EgoNomia

Una traduzione e niente, niente, niente

Joseph GekkoVe lo avevo promesso (qui). E non avete mancato di ricordarmelo.

Ed allora ecco a voi lo sbobinamento tradotto dei sei minuti di intervista rilasciati da Joseph Stiglitz alla MSNBC a proposito della crisi economica, e del suo personale supporto al movimento Occupy Wall Street.

Una sintesi piuttosto interessante dell’intera faccenda.

Un grazie a Lawrence O’Donnell, conduttore del programma “The Last Word” [L’ultima parola], che in caso dovesse venire a sapere di questo articolo certamente non mancherà di approvare la sua trascrizione su queste pagine.

Occhio, però: al termine della traduzione, non scappate via. Ho aggiunto come bonus fedeltà la trascrizione di un altro famoso discorso tenuto da un economista ancora più famoso di Stiglitz.

Immaginario, ma non per questo meno degno di attenzione.

Volete ridere? Le conclusioni dei due si assomigliano in maniera impressionante. E, se avete meno di 40 anni o non avete un posto fisso, anche piuttosto terrificante.

Buona lettura!


 

Lawrence O’Donnell

Sotto i riflettori questa sera la protesta “Occupiamo Wall Street” continua nel suo diciassettesimo giorno, dopo un weekend di arresti di massa. Sabato più di 700 persone sono state arrestate nel corso di una marcia pacifica sul ponte di Brooklyn con l’accusa pretestuosa di aver causato turbative al traffico. Molti testimoni insistono sul fatto che la manifestazione sia stata attirata sul ponte dalla Polizia che poi ha arrestato 700 persone con l’accusa di comportamento contrario all’ordine pubblico e blocco del traffico veicolare.

I manifestanti arrestati sono stati ammanettati con fascette di plastica e trascinati nelle prigioni delle polizia. La maggior parte ha ricevuto una diffida ed è stata rilasciata in serata.

Questo weekend ha dimostrato che la sfrenata violenza della polizia che è esplosa lo scorso fine settimana non era un componente necessario per il controllo della folla.

Mercoledì i dimostranti marceranno su Wall Street accompagnati da membri dei sindacati internazionali dei lavoratori del mondo dei servizi, dei sindacati del mondo della comunicazione NFLCAO di New York e l’unione federale degli insegnanti.

 

Come è solito in simili proteste su larga scala, molte personalità hanno parlato pubblicamente a supporto della protesta. Tra questi Michael Moore, che abbiamo intervistato in diretta dalla manifestazione la settimana scorsa.

Non è invece normale per proteste di strada di questo tipo attirare vincitori di premi Nobel per l’economia. L’apparizione alla manifestazione del premio Nobel Joseph Stiglitz domenica è l’ultimo indicatore che questa protesta è un qualcosa a cui non abbiamo mai assistito in precedenza.

 

Filmato della manifestazione. Parla Stiglitz.

“Abbiamo [reso pubbliche le perdite] e privatizzato i guadagni. Questa è un’economia distorta, e se continuiamo in questo modo non riusciremo a tornare a crescere, e non riusciremo a costruire una società giusta.” [Applausi]

 

Lawrence O’Donnell

E’ venuto a trovarci dalla Columbia University il professore di economia Joseph Stiglitz, già Presidente del Gabinetto dei Consiglieri Economici per il Presidente Clinton. Grazie per essere con noi stasera, professor Stiglitz.

 

Joseph Stiglitz

E’ un piacere essere qui.

 

Lawrence O’Donnell

Immagino che nel corso della sua carriera nell’ambiente accademico, lei abbia avuto molte opportunità di farsi coinvolgere in movimenti di protesta, di vario genere e dimensione. Cosa l’ha portata in centro a Manhattan lo scorso weekend?

 

Joseph Stiglitz

“Gli Stati Uniti stanno affrontando un problema economico molto serio, e sfortunatamente i nostri leader a Washingon non hanno fatto abbastanza a questo proposito. Sono sorpreso che non ci siano state proteste, prima. E’ evidente che la nostra democrazia ha bisogno di uno stimolo per far sentire ai nostri leader a Washington la sofferenza che così tanti americani, specialmente i giovani, stanno oggi vivendo.”

 

Lawrence O’Donnell

Professore, qualche tempo fa lei ha scritto un articolo per Vanity Fair intitolato “Dell’1%, dall’1%, per l’1%”. Come ha fatto il nostro governo ad arrivare a questo punto?

 

[Traduzione del titolo: la politica dell’1% della popolazione, creata dall’1% della popolazione, a favore dell’1% della popolazione]

Joseph Stiglitz

“Questo è proprio uno dei punti chiave di quell’articolo. Questo governo “dell’1%, dall’1%, per l’1%” si auto-perpetua. Ha approvato leggi che permettono alle banche di deregolamentarsi, e ha posto dei limiti alla nostra democrazia. Ho aperto il mio intervento, ieri, facendo notare che abbiamo solo due piccole leggi che regolamentano le banche, ma tantissime regole sui nostri processi democratici.

Ieri non mi è stato permesso di parlare usando un normale megafono. Ho dovuto parlare a diversi, piccoli, gruppi. Questa è la prima volta che vengono innalzate delle barriere alla comunicazione nell’ambito di un grande gruppo. Stavamo [semplicemente] cercando di discutere su quali siano le cause della crisi, cosa si può fare, ascoltare le loro preoccupazioni. E tutto questo abbiamo dovuto farlo in questo modo davvero peculiare, utile forse a livello pedagogico: [i partecipanti] erano costretti a ripetere tutto quello che dicevo a quelli vicini, poi spostarsi e ripeterlo ad altri gruppi. Questo non è il modo in cui altri Paesi permettono ai partecipanti ad una manifestazione di comunicare gli uni con gli altri.”

 

Lawrence O’Donnell

I dimostranti non hanno identificato nessun tipo di pacchetto legislativo che vorrebbero vedere approvato come risultato di queste giornate, qualcosa del tipo “questo è quello che ci serve per raggiungere i nostri obiettivi”. Se lei potesse suggerire una cosa, una cosa soltanto, da chiedere a Washington, cosa sarebbe?

 

Joseph Stiglitz

“Creare più posti di lavoro. Fare tutto quello che c’è da fare per rimettere in marcia la nostra economia. Il fatto è che per la maggioranza dei giovani che erano in strada le prospettive di trovare un buon lavoro nei prossimi 1-2 anni non è molto alta. Questi ragazzi rispettano le regole, fanno quello che ci si aspetta che facciano, molti hanno studiato seriamente per anni, molti hanno anche lavorato duramente durante i loro studi, e ora quello a cui assistono è davvero poche prospettive e la conoscenza che quando avranno un lavoro non sarà quello a cui aspiravano.

 

Lawrence O’Donnell

Ha una risposta rapida da dare ai republicani ignoranti di economia che insistono sul fatto che il governo non può far nulla per creare posti di lavoro?

 

Joseph Stiglitz

“Io dico: ricordatevi la Grande Depressione. Se non fosse stato per il Governo, quel deserto dell’occupazione sarebbe durato molto più lungo. La WPA ha lasciato un eredità di monumenti, di cose che ancora sfruttiamo. Poi ci fu la Seconda Guerra Mondiale, ma il governo creò comunque dei posti di lavoro. Purtroppo, invece di investire per rendere più forte il nostro paese, fummo costretti a produrre per sconfiggere il nemico oltreoceano.”

 

Lawrence O’Donnell

Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, professore alla Columbia University, grazie davvero per essere stato con noi stasera. E’ stato un onore averla qui.

 

Joseph Stiglitz

Il piacere è stato mio.

 


 

E ora, come promesso, l’economista immaginario. Si tratta nientemeno che del cattivissimo Gordon Gekko (interpretato da Michael Douglas) nel film “Wall Street 2 – Il denaro non dorme mai” di Oliver Stone.

Gekko, dopo otto anni di galera per insider trading, falso in bilancio e altre frodi del genere, parla a degli studenti di una facoltà di economia di New York.

(A proposito, non è un refuso: nel resto del mondo si va davvero in galera per reati finanziari. Non ai domiciliari, né in Parlamento: in galera. Lo so, è parecchio bizzaro, ma è così.)

 


 

Gordon Gekko

Siete nella cacca fino alle orecchie. Ancora non ve ne rendete conto, ma siete la generazione dei tre niente. Niente lavoro, niente reddito, niente risorse. Davvero un gran bel futuro.

Qualcuno mi ha ricordato, qualche sera fa, che una volta ho detto ‘L’avidita è giusta’. A quanto pare, è diventata legge.
Perchè, vedete, è l’avidità che spinge il mio amico barista a comprare tre case che non può permettersi senza dare l’anticipo.

Ed è l’avidità che spinge i vostri genitori a chiedere un mutuo di 250.000 dollari sulla casa che ne vale 200, e con quei 50 correre al centro commerciale a comprare la TV al plasma, l’ultimo cellulare, il computer, e già che ci sono anche un SUV. E perché non anche la seconda casa? In effetti conviene. Insomma, lo sappiamo tutti che il prezzo delle case in America sale sempre, giusto?

Ed è l’avidità che ha spinto il nostro governo a ridurre il tasso di interesse all’1% dopo l’11 settembre perchè tornassimo tutti a fare shopping.
E hanno inventato tante belle siglette per mascherare il grande debito: CMO, CDO, SIV, ABS… Scommetto che ci sono al massimo 75 persone in tutto il mondo che sanno che cosa sono.
Beh, adesso ve lo dico io. Sono solo delle ADM, armi di distruzione di massa, ecco che cosa sono.

Mentre ero dentro mi è sembrato che l’avidità sia diventata ancora più avida, e con l’aggiunta di un pizzico di invidia. I signori degli hedge fund se ne andavano a casa con 50-100 milioni di dollari l’anno, così anche il banchiere si guarda intorno e dice: “‘Mica sono l’ultimo imbecille’ e comincia a usare la leva finanziaria sugli interessi fino a 40-50 a 1.

Con i vostri soldi. Non con i suoi. Con i vostri.

E glielo lasciano fare. Tanto siete voi che avete fatto il mutuo.
E il bello della faccenda è che nessuno è responsabile.

Il fatto è che crediamo tutti alla stessa favola.
L’anno scorso, signore e signori, il 40% di tutti i profitti societari americani era costituito da proventi finanziari. Non dalla produzione o da qualcosa che avesse comunque a che fare con le necessità delle persone.

La verità è che ci siamo tutti dentro. Banche, consumatori, tutti muoviamo la giostra dei soldi.
Prendiamo un dollaro, lo gonfiamo di steroidi, e lo chiamiamo leva finanziaria. Io invece lo chiamo finanza dopata.
Ero considerato un uomo piuttosto sveglio nel mio ambiente, e forse sono stato dentro troppo a lungo, però la prigione può anche essere una salvezza. Guardi oltre le sbarre e dici ‘Ehi! Ma là fuori sono diventati tutti matti?’.
E’ chiaro come il sole, basta fare un po’ di attenzione. La madre di ogni male di oggi è la speculazione. Il debito indotto.

In conclusione, il vero nemico è il prestito. E’ ora di riconoscere che è un biglietto sicuro per la bancarotta, senza ritorno. E’ sistemico, maligno, ed è globale. Come il cancro.
E’ una malattia, e dobbiamo combatterla.

E come facciamo a farlo? Come possiamo sfruttare questa malattia a nostro favore? Beh, ve lo dico io. In tre parole:
Seguite… questo… blog!

Per dirla tutta, le “tre parole” nel film erano “comprate il mio libro”, ma intanto sono cinque e non tre, e poi andiamo, mica posso fare pubblicità così, gratis.

In tutto questo marasma, devo trovare anch’io il modo di guadagnarci qualcosa… 😉


 

Il frammento di Gekko è tratto dal film “Wall Street – il denaro non dorme mai” di Oliver Stone, 2010.
Non l’ho trovato in versione doppiata in italiano. Nel caso, lo sostituirò.

 

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Discussione

9 pensieri su “Una traduzione e niente, niente, niente

  1. Alé, ancora primo! Bello, molto bello. Mi ha fatto venir voglia di aprire un mutuo grossissimo in America, sputtanarmelo in birra e ragazze e poi suicidarmi. A parte le sea-hawk-ezze, noi siamo forse l’ultima generazione che si è miracolosamente salvata da un sicuro futuro di merda, per avere un futuro “forse” di merda o forse no. Dipende se continueremo ad avere quel po’ di culo che ci salverà dalla fame. Mia figlia di sicuro ci sarà dentro fino al collo, ed io, nella mia vita, riuscirò sì e no a lasciarle la nostra mansarda a Bagnacavallo. Che è già qualcosa. Sono curioso di vedere se tutti quei giovani nel mondo che si stanno svegliando dall’incantesimo avranno forza sufficiente per ribaltare il meccanismo perverso, o se continueranno a preferire l’assuefazione da iPhone.
    Auguri, Niarb, e Buon 2013.

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    Pubblicato da Fabrizio | 5 gennaio 2013, 1:54 pm
  2. Molto bene, la fotografia è fedele alla realtà. Ora si tratta, come sempre, di capire che cosa fare, visto che ( nel frattempo) la malattia ha raggiunto l’Europa e sta dilagando. Non credo che ci basterà essere “curiosi di vedere…”, come scrive Fabrizio, che per il resto dice cose giustissime. Vogliamo provare a fare una diagnosi che ci dia qualche indicazioni sulla cura ? Senza chiamarci fuori e senza dimenticare di rileggere la storia del Novecento per capire come mai sia stato possibile cullarsi nell’idea che “il mercato” si sarebbe autoregolato per il meglio ?

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    Pubblicato da Bruno11 | 5 gennaio 2013, 5:18 pm
  3. Reblogged this on Il blog di Ponterosso and commented:
    Una buona introduzione al 2013 …

    Mi piace

    Pubblicato da Bruno11 | 5 gennaio 2013, 5:20 pm
  4. Grazie a entrambi per il commento.
    Credetemi, a me sembra ancora pazzesco che si continui a parlare di quello che sta capitando come di una crisi passeggera, una specie di uragano che arriva, scassa tutto, e poi se ne va, lasciando i sopravvissuti a raccogliere i cocci.

    Ormai dovrebbe essere chiaro anche ai somarini che la valanga che ufficialmente ha cominciato a staccarsi nel 2008 non è un evento, ma un cambio di scenario. L’inizio di una nuova era. E, per favore, senza tirar fuori astrologia e civiltà precolombiane. 😉

    Quarant’anni fa Piero Angela definiva momenti come questo “curve a S” della storia. Matematicamente, si chiamano “catastrofi” (non per fare allarmismo, è realmente un termine tecnico). Il fatto è che ci siamo cullati – tutti quanti – per tanti anni nell’illusione che si potesse andare avanti in un certo modo, tanto cosa vuoi mai: una botta di qua, una botta di là, alla fine si ricasca sempre in piedi.

    E invece, ce lo dimostrano i fatti, le cose non funzionano più così. Si è rotto il giochino.

    A questo punto, ovviamente, occorre correre ai ripari. Ma ai ripari da cosa?

    Finché non avremo ben chiaro il problema, – tutti quanti, again – qualsiasi soluzione rischia di essere un cerotto per curare una polmonite. Inutilerrimo.

    In questi giorni si sente parlare di uscire dall’euro, tagliare le tasse, anzi aumentarle, stimolare la crescita (chissà come: ghiri ghiri ghiri?), praticare l’austerità, tagliare le spese, cartolarizzare, e poi di spending review, fiscal cliff, e rock and roll.

    Fondamentalmente, Una Fila di Faccende Astruse.

    In sigla, F.U.F.F.A.

    E’ invece indispensabile recuperare il filo, capire bene perché le cose sono andate così, e poi guardarsi nelle palle degli occhi e decidere: siamo pronti a cambiare binario?

     
    Io sono uno zero in economia, ma ho cominciato a leggere e ad ascoltare chi zero non è. Non per passione: per necessità.

    C’è stato un tempo in cui non mi sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello di perdere del tempo per imparare una lingua parlata da poco più di una decina di milioni di persone in tutto mondo. Poi mi sono trovato a vivere per qualche anno in Svezia, e ho dovuto imparare lo svedese.

    Oggi vivo in un sistema liberista, e devo capire dov’è la falla.

    Prima o poi prenderò il coraggio a quattro mani e scriverò qualcosa tratto da “Bancarotta” di Stiglitz, o qualche brano da uno sconvolgente Report dell’anno scorso che ho appena recuperato su YouTube. O da un milione e mezzo di altre fonti più o meno autorevoli che ho sul comodino e che, a differenza di me, sembrano avere le idee molto chiare.

    Poi pubblicherò tutto qui, e spero di scatenare un dibatitto. Rigorosamente per NON addetti ai lavori.

    Perché sono convinto che le risposte non siano poi così misteriose. Il punto è: devono diventare diffuse. Di questi argomenti se ne deve parlare al bar, al lavoro, al circolo e in pizzeria, sennò non funziona.

    Se, dopo le scoperte di Pasteur e Fleming, l’avessero saputo solo in quattro gatti che esistono i germi, oggi avremmo ancora le stesse megapestilenze che hanno flagellato l’Europa nei secoli passati. Quindi: o ci mettiamo tutti a lavarci le mani, a sterilizzare i gabinetti, e a seppellire i gatti morti, oppure ci ammaleremo lo stesso.

    Anche se avremo montagne di penicillina nel cassetto.

     
    Augurissimi anche a voi, e felice 2013 – con due cifre finali così, è il minimo.
    A voi, alle vostre famiglie e ai vostri follwer.

    E, Fabrizio, congratulazioni per la tua nuova pole. Alla terza vinci un panino con la porchetta (moltissima porchetta) da consumarsi rigorosamente in compagnia!

    Mi piace

    Pubblicato da Niarb | 5 gennaio 2013, 7:07 pm
  5. purtroppo hai drammaticamente ragione

    Mi piace

    Pubblicato da masticone | 5 gennaio 2013, 8:15 pm
  6. Le piccole nazioni in via di sviluppo sono come barchette e il Fondo monetario, spingendole verso una veloce liberalizzazione dei mercati, le ha messe in un mare in tempesta senza giubbotti di salvataggio. È questo l’atto d’accusa che Joseph E. Stiglitz lancia verso il Fmi, il Wto e il Tesoro Usa. Forte dell’esperienza maturata alla Casa Bianca come chief economist di Clinton e alla Banca mondiale come senior vice president, il nobel dell’economia attacca questi protagonisti della politica economica internazionale che, invece di aiutare i paesi più poveri, li hanno danneggiati. Eppure la storia della stragrande maggioranza dei paesi industrializzati avrebbe dovuto suggerire una strategia completamente diversa nella sequenza delle riforme da richiedere ai paesi in via di sviluppo. Basti pensare alle due più grandi economie del mondo – Stati Uniti e Giappone – e a come hanno protetto in modo selettivo alcuni dei loro comparti industriali fino a quando non sono diventati abbastanza forti da poter competere con quelli di altri paesi. Così come non può funzionare il protezionismo generalizzato, anche una liberalizzazione troppo rapida del commercio genera danni. Costringere un paese in via di sviluppo ad aprire le proprie frontiere in modo indiscriminato può avere conseguenze disastrose sia sociali che economiche. È così che sono stati distrutti milioni di posti di lavoro e la povertà non solo non è stata sradicata ma, al contrario, è aumentata.

    Mi piace

    Pubblicato da Can-C Eye Drops | 30 gennaio 2013, 4:15 pm
    • Ciao, mi spiace moltissimo per il ritardo nell’approvazione del tuo commento, ma era stato bloccato dal filtro antispam. Mi scuso – e mi stupisco, perché è la prima volta che mi capita che un commento valido vada a finire tra lo spam.

      Grazie comunque per il tuo intervento, chiaro, preciso e completo.
      Credo che quanto scrivi dovrebbe diventare patrimonio comune per tutti, ma davvero per tutti..
      Non è questione di voler elogiare i “buoni” e sputtanare i “cattivi”: il fatto è che è semplicemente indispensabile avere tutti le idee chiare su come funzionano le cose in questo mondo.

      Perché in una democrazia contano le idee di tutti, e la gente disinformata ha, per definizione, idee zoppe.

      Dici benissimo: non possiamo sorprenderci se povertà e disoccupazione crescono, né possiamo sperare (sport molto in voga dalle nostre parti) che prima o poi la situazione “migliori”, “si riprenda”, “riparta”. Se non abbiamo capito niente delle cause, sarà dura poter lavorare sugli effetti…

      Informiamoci, informiamo, discutiamone, litighiamo. Ma, per favore, non cambiamo canale.

      Grazie ancora per il tuo contributo, e torna a trovarci!

      Mi piace

      Pubblicato da Niarb | 10 febbraio 2013, 1:55 pm

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