L’età delle crisi energetiche, graziaddio, è finita.
E, insieme ad essa, è finito il tempo delle fonti inquinanti, dei combustibili fossili, dello sviluppo non sostenibile, delle bollette in continua escalation, delle guerre per l’accaparramento delle risorse, e del terrificante processo noto ai più come “riscaldamento globale”. È finita insomma quella a cui gli esperti internazionali spesso si riferiscono come “The Age of the Anthropic Boiled Frog” [L’età della rana bollita antropica. Vai te a capire].
E tutto ciò è scomparso dai radar della storia pressoché all’improvviso, come tutti sappiamo, con l’invenzione delle Celle Afterfindus.
Le Celle Afterfindus sono state definite “il più grande dono di Afterfindus all’umanità” (segno che del blog, evidentemente, non è mai fregato un granché a nessuno).
Per la nostra specie, che si stava pericolosamente accartocciando verso un catastrofico collasso ambientale, grazie alle Celle si è invece aperto un futuro prospero e ricco di possibilità.
La cosa incredibile è che, al giorno d’oggi, ci sia gente che non ha la minima idea di cosa sia una Cella Afterfindus.
Certo, non è che nella vita di tutti i giorni ci siano tante occasioni di vederne in giro.
Anzi, per essere esatti, non se ne vedono proprio. Ma questo è parte del gioco.
Per vedere una Cella Afterfindus occorre trovarsi come minimo su un volo intercontinentale, in rotta su un tratto di mare lontano almeno sei miglia da qualsiasi linea costiera. Perché l’idea è esattamente quella: le Celle Afterfindus devono salvarci il culo, ma non si devono vedere.
Conditio sine qua non, direbbe un latinista. O così o Pomì, tradurrebbe un boomer. Il punto è che a qualche anima bella le celle potrebbero non piacere. Qualcuno potrebbe dire che rovinano il paesaggio.
E capirai. Noi umani siamo strani. I palazzi, i centri commerciali, i complessi industriali, i tralicci dell’alta tensione, i gasometri e i parcheggi multipiano non ci danno fastidio. Sono naturali e armoniosi. Una cosa utile, invece, tipo una turbina eolica, una centrale fotovoltaica, o per l’appunto una Cella Afterfindus, non devono assolutamente mai incrociare il nostro sguardo.
Ma noi abbiamo voluto comunque accontentare tutti. E quindi sin dal primo giorno è stato scelto di mettere tutte le Celle Afterfindus in esercizio il più lontano possibile, in mezzo al mare, più al largo che mai, invisibili da qualunque spiaggia e qualsiasi promontorio. Tutto quello che unisce le Celle alla terraferma è un semplice cavo sommerso, discreto e ben nascosto, come si fa da decenni per linee elettriche, cavi telefonici e fibra ottica.
In ogni caso, il fatto di non vedersi intorno Celle Afterfindus ad ogni piè sospinto non è un buon motivo per dimenticare che esistono. Dopotutto (ricordiamolo ancora), le Celle Afterfindus sono probabilmente una delle invenzioni più straordinarie della civiltà umana: come la ruota ha permesso di far circolare merci e persone, e la stampa (e poi internet) ha permesso di far circolare le informazioni, le Celle Afterfindus sono ciò che ha permesso di far circolare, e soprattutto generare, l’energia.
Senza le Celle Afterfindus, il mondo del XXI secolo, tutto elettrico, elettronico e cablato, si sarebbe impantanato in una crisi energetica senza precedenti. Crollo della produzione, impossibilità di erogare i servizi, schianto dell’economia. Nel disperato tentativo di sfruttare gli ultimi residui di energia fossile del pianeta, o di gestire le scorie nucleari, l’intero ecosistema terrestre sarebbe andato incontro ad un collasso tanto disastroso quanto inevitabile.
Per fortuna, invece, sono arrivate le Celle Afterfindus. Energia rinnovabile illimitata e continua, ad un costo decisamente irrisorio. E l’umanità può continuare a tenere alzata la serranda.
Nello “Speciale Celle Afterfindus” di oggi presentiamo una vera chicca: una rara immagine di uno dei primi prototipi di Cella Afterfindus messi in esercizio.

Come si vede, le prime Celle Afterfindus erano già sostanzialmente identiche a quelle che oggi punteggiano i più remoti oceani della Terra. A parte il design, che all’epoca faceva un po’ boschire.
All’osso, si tratta di una larga piattaforma quadrata, sorretta da galleggianti, che ospita una fitta griglia di torri eoliche. Le grandi pale, lontane dal biasimo dei rompicoglioni, catturano incessantemente i forti venti oceanici, e li trasformano silenziosamente in energia.
Tra una torre e l’altra sono posizionate delle turbine eoliche verticali, per sfruttare i venti di bassa quota, anche ad angoli completamente diversi rispetto all’orientamento delle pale. Altri venti, altra energia.
Tutta la superficie delle Celle Afterfindus, inoltre, è pavimentata con celle fotovoltaiche, in modo da catturare oltre all’energia del vento, anche quella del sole.
Ma non basta. Lungo i lati della piattaforma, immerse o (come nell’immagine) semi-immerse nel mare, sono posizionate quattro coppie di turbine, che ricordano un po’ le pale degli antichi battelli a vapore del Mississippi. Queste turbine vengono messe in rotazione dalle onde e dalle correnti marine, da qualsiasi direzione provengano. E generano altra energia.

Le Celle Afterfindus, naturalmente, non vagolano alla deriva. Un robusto cavo di rame, grafene e acciaio, agganciato al centro della chiglia della piattaforma, scende in profondità fino ad un verricello ancorato sul fondale – che assomiglia un po’ a una di quelle bobine avvolgitubo che si usano per innaffiare. Quando le onde e le maree fanno alzare la piattaforma, il cavo si tende e il cilindro si srotola. Quando invece scende la marea e la piattaforma si abbassa, una molla di richiamo all’interno del cilindro lo fa arrotolare. Il movimento di rotazione del cilindro aziona una semplice dinamo, e converte ogni arrotolamento e srotolamento in ulteriore energia.
Il tamburo rotante sul fondale, naturalmente, è collegato al grande cavo transoceanico che raccoglie l’energia da tutte le Celle e la trasporta a terra.

La Cella in figura, evidentemente, non è una cella standard, ma una cosiddetta “Cella Madre”, ossia dotata di una struttura centrale. Le Celle Standard infatti sono prive di cabine o altri alloggiamenti, e tutto lo spazio è sfruttato per produrre energia.
La Cella con cabina è presente solitamente in una cella ogni nove, e serve ad ospitare, quando necessario, squadre di tecnici o personale per la manutenzione. Il tetto della cabina è attrezzato per permettere l’atterraggio di un elicottero di medie dimensioni, o per prendere il sole al fresco delle pale al termine del turno di lavoro.

Nelle più recenti Celle Afterfindus, alla sommità di ogni torre eolica è anche collegato un aquilone di tipo KiteGen®™ – un’ala simile a quelle che si usano per il kitesurf, che serve per catturare l’energia dei venti di alta quota, e delle raffiche più brevi e violente. È questo il sesto modo, quindi, con cui una Cella Afterfindus produce energia.
Una Cella Afterfindus, insomma, è una piccola centrale autonoma in grado di sfruttare l’energia del sole, dei venti, delle correnti marine, e delle maree. Tutto insieme.
Impiega una tecnologia semplice e ampiamente collaudata (sei tecnologie, per essere esatti).
Ha un costo del tutto irrisorio, se paragonato anche alla più piccola delle centrali tradizionali.
Non ha un particolare bisogno di manodopera, se non per un minimo di manutenzione ordinaria.
Non emette nessun tipo di scarico, non inquina, è silenziosa, sicura, e totalmente innocua per la fauna ittica.
(Qualcuno, in effetti, racconta di rari ritrovamenti dei resti di qualche cormorano affettato dalle pale eoliche, ma perlopiù si tratta di leggende. Nessun uccello si lascerebbe colpire da pale così grandi e così lente, a meno che non fosse anziano, malato o leggermente rincoglionito).
Grazie alle Celle Afterfindus il mondo può godere di un flusso di energia abbondante, costante, e inesauribile. Le Celle Afterfindus sono talmente economiche che non esiste paese al mondo che non possa permettersele. La loro elementare tecnologia, messa a disposizione dell’umanità con licenza open source, ha permesso lo sviluppo di nazioni in precedenza alla mercé di multinazionali, monopoli e mafie assortite.
Le Celle hanno inoltre permesso il recupero e la bonifica di immensi e preziosi territori sulla terraferma; aree un tempo occupate da centrali, impianti di cogenerazione, cave e miniere, che oggi non servono più. Inoltre, hanno reso possibile lo smantellamento di innumerevoli dighe, con restituzione alla luce di interi ecosistemi sommersi artificialmente.
E, tra le altre cose, le Celle Afterfindus hanno permesso di far piazza pulita di tutto il ciarpame ideologico (leggi: le fantasmagoriche balle) che per decenni si sono raccontate su transizione ecologica, tecnologie ecosostenibili, e Industria 5.0.
Grazie alle Celle si sono concretizzate, e in pochissimo tempo, quelle che sembravano vere e proprie utopie: la democratizzazione dello sviluppo tecnologico e l’innalzamento della qualità della vita per tutta l’umanità.
Ma… attenzione, mi informano dalla regia di un problema tecnico…
…accidenti gente, non riuscite a essere più chiari?
Un glitch quantistico? Ecchecazzè un glitch quantistico?
Come sarebbe “non è il nostro continuum“? Che vuol dire “un altro universo“?
…d’accordo regia, d’accordo, prometto che più tardi cercherò la parola “ucronia” su Wikipedia, ma adesso a questi che gli dico?
(“Improvvisa, improvvisa“. Bella forza. Certo che improvviso. Banda di cretini.)
/
Ecco qua, riprendo il post, e mi scuso per l’interruzione.
Le Celle Afterfindus, si diceva, sono una buffa idea venuta in mente all’autore di questo blog che, come è noto, è lo Yannick Sinner delle minchiate.
Energia rinnovabile a costo zero, ma che idiozia.
Fate così: adesso mollate questo post, andate a fare qualcosa di più utile, tipo pettinare il tamagotchi, e dormiteci su.
E poi, un po’ alla volta, dimenticatelo.
Al di là delle facezie di questo matto, sappiamo tutti che per produrre energia è indispensabile sforacchiare la superficie del pianeta e iniettarci dentro dei gas, spedire dei poveretti col piccone nelle viscere della terra, pasticciare con le scorie radioattive, rasare foreste, allagare vallate, e foderare panorami con lastre e pannelli di vetro e silicio. E se mai finirà la pappetta di dinosauro, là sotto, o l’aria da respirare… oh beh, allora… allora state certi che troveremo una qualche brillantissima soluzione.
Perché preoccuparsi, e avvelenarsi con fantasie irrealizzabili?
Ci vuole fiducia.
Dopotutto, è sempre andata così.













Come spesso accade, Afterfindus suggerisce, e il mondo recepisce.
…Sono stati veloci, questa volta.
https://www.mase.gov.it/comunicati/energia-mase-al-manifestazione-di-interesse-eolico-shore-nei-porti
(Soltanto 48 ore dopo la pubblicazione non mi era ancora successo)
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Pubblicato da niarb | 22 aprile 2024, 4:08 PM