abbronzatura, e reparti di chirurgia estetica. Fate gli auguri per Natale, per Capodanno, e per la Festa della Repubblica. Può bastare.
  9. Registrarsi sui siti (qualsiasi sito, tranne questo) per scaricare gratis minchiate inutili, o avere un preventivo, o ottenere un qualche servizio, o iscriversi a qualche fastidiosissima newsletter. Con le opportune proporzioni, è come se gli africani nel 1700 avessero autonomamente organizzato un giro di battelli per andare a offrirsi come raccoglitori di cotone in America, o come se i contadini europei del 1500 si fossero messi a bestemmiare davanti ai funzionari dell’Inquisizione.

    Ti registri nei siti, poi ti lamenti che ti assillano con le pubblicità? Come si diceva una volta (ma adesso non si può più), “in giro in minigonna? te la sei andata a cercare”.

  10. Attaccare adesivi rivelatori sull’automobile, sullo scooter, o sulla valigetta. Perché al prossimo gliene può fregare il giusto che sei andato in Sardegna in traghetto, hai fatto scuola di sci al Tonale, doni sangue, o hai un marmocchio a bordo (anche se qualche furbastro ci aggiunge il nome: “Marco a bordo”, o peggio – v. foto).

    Quello che fa gola ai professionisti del furto di identità è sapere se davvero sei uno che spreca tempo tifando Juve o Milan o Inter o Napoli o quello che è, perché da lì a risalire alla tua visione del mondo, ai tuoi interessi e alle tue abitudini il passo è breve. Come diceva George Clooney nel film Fra le nuvole: “Faccio come mia madre. Uso stereotipi. Si risparmia tempo”.

 
Queste le prime cose che ci sono venute in mente.
Meglio un elenco parziale, abbiamo pensato, che nessun elenco. La mezzanotte incombe.

Ma, adorati lettori, se avete altri suggerimenti, vi preghiamo di volerli condividere con noi.
Potete scriverli direttamente nel riquadro qui sotto, firmandoli con nome e cognome, data di nascita, peso altezza e densità, e (ai fini di riservatezza) il codice “123123123” se fate parte di una religione monoteista, il codice “AHIAHIAHI” se avete malattie esantematiche, il codice “OOOOOH” se avete una villa in Sardegna, e una piccola foto a figura intera se siete una donna tra i 20 e i 40 anni in cerca di raffinate evasioni.

Perché la privacy è una cosa da prendere sul serio.
 

 
P.S. A dimostrazione di quanto mi fido di voi, pubblico qui sopra una mia foto assolutamente sensibile, certi che la tratterete con il livello di privacy adeguato, e la venerazione che merita.
 


Solleticato dai commenti di Daniela (lì sotto), che mi ha suggerito il punto

11. Geolocalizzare il prossimo, o da esso farsi geolocalizzare

aggiungo quello e un ulteriore punto alla checklist:

12. Cedere senza combattere alla biometria. Pur di non sottometterci al faticosissimo fardello di digitare quattro numerelli o fare uno scarabocchio per accedere al nostro smartphone (smart lui, fessi noi), lasciamo l’incombenza di riconoscerci alle tecnologie biometriche. Affidiamo cioè le nostre impronte digitali, o addirittura la nostra bella facciotta, a server sofisticati dotati di algoritmi in grado di scansionarci, digitalizzarci, archiviarci, e riconoscerci per sempre. Un’azione di schedatura di massa che non è mai riuscita a nessun regime, totalitario o meno, e che se la si andasse a raccontare ai defunti gerarchi della Stasi o dell’FBI, ri-morirebbero, squassati senza speranza da poderosi orgasmi multipli.

Contenti noi…
 


Fonti delle immagini:
Cartina d’Europa: Twisted Sifter. (Le frecce sono mie.)
La cellula: Scienziatimanontroppo.
Il genio del trap Young Signorino: Genius, figurarsi.
La mia radiografia: Servizio Sanitario Nazionale.

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Discussione

32 pensieri su “Il giorno della privacy – un decalogo per sopravvivere

  1. Tutto fantastico (certo avrei problemi a rispettare la parte su: foto dei gatti e vignette.. ma tanto le mie vignette sono così stupide che i miei orientamenti non si capiscono) peròla tua foto non si vede… sarà protetta dalla privacy?

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    Pubblicato da Judith | 25 maggio 2018, 3:05 am
    • Fantastico, Judith! (tra parentesi: benvenuta su Afterfindus!)
      Hai scoperchiato un possibile dilemma: siamo qui di fronte a un evidente esempio di contraddizione dialettica (sfotte la privacy e poi vi si sottomette) o di imbranamentum simplex?

      In realtà, l’ansia di pubblicare prima di mezzanotte, al termine di una normale giornata di lavoro, doveva avere qualche effetto. L’ha avuto.
      Riparo immediatamente, e ti ringrazio per la visita e la segnalazione. A presto!

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      Pubblicato da niarb | 25 maggio 2018, 8:23 am
  2. A nome delle radiazioni ionizzanti, usate per la tua foto sensibile, chiedo immediatamente il ritiro della medesima. Noi, radiazioni ionizzanti siamo cattive, pervasive e permalose. deformiamo la tua struttura biofisica, se cominciamo a esagerare il tempo di attraversamento dei vostri corpacci umani (bleah, tra l’altro).

    Seriamente, hai un decalogo corretto.
    Una volta si faceva UGUALE, NEGLI AUTOBUS, TRENI, SALE D’ASPETTO, solo che poi le foto tornavano nella mani dei proprietari. Nemmeno dire a alta voce nel proprio giardino le date di assenza per vacanza è intelligente, figurarsi dentro un treno (lo so perchè è successo una ventina di anni fa a una chiacchierona in treno che mi stordiva alle 7.30 di mattina blablando sulla qualsiasi e soprattutto sui cazzi propri. Qualcuno ne deve aver approfittato e lei si stava chiedendo, a alta voce, come mai sono andati a casa sua proprio quando era in vacanza. Intimamente ero d’accordo con i ladri).
    Adesso si consuma energia per dire cosa si ha mangiato a colazione, come è avvenuta la defecazione, il cambio di mutande e il tipo di collutorio. Sui social, feccialibro soprattutto dove pare si siano radunati gli ingenui mondiali (non che tuita sia meglio ma malmeno non è così trendy e diffuso).
    I miei gatti hanno il livello di riconoscimento ambinetale che hai nella fotina della mcina che uso per chiacchierare con te.
    Inoltre da sempre, noi anziani non nativi digitali, MAI E POI MAI mettevamo il nostro nome e cognome on line, nemmeno per iscriversi a un sito che ci dava una mail, mai. Ho sempre messo nick, non uso la geoposizione, e per quello posso sommessamente mostrare le mie propensioni politiche, ma sempre e DICO SEMPRE usando la stessa cortesia e educazione che avrei se vedessi personalmente e fisicamente i miei interlocutori.

    Concludo esaltando tutto ciò che dici contro i GENITORI CRETINI E STUPIDI che mettono foto on line dei prodotti dei loro lombi ocme se fossero UNICI

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    Pubblicato da dani2005dani | 25 maggio 2018, 9:41 am
    • …devo aver toccato il tasto invia….e siccome quesot sito mi ama, voilà…allora concludo veramente.
      I genitori dai 50 anni in giù (quindi anche la mia generazione) sono perlopiù idioti e incompetenti, essendo perlopiù adulti funzionali, con interno da adolescenti e quindi senza la autorevolezza necessaria per imporsi su creature sveglissime come i bambini. Non a caso mettono loro foto sulla rete, indicano nome e età sulle macchine e soprattutto, fotografano e filmano i loro prodotti genetici SOLO CON I CAZZO DI CELLULARE.
      Avete provato a stampare una foto del cellulare?
      Uno schifo vero?
      Ecco perchè esistono LE MACCHINE FOTOGRAFICHE che oramai fanno anche i video.
      Ci sarà uan generazione di persone con foto sgranate fino a quando non dovranno fare la foto pe rla cartà di identità o la patente…E comunque si possono mettere on line le o foto dei figli se proprio ci tenete (i figli cresciuti potrebbero non essere d’accordo), fate in sito, le mettete lì e impedite anche la stampa a video (è possibile).
      Ma io non lo farei.

      Cercherei di chiedermi invece come mai sono cresciuti di numero i locali che NON VOGLIONO bambini.

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      Pubblicato da dani2005dani | 25 maggio 2018, 9:48 am
    • Una volta in autobus ho sentito una tizia raccontare ad alta voce che andava a servizio da una signorina che viveva sola in quella bella casa in fondo a via Tale, la quale signorina aveva bisogno di una persona di grandissima fiducia perché dovresti vedere cosa non ha in quella casa di argenteria, di gioielli, di mobili antichi, di oggetti preziosi… Fiducia decisamente ben riposta!

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      Pubblicato da blogdibarbara | 9 giugno 2018, 1:53 am
      • Aspetta, aspetta. Non è questo il modo di raccontare una storia così interessante. Cos’è questa fretta? Che fine hanno fatto i dettagli narrativi?
        Per cortesia, specifica:

        1. La linea d’autobus
        2. La città in cui si trovano via Tale (e l’autobus)
        3. In fondo sulla destra o sulla sinistra?
        4. E infine, ci sono telecamere visibili? Filo spinato? Cani feroci?

        Comunque hai ragione. Bisogna stare attenti. Non si possono raccontare cose così private e finanziariamente succulente sul primo mezzo pubblico che capita.
        Per informazioni di questo genere, per la miseria gente, usate Afterfindus!

        Grazie della preziosa segnalazione, blogdibarbara!

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        Pubblicato da niarb | 10 giugno 2018, 2:02 am
        • E non ho detto – e tu non lo hai chiesto perché questo va perfino al di là delle tue doti inquisitive – che sono quasi sicura di sapere chi è la signorina in questione, nome cognomi (e questo già da solo è un indizio moooolto sostanzioso) titolo nobiliare professione, nomi e indirizzi dei fratelli con palazzi ancora più ricchi della sua casa e, per due di loro, i lunghi periodi in cui non sono a casa. Volendo proprio strafare, indirizzo della casa al mare disabitata per dieci mesi all’anno (noi del Mossad, cosa vuoi…)

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          Pubblicato da blogdibarbara | 10 giugno 2018, 3:29 am
          • Altro che Mossad: tu sei per la privacy quello che il gatto di Gargamella è per i puffi – una drammatica minaccia.
            E gli autobus che prendi non sono autobus, sono una versione su ruote di qualcosa che sta tra la sala d’attesa del medico di famiglia e il bar aziendale della CIA.

            Fossi nella signorina, comincerei seriamente a prendere in considerazione l’idea di un trasloco…

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            Pubblicato da niarb | 10 giugno 2018, 8:46 am
          • Per dire che fare “social” con o senza smerdfon è sempre stato pericoloso. Adesso è più pericoloso perché non solo ti profilano commercialmente, non solo ti inseriscono in una “bolla di ricerche” così tu non riesci a andare oltre il tuo BIAS indotto, ma proprio si fanno i cazzi tuoi inserendoti in un data base dove ci sono non solo i tuoi dati personali ma anche quelli sensibili, dati artefatti ma verosimili ecc alla Cambridge Analityca. E faccia/di/merda Zuccaberg lo aveva esplicitamente detto a 19 anni, mentre progettava la fecciabuk, che chi si inseriva nella sua rete in quel modo era stupido.

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            Pubblicato da dani2005dani | 10 giugno 2018, 10:28 am
          • Sulla storia del bias indotto avevo voglia di fare un post… come su un sacco di altri argomenti, del resto.
            Entro fine glaciazione magari ci provo…

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            Pubblicato da niarb | 12 giugno 2018, 11:21 am
          • E’ stata formidabile la scena con l’anestesista da cui ero andata per trattare la sciatica. Me lo aveva indicato l’ortopedica, ovviamente non lo conoscevo e non avevamo conoscenze in comune. E dunque mi infila l’ago per la peridurale, intanto parliamo, poi ad un certo momento dico sì ma io sento ancora male, e dopo un momento aggiungo ah, è perché ho ancora l’ago infilato, ecco perché. Lei è una che capisce le cose, dice lui, mi piace. In questo campo, dico, faccio presto a capirle perché purtroppo di guai fisici ho una ricca esperienza, potrei dire che sono una collezionista compulsiva, tipo lei con le moto, per dire. Ah sì, dice lui, quella è proprio una mia passione, ce l’ho in comune con un mio fratello, anche lui ba- – ma lei come fa a saperlo? Ecco, con me è così. E naturalmente la risposta è sempre quella: cosa vuoi, noi del Mossad… (al che uno dice tzè, se fosse davvero del Mossat figurati se lo direbbe in pubblico. Perché la verità è che il modo migliore per nascondersi è quello di esibirsi in pubblico. Figuriamoci se questi trucchetti non li conosciamo, noi del Mossad)

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            Pubblicato da blogdibarbara | 10 giugno 2018, 2:55 pm
          • Non fa una piega. Non so se hai presente “C’era una volta in Messico”, il supertarantiniano film di Robert Rodriguez. C’è Johnny Depp che fa la parte di un agente della CIA in missione segreta in Messico. Va a una corrida per incontrare un losco figuro, e per non dare nell’occhio indossa una spettacolare maglietta con su scritto, per l’appunto, “CIA”. Esemplare.

            Comunque con voi del Mossad preferisco non discutere. Metti che, per dimostrare di non conoscere il krav maga, ti venga voglia di prendermi a suon di krav maga, capisci… No, no, lascio perdere.
            Vuoi le alture del Golan? Tieniti le alture del Golan. Tanto io a sciare vado a Plan de Corones. 😉

            Piuttosto, tornando all’anestesista: anche lui ba- cosa? Bagnino? Barese? Bazurla?
            Non lasciarci così, con l’ago della peridurale mezzo infilato…

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            Pubblicato da niarb | 12 giugno 2018, 11:17 am
          • (rieccomi, sono stata via. sono sicura che nessuno di voi sarà così scriteriato da chiedermi dove, a fare cosa e per conto di chi)
            HAHAHA! Dal Plan de Corones ho abitato per 18 anni a cinque chilometri in linea d’aria! E scommetto che non ti sei mai accorto di essere spiato. Vabbè, torniamo a bomba – absit iniuria verbis. “ba-” che cosa non lo sapremo mai, perché era appunto arrivato lì quando è stato improvvisamente folgorato dalla rivelazione che io sapevo una cosa che non potevo sapere, e si è interrotto. Che poi, spero che lo ammetterete, riuscire ancora a folgorare un uomo alla mia veneranda età non è mica roba da tutti, eh! Poi è stato fenomenale anche lo scambio di mail con un amico blogger, che mi risponde dicendo “saluti da Zagabria”, e io: “Visita ai patri lidi coniugali?” Il fatto è che non solo né nel suo blog, né in qualche commento in giro, né nei numerosi scambi privati, aveva mai detto che sua moglie è croata, ma non aveva mai neppure accennato all’esistenza di una moglie (no, non ho tirato a indovinare: sapevo proprio che sua moglie è croata, anche se non sapevo di quale città). E lui ha risposto: “Il Mossad ti fa un baffo”, giusto per restare in tema.
            Il film non l’ho visto, ma concordo che la maglietta con su scritto CIA era effettivamente la migliore mimetizzazione possibile.
            PS: fare krav maga mi sarebbe piaciuto un sacco, ma dove abitavo prima non c’era, dove abito adesso c’è ma quattro anni fa ho avuto un intenso incontro intimo con una Ford Focus, sulle righe, e fra i numerosi danni permanenti mi sono rimaste le ginocchia distrutte (centrata in pieno perché non ha neanche toccato i freni, volo di parecchi metri e infine scaraventata di faccia sull’asfalto. Le ruote di sono fermate a un paio di centimetri dal mio corpo – dici che poteva andare peggio? No: mentre ero lì per terra in mezzo a una pozza di sangue si è messo a piovere) che solo a sfiorarle quasi svengo dal dolore, e lo stesso alcuni punti delle gambe, per cui purtroppo è diventato impensabile. Però ho fatto due anni di arti marziali, oltre ad essere stata addestrata all’uso delle armi (vere, non giocattoli) dall’età di sette anni. Volendo potrei provare a mimetizzare quelle conoscenze lì.

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            Pubblicato da blogdibarbara | 15 giugno 2018, 3:04 am
          • Ammetto che “absit iniuria verbis” mi ha tenuto al palo per alcuni giorni. Indeciso se fosse un insulto, una minaccia, o un gruppo rock finlandese, ho finto di essermi perso mentre annaspavo sull’odiato vocabolarione italiano-latino e ritorno recuperato alla bisogna dall’oblio della soffitta.
            Ma ora, tranquillizzato dal fatto che non si tratta di altro che l’innocua esortazione “A sedere nella giuria dei verbi” (quella che si usa quando uno sbaglia un congiuntivo per prendere in giro qualcun altro che ha mal coniugato un gerundio), posso lanciarmi in ben altre rivelazioni.
            Prima delle quali (warning: fake news alert), lo sapevi che la Ford è recentemente passata di mano, ed è ora gestita da una holding palestinese? La scelta del modello Focus per azioni dimostrative è tutto fuori che un caso.
            Ci vediamo sulla Pre da Peres…

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            Pubblicato da niarb | 18 giugno 2018, 10:28 am
          • Mamma mia, se penso che quel gran figlio di signorina allegra dopo essermi piombato addosso ha anche fatto finta di essere sconvolto e io me la sono bevuta! Non ci si può credere quanto è cattivo il mondo, non ci si. (quella della giuria dei verbi mi sa che me la rivendo).

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            Pubblicato da blogdibarbara | 18 giugno 2018, 3:21 pm
          • Te l’ho detto. Krav maga. Poi diventano gentilissimi. 😉

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            Pubblicato da niarb | 20 giugno 2018, 10:27 am
          • Tesorodolce, è alle mie ginocchia che lo devi dire. E alle mie gambe mezze necrotizzate e mezze ipersensibili. E alla mia cartilagine del naso frantumata e rattoppata non si sa come. E… Per farli diventare gentili adesso mi ci vorrebbe la 38 special, o la Beretta 22 a canna lunga,

            che però non ho più, sob!

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            Pubblicato da blogdibarbara | 20 giugno 2018, 2:38 pm
          • Cara blogdibarbara, è davvero terribile. Lungi da me qualsiasi ironia (anche se la pistola servita sul vassoio… e dai… lo fai apposta 😊 ). Credo che la tua, e millemila altre storie simili, possano finalmente diventare un lontano ricordo soltanto il giorno che prenderanno piede i veicoli a guida autonoma. Che faranno sicuramente i loro errori, ma niente di paragonabile a noialtri bipedi basati sul carbonio.
            Oppure il giorno che, una qualche divinità benigna, non proibirà qualsiasi veicolo privato dalla stazza superiore al Segway. Mmm, idea succulenta. La metto da parte per un prossimo post. 😉

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            Pubblicato da niarb | 21 giugno 2018, 9:46 am
  3. SCUSA, ALLA FINE DI CHIACCHIERARMI ADDOSSO HO MANCATO IL PUNTO…Allora in Italia non abbiamo MAI E DICO MAI termini di legge OBBLIGATORI , ma solo ORDINATORI, si dai entro quel giorno, e se non lo faccio? Bon si tirerà a campare, prima o poi lo faremo, ma con calma, cazzo vuole sta UE, da noi non succede, ah ORDINATORIO MA ATTENZIONE SENZA SANZIONI, oppure blande sanzioni (ti cambio il colore della carta igienica) della quali noi fieri italiani ce ne impippiamo assolutamente.

    Pensa noi avevamo una legge del 1968 sulla autocertificazione, siamo stati anche i primi sulla sicurezza del lavoro con due leggi del 1955, insomma spesso sappiamo fare ottime leggi che MAI E POI MAI APPLICHIAMO.

    Poi non andiamo mai alle diverse riunioni/commissioni/rotture_di_maroni CHE IN UE ANTICIPANO LE BOZZE DI REGOLAMENTI E DIRETTIVE, ce ne sbattiamo altamente, e quindi arrivano qui come una mannaia e ci lamentiamo DOPO mentre dovevamo lamentarci PRIMA. Già i francesi e i tedeschi cercano di mettercela nel didietro (alla faccia della UE), già molte norme sono rigide come le temperature dei Paesi del nord (noi siamo mediterranei, ma lo sono anche molto i francesi soprattutto nel ricco sud della Francia e anche i ricchi spagnoli, soprattutto nel sud della Spagna, perchè la fascia europea ricca è contingua all’Italia del nord), perchè appunto noi mediterranei siamo spesso assenti. Per la verità erano assenti anche i nostri governi del passato, fuffa destra o fuffa sinistra, non importa, che hanno firmato per la riduzione della nostra sovranità nazionale in nome di un organismo sovranazionale (UE che nel trattato di Lisbona ci subordina alla NATO, anche lì deve essere sfuggito qualcosa quando firmavano) el’hannomessa in COSTITUZIONE!

    Noi italiani crediamo di poeter essere e agire da singoli, ma Enrico Mattei insegna.

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    Pubblicato da dani2005dani | 25 maggio 2018, 10:01 am
    • Care radiazioni ionizzanti, credo dovreste essere orgogliose del lavoro fatto. Peccato solo che dalla foto non si veda il Rolex, e soprattutto come sia rigorosamente SOPRA il polsino della camicia.

      Cara Dani, tra i punti del decalogo mi era in effetti sfuggita la geolocalizzazione, a parte le confessioni spontanee su Faccialibro. Una delle autoperversioni più spettacolari di questo squarcio di secolo voyeur.
      I genitori / coniugi / fidanzati / colleghi che guardano dove sei, quanto ci stai, e se ti stai muovendo, e se stai accelerando, e se sei tornato indietro, e adesso perché stai deviando, ah ok adesso sei di nuovo sul percorso… una roba che al Grande Fratello vero, quello di Orwell, sarebbe sembrata eccessiva. Se la usasero per seguire i boss della ‘ndrangheta, in sei mesi Saviano non avrebbe più niente da raccontare.

      Beh, me la tengo buona per il punto 11, nella prossima edizione dell’articolo (per il centenario la farò senz’altro).

      Grazie per i tuoi commenti pandorici (e non nel senso di panettoni senza uvetta)!!

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      Pubblicato da niarb | 25 maggio 2018, 2:07 pm
  4. Nota a margine: da Il Fatto Quotidiano Online di oggi, pubblicato poche ore dopo il mio sproloquio là sopra:

    Privacy, gigantesca voragine nel portale delle imprese: chiunque può scaricare 6 milioni di dati personali

    Chi vuole può citofonare a Casaleggio, Montezemolo o all’ad delle Ferrovie per lamentarsi di persona dei ritardi. Si possono anche scaricare i dati in modo massivo per usarli a fini commerciali o rivenderli a terzi. Mentre entra in vigore il General Data Protection Regulation (GDPR) che impone la stretta ai gestori di banche dati di tutta Europa in Italia si scopre una gigantesca falla nel portale delle imprese voluto dal governo. Si rischiano multe fino a 10 milioni di euro. Immediata la segnalazione al Garante della Privacy.

    Link: clicca qui.

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    Pubblicato da niarb | 25 maggio 2018, 11:38 am
  5. mmm… e cosa intenderesti esattamente per “raffinate evasioni”? 👸😘😜

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    Pubblicato da Jen | 25 maggio 2018, 12:08 pm
  6. Cara Barbara, finalmente una signora di una certa età (come me) che scrive impunita e in modo divertente, riuscendo pure a ridere su una vicenda assai tragica come quella della Ford Focus.
    Ma tu, immagino, abbia FOCALIZZATO il demente che passa sulle strisce come se stesse in autostrada.

    Focalizzato intendo quello che intendi tu, amica del Mossad. :)))))

    Dani (servizi segrete svizzeri) :))))))

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    Pubblicato da dani2005dani | 15 giugno 2018, 9:07 am
  7. Io al massimo cicchetti e spritz….

    Piace a 1 persona

    Pubblicato da dani2005dani | 18 giugno 2018, 11:33 am

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