(In)sostenibile

La sindrome dei tre porcellini

Questo sito, lo sapete, ama i sognatori. Anzi: i visionari. E tra tutti i visionari ama in modo particolare quelli che, un bel giorno, la smettono di sognare, e cominciano a costruire il loro sogno.

(Devo forse citare la leggendaria “Don’t dream it, be it” di Rocky Horror Picture Show? No, forse no. Okay, non la cito.)

Dicevo, amiamo quelli che (oddìo cosa sto per dire) ad un certo punto la smettono di parlare e decidono di scendere in campo (ecco, l’ho detto. Spero capiate a chi NON mi riferisco).

Per cui è con immenso piacere che oggi cedo la parola a un amico folle, visionario ma meravigliosamente concreto, uno che ha una storia molto interessante da raccontare. Oltretutto, un tipo maledettamente simpatico.
Sam, a te la scena.


Mi chiamo Samuele Giacometti, e sono nato a Fabriano (AN) 42 anni fa. Sono ingegnere meccanico e ho lavorato per 10 anni in piccole e medie imprese, sviluppando ed industrializzando nuovi prodotti. E proprio per sviluppare un nuovo prodotto nel 2005 un’azienda mi propose di trasferirmi a Prato Carnico (UD), in Val Pesarina, nel cuore della Carnia.

Allora la mia famiglia era composta da mia moglie Sarah ed il nostro primogenito Diego. Nel 2006 è arrivata Diana e nel 2010, dopo la costruzione della casa, anche Pablo.

Nel 2007, vivendo già da due anni in quel contesto, ho sognato che sarebbe stato bello vivere in una casa di legno insieme alla mia famiglia. Ho quindi ideato il Metodo SaDiLegno che è stato capace di realizzare il sogno così bene da essere presentato ai lavori di Rio+20 come esempio di reale sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

 
Grazie a questo metodo ho potuto trovare la risposta alla prima domanda che mi sono posto prima di iniziare a progettare la Casa di legno EcoSostenibile: “Cosa è per me il legno?”.

Insieme alla mia famiglia abbiamo immerso i nostri sensi nel bosco ed in tutte le fasi di trasformazione del legno da bosco a casa, arredamento compreso. In questo modo abbiamo potuto cogliere fino in fondo il senso della materia prima legno “che solo Dio sa fare..” Ora, vivere nella nostra casa, è un po’ come vivere nel bosco. SaDiLegno porta il bosco in casa!

 
 
Ma è più corretto dire “Casa di legno” o “Casa in legno”?

“Casa di legno” è la risposta giusta, non perché lo dico io ma perché lo dice l’Accademia della Crusca. Quindi mi raccomando fate molta attenzione perché come dice il prof. arch. Franco Laner: “A seconda dei vocaboli che si usano già si capisce se uno appartiene o meno al mondo del legno”

 
 
Andando in giro per l’Italia a presentare il mio libro ed il Metodo SaDiLegno mi è capitato di dover rispondere alle domande più svariate, che oggi vorrei condividere con voi.

D: Ma la casa è tutta di legno?

R. Una casa non può essere tutta di legno, il legno è solo uno dei materiali. Nella mia ad esempio ci sono circa 60 m3 di legno e 110 m3 di fibra di legno utilizzata come isolante.

D. E il tarlo?

R. Il tarlo è come l’italiano medio che fra gustare un piatto di lasagne e mangiare un piatto di spaghetti sceglie il piatto di lasagne. La lasagna è per il tarlo il legno di una pianta abbattuta durante il periodo vegetativo quando lungo il tronco scorrono sostanze nutrienti e ricche di zuccheri. Lo spaghetto in bianco è per il tarlo il legno di una pianta abbattuta, come nel caso di quelle utilizzate, nel periodo di “riposo vegetativo” in inverno ed in fase di luna calante quando sono quindi limitate al massimo la presenza di sostanze zuccherine.

D. E il fuoco?

R. Proprio così, il legno brucia. Ma a chi ha questo tipo di paura dico sempre di costruirsi una casa magari utilizzando gli stessi materiali da costruzione utilizzati per costruire le torri gemelle.

D. E il lupo dei tre porcellini?

R. E’ proprio per non dover rispondere a questa domanda che ho fatto vivere ai miei figli l’esperienza dal bosco alla casa di legno. La conoscenza e la consapevolezza sono i veri antidoti contro tutte le nostre paure.

D. E se uno prende una motosega e ti entra in casa?

R. Questa è la considerazione più bella che abbia mai ascoltato alla quale non ho mai voluto trovare una risposta perchè sono rimasto e rimango ancora senza parole.

 
In tanti sognano di vivere in una casetta di legno sperduta nei monti. Io l’ho sognata, progettata, ci ho investito tempo e denaro, costruita, la sto vivendo insieme alla mia famiglia e sto cercando di far conoscere il metodo utilizzato a quella parte di mercato che in tanti chiamano green economy.

 
E ora vorrei chiedere a voi amici di Afterfindus: ma dov’è questo mercato verde? Come mai il Metodo SaDiLegno certificato, raccontato da interviste su giornali e TV, pluripremiato ed elevato a modello da seguire da importanti enti internazionali non vi trova spazio?

Per chi volesse approfondire l’argomento, vi aspetto nel mio sito www.sadilegno.it e vi segnalo il libro “Come ho costruito la mia casa di legno” (Compagnia delle Foreste, 2011)

Saluti a tutti!
Samuele Giacometti


Una nota: nel caso qualcuno di voi passasse per Bologna domani 18 ottobre 2012, Samuele è ospite al Saie (Fiera dell’Edilizia) dove nel pomeriggio presenterà la sua esperienza.

 

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Discussione

27 pensieri su “La sindrome dei tre porcellini

  1. Eccellente. Come sai sono friulana e so in che meraviglia si trova il tuo amico Samuele. Laner è stato un mio docente, ed è un grande conoscitore del legno (con lui imparai le potenzialità del legno lamellare).

    MERCATO VERDE?
    EH?
    COSA? Han dipinto di verde il mercato? e perchè? non stavano bene i marciapiedi del colore precedente…
    L’Italia è formata da lasagne che usano la motosega…

    Toh, guarda cosa combinano i tedeschi INVECE…
    http://emiliodalessio.blogspot.it/2012/10/energy-transition.html

    Questi ci sanno fare con la comunicazione…ecco lì, oltre a spiegare perchè si deve transitare verso la decarbonizzazione (spiegando addirittura gli impatti delle rinnovabili, pochi ma ci sono), le smart grid, spiegano anche che la Germania ha intenzione di fare soldi (sul serio) con il green market…

    Daniela (sempre più acida, deve essere il biossido di carbonio)

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    Pubblicato da dani2005dani | 18 ottobre 2012, 9:09 am
    • Come sempre, preziosissima e perfettamente a segno. Splendido video, lo viruserò in giro a più non posso.

      Ma acida no, questo non posso proprio permetterlo! E se poi ti viene da piangere? Sarebbe la fine delle rainforest friuliane, e andrebbe a finire che a Samuele tocca traslocare. E magari me lo ritrovo sotto casa.
      No, non potrei davvero sopportarlo. 🙂
      Continua a seminare Daniela, che la gente comincia a svegliarsi. Ciao!!

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      Pubblicato da Niarb | 18 ottobre 2012, 2:11 pm
    • Cara Daniela, mi fa proprio piacere che tu conosca il prof. Franco Laner. Diversi mesi fa ci siamo conosciuti ad un convegno dove ho potuto assistere all’apoteosi del legno raccontata da Laner. Ho condiviso tutto ed ho imparato molto in solo un’ora. La cosa simpatica è che alla fine ci siamo scambiati i rispettivi libri con dedica. Lui mi ha scritto “Tieni duro!”.
      La terra dove vivo è molto bella ma se non s’inverte la rotta, chi vivrà in pianura si accorgerà che è meglio far rimanere qualcuno sui monti altrimenti il bosco diventa foresta e quando piove molto la foresta è sempre scesa a valle ….

      p.s.
      molto bello il video che hai linkato, sarà utile per migliorare la comunicazione di SaDiLegno.

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      Pubblicato da Samuele | 18 ottobre 2012, 7:08 pm
      • Sanuela, grazie della risposta. Mi farebbe piacere venirti a trovare a Prato Carnico con mio marito. Niarb ha la mia mail. Credo che TROVARE PERSONE COMPETENTI e che stanno ben comprendendo quello che STA CAPITANDO (climate change) sia UN EVENTO RARO. Noi abitiamo in pianura, e a pochi chilometri dal Tiliment…
        Se vuoi intanto capire chi sono (potrei essere una pazza scriteriata il chè te lo potrà confermare Niarb..) vai su BLOGDROME.
        Ah, con Franco Laner presi 30 (tecnologia dell’architettura), una tesina sull’architettura bioclimatica passiva…ROBA CHE CALE ANCORA ADESSO, roba inascoltata…Pensa è l’unica tesina del percorso di laurea che mi porto dietro (tanti traslochi). Spero di sentirti.

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        Pubblicato da dani2005dani | 21 ottobre 2012, 9:54 am
  2. in una provincia del Veneto ho avuto occasione di parlare con la gente che lavora ancora, come l’acqua che si ritira dalla spiaggia, sotto padrone quando prima aveva un’attività, poi di meno, poi di meno ancora, e dire che una parte della concorrenza che trovano e che distrugge la competenza e il mestiere che avevano è data dalle ragioni a statuto speciale che hanno aiuti che loro non hanno… Ed è lo stesso stato di quella stessa regione che dando aiuto ad uno distrugge l’altro. Loro la considerano concorrenza sleale e io non sono riuscito a dare loro torto.

    La casa in legno mi piace e… e ho altre cose che mi frullano in testa così … reblog & comment! 😉

    Grazie del post

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    Pubblicato da cavallogolooso | 19 ottobre 2012, 12:09 am
    • … Casa di legno. SI
      …Casa in legno. NOOOOOO!!!!!!!!!!!!
      “Dal linguaggio che usiamo per parlare si capisce apparteniamo al mondo del legno” arch Franco Laner

      Troppo soldi fatti cadere a pioggia sono peggio della peggiore “SICCITA’!

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      Pubblicato da Samuele | 19 ottobre 2012, 10:35 am
      • er… a me la casa di legno piace.
        Parlavo di gente che di soldi fatti cadere a pioggia non ne ha avuti proprio… e a causa di quelli fatti cadere ad altri (che di sicuro li hanno messi a frutto, mica li buttano) hanno chiuso.
        E mi chiedevo … in rapporto a quelle zone piene di alberi che citavo poi nel mio post, se ci fosse spazio per del lavoro, per dare respiro, per usare materiale che attualmente sta solo… tornando alla natura.

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        Pubblicato da cavallogolooso | 19 ottobre 2012, 11:30 am
        • …i soldi li hanno buttati perchè se costruisci una zona artigianale ed abbandoni la filiera del legno i risultati sono i seguenti. Nel 1900 in Val pesarina abitavano 3500 persone c’erano 5 segherie 750 vacche da latte 6 latterie sociali
          Oggi siamo in 900 (compresi al mia famiglia) nessuna segheria “seria”, qualche mucca nessuna latteria sociale!

          I 40 ettari di bosco da cui ho preso 43 legno-pianta trasformate in legn-casa hanno prodotto 90.000 euro di fatturato. Facendo lavorare 26 persone che vivono nelle immediate vicinanze del bosco.
          Da quei pochissimi ettari cresce legname a sufficienza per fare una casa come la mia ogni 3 anni. Ora fai tu qualche conto e dimmi perchè gli amministratori non mi vengono a cercare!

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          Pubblicato da Samuele | 19 ottobre 2012, 12:17 pm
          • io purtroppo non ho l’animo del commerciante per cui ti chiedo scusa ma io ho bisogno di dire proprio le cose papali papali dove non mi intendo: direi che si fa la fame, che non è un mercato. Sbaglio? Non si vive di legno, mi stai dicendo, capisco bene? 90000 euro di fatturato significano DUE persone con una paga da impiegato in un posto standard… diciamo due anni fa. Ora… possiamo dire TRE persone.
            Sto contando giusto?
            Non funziona perché la quantità è poca, la velocità è poca, il guadagno non è sufficiente, capisco giusto? Io ho bisogno che si parli chiaro – perché davvero io sono un po’ tardo dove c’è da far due conti.

            Allora… parliamo di green-economy per quale motivo? Non per il lavoro, ma perché è bello abitare nel legno e per motivi ecologici, giusto?

            Confermami se è quello che intendi: mi dispiace di dover essere così sempliciotto, ma alla fine se ci si “abbassa” a spiegare anche a persone come me… ci si guadagna in chiarezza con tutti.

            Ti ringrazio moltissimo per il tempo che dedichi alla faccenda.

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            Pubblicato da cavallogolooso | 19 ottobre 2012, 4:45 pm
          • …quale sarebbe il tuo animo? Ti risponodo a partire dal tuo primo interrogativo ed a seguire tutte gli altri maniera molto sintetica. 1) SI 2) No 3)No 4)No 5) la green economy per me non esiste 6) No

            Non so di cosa tu ti occupi nella vita, posso solo dirti che se un giorno dovessi realizzare un progetto ed enti internazionali dovessero elevarlo a modello da seguire per la sua sostenibilità ambientale, sociale ed economica e qualcuno dovesse farti le domande che tu hai fatto a me, dovresti dargli il consiglio che ti darò io adesso. Prendi il vocabolario della lingua italiana e leggi cosa c’è scritto alla voce SOSTENIBILITA’

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            Pubblicato da Samuele | 20 ottobre 2012, 9:34 pm
          • ti ho offeso 😦
            e io invece volevo chiederti di capire.

            non so come altro chiederlo, però.
            ovviamente leggerò con attenzione.

            la mia intenzione era di capire, davvero!

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            Pubblicato da cavallogolooso | 21 ottobre 2012, 3:14 pm
  3. ma no ma no, mi hai risposto e le risposte mi confortano: c’è una buona via. Ora io prendo il Treccani subito e cito (il significato 3 di “sostenibile”, il più adeguato) : “Compatibile con le esigenze di salvaguardia delle risorse ambientali” … e quindi non so, mi sembra di averti infastidito mentre volevo comprendere e … mi pare anche di aver trovato delle risposte buone e confortanti, mentre quasi pensavo dicessi “io voglio che non facciamo fuori le risorse… poi si guadagnerà tutti poco, ma almeno restiamo vivi” … e invece mi sembra di no, che sia più di questo, che ci sia da lavorare per tutti e quindi non per sostenere unicamente la natura … ma che noi, lavorandoci, possiamo sostenere noi nella nostra economia così come sta.

    E’ naturalmente un po’ diffcicile trattare l’argomento, non trovi? Altrimenti tutti quanti lo starebbero abbracciando di corsa!

    Ancora grazie per il tempo dedicato.

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    Pubblicato da cavallogolooso | 21 ottobre 2012, 3:23 pm
  4. … però continuo a non capire, dato che ci si guadagna, come mai le amminisrazioni comunali non ci stiano pensando. Perché non c’è margine per un magna-magna?

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    Pubblicato da cavallogolooso | 21 ottobre 2012, 3:24 pm
  5. Vocabolario lingua italiana Devoto Oli alla voce sostenibilità leggo: “s.f. possibilità di essere mantenuto o protratto con sollecitudine ed impegno o di essere difeso e convalidato con argomenti probanti e persuasivi”.

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    Pubblicato da Samuele | 22 ottobre 2012, 12:38 am
  6. Ooh, mi fa piacere vedere che anche in mia assenza il dibattito non si sia smorzato. Bravi ragazzi! Così sì che mi piacete. 🙂 Grazie dell’impegno, firmato: Ezechiele Lupo.

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    Pubblicato da Niarb | 1 novembre 2012, 7:27 pm
  7. Questo dibattito ha trovato terreno fertile anche sul blog di Mario Agostinelli sul sito de “Il Fatto Quotidiano”.

    Sono rimasto davvero sorpreso dalla quantità di commentatori che si sono letteralmente scagliati addosso a Samuele e alla sua casa, bollando il suo lavoro come una fandonia, una mezza truffa, una specie di trappola per spillar soldi a chissà chi. Ovviamente ho cercato di dire la mia, ma per qualche imperscrutabile motivo i miei post non sono stati pubblicati, né è stata data risposta ai miei messaggi che chiedevano spiegazioni.

    Chissà. Forse ho usato toni troppo educati, e non ho mandato a quel paese nessuno. O forse il nome Afterfindus ricorda al redattore qualcuno che lo ha picchiato da piccolo.

    In ogni caso, di fronte a quell’ondata di commenti sarcastici e/o indignati, volevo esprimere la mia opinione. E quindi lo faccio qui, dove sono signore assoluto – alla faccia di chi non mi vuol bene.

    La sostenibilità, dicevo, ha la fregatura che non segue le logiche della produzione di massa e dell’omologazione a 360 gradi. La casa di Samuele può funzionare solo in determinate aree geografiche, e in determinate condizioni. Per famiglie diverse da quella di Samuele, o che vivono in altre zone, ovviamente non è applicabile. Servono idee diverse.

    Questo non è un problema: è una risorsa. Ognuno deve trovare la sua soluzione. Ognuno deve interagire nel modo più opportuno con l’ambiente in cui si trova immerso.

    Ma questo, evidentemente, non piace a una società pigra che invece si aspetta soluzioni preconfezionate che vadano bene per tutti. La sostenibilità invece non è un iPhone. Tocca svegliarsi, gente, e pensare.

     
    Tutto qui. Capirete che, se c’è censura su una frase del genere, tira aria pesa.

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    Pubblicato da Niarb | 22 dicembre 2012, 1:32 pm
    • Studiare, conoscere, approfondire, esperire…tutta roba faticosa….vuoi mettere l’AIFON??? Ti fa credere di essere ovunque con chiunque e anche di essere chiunque con ovunque, di avere tutti i desideri esauditi e di essere un essere magico con quel click che clicca qualsiasi cosa…peccato SIA TUTTO FINTO…PECCATO POI MOLTI SIANO SOLI A SMANETTARE CON UN COSO DI SILICIO E TERRE RARE…e quando verrà un problema VERO E FISICO che si fa…si va su facebook o twitter o google?

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      Pubblicato da dani2005dani | 26 dicembre 2012, 1:10 pm
    • Caro NIARB, volevo in primo luogo augurare a tutti voi di vivere sereni giorni di festa…
      colgo anche l’occasione per eliminare sospetti di censura nel sito del fattoquotidiano.
      Ho parlato direttamente con Agostinelli e mi ha comunicato queste testuali parole: “Purtroppo il server del fattoquotidiano online raccoglie commenti e li pubblica per circa una settimana, per una ragione di spazio della memoria disponibile.”

      Una cosa comunque è certa, leggendo molti di quei commenti si può capire che viviamo in un paese anestetizzato popolato da gente anestetizzata. Gente capace, troppo spesso, SOLO di parlare e commentare senza mai passare all’azione.

      Non vale certo la pena nel controbbattere all’ignoranza dilagante!

      ciao
      grazie
      samuele

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      Pubblicato da Samuele | 27 dicembre 2012, 7:38 pm
      • Ciao Samuele, ne ero certa, conosco un po’ il sito del fatto quotidiano, non sempre entri con FIREFOX perchè la pagina continua a ricaricarsi e poi, come in tutti i siti, le persone velate dal nick name, si sentono DEI DELLA TASTIERA e ne dicono dis ciocchezze non pensate, nonc apite…insomma non è che si trovano perle da quelle parti. A meno che non sia questo bel blog del SIMPATICO NIARB (tiè Niarb).
        Spero di passare dalle tue parti entro l’inverno.
        Auguri Daniela dal Friuli

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        Pubblicato da dani2005dani | 28 dicembre 2012, 10:31 am
        • Ma porca miseria, e io che speravo di essere stato bannato per davvero! Sai come si dice, “molti nemici, molto onore”. Essere censurati è il primo passo per la gloria mediatica.
          Mi toccherà trovare altre strade. Vediamo: quella di Saviano, troppo pericolosa. Quella di Rushdie, manco a parlarne. Quella di Moana, non ho il fisico. Però potrei fingermi critico d’arte e farmi invitare da qualche parte a sfanculare mezzo mondo! 🙂

          Auguri a voi, bella gente. E in questo 2013 occhio alle meteoriti (tutti noi) e ai tarli (tu, vecchio Sam)… 😉

           
          P.S. Chi fosse eventualmente interessato a sapere cosa si cela dietro alla frase “simpatico Niarb”, si faccia un giretto qui. 🙂

          Mi piace

          Pubblicato da Niarb | 28 dicembre 2012, 11:05 am

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